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giovedì 28 agosto 2014

Invertiti di diritto


Gay e nuovi diritti. Dibattito al Meeting di Cl a Rimini

Gay e nuovi diritti. Dibattito al Meeting di Cl a Rimini

Che cosa ha sentito il giornalista e saggista Marco Cobianchi
Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo la lettera di Marco Cobianchi a Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi.
Caro direttore,
ti prego, non titolare questa lettera con «Cl apre ai gay» perché è esagerato. Però la notizia c’è e te la devo dire. Al Meeting c’è stato un incontro intitolato: «Il rovescio del diritto: i nuovi diritti». Cioè: al Meeting di Cl si interroga su «diritti», «nuovi diritti», «diritti sociali» e (addirittura) «diritti civili».
Mai successo. Ne hanno parlato Orlando Carter Snead del Center for Ethics and Culturedell’Università americana di Notre Dame e Tomaso Emilio Epidendio, assistente di studio alla Corte Costituzionale. Il discorso è volato alto, altissimo, ma la sostanza è che a Rimini è stata pronunciata una parola impronunciata: «Nuovi diritti». E, per di più, Epidendio se ne è uscito con questa frase: «Non dobbiamo imbracciare l’arma dei divieti, ma bisogna riportare il dibattito su ciò che la retorica dei diritti oscura: i costi, non solo ma anche quantitativi».
E poi quest’altra: «L’errore di noi cattolici è tradurre interamente la morale in diritto». Il messaggio è sottile, ma chiaro: i «diritti», anche quelli «civili» non sono il diavolo e se è vero che un politico cattolico non può non tradurre la sua morale in politica, è anche vero che non la può tradurre «interamente». Quindi i famosi «diritti» non sono da rifiutare «interamente». Mi sembra chiaro, no? Tu mi chiederai: come è successo che il Meeting, dove di diritti non si è mai parlato, almeno in questo senso, abbia iniziato a discuterne?
Francamente non lo so, però, ieri sono passato per caso di fianco al salone dove vengono presentati i libri e ho sentito una voce dall’altoparlante che diceva che «il vero tradimento di Giuda non è stato quello di consegnare Gesù ai gendarmi». Mi ha incuriosito e mi sono avvicinato. Era Andrea Simoncini, docente di diritto Costituzionale a Firenze (lo stesso che ha moderato l’incontro sui diritti) che continuava a ripetere che «Giuda non ha tradito Gesù perché lo ha baciato». Ora: io capisco tutto, ma sostenere che Giuda non ha tradito Gesù è francamente troppo, anche per dei buonisti come i ciellini. Mi sono seduto e ho iniziato ad ascoltare perché volevo capire, come diceva Totò, «questo dove vuole andare a parare».
Simoncini ci ha girato un po’ intorno e alla fine è arrivato al punto: «Il vero tradimento di Giuda è quello di non aver voluto credere ai suoi occhi, e cioè che Gesù faceva i miracoli. Quindi il suo primo tradimento è verso la realtà, non verso Gesù». Cosa c’entra questo con i «nuovi diritti»? Secondo me c’entra, perché non si può negare che la realtà sia diversa da come anche i ciellini vorrebbero che fosse. Come noi tutti vorremmo che fosse. Se non si riconosce che la realtà è diversa, si tradisce. Se si vuole imporre ciò che si ha in testa a ciò che si ha di fronte agli occhi, allora si diventa violenti. E’, invece, ciò che si ha di fronte agli occhi, che si impone a ciò che hai nella testa sennò, oltre che traditore, sei pure un pirla.
Questo incontro sui diritti è la cosa più importante che è successa ieri da queste parti. Certo, ci sono stati anche i politici, ma per fortuna nessuno di loro ha detto nulla che meriti di essere raccontato. E speriamo continuino così.




28 - 08 - 2014Marco Cobianchi

http://www.formiche.net/2014/08/28/gay-nuovi-diritti-dibattito-al-meeting-cl-rimini/

 La secolarizzazione dei ciellini

Brevi note a margine di un articolo di Dal Bosco e Vassallo («Meeting», il fumo tossico di CL).


