ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 7 ottobre 2015

Dio li fa, poi si accoppiano

Monsignor Charamsa ora incontrerà Luxuria

Il prelato famoso per il coming out planetario si scambierebbe sms con l'ex parlamentare transgender: lo annuncia Luxuria

Monsignor Charamsa finisce ancora di più sotto i riflettori, se mai fosse stato possibile.
L'ex prelato del Sant'Uffizio finito sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo per aver fatto coming out alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia incontrerà presto Vladimir Luxuria, capofila delle battaglie Lgbt in Italia.
È proprio il transgender più famoso d'Italia, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, ad annunciarlo con un cinguettio sul proprio profilo Twitter. Con l'aggiunta di un dettaglio prezioso: con il monsignore ci sarebbe già stato uno scambio di sms.
Monsignor e io ci scambiamo sms: presto ci incontreremo...
Quello che è certo è che tutta la vicenda di Charamsa inizia a destare qualche sospetto: la rivelazione clamorosa a pochi giorni dall'apertura del Sinodo; l'annuncio di un libro di confessione già pronto per la stampa; ora l'intervento a gamba tesa di Luxuria...
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/monsignor-charamsa-ora-incontrer-luxuria-1179862.html


Don Nicola Bux: “Gay e divorziati risposati, il Sinodo non ha potere di cambiare la dottrina”


