ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 26 luglio 2012

Orémus fratres...!


Il nuovo numero 10 della curia entra in campo. È il tedesco Müller

mueller
Il biglietto di presentazione dell’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, appena sceso da Ratisbona a Roma come nuovo prefetto della congregazione per la dottrina della fede, è l’intervista che ha rilasciato a “L’Osservatore Romano” del 26 luglio.
In essa, il nuovo acquisto di Benedetto XVI in una curia alquanto disastrata non teme di toccare gli argomenti più scottanti, dalla controversia con i lefebvriani a quella con le suore progressiste americane.
Qui di seguito ecco le sue risposte su altri due punti specifici.

SUL SUO RAPPORTO CON RATZINGER TEOLOGO E PAPA
“Da giovane studente ho letto il suo libro ‘Introduzione al cristianesimo’. È stato pubblicato nel 1968, e lo abbiamo praticamente assorbito come spugne. In quegli anni, infatti, nei seminari c’era incertezza. Nel libro la professione di fede della Chiesa viene esposta in modo convincente, analizzata con l’aiuto della ragione e spiegata con maestria. Si tratta di un tema importante che caratterizza l’intera opera teologica di Joseph Ratzinger: ‘fides et ratio’, fede e ragione. Poi ho conosciuto e imparato ad apprezzare Ratzinger anche di persona. Nel mio impegno come docente e come vescovo è stato per me un sostegno e un punto di riferimento chiaro. Lo definirei un amico paterno, essendo più anziano di me di una generazione. E ritengo che il motivo della mia venuta a Roma non sia certo quello di gravarlo con le varie questioni. Il mio compito è di sollevarlo di parte del lavoro e non di presentargli problemi che possono essere risolti già al nostro livello. Il Santo Padre ha l’importante missione di annunciare il Vangelo e di confermare i fratelli e le sorelle nella fede. Spetta a noi trattare tutte le questioni attinenti meno piacevoli, affinché non venga gravato di troppe cose, pur venendo naturalmente sempre informato dei fatti essenziali”.
SULLA SUA SIMPATIA PER LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE
“Mi sono recato molto spesso in America latina, in Perú, ma anche in altri paesi. Nel 1988 sono stato invitato a partecipare a un seminario con Gustavo Gutiérrez. Ci sono andato con qualche riserva come teologo tedesco, anche perché conoscevo bene le due dichiarazioni della congregazione per la dottrina della fede sulla teologia della liberazione pubblicate nel 1984 e nel 1986. Ho però potuto constatare che bisogna distinguere tra una teologia della liberazione sbagliata e una corretta. Ritengo che ogni buona teologia abbia a che fare con la libertà e la gloria dei figli di Dio. Di certo, però, una mescolanza della dottrina di un’auto-redenzione marxista con la salvezza donata da Dio è da respingere. D’altro canto dobbiamo domandarci sinceramente: come possiamo parlare dell’amore e della misericordia di Dio dinanzi alla sofferenza di tante persone che non hanno cibo, acqua e assistenza sanitaria, che non sanno come offrire un futuro ai propri figli, dove quindi davvero manca la dignità umana, dove i diritti umani vengono ignorati dai potenti? In ultima analisi ciò è possibile solo se si è anche disposti a stare con le persone, ad accettarle come fratelli e sorelle, senza paternalismo dall’alto. Se consideriamo noi stessi come famiglia di Dio, allora possiamo contribuire a far sì che queste situazioni indegne dell’uomo vengano cambiate e migliorate. In Europa, dopo la seconda guerra mondiale e le dittature, abbiamo costruito una nuova società democratica anche grazie alla dottrina sociale cattolica. Come cristiani dobbiamo sottolineare che è dal cristianesimo che i valori di giustizia, solidarietà e dignità della persona sono stati introdotti nelle nostre costituzioni. Io stesso vengo da Magonza. Lì, all’inizio del XIX secolo, c’è stato un grande vescovo, il barone Wilhelm Emmanuel von Ketteler, che sta all’inizio della dottrina e delle encicliche sociali. Un bambino cattolico di Magonza ha la passione sociale nel sangue, e io ne vado fiero. È stato certamente questo l’orizzonte dal quale sono giunto nei paesi dell’America latina. Per quindici anni vi ho sempre trascorso due o tre mesi l’anno, vivendo in condizioni molto semplici. All’inizio per un cittadino dell’Europa centrale questo implica un grosso sforzo. Ma quando s’impara a conoscere la gente di persona e si vede come vive, allora lo si può accettare. Mi sono anche recato in Sudafrica con i nostri ‘Domspatzen’, il famoso coro che il fratello del papa ha diretto per trent’anni. Ho potuto tenere conferenze in diversi seminari e università, non solo in America latina, ma anche in Europa e nell’America del nord. Ed è questo che ho potuto sperimentare: sei a casa ovunque; dove c’è un altare, Cristo è presente; ovunque sei, fai parte della grande famiglia di Dio”.
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/07/25/il-nuovo-numero-10-della-curia-entra-in-campo-e-il-tedesco-muller/

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.