La secolarizzazione del movimento di Comunione e Liberazione ha come biglietto da visita la progressiva e inarrestabile riduzione della fede ad un baldanzoso incontrismo, della speranza ad un incoercibile ottimismo e della carità ad un brillante darsi da fare nella società e nella Chiesa. Il risultato - e contemporaneamente la dimostrazione - è l'ormai completa istituzionalizzazione del movimento: dalla fase dell'attiva persecuzione (1) (i giornali li calunniavano, le Brigate Rosse li gambizzavano, i preti li emarginavano, gli studenti lanciavano loro bombe molotov, i vescovi li cacciavano via dai seminari (2) e dalle parrocchie), i ciellini sono divenuti presenza rispettata, vezzeggiata e addirittura ricercata (i vescovi avvertono l'urgenza di ripopolare le parrocchie, il servizio d'ordine ciellino assicura la riuscita dei grandi eventi diocesani, le opere caritative di CL sembrano le uniche a reggere in piedi nonostante la doppia crisi economica ed ecclesiale...).
Lontani sembrano i tempi in cui i consacrati di CL che in pubblico discettavano di avvenimento, esperienza, memoria, in privato (3) ti illustravano la Summa Teologica e il Catechismo di san Pio X, prendevano sul serio l'Angelo custode e l'Arcangelo Michele, tuonavano contro «la lobby dei preti ricchioni», leggevano autori cattolici ferocemente tradizionali, facevano infuriare i massoni, controbattevano alle traduzioni eretiche del Credo e del Pater ed alla liturgia ridotta a "istruzioni per l'uso", pregavano molto più in latino che in italiano, e gustavano un buon whisky motteggiando goliardicamente contro lo sfascio liturgico del Vaticano II (incluso quello abbracciato per spirito di obbedienza dai preti ciellini stessi)...
L'istituzionalizzazione di CL è, in altri termini, il lavare quel «secondo peccato originale» (4), cioè spazzar via quel che resta della carica "tradizionale" del movimento (5), parlando di una "esperienza" della fede senza farvi più implicare un'adeguata conoscenza dottrinale. L'andare ad una scuola di comunità (gli incontri di formazione di CL) è infatti diventato deprimente e noioso non meno che qualsiasi altro incontro parrocchiale, dove un capetto tiene la sua più o meno brillante omelia per improvvisare la spiegazione di qualche complesso concetto dai libri del fondatore (6), mentre nelle prime file gli autoincaricati fedelissimi si sforzano di comporre qualche domanda intelligente fino a quando al termine dell'incontro arriva l'unico momento pimpante: quello degli avvisi. Proprio come per una messa Novus Ordo, si prova un senso di gioiosa liberazione nell'uscire da quel cerimoniale che non ti cambia la vita nemmeno per sbaglio e di cui sotto sotto i partecipanti non protagonisti ne farebbero volentieri a meno. La peggior disgrazia che poteva capitare a CL è l'essere diventata perfettamente interscambiabile - anche come numero di sbadigli procurati - con qualsiasi altro movimento ecclesiale, cioè riducendo "Cristo" alla buzz-word con cui ornare le proprie domande intelligenti e i propri discorsetti pensosi e ricercati.

Un indiscutibile merito di don Giussani era stato l'aver insistito per tutta la vita sulle conseguenze del fatto che Cristo è la risposta ultima alle esigenze dell'uomo (7), evitando di intruppare i suoi nella massa di pecoroni postconciliari intenti a combattere i mulini a vento della presunta "ingessatura" della fede ingessandola in intellettualismi, spettacolarizzazioni, volontarismi ed emotività. Ma quella sacrosanta insistenza su Chi è il vertice di ogni perfezione, di ogni bellezza, di ogni giustizia, di ogni aspirazione dell'uomo, a lungo andare - e specialmente dopo la morte di don Giussani - ha perso mordente perché in tutto quel parlare di incontro ed esperienza si è finito per mettere sempre più in secondo piano la conoscenza della dottrina cattolica. Ha perso mordente perché la foga di riconoscere la positività del reale veniva intesa come un ottimismo esente da qualsiasi lamento e critica. Ha perso mordente perché l'ubbidienza alla gerarchia ecclesiastica veniva intesa come l'evitare ogni polemica, ogni attrito, ogni scontento. (8)

