ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 20 settembre 2013

Non solo la CEI, ma tutta la Chiesa..!

Francesco distrugge vent’anni di ideologia della Cei

Aborto, gay, divorzio: il papa ridefinisce i parametri culturali della Chiesa, sconfessando Bagnasco
Papa Francesco
Fratelli contrordine: la modernità non è il male, la Chiesa e la teologia si devono adeguare ai tempi, la Curia romana non può emanare solo censure dottrinarie, aborto e matrimoni gay non sono argomenti poi così importanti; anzi, su materie come queste la posizione della Chiesa è nota, dunque è inutile starla a ripetere in continuazione. E poi Dio non giudica le persone omosessuali o chi divorzia, le norme canoniche non sono tutto, l’essenziale, per un prete, è comprendere, accogliere, capire la storia delle persone.
Papa Francesco ridefinisce i parametri culturali della Chiesa nell’età moderna, e lo fa in un’intervista che si dovrebbe definire storica se non ci fosse il timore che un simile aggettivo risulti fin troppo abusato per un pontificato che sembra destinato a cambiare tutto, o quasi tutto, nel modo d’essere della Chiesa. Anche la modalità scelta per annunciare una serie di novità, l’intervista alla rivista dei gesuiti “Civiltà cattolica” e al suo direttore in particolare – padre Antonio Spadaro – rompe con certi schemi classici, con un linguaggio formale, con la prudenza delle parole centellinate.
Può sembrare un po’ dissacratorio, eppure in questo caso lo stile del Papa assomiglia un po’ a quella modalità che avevano in tempi lontani ma non troppo, i segretari del Pci quando, dovendo spiegare urbi et orbi che si cambiava rotta, rilasciavano una lunga intervista alla rivista di riferimento del partito. Insomma il linguaggio diretto, schietto, fa parte della riforma bergogliana a tutti gli effetti. E non è una posa: l’ex arcivescovo di Buenos Aires, non "fa” il moderno, il fatto è che viene da una grande metropoli del Sud America, e forse nella vecchia Europa questa è una prospettiva del pontificato ancora non sufficientemente considerata nella sua rilevanza.
C’è però anche dell’altro, e non solo nelle parti più “ad effetto” del colloquio fra papa Francesco e padre Spadaro. Bergoglio, infatti, coglie l’occasione per operare una prima significativa separazione dal pontificato che lo ha preceduto mettendone in discussione un aspetto centrale: la lettura revisionista del Concilio Vaticano II impostata da Ratzinger nel 2005, la cosiddetta “riforma della riforma”. Benedetto XVI aveva provato nei primi anni del suo “regno”, a introdurre nella Chiesa un ridimensionamento della portata “rivoluzionaria” – la discontinuità – del Concilio Vaticano II; in questo senso aveva poi liberalizzato la messa in latino secondo il rito preconciliare e cercato di recuperare anche le esteriorità liturgiche e formali della tradizione antica riproponendole come modello di Chiesa in grado di “resistere” a una contemporaneità che divorava la fede. Era un progetto consapevolmente conservatore fondato allo stesso tempo su una lettura drammatica e in generale diffidente della modernità.
Francesco su questi punti fa però un discorso differente: «Il Vaticano II – afferma il Papa argentino – è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea. Ha prodotto un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi». Anzi, «basta ricordare la liturgia. Il lavoro della riforma liturgica è stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta». Per questo ci sono «linee di ermeneutica di continuità e di discontinuità, tuttavia una cosa è chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell’oggi che è stata propria del Concilio è assolutamente irreversibile». È solo nella seconda parte del pontificato che Ratzinger ha parlato di questa “irreversibilità”, quando è emerso con chiarezza che il suo progetto veniva strumentalizzato da frange estremiste, da settori dell’integralismo e del fondamentalismo cattolico; è ancora in quel momento che si è inceppato il papato di Benedetto XVI.
Anche sul concetto di tradizione del resto, Francesco ha parole piuttosto severe: «se il cristiano è restaurazionista, legalista – dice nell’intervista – se vuole tutto chiaro e sicuro, allora non trova niente». E ancora rafforza così il concetto: «chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari», chi tende in maniera esagerata alla “sicurezza” dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva». In questo modo la Chiesa diventa “ideologia”.
Il terzo colpo, diciamo strutturale, il Papa lo assesta richiamando la necessità di un adeguamento della teologia al maturare progressivo della coscienza dei diritti e della dignità umani. In modo semplice, quasi scontato in apparenza, Francesco tocca un tema che è stato tabù per molti anni in Vaticano. Fino ad oggi, infatti, la teologia che provava a confrontarsi con determinati aspetti della realtà – non parliamo dei dogmi di fede – veniva redarguita e repressa duramente dal Vaticano. Ma il Papa oggi afferma: «la comprensione dell’uomo muta col tempo, e così anche la coscienza dell’uomo si approfondisce. Pensiamo a quando la schiavitù era ammessa o la pena di morte era ammessa senza alcun problema. Dunque si cresce nella comprensione della verità. Gli esegeti e i teologi aiutano la Chiesa a maturare il proprio giudizio». È anche per questo che temi delicati come il divorzio e l’omosessualità vengono oggi affrontati dal vescovo di Roma. È certo un prevalere della misericordia, cioè dell’accoglienza dell’altro sull’aridità della norma quella proposta da Bergoglio, ma attraverso questa strada il Papa sembra indicare un aggiornamento più generale del cattolicesimo.
Infine Francesco fa un ragionamento che sembra colpire in pieno l’ideologia dominante della Chiesa italiana degli ultimi venti anni: in questo tempo infatti i temi bioetci, la battaglia contro l’aborto, il no alle nozze omosessuali sono stati il cuore pulsante dell’episcopato italiano, su queste basi anzi sono stati stretti patti politici, alleanze, e combattute battaglie ideologiche. E in effetti è lo stesso cardinale Bagnasco ad aver ripetuto instancabilmente che i principi non negoziabili sono fondamento di tutti gli altri valori sui quali la Chiesa dice la sua, come la solidarietà, la giustizia e via dicendo. Ebbene, è proprio questo l’assioma che in va in frantumi nell’intervista di papa Francesco, il quale afferma: «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile», su questi temi «il parere della Chiesa, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione». E qui la sconfessione di tutta una strategia e un modo d’essere è netta, inequivocabile. Lunedì prossimo il presidente della Cei Bagnasco aprirà i lavori del Consiglio episcopale permanente, chissà come terrà conto delle parole del pontefice.
Twitter: @FrancePeloso

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/intervista-papa-francesco-cei#ixzz2fR6RFRCR

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