ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 8 maggio 2013

Il "N(M)ostro" a Bari



 


Bari duettto con Galimberti per repubblica  




Un nostro  lettore, ci ha gentilmente segnalato
un dibattito  di Bianchi  a Bari , organizzato
da “Repubblica” e con l’immancabile  Galimberti .
In realtà si è trattato di una  resa del pensiero
cattolico di fronte al laicismo. 
Ciò che infastidisce non è il bianchi-pensiero 
cui siamo abituati ma che  il nostro abbia  inteso
parlare in nome della Chiesa, presentando 
le sue come  affermazioni  sicure.

In realtà  La Chiesa non ha mai detto ciò che lui afferma , e lo dimostreremo.
Dice Bianchi che la fede non sta sul piano della conoscenza ma su quello delle convinzioni. 
Chi crede non conosce, ma è convinto.  Dicendo ciò, afferma che la sola conoscenza 
 è quella scientifica e meccanica ed  esclude ogni altro tipo di conoscenza filosofica certa.
 Chi crede è  convinto ma non conosce perché solo la scienza lo può fare.  
“ La fede sta nel piano della simbolica, 
dei significati, come l’estetica , la bellezza 
e la poesia.”  
Questo concetto è proprio ciò che il laicismo  di Scalfari e Galimberti vogliono sentire. 
La fede infatti, secondo il laicismo, non ha nessuna certezza e non può avere diritto 
di espressione per costruire la società civile. Essa può esistere solo nell’interiorità dell’uomo.
Guai se viene a galla uscendo nel sociale.
Ora questo non è il pensiero del magistero  che ha sempre affermato la ragionevolezza e 
l’oggettività della fede.  La fede è convinzione ma sempre supportata da ragionamenti oggettivi
e non basata su dati emozionali. Basti pensare al magistero di Benedetto XVI . 
 Ma il Concilio Vat.I  insegna dogmaticamente che Dio è raggiungibile e conoscibile 
dalla Ragione umana. Né  tantomeno corrisponde al pensiero cattolico dire che la risposta 
al male non si trovi nella dottrina del peccato originale,  (cfr. CCC. nn.396 – 409)  
che Bianchi  continuando il suo discorso,di fatto vanifica.

Queste affermazioni sono eretiche e  comunque non sono certamente quelle della Chiesa.  
Nelle città in cui Bianchi dice di essere voce autorevole della Chiesa, ci sono i Vescovi? 
A Bari come a Modena?
Queste “perle di dottrina” si trovano affermate  ai minuti 23,50 e 24,40 della registrazione 
dell’incontro di cui parlavo all’inizio e che qui è riportato.
Faccio seguire  le inequivocabili parole del magistero , che dimostrano come Bianchi parli 
 soltanto a nome suo, anche se per gli sprovveduti, egli è voce della Chiesa.
Resta un’ ultima domanda:  Bianchi che pur essendo dottore in economia e commercio 
si fa passare per grande dottore in scienze bibliche sa che  la Bibbia insegna che l’ esistenza 
di Dio è conoscibile anche con le sole forze dell'intelletto umano, e chi osa negarla è definito 
"stolto". Così leggiamo nel primo versetto del Salmo 13: "Lo stolto pensa: non c'è Dio" 
e nel primo versetto del Salmo 52. "Lo stolto pensa: Dio non esiste”.  
Quanti negano l'esistenza di Dio sono detti stolti anche nel Libro della Sapienza: 
"Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni
 visibili non riconobbero Colui che è, non riconobbero l'Artefice, pur considerandone le opere" (13, 1)
Ecco l’insegnamento dei Concili vaticano primo e secondo:
La Costituzione Dei Filius, approvata nel Concilio Vaticano I (1869-1870), dichiara:
 "La Santa Madre Chiesa tiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere 
conosciuto con certezza col lume naturale della ragione umana attraverso le cose create".  
Questa verità è talmente vincolante per ogni cattolico che è prevista la scomunica per coloro 
che la contestano: "Se qualcuno dirà che Dio uno e vero, Creatore e Signore nostro, non può
 essere conosciuto con certezza col lume naturale della ragione umana per mezzo delle cose 
che sono state fatte, sia anatema" (Concilio Vaticano 1, Canone 1). Qui anatema equivale a 
scomunica.  Affermando che la ragione umana, basandosi solo sulle sue capacità, è in grado
di giungere alla certezza intellettuale dell'esistenza di Dio, il Concilio non intende per ciò stesso
sostenere che questo sia un compito facile. E nemmeno intende dire che tutti gli uomini, di fatto,
arrivano con la sola ragione alla certezza dell'esistenza di Dio. Il Concilio si limita a dichiarare
solo il potere che ha la ragione.
II Concilio Vaticano II (1962-1965) riprende gli insegnamenti precedenti  e li conferma 
ulteriormente: "Dio il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo offre agli uomini 
nelle cose create una perenne testimonianza di Se" (Dei Verbum, n. 3).  
 E ancora: "Il Sacro Sinodo professa che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere
 conosciuto con certezza col lume naturale dell'u­mana ragione dalle cose create" 
(Dei Verbum, n. 6).
 

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