Quella carica "tradizionale", di cui resta qualche traccia nel gregoriano e polifonico che può capitarvi ancor oggi in certe messe cielline, a furia di compromessi non sarebbe durata a lungo: accanto alla sacrosanta insistenza sull'esperienza non c'è stata l'indispensabile formazione alle verità di fede, relegata alla vita privata con sempre meno esempi vivi a disposizione. La sete di Cristo, per i ciellini, si è inspiegabilmente liberata del desiderio di conoscere anche  la dottrina cattolica. Il fatto cristiano, per i ciellini, finiva per diventare sempre più un "come Giovanni e Andrea" applicato alle vicende personali del giorno prima, una spremitura di Bibbia ad uso sospiri piuttosto che quella originaria ricerca appassionata e sistematica delle sue premesse e delle sue conseguenze. La liturgia, per tanti, tantissimi ciellini, si è ridotta al doveroso entertainment religioso: "basta che sia breve". La carità ridotta ad attivismo e all'abitudine di essere una presenza tutto sommato rispettata ha prodotto scene surreali, come quella dell'invitare una famigerata radicale a presentare il Meeting di Rimini o quella del leader di CL che esprime l'aumentata ammirazione per il presidente che fino ad un momento prima chiamavano «comunista».

Il colpo di grazia a CL è venuto a mio avviso con l'allarmante abdicazione di Benedetto XVI e l'imbarazzante ascesa al soglio di Francesco. Abituati da anni ad un papismo di maniera - era facile essere fan di Ratzinger - i ciellini si sono ritrovati all'improvviso a dover incarnare una coerente tifoseria papista, fino ai vertici stessi dove si è correttamente valutato che anche il più innocente dei distinguo avrebbe comportato al movimento danni incalcolabili (anzitutto per quanto riguarda i privilegi parrocchiali e diocesani acquisiti con la sullodata istituzionalizzazione). Un significativo esempio del titanico sforzo di rintracciare i lodevoli denti bianchi è in un editoriale di Tracce tutto proteso a elogiare lo scivolone pontificio (lì definito «tesoro») poi spazzato via persino dal sito web del Vaticano (9), ed in quello del mese successivo, dove il leader di CL, dopo essere stato randellato personalmente dal Papa deve fare qualche acrobazia per addolcire la pillola ai suoi (secolarizzati sì, fessi no), per poi difendere il «testo ricchissimo» della Evangelii Gaudium (10) di questo Papa che «si colloca nella scia dei suoi predecessori»... La parola d'ordine, per i ciellini, è di barcamenarsi e proseguire secondo il programma del club, confondendo la fedeltà al dolce Cristo in Terra con la tifoseria a prescindere.

Non è un caso che la maggioranza degli attacchi a Gnocchi e Palmaro, autori di un'onesta riflessione più volte citata su questo stesso blog (11) siano provenuti paradossalmente da esponenti di area ciellina. Nemmeno è un caso che i politici ciellini si ritrovino ad azzeccare le stesse figuracce dei peggiori democristiani e ad assumerne gli stessi atteggiamenti (incluso l'accurato evitare di rispondere ai messaggi dei loro fedelissimi che tentano di salvar loro la faccia). E neppure è un caso che tanti ciellini si stiano scontrando col muro di gomma del clericalismo (12) proprio in CL, che fino a pochi anni fa era una delle rarissime realtà ecclesiali dove tale tumore ecclesiale non aveva allignato. Giussani augurava ai suoi di  «non stare mai tranquilli», ma è esattamente ciò che vediamo oggi in CL: l'abituarsi alla "mangiatoia bassa" è il preludio dell'intiepidirsi, è il principale indizio che il "sale" sta perdendo sapore, è il segnale che l'ubbidienza è divenuta un manieristico servilismo, l'esperienza della fede un elegante intimismo dotato di gergo barocco, e la conoscenza delle cose della fede un banale parlarsi addosso.

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1) Persecuzione motivata, non ricercata, ma sopportata. Giussani: «Ci chiamano integristi proprio rabbiosamente, con razzismo ideologico, perché sono pronti ad amare qualunque persona, qualunque idea (…) salvo di essere prontissimi a odiare i loro confratelli cristiani che non la pensano come loro! Ci chiamano integristi perché noi urgiamo la Fede! Loro obiettano: “Ma la fede non guarda il potere… così se siamo perseguitati è meglio!” Come, “se siamo perseguitati è meglio?”. È una frase da intellettuali! Perché nella persecuzione chi ci lascia le penne sono i più deboli, i più poveri! Nelle catacombe, se Dio ci manda, noi invocheremo lo Spirito, ma andarci senza cercare di difendersi, è cretino!» (da Vita di Don Giussani, pag. 523).
2) Non molti anni fa un vescovo italiano così si rivolgeva ad un giovane che aspirava al sacerdozio: «però voi di CL siete contrari al dialogo». "Dialogo", nel gergo episcopalese, indica l'elasticità liturgico-dottrinale. L'aspirante non fu accettato in diocesi e fu costretto a cercare altre strade.
3) Le nonnette che andavano a quella messa dei giovani, cioè quella di CL, ne erano state attratta dai canti tradizionali, dalla scarsa invadenza delle chitarre, dal vederli tutti in ginocchio alla consacrazione. Solo che adesso il Papa ha comandato ai ciellini di spazzar via anche gli accenti tradizionali residui, «osservando che non sarà la pura “restaurazione” di forme del passato che potrà rendere attuale il cristianesimo per l’uomo di oggi».
4) Cfr. ad esempio il mons. Luigi Negri che poco tempo fa ancora avvertiva il bisogno di giustificare il fatto di essere un ciellino e desiderava proclamarsi pubblicamente indomito fautore dell'incremento dell'«intarsio di vita parrocchiale».

