ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 14 ottobre 2017

“C’è la speranza, ma è inutile se non è accompagnata da opere ”


NIGERIA CONSACRATA AL CUORE IMMACOLATO. MIRACOLO DEL SOLE?


“Miracolo del Sole in Nigeria,il 13  ottobre, dopo la riconsacrazione della Nigeria al Cuore Immacolato di Maria, in occasione del centenario dell’ultima apparizione a  a Fatima”
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“Benin City, nello Stato di Edo, Nigeria.  Si dice fosse presente l’intera Conferenza Episcopale”



Tutto sembra autentico.  Qualcuno  può confermare questa notizia?


“Il 13 ottobre del 1917, davanti a circa 70 mila persone,  Lucia grida: «Guardate il sole!».   Le spesse nubi si squarciano ed appare il sole che comincia a roteare, a cambiare di colore, a danzare nel cielo e poi ad avvicinarsi progressivamente alla terra, come se stesse per precipitarvi.
Il Vescovo di Leiria, nella sua Lettera Pastorale sul culto della Madonna di Fatima così ha scritto: «Il fenomeno solare del 13 ottobre 1917, riferito e descritto nei giornali dell’epoca, è stato quanto mai meraviglioso e lasciò una indelebile impressione in quanti ebbero la felicità di presenziarvi. Questo fenomeno, che nessun osservatorio astronomico ha registrato, e perciò non naturale, è stato costatato da persone di tutte le categorie e classi sociali, credenti e miscredenti, giornalisti dei principali giornali portoghesi, e ancora da individui distanti parecchi chilometri dal luogo dove avveniva; il che sfata ogni spiegazione di illusione collettiva».
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SATANA SI È INTRODOTTO NEL SENO DELLA FALSA CHIESA


LO DISSE PADRE PIO NEL 1960: «È SATANA CHE SI È INTRODOTTO NEL SENO DELLA CHIESA E, IN POCO TEMPO, VERRÀ A GOVERNARE UNA FALSA CHIESA»

L’autorevole testata cattolica online americana ‘OnePeterFive’ riprende un’intervista concessa nel 2011 da padre Gabriele Amorth al giornalista spagnolo José María Zavala – a noi già noto -, da divulgare solamente dopo la morte del famoso esorcista. Padre Amorth frequentò Padre Pio da Pietrelcina per ventisei anni.

Alcune battute:
Dopo aver ricordato che la Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, con quella formula escogitata ‘in extremis’, fatta da Giovanni Paolo II il 25 marzo 1984 non è valida, anche perché avallata da una falsa lettera di Suor Lucia, l’intervista prosegue:

ZAVALA – “Mi perdoni se insisto sul Terzo Segreto di Fatima: Padre Pio, allora, lo riferiva alla perdita di fede all’interno della Chiesa?”

Padre Gabriele corruga la fronte e protende il mento. Sembra molto colpito.

P. GABRIELE – “Effettivamente. Un giorno Padre Pio mi ha detto molto dolorosamente: ‘Lo sai, Gabriele? È Satana che si è introdotto nel seno della Chiesa e, in poco tempo, verrà a governare una falsa Chiesa’ “.

Z. – “Dio mio! Una specie di Anticristo! Quando lo ha profetizzato questo?”

P.G. – “Dev’esserr stato intorno al 1960, poiché ero già un prete allora”.

Z. – “È stato per questo che Giovanni XXIII aveva un tale panico nel rendere pubblico il Terzo Segreto di Fatima, perché i fedeli non pensassero che fosse un antipapa o qualcosa del genere …?”

Padre Amorth sorride.

Z. – “Padre Pio le ha detto altro su catastrofi future: terremoti, inondazioni, guerre, epidemie, fame …? Ha fatto allusione alle stesse piaghe profetizzate nelle Sacre Scritture? ”

P.G. – “Nessuna cosa del genere gli importava, per quanto terrificanti si dimostrassero, tranne la grande apostasia all’interno della Chiesa. Questa è stata la questione che lo ha veramente tormentato e per cui ha pregato e ha offerto gran parte della sua sofferenza, crocifisso per amore”.

