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lunedì 24 ottobre 2011

Al servizio del NWO (nuovo ordine mondiale)


 
Vaticano chiede riforma del sistema finanziario e monetario internazionale
24/10/2011
CITTÀ DEL VATICANO - Nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, presentata la Nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: "Per una riforma del sistema finanziario internazionale nella prospettiva di un’Autorità pubblica a competenza universale". Ecco l'intervento di monsignor Mario Toso, segretario del medesimo Pontificio Consiglio. 
La nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sulla Riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’Autorità pubblica competenza universale intende proporre una riflessione sulle possibili vie da percorrere - il linea con il più recente magistero sociale dei pontefici1 - per giungere a politiche ed istituzioni finanziarie e monetarie efficaci e rappresentative a livello mondiale e orientate ad uno sviluppo autenticamente umano di tutte le persone e i popoli.
È noto che la Chiesa, allorché interviene a parlare sulla questione sociale, si muove sul piano della sua competenza etica e religiosa. Pertanto, se essa affronta l’attuale crisi del sistema monetario e finanziario non intende addentrarsi in questioni prettamente tecniche, pur non ignorandole. Il discernimento e la progettualità che essa mette in campo sono frutto della cooptazione di molteplici saperi entro una prospettiva teologico-morale. È così che, nell’analisi, nell’interpretazione e negli orientamenti pratici elaborati, la Chiesa propone un sapere sapienziale, di tipo sintetico, globale, quale quadro etico-culturale che innerva ed orienta la prassi costruttrice e riformatrice secondo l’ispirazione cristiana.
In particolare, nelle riflessioni del Pontificio Consiglio viene offerta una rilettura della grave crisi economica e finanziaria in cui ancora siamo immersi, segnalando, tra le altre cause, non solo quelle etiche, ma più specificamente quelle ideologiche.2 Le vecchie ideologie sono tramontate. Ma ne sono sorte di nuove, non meno pericolose per lo sviluppo integrale della famiglia umana. Esse hanno inciso negativamente sul sistema monetario e finanziario internazionale e globalizzato, provocando diseguaglianze sul piano dello sviluppo economico sostenibile, nonché gravi problemi di giustizia sociale, mettendo a dura prova soprattutto i popoli più deboli. Si tratta di ideologie neoliberiste, neoutilitariste e tecnocratiche che, mentre appiattiscono il bene comune su dimensioni economiche, finanziarie e tecniche assolutizzate, mettono a repentaglio il futuro delle stesse istituzioni democratiche.3
Come superare tali visioni e prassi distorte? Muovendo da un nuovo pensiero, da un nuovo umanesimo globale, aperto alla trascendenza, secondo cui il primato dell’essere sull’avere comanda un’etica più «amica della persona», ossia un’etica della fraternità e della solidarietà, nonché la subordinazione dell’economia e della finanza alla politica, responsabile del bene comune. Solo così si possono vincere le idolatrie di mercati aventi come unica regola obiettivi e prospettive meramente tecnici e performativi, ignorando quell’etica che li dovrebbe permeare intimamente. Infatti, i mercati, essendo creati dall’uomo, recano inscritto un codice etico naturale, che non può essere ignorato, pena la loro disumanizzazione e desemantizzazione.
