ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 26 febbraio 2014

Dialoghi misericordini


mons. Dante Lafranconi

Clima arroventato per la mail del Vescovo di Cremona
(di Mauro Faverzani) Chi avesse dubbi sull’arrogante ferocia e sulla violenta protervia della lobby omosessista, li può fugare rapidamente, osservando quanto capitato, suo malgrado, al Vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi. È bastato che aderisse alla campagna lanciata dall’associazione irlandese The Society for the protection of unborn children e quindi che scrivesse agli eurodeputati, invitandoli a bocciare il rapporto Lunacek, perché «ambiguo e per certi aspetti inaccettabile» in quanto omosessista e pro-gender, per scatenare le ire dell’on. Sonia Alfano dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, una dei destinatari della mail inviata dal prelato.
Gesto considerato «gravissimo» dalla parlamentare, che ancora una volta ha citato Papa Francesco col suo «Chi sono io per giudicare?», tentando così di giustificare le proprie posizioni. Le han fatto eco l’on. Franco Bordo del Sel, che ha bollato come «improvvido» l’intervento di mons. Lafranconi, nonché un altro esponente del Sel, peraltro presidente dell’Arcigay di Cremona, Gabriele Piazzoni, il quale ha accusato il prelato di essersi «schierato al fianco degli alfieri dell’intolleranza e della discriminazione».
Sbagliando totalmente bersaglio, forse perché impreparato in materia: evidentemente non sa che, se problemi in passato il Vescovo ne ebbe, fu proprio per il motivo opposto ovvero per aver costituito un gruppo d’incontro per «omosessuali cristiani», denominato «Alle querce di Mamre», come ricorda il sito ufficiale della Diocesi, che si affretta anche a precisare come verso i gay mons. Lafranconi nutra «sentimenti di affetto e di vicinanza».
Il che non è però bastato: in un altro comunicato, il presidente – questa volta ‒ nazionale di Arcigay, Flavio Romani, ha superato ogni limite ed ogni decenza, definendo il messaggio del Vescovo «un’operazione grave e disonesta, portata avanti da personaggi torbidi, che usano il crocifisso come grimaldello politico, ricattando, mistificando e cercando in tutti i modi di determinare gli esiti dei dibattiti nelle sedi di governo». Accuse grezze, rozze ed immotivate, ai limiti della diffamazione.
Strillando all’«ingerenza» ed agitando il bavaglio, Romani se l’è presa contro un’inesistente «lobby clericale cattolica italiana» ed ha poi lanciato sinistri avvertimenti agli europarlamentari, chiamati a votare il rapporto Lunacek: «Ogni voto difforme sarà inevitabilmente interpretato come l’esito di una manipolazione e la prova di un potere occulto, che si insinua nella nostra democrazia». Lasciando presagire, in caso di batosta, lo scatenarsi della lobby omosessista – questa sì reale e potente –.
Alla fine, cos’ha fatto di tanto grave, mons. Lafranconi? Ha espresso un proprio parere, invitando altri a condividerlo. Tutto qui. Il bailamme scatenato contro di lui dal solito mondo Lgbt è, una volta di più, la riprova della carica liberticida e del potenziale intimidatorio, impliciti nelle feroci rivendicazioni dell’ideologia “gender” tanto in sede locale, quanto nelle sedi nazionale, europea e mondiale. Con una ripercussione politica interessante, tale da render Cremona una sorta di “laboratorio” per l’intero Paese: il Pd, qui, è alleato col Sel ed ha candidato come Sindaco l’ex-presidente diocesano di Azione Cattolica, il prof. Gianluca Galimberti, primarie permettendo. Come Galimberti penserà di gestire il clima arroventato creatosi attorno al rapporto Lunacek? Eviterà di esprimere solidarietà al suo Vescovo, per tenersi buono l’alleato Sel o rischierà di rompere con l’alleato Sel, per esprimere solidarietà al suo Vescovo? (Mauro Faverzani)
http://www.corrispondenzaromana.it/clima-arroventato-per-la-mail-del-vescovo-di-cremona/