Z. – “Il Terzo Segreto di Fatima ?”

P.G. – “Esattamente.”

Z. – “C’è un modo per evitare qualcosa di così terribile, padre Gabriele?”

P.G. – “C’è la speranza, ma è inutile se non è accompagnata da opere. Cominciamo consacrando la Russia al Cuore Immacolato di Maria, recitiamo il Santo Rosario, preghiamo e facciamo tutti penitenza …”

Come con altri figli spirituali di Padre Pio – il dott. Ingo Dollinger (quello delle indiscrezioni attribuite a Ratzinger sul “cattivo Concilio” e la “cattiva Messa”) e don Luigi Villa – sembra che padre Pio stia ancora intercedendo per noi, operando in favore di coloro che ha incontrato e guidato quando era ancora in questo mondo. Sembra che faccia parte del suo carisma aiutarci in questi tempi difficili. Preghiamo allora Padre Pio di Pietrelcina e chiediamo la sua intercessione!


I CASTIGHI PREANNUNCIATI NON SONO ESTRANEI ALLA NOSTRA GENERAZIONE (Ap 8, 7-13)



Commento del servo di Dio don Dolindo Ruotolo.

Riferimento: Ap 8, 7-13.

(consiglio di leggere prima i i versetti indicati di questo capitolo per capire meglio le spiegazioni di don Dolindo. L’italiano è un po’ datato scrivendo don Dolindo nel 1943-44 ma si capisce tutto integralmente per cui preferisco lasciare il testo così com’è)

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A misura che san Giovanni s’inoltrò nella sua grandiosa contemplazione, vide piaghe e flagelli che avrebbero colpito in modo particolare gli uomini degli ultimi tempi del mondo, ma gli annunci che egli ci dà non sono estranei alle nostre generazioni, come non lo furono alle passate epoche della vita del mondo e della Chiesa.

In ogni tempo l’iniquità umana raggiunge confini che Dio non può assolutamente permettere siano oltrepassati, e in ogni tempo suonarono queste mistiche trombe nei flagelli che colpirono la terra, il mare, e le acque, e nei fenomeni celesti che atterrirono i popoli, diminuendo almeno per po’ la loro tracotanza e la loro stupida perversità nel peccare.

I cataclismi, i terremoti, le tempeste spaventose, le anormalità nei fenomeni celesti sono stati come trombe di avviso e trombe di giudizio per l’umanità e l’hanno scossa nel suo torpore.

Solo queste grandi manifestazioni di giustizia potevano scuoterla, perché il cuore umano è ostinato nel male, apatico nel bene, reagente nelle esortazioni che riceve, legato alle sue fisime sino alla follia, insensibile nel suo egoismo alle sofferenze degli altri causate dai suoi peccati, debole nei suoi propositi, fanciullone nei suoi apprezzamenti, stolto nelle pretese della sua claudicante ragione; e solo quando vede intorno a sé tutto crollare e si sente punto nel suo egoismo, cede innanzi alle esigenze santissime della giustizia di Dio, e mette quel poco che serve a ristabilire l’equilibrio nell’ordine morale, quel tanto poco di cui la misericordia di Dio si contenta per ritirare il suo braccio forte e tendergli la mano perdonante e benedicente.

In realtà è stupefacente come Dio si accontenti di poco per usare misericordia; basta una pubblica manifestazione penitenziale, una riparazione qualunque alle angherie fatte alla Chiesa, un atto energico delle pubbliche autorità, per arginare il male, un voto nazionale, insomma un atto qualunque di resipiscenza, per veder spuntare sui popoli e sugli individui un periodo di pace e di prosperità. È un fatto controllato continuamente nei secoli, e del quale siamo stati testimoni noi stessi.

