ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 13 luglio 2012

Intrighi italiani e papa straniero


Già più di mezzo secolo fa

Costantini
Che l’odierno disordine della curia romana sia frutto di intrighi tipicamente italiani, con attori anch’essi italiani, è opinione diffusa tra i gerarchi della Chiesa di altre nazioni.
Ma non è un’opinione nuova. Nella lettera riprodotta qui sotto, che è del 1958, un cardinale scrive: “Più volte mi è avvenuto di ascoltare all’estero l’accusa ‘de l’italianisation de l’Eglise’”.
Ed è più antica di quanto si pensi anche la volontà di eleggere un papa non italiano, come si evince da questa stessa lettera.
Era appena morto Pio XII. E nell’imminenza del conclave, questo cardinale, un italiano, esorta gli altri porporati a votare un papa straniero.
E ne elenca i motivi. Tra l’altro, già parecchi anni prima Pio XII aveva segnato una svolta radicale, internazionalizzando il collegio cardinalizio come mai era avvenuto in precedenza.
Nel concistoro del 18 febbraio 1946 Pio XII aveva creato 32 nuovi cardinali. E di questi gli italiani erano solo 4.

Nel concistoro del 12 gennaio 1953 ne aveva creati altri 24, di cui gli italiani erano 10.
Di conseguenza, per la prima volta nella storia, nel conclave del 1958 i cardinali stranieri erano più del doppio degli italiani, 37 contro 18.
Alla fine l’eletto fu l’italiano Angelo Giuseppe Roncalli. Ma il suo più serio antagonista fu l’armeno Gregorio Pietro Agagianian, persona di notevole autorevolezza, che anni dopo Paolo VI incluse tra i quattro moderatori del Concilio Vaticano II.
A raccomandare ai cardinali di eleggere papa Agagianian, nella lettera qui riprodotta, fu il cardinale Celso Costantini (nella foto), grande tempra di missionario e per alcuni anni delegato apostolico in Cina.
La lettera è tratta dal volume di Bruno Fabio Pighin, “Il ritratto segreto del Cardinale Celso Costantini in 10.000 lettere dal 1892 al 1958″, Venezia, Marcianum Press, 2012, pagine 650, euro 50. Ed è stata ripubblicata da “L’Osservatore Romano” del 9-10 luglio 2012.
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PER L’ELEZIONE AL SUPREMO PONTIFICATO PROPONGO…”
All’Ill.mo e Rev.mo Cardinale Aloisi Masella, Camerlengo di S. Romana Chiesa, sede vacante.
Per gravi ragioni di salute essendo impossibilitato di partecipare alle Congregazioni Generali degli Em.mi Sig. Cardinali, mi faccio un dovere di manifestare umilmente, ma sinceramente, il mio pensiero circa la nomina del futuro Sommo Pontefice.
Pio XII, di santa e grande memoria, ha dato con un atto dei più solenni del proprio pontificato, un carattere internazionale al S. Collegio dei Cardinali. E ciò per l’esigenza fondamentale della S. Chiesa, una e cattolica.
L’internazionalizzazione del S. Collegio costituisce una chiara costruzione “de iure et de facto”.
Presentemente il S. Collegio chiamato a nominare il Successore di Pio XII è composto da 55 Cardinali: 37 stranieri e 18 italiani.
Da questa condizione di diritto e di fatto, che rispecchia il carattere essenziale della S. Chiesa, deriva naturalmente la conseguenza di nominare al Sommo Soglio un Cardinale non italiano.
(Dirò, tra parentesi, che più volte mi è avvenuto di ascoltare all’estero l’accusa “de l’italianisation de l’Eglise”).
Altro fatto importantissimo. La Chiesa è essenzialmente missionaria, ma dopo quasi 2000 anni essa ha raccolto grosso modo solo mezzo miliardo di cattolici.
La Chiesa cattolica, venerabili Confratelli Cardinali, rappresenta una minoranza. Quando nascono 5 bambini, 4 vengono alla luce fuori della Chiesa cattolica. Occorre riprendere in pieno il mandato missionario di Cristo.
Il diplomatico Panikkar, rappresentante della Cina [in realtà dell’India - ndr] a Parigi, ha scritto un libro documentato in cui parla del fallimento della Chiesa cattolica nell’India e nell’Estremo Oriente. Infatti, malgrado l’immenso e meritorio lavoro dei missionari, noi non contiamo che 10-13 milioni di cattolici sulla massa di circa un miliardo di pagani. Si era adoperato il metodo della “tabula rasa” usato specialmente per l’America del Sud. Abbiamo cercato di diffondere un colonialismo religioso estero, non la Chiesa con la sua naturale e nativa Gerarchia.
Gli ultimi Papi hanno levato la voce (”Maximum illud” di Benedetto XV, “Rerum Ecclesiae” di Pio XI, “Evangelii praecones” di Pio XII) sulla impellente riforma missionaria. Ora non resta che dare espressione alle loro apostoliche direttive.
Tutto ciò premesso io credo anche di poter indicare il Candidato che risponde alle esigenze improrogabili del nostro tempo, cioè il Card. Pietro XV Agagianian.
Egli è per la Sua formazione profondamente romano, certo non è meno romano di ciascun altro membro del S. Collegio.
È squisitamente missionario, con una preparazione teorica e pratica quale difficilmente si può trovare in un altro Cardinale.
È poliglotta, di maniere accoglienti, venerato e amato da tutti; ed è in un’età vigorosa.
Di più egli rappresenta il vincolo S. di unione tra la Chiesa latina e la Chiesa orientale. Non ci dobbiamo dimenticare questo fatto provvidenziale preparato dal grande animo ap. di Pio XII.
Perciò, concludendo, il mio voto: per l’elezione al Supremo Pontificato propongo il Card. Pietro XV Agagianian, “salvo meliori consilio” delle Eminenze V. Rev.me.
Celso Card. Costantini
Roma, 12 ottobre 1958
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compagni di merende?-

"Il mio amico Benedetto"
"Una delle componenti più belle che hanno caratterizzato la mia esperienza al Quirinale è stato il rapporto con Benedetto XVI",afferma Giorgio Napolitano in un'intervista all' Osservatore Romano
VATICANISTA DE LA STAMPA
«Non esito a confessare che una delle componenti più belle che hanno caratterizzato la mia esperienza è stato proprio il rapporto con Benedetto XVI. Abbiamo scoperto insieme una grande affinità, abbiamo vissuto un sentimento di grande e reciproco rispetto». Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, descrive all'Osservatore Romano l'amicizia che lo lega al Papa, al quale è vicino anche nello stile: «è necessario - spiega - far prevalere in qualsiasi contesto delle forti motivazioni di serenità, di pace, di moderazione. Ecco - confida - io sento molto questa mia missione di moderatore: e cosa dire della analoga missione che spetta al Pontefice?». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano traccia un parallelo tra il proprio ruolo alla guida delle istituzioni repubblicane italiane e quello del Papa alla testa della Chiesa cattolica mondiale. "Ci sentiamo in un certo senso vicini, anche perché chiamati a governare delle realtà complesse. Il Papa naturalmente, oltre a essere un 'capo di Stato', è anche e soprattutto guida della Chiesa universale. Io mi trovo al vertice delle istituzioni della Repubblica italiana in un momento molto, molto difficile. E' necessario far prevalere in qualsiasi contesto delle forti motivazioni di serenità, di pace, di moderazione. Ecco, io sento molto questa mia missione di moderatore: e cosa dire della analoga missione che spetta al Pontefice?".


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