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giovedì 31 gennaio 2013

Ravasianesimo (proprio ciò che non facevano gli Apostoli..!)

Ravasi: "La chiesa ha bisogno del pensiero dei giovani"
Giovani, il futuro della chiesa
GIOVANI, IL FUTURO DELLA CHIESA

L'importanza delle culture generazionali, argomento principale della porssima plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura

Per imparare a parlare oggi ai giovani, la Chiesa non ha bisogno solo di cambiare le proprie 'tecniche' di annuncio e di sposare forme di linguaggio più moderne, ma come primo passo deve imparare a leggere la cultura – o meglio “le culture”, in continua trasformazione – delle nuove generazioni.

 E proprio alla “culture giovanili emergenti” è dedicata la prossima plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, presentata oggi in Vaticano dal presidente del dicastero, il cardinale Gianfranco Ravasi. “Senza conoscere la realtà culturale dei giovani, la pastorale rischia di offrire risposte a domande che non esistono”, ammette la traccia per i lavori preparata dal Pontificio Consiglio.

Il programma della due giorni di incontri, dal 7 al 9 febbraio, si apre con l'udienza con papa Benedetto XVI, seguita, nel pomeriggio di giovedì, da un concerto della banda punk-rock cristiana “The Sun” e da una conferenza del sociologo David Le Breton.

A seguire, con l'aiuto di esperti come il gesuita Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, della studiosa americana e blogger Pia De Solenni, e del teologo don Armando Matteo, la plenaria affronterà temi come i nuovi linguaggi digitali e l'effetto che hanno sui giovani che in essi sono 'nati', l''alfabeto emotivo' delle nuove generazioni e le possibilità di superare la “bassa natalità” nella fede del mondo contemporaneo.

È un incontro non facile per la Chiesa e per i suoi uomini – “Mi sono persino esposto all’ascolto di un CD di Amy Winehouse per averne la prova immediata. Eppure in quei testi così lacerati musicalmente e tematicamente emerge una domanda di senso comune a tutti”, ha raccontato Ravasi – ma che non deve spaventare perché, come spiegato dal delegato del dicastero vaticano, monsignor  Carlos Alberto de Pinho Moreira Azevedo, “da duemila anni la Chiesa non ha uno stile artistico predeterminato” né “un linguaggio predefinito”.

L'emotività dei giovani, il loro “individualismo pragmatico” e la loro ricerca del piacere e dello svago, la frequente mancanza di riferimenti culturali e morali un tempo dati per scontati non devono però, secondo Ravasi, far guardare con pessimismo alle nuove generazioni. “In un certo senso calano una visiera per autoescludersi – ha spiegato – anche perché noi li abbiamo esclusi con la nostra corruzione e incoerenza, col precariato, la disoccupazione, la marginalità”.

Secondo il porporato, “la 'diversità' dei giovani non è solo negativa ma contiene semi sorprendenti di fecondità e autenticità”, come la “scelta per il volontariato da parte di un largo orizzonte di giovani”, la “passione per la musica, per lo sport, per l’amicizia, che è un modo per dirci che l’uomo non vive di solo pane”, fino alla “loro originale spiritualità, sincerità, libertà nascosta sotto una coltre di apparente indifferenza”.

Il confronto non rifuggirà dalle domande provocatorie – sui temi come il sesso, l'omosessualità o il sacerdozio – che sono spesso in radicale contrasto con la dottrina della Chiesa. “Prima di dare risposte elaborate a tavolino bisogna capire veramente di che stiamo parlando. Spesso queste domande provocatorie, quasi un'accusa, in realtà nascondono altri problemi”, ha detto a Vatican Insider il sottosegretario del Pontificio Consiglio, monsignor Melchor Sanchez de Toca Alameda. Capire questo è un passo necessario prima di poter spiegare la proposta del cristianesimo – che comunque è destinata a rimanere, in ogni tempo, sempre in qualche misura “controculturale”.
ALESSANDRO SPECIALECITTÀ DEL VATICANO


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