(…).

Di fronte ai grandi flagelli che ci hanno colpiti ed a quelli che ci colpiranno se non mutiamo radicalmente vita, non possiamo rimanere indifferenti; dobbiamo convertirci sinceramente a Dio, umiliandoci sotto la sua potentissima mano.

All’apertura del settimo sigillo si fece silenzio nel cielo, e al manifestarsi dei castighi divini deve farsi silenzio nell’anima nostra. Non deve tacere la preghiera ma la natura, l’orgoglio, la presunzione, e l’anima, tutta raccolta nel mistico silenzio dell’umiltà, deve riconoscere le proprie colpe e implorare misericordia. Purificata dalla penitenza, resa candida come angelo, deve fermarsi innanzi all’altare, deve profumare le proprie preghiere con l’Offerta eucaristica, e per Gesù ed in Gesù, unita alle preghiere dei santi, deve implorare misericordia.

Non dobbiamo subire le tribolazioni come una fatalità, o peggio con animo tracotante e indifferente, ma come un olocausto offerto al Signore in riparazione delle nostre iniquità. Il tempo delle tribolazioni è un tempo di grazie come lo è il tempo quaresimale; allora è il Signore stesso che c’impone il digiuno, il cilizio, la disciplina e l’espiazione. Se l’anima si ribella, e invece di far penitenza pecca di più, l’espiazione si muta in flagello vendicatore, che può generare in noi la disperazione blasfema dei dannati. Riconosciamoci prima di tutto rei innanzi a Dio, umiliamoci e confessiamo le nostre colpe nel santo tribunale della penitenza.

I capi di Stato hanno il dovere strettissimo di promuovere con ogni mezzo lo spirito di riparazione pubblica e di penitenza, come fece il re di Ninive alla predicazione di Giona. Questo dovere l’hanno più di tutti i Capi della Chiesa e i sacerdoti.

È un delitto, un grande delitto, quando Dio fa suonare dai flagellanti angeli le trombe dei castighi che invitano alla penitenza, il baloccarsi con discorsi e mosse più o meno politiche, con il pretesto di non scoraggiare il popolo, o di non urtare i regnanti e i partiti politici. Se c’è un tempo nel quale bisogna parlare totalitariamente delle proprie responsabilità, e nel quale bisogna esortare soprannaturalmente i popoli, questo è proprio quello dei grandi castighi di Dio.

Un capo di Stato che non si senta all’altezza spirituale di fare questo, deve dimettersi, perché diversamente diventa egli stesso un flagello per la nazione.

Come nei tempi passati di rigorosa quaresima, debbono chiudersi i teatri, i cinema, i ritrovi, e molto più le case di gioco e di peccato. Debbono promulgarsi leggi severe contro il turpiloquio e la bestemmia, e deve promuoversi con tutte le forze la santificazione dei giorni festivi. Far lavorare di festa con la scusa delle esigenze belliche è un grandissimo errore, perché a nulla valgono le armi; conta invece moltissimo la benedizione di Dio.

Al riconoscimento e alla riparazione delle proprie colpe bisogna unire la preghiera pubblica e privata, le processioni penitenziali, le funzioni riparatrici e le adorazioni impetratrici. Ogni casa deve mutarsi in un santuario, ogni anima in una vittima di penitenza, ogni cuore in un olocausto di amore. Se non si fa così, il flagello incalza, la rovina cresce, e al suono di una tromba ne segue un altro più grave, perché il Signore non chiama invano e non vuol chiamare invano.

Dolorosamente, nei flagelli noi vediamo il contrario, vediamo il moltiplicarsi dei peccati, delle impurità, delle ingiustizie, e per questo essi non cessano, si susseguono gli uni agli altri, e lasciano una scia terribile di rovine e di sangue. Non è il Signore che incrudelisce allora contro di noi, sono i popoli che insaniscono come infermi frenetici che irrompono contro il medico che li vuole curare.

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