ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 12 febbraio 2013

I topi ballano sul Tridentino...


Mura Vaticane"Con le dimissioni è come se terminasse l'epoca aperta a Trento"

MURA VATICANE

Secondo il sociologo Luca Diotallevi sulla rinuncia di Benedetto XVI il dissenso cattolico del nord europa pecca di clericalismo

Si può modernizzare la Chiesa?
"Con le dimissioni di Benedetto XVI è come se terminasse l'epoca aperta dal Concilio di Trento", commenta il professor Luca Diototallevi. Alla luce delle dimissioni del Papa tedesco il "manifesto" stilato (alla vigilia dell'addio annunciato da Benedetto XVI) proprio nella ratzingeriana Monaco dalle sigle del dissenso cattolico appare quasi come un contro-programma per l'imminente conclave.
E cioè, contraccezione, possibilità di sacerdoti coniugati e ordinazione di donne prete. Parte da Monaco (la diocesi di cui fu arcivescovo Joseph Ratzinger) la “Pfarrei-Initiative, il cartello dei sacerdoti del dissenso. L'epicentro della mobilitazione è la parrocchia del Santo Spirito di Monaco, dove si sono riuniti trenta delegati in rappresentanza di 1500 preti ed operatori pastorali (come il fondatore dell'associazione dei preti irlandesi Tony Flannery) che chiedono riforme radicali alle gerarchie ecclesiastiche. A Roma chiedono l’abolizione dell’obbligo del celibato, il ritorno in attività dei preti sposati, l’apertura del diaconato anche alle donne e l’ordinazione dei cosiddetti «viri probati».

Un disagio che riguarda soprattutto l'area tedesca

"In Germania la Chiesa è molto più "introversa" che in Italia", spiega a Vatican Insider il professor Luca Diotallevi, docente di sociologia all'Università Roma Tre e vicepresidente del Comitato Sicientifico e Organizzatore delle Settimane sociali dei Cattolici. "Le aspettative, le tensioni e le delusioni si scaricano sui modi organizzativi interni - evidenzia Diotallevi-. Mentre il laicato cattolico in italia (e soprattutto l'Azione cattolica) si preoccupa principalmente di come incidere nella società, nella Chiesa di lingua tedesca l'attenzione è soprattutto rivolta verso l'interno. Tante orientamento a volte si esprime riproiettando sulla vita ecclesiale estanze leggitime in altri ambiti sociali. Così lì alcuni chiedono alla Chiesa di essere una democrazia, come del resto in altre aree del cattolicesimo altri chiedono alla Chiesa di essere una famiglia."

Professor Diotallevi, Austria, Germania, Irlanda. Perché arrivano a Roma soprattuto dal Nord Europa le istanze riformatrici?
 "In realtà arrivano da tutta la Chiesa universale non solo dal Nord Europa. Dal Nord Europa, probabilmente, arrivano quelle che fanno più notizia." 

Quello dei sacerdoti del dissenso riuniti a Monaco è "ingegneria ecclesiastica"?
"Personalmente, non condivido la gran parte delle loro istanze, ma resta che stiamo ancora cercando di dare forma efficace ed ordinaria alla ecclesiologia del Vaticano II. Il Vaticano II ha attinto alla grande tradizione della Chiesa per riformare le istituzioni,l le organizzazioni e le procedure ecclesiastiche formatesi nella prima modernità europeo-continentale. Il fatto che per tre o quattro secoli queste ultume abbiano funzionato bene rende difficile e doloroso, anche se inevitabile e necessario, il processo di riforma. Dopo Trento, si pensi a Borromeo, c'è stato chi ha trovato soluzioni straordinarie per dare concretezza ai principi innovatori di quel Concilio. Dopo il Vaticano II ancora non ci siamo riusciti. Per l'ingenuità di tanti pseudoriformatori e per la ostinazioni di tanti che si dicevano legati alla tradizione ma in realtà lo erano sono ad un filone della sua ultima parte."

Il post-Concilio non è ancora stato metabolizzato?
"Noi dobbiamo metabolizzare il Concilio, non il post-Concilio. Il post-Concilio, i suoi errori e le sue cose straordinarie, deve essere oggetto di discernimento. In questa operazione dovremmo tornare alle due vere "bussole" del Concilio: la Ecclesiam suam e la Evangelii nuntiandi di Paolo VI. Sui temi essenziali quelli restano i testi guida. Per l'Italia aggiungerei il Documento Base per il Rinnovamento della Catechesi e il nuovo statuto della Azione cattolica di Vittorio Bachelet."  

Contraccezione, possibilità di sacerdoti coniugati e ordinazione di donne prete. Quali tra queste ritiene proposte accettabili da parte di Roma?
"Si tratta di cose molto diverse ed io non ho titolo per rispondere a nome di "Roma". Personalmente trovo che il primo è un tema morale e su temi del genere non ci si debbono mai attendere rponunciamente definitivi: la Chiesa ha sempre rifiutato dogmi di contenuto morale. Il secondo è un problema ambiguo. Tante nella Chiesa cattolica non mancano Chiese il cui clero è uxorato (spostato). Il problema non riguarda la Chiesa cattolica in generale, ma - ad esempio - la Chiesa cattolica di rito latino. La questione non è di principio, ma pastorale. Non succederebbe nulla se si cambiasse. Personalmente trovo la richiesta piuttosto ambigua. In genere, non sempre ma nella maggior parte dei casi, si chiede la abrogazione del celibato come risposta al calo numerico dei preti".