Per quanto concerne l’aspetto progettuale, ossia l’indicazione di vie di soluzione, la Nota del Pontificio Consiglio, allacciandosi al magistero sociale dei pontefici, suggerisce che la globalizzazione sia governata mediante la costituzione di un’autorità pubblica a competenza universale. Una prospettiva questa che, nel solco tracciato dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII, è riproposta con determinazione e chiarezza da Benedetto XVI nella Caritas in veritate.4 Le riflessioni del Pontificio Consiglio intendono svilupparla, volendo così tratteggiare, sia pure per sommi capi, suggerimenti per la riforma delle attuali istituzioni internazionali, perché siano più autorevoli e democratiche. Queste devono essere espressione di un accordo libero e condiviso tra i popoli; più rappresentative; più partecipate; più legittimate; più coinvolgenti tutte le società politiche e civili. Devono essere super partes, al servizio del bene di tutti, in grado di offrire una guida efficace e, al tempo stesso, di permettere a ciascun Paese di esprimere e di perseguire il proprio bene comune, secondo il principio di sussidiarietà, nel contesto del bene comune mondiale. Solo così le istituzioni internazionali riusciranno a favorire l’esistenza di sistemi monetari e finanziari efficienti ed efficaci, ossia mercati liberi e stabili, disciplinati da un adeguato quadro giuridico, funzionali allo sviluppo sostenibile e al progresso sociale di tutti, ispirati ai valori della carità nella verità. L’Autorità mondiale non dovrà schiacciare o sfruttare i Governi nazionali o regionali. Essa dovrà intendere la sua facoltà di orientare e di decidere, nonché di sanzionare sulla base del diritto, come un mettersi al servizio dei vari Paesi membri, affinché crescano e posseggano mercati efficienti ed efficaci, ossia mercati non iperprotetti da politiche nazionali paternalistiche, non indeboliti da deficit sistematici delle finanze pubbliche e dei Prodotti nazionali, che di fatto impediscono ai mercati stessi di operare in un contesto mondiale come istituzioni aperte e concorrenziali.5
È da sottolineare che le riflessioni presentate dal Pontificio Consiglio non demonizzano affatto i mercati monetari e finanziari, bensì li considerano un «bene pubblico»:6 bene fondamentale quindi, ma non bene o fine ultimo. Proprio per questo, essi devono essere funzionali o ministeriali alla realizzazione del bene comune universale della famiglia umana, grazie all’orientamento offertogli da parte dei vari soggetti sociali delle società politiche e civili, sul piano nazionale ed internazionale.
Il testo del Pontificio Consiglio mostra, forse, la sua maggiore originalità, allorché cerca di tratteggiare alcune tappe e caratteristiche del cammino da percorrere nella costituzione di un’Autorità pubblica a competenza universale specie con riferimento all’ambito economico e finanziario.
In primo luogo, prospetta un processo di riforma attuato «avendo come punto di riferimento l’Organizzazione delle Nazioni Unite, in ragione dell’ampiezza mondiale delle sue responsabilità, della sua capacità di riunire le Nazioni della terra e della diversità dei suoi compiti e di quelli delle sue Agenzie specializzate».7
In secondo luogo, propone un netto salto di qualità rispetto alle istituzioni e ai fora informali esistenti. Occorre innovare rispetto ad esse, all’ONU, alle fallimentari istituzioni di Bretton Woods,8 al G8 o al G20, ad altro ancora. Occorre, in particolare, il passaggio deciso da un sistema di governance - ossia di coordinamento orizzontale tra Stati senza un’Autorità super partes - ad un sistema che, oltre al coordinamento orizzontale, disponga di un’Autorità super partes, con potestà di decidere con metodo democratico e di sanzionare in conformità al diritto. Un tale passaggio, verso uno "stato di diritto" e forme di "governo" mondiali, non può avvenire se non dando espressione politica a preesistenti interdipendenze e cooperazioni e, quindi, non abbandonando la pratica del multilateralismo sia a livello diplomatico sia nell’ambito dei piani per lo sviluppo sostenibile e per la pace.9
Secondo le riflessioni del Pontificio Consiglio, l’allargamento attuale del G7 in G20, configurato anche secondo altre modalità, che coinvolgono maggiormente, negli orientamenti da dare all’economia e alla finanza globali, la responsabilità dei Paesi con più elevata popolazione, in via di sviluppo ed emergenti, non coincide ancora con quanto auspicabile. Si tratterebbe di una soluzione ancora insoddisfacente ed inadeguata. In effetti, nonostante gli apprezzabili cambiamenti nella composizione e nel funzionamento, chiaramente riconosciuti dalla Nota del Pontificio Consiglio,10 il G20 non risponde pienamente alla logica delle Nazioni Unite quali dovrebbero essere. Gli Stati che compongono il G20 non possono considerarsi rappresentativi di tutti i popoli. Sebbene allargato, il G20 che, come è ben noto non è parte dell’ONU, è sempre un forum informale e limitato che, tra l’altro, mostra di perdere di efficacia più viene ampliato. Allo stato attuale delle cose, il G20 manca di una legittimazione e di un mandato politico da parte della comunità internazionale. A ciò si deve aggiungere che, non mutando la situazione, rischia di delegittimare o di sostituirsi di fatto alle istituzioni internazionali - come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale - che, sebbene necessitino di profonde riforme, appaiono in grado di rappresentare in maniera istituzionale tutti i Paesi e non un loro numero ristretto.