5) Molti anni prima del motu proprio più famoso degli ultimi secoli, un ciellino Memor Domini entusiasta della liturgia tradizionale portò il sottoscritto in una moderna catacomba ad assistere alla Messa di sempre. Evidentemente non era una rara eccezione.

6) L'intera storia della Chiesa è tappezzata di capetti autoincaricati di spiegare piuttosto che presentare il carisma di qualche santo: soggetti del genere nell'ambiente ciellino venivano una volta sprezzantemente etichettati giussanologi. Grazie alla zelante opera di questi ultimi, tanti gruppi ciellini in tumultuosa crescita si sono trasformati in club autoreferenziali in decrescita costante.

7) In altri termini: «Ci hai fatti per teo Signoree il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te» (sant'Agostino, Confessioni, I,I,I). La riduzione intellettualistica della fede consiste nel mettere in secondo piano il fatto che la Verità, in quanto tale, è l'unica risposta che può saziare l'anima dell'uomo: come a dire che Cristo sarebbe tutto «via» e «verità», ma non troppo «vita». L'ideologia dell'incontrismo parte invece dall'errore specularmente opposto: tutto «via» e «vita», ma non troppo «verità» e quindi non troppo «dottrina». Così si assiste al bizzarro fenomeno - non esclusivo di CL, e certamente meno grave in CL che altrove - di quelli che si svenano a comprare e leggere i libri di qualche carismatico fondatore senza mai mettere mano almeno ad un Compendio del Catechismo (con risultati a volte surreali, come quei cattolici che sanno tutto del ramadan e dei cibi kosher ma non hanno idee chiare sul digiuno eucaristico e su quello quaresimale). Per onestà occorre pure notare che a nominare le verità di fede, ci si inimica subito il clero e il vescovo...

8) Sebbene non si possa strettamente parlare di servilismo ciellino se non come fenomeno recente, è certo che l'ideale di ubbidienza di don Giussani (chi disobbedisce censura almeno un aspetto della realtà, chi obbedisce non censura niente) risultava comodissimo ai deboli che preferivano ridurre l'ubbidienza al servilismo. Un notevole risultato pratico di questa mentalità fu l'introduzione della "comunione sulla mano" nelle messe cielline: certo in modo molto ordinato e rispettoso ma sistematico (addirittura con un assistente laico che, posto fermo come una statua accanto a chi distribuisce, tiene le mani in modo da ricordare come si fa), come se si avesse il terrore di scontentare i vescovi.
9) Sul benemerito UCCR online (a maggioranza ciellina) c'è lo spiegone di circostanza.
10) Ricchissimo sì, ma di «caricaturali simulacri di narcisismo ed estetismo ipocriti». Dopo che per decenni i cattomodernisti si erano abituati a contestare tutto del Papa, all'improvviso, con Francesco, arriva il contrordine: elogiare tutto del Papa... gareggiando paradossalmente col mondo. Con tutto ciò che comporta il doversi atteggiare a tifoseria papista.
11) Gnocchi e Palmaro, «Questo Papa non ci piace», e articoli successivi quiqui, e qui. Il compagno Livio Stalin Fanzaga ha avuto il sovietico piacere di epurare Mario Palmaro poco prima della morte di quest'ultimo.
12) Clericalismo inteso anzitutto come autoritarismo autoreferenziale che contrariamente ai propri proclami non ha più bisogno della verità: «Il metodo, imparato anche da noi, è appunto il vaglio dell’esperienza elementare; è l’opposto del clericalismo, che vuole convincere in nome di una autorità non verificata. Il clericalismo è: "Mi devi credere perché sono prete, oppure più frequentemente perché sono professore, sono giudice o sono scienziato", non perché ti testimonio qualcosa che risulterà vero anche a te».

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