bux
“Viviamo il paradosso: siamo tanto attenti nel mondo e nella Chiesa alla difesa della natura, degli alberi, all’ecologia, persino ai volatili e alla raccolta dei rifiuti e poi non consideriamo con la stessa attenzione quanto siano gravi gli atti che si compiono contro natura, nella sfera sessuale”. Lo dice il noto teologo e liturgista barese don Nicola Bux parlando di atti omosessuali e comunione ai divorziati, tra i temi al centro del sinodo Vaticano sulla famiglia.
Don Bux, iniziamo dal Sinodo. Questo tipo di assise è in grado di modificare la dottrina della chiesa cattolica?
“Niente affatto. La dottrina della chiesa  è e rimane tale e il Sinodo non ha alcun potere in questa direzione. Non ha prerogative dottrinali. Solo un eventuale concilio ecumenico potrebbe intervenire e non mi pare che siamo nel tema. Ricordo che nessuno è padrone o deve sentirsi tale, della dottrina, noi ministri ,come dice la parola, siamo solo amministratori e come tali siamo tenuti ad una fedele amministrazione. Come avviene nella vita, quando un amministratore si rivela disonesto, prima o dopo viene mandato via”.
Comunione ai divorziati risposati, è possibile?
“No, assolutamente. E questo non per cattiveria. Sul punto, spiacevolmente, alcune improvvide dichiarazioni del cardinal Kasper hanno sollevato entusiasmi ingiustificati ed anche confusione. Si è fatto credere che la misericordia potesse derogare a tutto ed è falso”.
Perchè?
“Intanto se si arrivasse a questo saremmo in situazione di eresia. Ma poi non bisogna dimenticare cosa dice San Paolo: chi mangia indegnamente la comunione, firma la sua condanna. Sulla misericordia si equivoca malamente. Questa, che pur è necessaria, non cancella la giustizia, anzi vanno di pari passo. L’Eucarestia è il sacramento dell’ unione, il divorzio atto di rottura”.
Allora niente?
“Lo ripeto, non è accanimento. Ma occorre rispettare la Parola, la dottrina e la tradizione della chiesa. La comunione non si può dare al credente sposato in chiesa e divorziato, che poi ha deciso di risposarsi civilmente. Costui pecca. Rompe il matrimonio, ma anche se non ha dato causa al divorzio e alla rottura  ma dopo non accetta di sottoporsi al giudizio della Chiesa, ossia al tribunale ecclesiastico per fare dichiarare e certificare la nullità del matrimonio, pecca ugualmente. Insomma, un atto di ribellione alla Chiesa e pertanto di orgoglio. Spesso ci dimentichiamo di ricordare che il divorzio è un peccato gravissimo”.
Comunione a chi commette atti sessuali omosessuali?
“Anche qui no. La sodomia è uno di quei peccati che gridano vendetta davanti a Dio perchè vizio capitale e atto contro natura. Due uomini o due donne che si uniscono sessualmente tra di loro violano prima di tutto la legge naturale essendo fatti in senso biologico per avere rapporti con l’altro sesso. Sono biologicamente orientati alla diversità.
Bruno Volpe
http://www.lafedequotidiana.it/don-nicola-bux-gay-e-divorziati-risposati-il-sinodo-non-ha-potere-di-cambiare-la-dottrina/
Il Fatto Quotidiano
(Carlo Tecce) A oltre mille chilometri dai confronti anche ruvidi che scuotono il Sinodo di Roma, monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, non è sprezzante con il teologo polacco Krzysztof Charams a che, in abito talare, s' è presentato aigiornalisti con il compagno: "Mi ha colpito il suo travaglio e penso che vada capita la sua sofferenza e la sua scelta da uomo libero. Non mi è piaciuto, però, il colpo di teatro alla vigilia di un Sinodo molto delicato per la Chiesa. È un uomo che lavorava e insegnava in Vati cano, ma rispetto la decisione e non lo giudico". Monsignore, quanti Charamsa ci sono fra le parrocchie e il Vaticano che non trovano il coraggio? Sicuramenteesistonosituazioni simili, ma non saprei dire con che incidenza. Ci sono preti gay che consacrano se stessi nel celibato e lo vivono serenamente in una vita equilibrata. All' esterno la vita celibataria può apparire limitante e castrante; e sicuramente provoca dei momenti di difficoltà. E questo vale per tutti, per gli eterosessuali e per gli omosessuali. Siamo uomini, non macchine. Ma voglio ripetere, perché non è mai inutile, che l' omosessualità non è una devianza. E la Chiesa l' ha ormai quasi capito. Charamsa non è d' accordo, dice che la Chiesa è spesso omofoba. In passato forse, ora molto meno. Ma le vocazioni vanno sempre esaminate e curate con attenzione per evitare situazioni spiacevoli. Ilcelibatodeipreti èun muro invalicabile per la Chiesa? No, in futuro potrebbe cadere anche questa norma, chissà. Il celibato sacerdotale non è legato al diritto divino. E ci sono preti sposati nelle Chiese orientali, cattoliche e non, e diaconi in quella latina. Io sono favorevole alle scelte libere. Maper chi è già prete non c' è possibilità di matrimonio: non si può sposare chi è già consacrato al servizio a Cristo. Come la Chiesa di Francesco può accogliere i gay senza lacerare il Sinodo? Le unioni omosessuali, da un punto di vista logico e di sostanza, non si possono equiparare a un matrimonio fra un uomo e una donna. Una coppia gay è nel peccato nella stessa misura di una coppia di conviventi di sesso diverso. Mala Chiesa non può ignorare queste realtà e non può emarginare le coppie gay, ma le deve conside rare con una dose ancora maggiore di misericordia. Le coppie gay non sono il mondezzaio della società civile. La Chiesa deve aprirsi a questa realtà e garantire ai gay il rispetto della loro dignità e dei loro diritti. Perché numerosi padri sinodali rifiutano le aperture di papa Francesco sui sacramenti ai divorziati risposati? Non tutti comprendono l' evoluzione dei tempi. Io ho fatto mia la posizione di principio di papa Francesco: non possiamo essere una Chiesa che chiude le porte e tradisce se stessa. Ma ci sono dei punti fermi: il matrimonio è indissolubile e coinvolge l' uomo e ladonna; il problema è il trattamento dei singoli casi. Studiando attentamente i testi biblici bisogna capire il senso letterale, contestuale e logico, e riguardare in questa luce la storia della Chiesa antica. Ecosa propone, monsignore? La premessa è che non si può fare un discorso generale. Ma i matrimoni falliti sono tanti e i pentimenti pure, soprattutto fra coloro che poi mettono su una nuova famiglia con stabilità e non sono produttori seriali di divorzi. Su questa linea si inserisce anche l' innovazione del motu proprio del Papa che affida ai vescovi, senza una procedura processuale in senso stretto, l' esame della nullità dei matrimoni falliti. Un' istruttoria rapida e una valutazione caso per caso. E così haragione il cardinale Kasper: possiamo immaginare qualche apertura per un possibile ritorno ai sacramenti per i divorziati risposati, rispettando talune condizioni ispirate ai modelli della Chiesa antica. Io sono favorevole a una prospettiva di questo genere.