Ma siamo sicuri che oggi alla Chiesa servono più preti?
"Io credo che sia molto più urgente ritrovare un laicato più maturo, spiritualmente formato, come diceva Paolo VI: non vile e molle. Credo invece che l'ordinazione delle donne trasformerebbe la Chiesa in un potere mondano. La Chiesa è un popolo nel quale e per il quale quello ordinato è un ministero prima che un potere ed un potere legittimo nella misura in cui resta un ministero (un servizio). Se fosse un potere non si potrebbe negare alle donne. Il punto è riportare il ministero ordinato alla sua verità, non democratizzarne l'accesso. Questa strada è più difficile, ma, credo, quella giusta. A chi non è prete, nella Chiesa, non manca alcuna dignità, né che è ordinato ne ha di più. Questo è il punto."   
GIACOMO GIACOMOCITTÀ DEL VATICANO
http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/vaticano-vatican-22174/

(sperando che non fumino canne)


Conclave con 117 elettori. Servono i due terzi per la fumata bianca

L'ultimo Conclave

L'ULTIMO CONCLAVE

Benedetto XVI ha ripristinato il quorum rafforzato


Entro il 20 marzo, più probabilmente in una data vicina al 15, le porte della Sistina si apriranno e i 117 cardinali votanti si riuniranno in Conclave per eleggere il successore di Benedetto XVI. Un Papa ancora vivo e vegeto; e a poca distanza – fisica, anche se lontanissimo – dal collegio che dovrà dargli un successore. Questi dovrebbero essere i tempi dell’elezione, almeno secondo quanto prevede la costituzione apostolica «Universi Dominici Gregis», varata nel 1996 da Giovanni Paolo II proprio per regolare la successione papale.

All’articolo 37 della costituzione si legge che «dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante (ossia in questo caso dalla sera del 28 febbraio, alle 20, ndr), i cardinali elettori presenti devono attendere per quindici giorni interi gli assenti; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione». Nel frattempo scatta il periodo di «sede vacante»; tutti i capi-dicastero decadono dalle cariche, il governo viene assunto dal Collegio cardinalizio, e diventano fondamentali le figure del Camerlengo e del Sostituto alla Segreteria di Stato, che non decade e garantisce la continuità di governo.

Sarà un Conclave ben particolare, questo; anche perché verrà a mancare quella classica successione emotiva – morte del Papa, lutto, attesa, e infine gioia per la nuova elezione – che storicamente ha sempre dato l’impronta a questo evento. Come è accaduto per l’elezione di Benedetto XVI, i cardinali risiederanno a Santa Marta, nell’interno delle mura vaticane.

Il giorno fissato per l’inizio del conclave, tutti i cardinali si riuniscono nella basilica di San Pietro dove celebra la Missa Pro eligendo Romano Pontifice, presieduta dal Decano del collegio cardinalizio. Il pomeriggio i cardinali elettori si recano in processione cantando il Veni Creator dalla cappella Paolina verso la cappella Sistina, dove sono stati allestiti i banchi per la votazione nel coro. In precedenza gli ambienti sono stati bonificati, da un punto di vista elettronico, ed è stata montata la stufa, nella quale verranno bruciati appunti e voti degli elettori. Dal camino della Sistina uscirà il fumo, nero dopo ogni votazione senza esito; e bianco quando verrà raggiunto il quorum previsto.

Per la valida elezione del Romano Pontefice si richiedono i due terzi dei suffragi, computati sulla totalità degli elettori presenti, secondo le regole in vigore. Tuttavia, se dopo numerosi scrutini non si fosse arrivati a una scelta, si poteva procedere a una sorta di ballottaggio fra i due candidati più votati, in questo caso sarebbe bastata la maggioranza assoluta, condizione sufficiente per l’elezione. Ma Benedetto XVI ha corretto questa norma, con il motu proprio dell’11 giugno del 2007 e, ha ristabilito il principio dei due terzi. Quindi l’innovazione della maggioranza assoluta anche in caso di stallo prolungato nel conclave veniva abrogata.

Sono in vigore invece le regole riguardanti il voto. «Qualora l’elezione di un nuovo Papa - si legge nella Costituzione di Giovanni Paolo II - avvenga già nel pomeriggio del primo giorno, si avrà un solo scrutinio; nei giorni successivi, poi, se l’elezione non s’è avuta al primo scrutinio, si dovranno tenere due votazioni sia al mattino sia al pomeriggio, dando sempre inizio alle operazioni di voto all’ora già precedentemente stabilità».

Vengono distribuite le schede ed estratti a sorte tre scrutatori. Quindi «gli scrutatori siedono ad un tavolo posto davanti all’altare: il primo di essi prende una scheda, la apre, osserva il nome dell’eletto, e la passa al secondo scrutatore che, accertato a sua volta il nome dell’eletto, la passa al terzo, il quale la legge a voce alta e intelligibile, in modo che tutti gli elettori presenti possano segnare il voto su un apposito foglio. Egli stesso prosegue il testo - annota il nome letto nella scheda».

«Nel caso che i cardinali elettori - si spiega - avessero difficoltà nell’accordarsi sulla persona da eleggere, allora, compiuti per tre giorni senza esito gli scrutini, questi vengono sospesi al massimo per un giorno al fine di avere una pausa di preghiera, di libero colloquio tra i votanti e di una breve esortazione spirituale, fatta dal cardinale primo dell’Ordine dei Diaconi». E questo meccanismo si ripeterà fino all’elezione.

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