Video cronaca di un attacco isterico ma tanto democratico – di Paolo Deotto

Riscossa Cristiana
come una vera democratica reagisce alle proteste di un genitore che afferma il suo diritto e dovere di educare i propri figli: aggredendolo al grido di “sei un fascista”. L’edificante episodio è documentato da un video.
di Paolo Deotto
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bissigLa signora Camilla Seibezzi, consigliera comunale a Venezia, ha un concetto tutto suo di “libertà di espressione”. Come si può evincere dal sito del Comune di Venezia, la signora è nata nel 1966, ma evidentemente ha fatto in tempo ad assorbire efficacemente la mentalità del “sessantotto”. In quelle radiose giornate era cosa normale prendere a sprangate l’avversario politico, al grido di “fascista”, una specie di parolina magica che bollava tutti coloro che non accettavano di belare o muggire a comando.
La signora sullodata si è già distinta per iniziative di alto valore culturale e intellettuale, come la sostituzione sui moduli comunali delle parole “padre” e “madre” con “genitore 1” e “genitore 2”. Poi ha dato il suo alto contributo alla diffusione nelle scuole materne di materiale per pervertiti, come le favolette “Piccolo Uovo” et similia, le solite straconosciute e repellenti apologie dell’omosessualità.
Insomma, possiamo dire che la signora Seibezzi è una delle tante piccole persone che si sono tuffate nel tranquillizzante stagno del conformismo, che prevede attualmente l’apologia dell’omosessualità e che domani potrebbe prevedere anche la valorizzazione degli accoppiamenti tra esseri umani e cutrettole. Non si sa, alla cretineria perversa non c’è confine. L’unica sicurezza è che si trovano sempre seguaci.
La signora Seibezzi ha però una marcia in più. Da buona democratica non ammette che possano esserci voci dissenzienti.Capita quindi che due giorni fa un gruppo di manifestanti del movimento “Popoli Liberi” protestino contro l’introduzione negli asili dei libercoli di cui dicevamo sopra, quelli che esaltano le più schifose perversioni.
Ciò che è accaduto si può ammirare in un video, CLICCANDO QUI
Premesso che non conosciamo il movimento “Popoli Liberi”, non possiamo non essere d’accordo con quell’uomo che dichiara: “Mio figlio lo educo IO e non lei! Ha capito?, lo educo io con sua madre”. Sta dicendo una cosa ovvia, di buon senso, e sta giustamente affermando il suo diritto/dovere di genitore.
Il video non è di gran qualità, ma si vede, e si sente, bene la reazione della Seibezzi, che, essendo del tutto priva di argomenti, si affida all’antico armamentario sessantottino, urlacchiando “sei un fascista, sei un fascista”. Quanto sono conservatori questi progressisti! Da decenni ripetono le stesse cantilene. Purtroppo la gentile signora perde i suoi tratti gentili e petrarcheschi e cade in preda all’isteria, sicché le sue amiche la devono trattenere affinché non si scagli contro quel genitore di buon senso.
E qui si chiude la cronaca, che, per quanto breve, è molto istruttiva. Secondo certi personaggi la libertà (purchè sia la loro) è così preziosa che si difende solo togliendola agli altri. Comunque la signora Seibezzi può stare tranquilla: se la legge Scalfarotto sarà definitivamente approvata, non avrà più bisogno di attacchi isterici per difendersi contro gli odiati “omofobi”, per l’occasione anche “fascisti”. Le basterà chiamare la Volante. Avrà la legge dalla sua.
L’età e l’abitudine alla buona educazione ci impediscono di ricorrere a battute di sapore goliardico, e quindi sorvoliamo da gentiluomini su ciò che farebbe tanto ma tanto bene alla signora Seibezzi per calmarsi i bollenti spiriti. Chiudiamo qui il discorso…
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PS: ci dicono (ma non lo abbiamo potuto controllare direttamente) che la signora Seibezzi aveva dichiarato di essere stata attaccata e minacciata da quanti non gradivano i suoi interventi “educativi”. Di certo il video ci mostra chi in verità è “andato all’attacco”. Per tornare al mitico “sessantotto”, ci viene in mente la classica immagine del “democratico” che dopo aver sprangato l’avversario politico si mette a urlare contro la “provocazione” e contro l’”aggressione”. Entrambe fasciste, ovviamente.

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