http://ilsismografo.blogspot.it/2015/10/italia-monsignor-mogavero-il-vescovo-di.html
Un'unica regia per un Sinodo gay-friendly
di Riccardo Cascioli05-10-2015
Sinodo
Si sbaglierebbe di grosso chi pensasse che sia un semplice episodio il caso di monsignor Krzysztof Charamsa, l'ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede che ha rivelato la sua omosessualità e presentato il suo compagno: il caso estremo di un teologo di Curia frustrato che approfitta del Sinodo per liberarsi del peso della sua doppia vita e cercare di influenzare a sua vantaggio il Sinodo sulla famiglia appena iniziato; e tanto che c’è farsi un po’ di pubblicità in vista dell’uscita annunciata di un libro da lui scritto per raccontare la sua storia. In questo caso sarebbe un fatto grave sì, ma in fondo un fatto isolato dalle conseguenze limitate.
Troppi elementi fanno invece ritenere che si tratti solo dell’ultimo episodio di una strategia che viene da lontano e che mira a usare del Sinodo sulla famiglia per far fare un decisivo balzo in avanti al progetto della lobby gay all’interno della Chiesa, che noi denunciamo ormai da anni (clicca qui per un esempio). L’obiettivo in realtà era già stato smascherato da un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede esattamente 29 anni fa, la Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali (nn. 8 e 9) in cui si afferma che c’è una lobby all’interno della Chiesa, collegata alla più ampia lobby gay nel mondo, che ha l’obiettivo di sovvertire l’insegnamento della Chiesa, in primis portarla «ad accettare la condizione omosessuale come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali». Firmato: cardinale Joseph Ratzinger.
Allora poteva sembrare fantascienza, oggi vediamo che tale strategia si sta realizzando in modo stupefacente, dopo che per tanti anni c’è stato un discreto quanto sistematico lavoro di infiltrazione fino ai più alti livelli della Santa Sede, ma anche delle Chiese nazionali, Italia in testa.
Il doppio Sinodo sulla famiglia è stata l’occasione per venire sempre più allo scoperto.Molti padri sinodali hanno ad esempio lamentato che nella relazione finale del Sinodo dell’ottobre 2014 fosse entrato un paragrafo sulle unioni omosessuali di cui non si era affatto discusso in aula (e del resto è un Sinodo sulla famiglia, perché si dovrebbe parlare delle persone con tendenze omosessuali?): una forzatura evidente, di cui fu accusata la segreteria del Sinodo. In questi mesi la questione gay all’interno della Chiesa – con l’appoggio dei giornaloni laicisti - è stata riproposta in diverse occasioni, ma ha toccato il culmine nell’ultima settimana. Primal’intervista del cardinale Walter Kasper al Corriere della Sera, in cui ha fatto anche la strabiliante affermazione che «gay si nasce»; quindi il noto attivista gay chiamato a svolgere il ministero di lettore per la messa del Papa a New York; poi il grande mistero dell’incontro del Papa a Washington con Kim Davis e Yayo Grassi.
Quest’ultima vicenda in particolare merita attenzione: per due giorni infatti i media hanno riportato indiscrezioni e dettagli sull’incontro che c’è stato nella nunziatura di Washington tra il Papa e la donna, Kim Davis, funzionario pubblico, che è stata arrestata (e poi rilasciata) per essersi rifiutata di firmare licenze per nozze gay. Ma venerdì scorso il portavoce della Sala stampa vaticana, padre Lombardi, ha sminuito il valore dell’incontro, prendendo le distanze dalle posizioni della donna. Una ricostruzione strana (qui potete leggere dettagli e incongruenze sulla vicenda) anche perché effettivamente papa Francesco nel suo viaggio negli States aveva più volte toccato il tema della libertà religiosa e, nella conferenza stampa sul volo di ritorno a Roma, aveva rivendicato con molta chiarezza il diritto all’obiezione di coscienza su queste materie per i funzionari governativi. Lo stesso padre Lombardi si premurava di far sapere che l’unica udienza privata concessa dal papa a Washington riguardava un suo ex alunno. Passano poche ore ed ecco che magicamente spuntano i dettagli di questo incontro privato: l’ex alunno è un omosessuale che si è presentato dal Papa con familiari e compagno al seguito. 
È un vero capolavoro mediatico: si disinnesca un "pericoloso" evento in cui il Papa appare chiaramente contrario alle unioni gay al punto da incoraggiare chi vi si oppone con l’obiezione di coscienza, e si diffondono immagini in cui si vuol far leggere la benedizione di papa Francesco alle coppie gay. Non importa che le cose in realtà stiano diversamente, l’effetto sui media di tutto il mondo è quello voluto, e con la complicità della Sala stampa vaticana. Sarebbe davvero paradossale che la riforma della Curia, che ha portato ad accentrare tutta la comunicazione del Vaticano in un’unica segreteria, avesse come esito quello di meglio coordinare la regia di queste operazioni ideologiche "gay-friendly".
Non bastasse, ecco il giorno dopo l’outing di monsignor Charamsa, che ora terrà banco per un po’ spostando l’attenzione mediatica sul Sinodo dalla famiglia alle unioni gay. In ogni caso, sapendo come funzionano i media, è certo che passerà l’idea di una apertura sulle relazioni omosessuali. Ed è inevitabile che la pressione si senta anche all’interno dell’aula, tanto più che non mancano – come un anno fa – coloro che proprio dall’interno portano avanti lo stesso obiettivo.
Diversi commentatori, in questi giorni, hanno cercato di far passare l’idea che il gesto avventato di monsignor Charamsa comprometterà le possibili aperture dei padri sinodali, dando forza ai conservatori che si oppongono ai cambiamenti dottrinali.

Niente di più sbagliato, in realtà la lobby gay sta già raccogliendo i risultati voluti: nel linguaggio di vescovi e teologi sta già passando l’idea che l’omosessualità non sia un problema in sé, neanche per i preti. Basti pensare all’editoriale di Avvenire che commentiamo a parte (sul ruolo che il giornale della CEI ha avuto negli ultimi 25 anni per promuovere l’agenda gay ci torneremo nei prossimi giorni): «Il prete omosessuale non è un problema» dice il teologo moralista don Mauro Cozzoli. Ecco, la rivoluzione è già compiuta. E anche lo stringato comunicato di padre Lombardi censura modi e tempi dell’outing di monsignor Charamsa, ma nulla dice sulla sostanza.
E possiamo stare certi che non è finita qui.

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