Ciò che, pertanto, andrebbe fatto quanto prima, secondo anche quanto affermano gli stessi leader del G20, nella Dichiarazione finale di Pittsburgh del 2009, è che si deve avere a disposizione un pensiero politico più adeguato e, finalmente, mettere mano alla riforma dell’«architettura globale», per far fronte alle improcrastinabili esigenze del bene comune del 21° secolo. E ciò, percorrendo «vie creative e realistiche, tendenti a valorizzare gli aspetti positivi delle istituzioni e dei fora già esistenti»,11 migliorandoli, di modo che assumano struttura e modalità tipiche di una competenza universale, secondo i principi della solidarietà e della sussidiarietà, oltre che della rappresentanza.
Certamente tali prospettive richiedono prudenza e gradualità. Occorre al tempo stesso non rinunciare alla decisione che comporta il perseguimento di obiettivi dalla cui realizzazione dipende quella del bene comune mondiale. Tra questi indichiamo: a) promuovere, nel contesto delle istituzioni internazionali esistenti - in particolare delle Nazioni Unite-, in coerenza anche ai loro Statuti, la giunzione tra sfera politica e sfera economica e civile nelle relazioni mondiali; b) riformare le attuali istituzioni internazionali, in vista di istituzioni e politiche finanziarie e monetarie mondiali effettive. Occorre quindi riflettere sui sistemi di cambi esistenti e sull possibilità di giungere ad una o più istituzioni che svolgano «le funzioni di una sorta di «Banca centrale mondiale», per regolare il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua della Banche centrali nazionali, riscoprendo la logica di fondo - logica di pace, di coordinamento e di prosperità comune - che portò agli Accordi di Bretton Woods. In tale riflessione è cruciale il coinvolgimento dei Paesi emergenti e in via di sviluppo; c) sul piano regionale, occorre promuovere un processo analogo, valorizzando il ruolo delle istituzioni esistenti. A livello europeo, ad esempio, potrebbe costituire un riferimento la Banca Centrale Europea, facendovi, però, corrispondere istituzioni politiche proporzionate, in vista di una maggior unità ed efficacia nelle decisioni.
Preliminare a ciò è soprattutto il recupero del primato della politica sull’economia e sulla finanza. «Occorre - si legge nelle riflessioni qui presentate - recuperare il primato dello spirituale e dell’etica e, con essi, il primato della politica – responsabile del bene comune - sull’economia e sulla finanza. Occorre ricondurre quest’ultime entro i confini della loro reale vocazione e della loro funzione, compresa quella sociale, in considerazione delle loro evidenti responsabilità nei confronti della società, per dar vita a mercati ed istituzioni finanziarie che siano effettivamente a servizio della persona, che siano capaci, cioè, di rispondere alle esigenze del bene comune e della fratellanza universale, trascendendo ogni forma di piatto economicismo e di mercantilismo performativo».
Coerentemente all’impegno della politica di orientare i sistemi finanziari e monetari alla realizzazione del bene comune, vengono suggerite dal Pontificio Consiglio, a mo’ di esempio, tre possibili vie da percorrere: a) misure di tassazione delle transazioni finanziarie; b) forme di ricapitalizzazione delle banche; c) distinzione tra attività di credito ordinario e di Investment Banking. Rispetto al secondo punto l’Europa, proprio in questi ultimi giorni, ha già espresso il suo parere positivo.
 

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