ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 20 ottobre 2017

Cena Inferi

I vescovi italiani riabilitano Lutero
  



Duomo di Trento, 8 ottobre 2017
liturgia ecumenica


«L’unità nella diversità», questa tesi ecumenica eterodossa così cara a Giovanni Paolo II e abbracciata da Francesco, guida da decenni la nuova Chiesa conciliare, uscita dal Vaticano II, sui cammini tenebrosi che conducono alla definitiva rovina della dottrina cattolica. Le anime sono immerse nelle tenebre dell’«apostasia silenziosa».

Con l’insediamento di Jorge Mario Bergoglio sul trono petrino, la pratica di questo ecumenismo relativista, evolutivo e ambiguo, fatta di incontri e di celebrazioni interconfessionali volti a giungere a questa unità visibile al di sopra dei problemi dottrinali, non è sconfessata, al contrario, Francesco la incoraggia risolutamente.
Tanto più in quest’anno anniversario dei 500 anni della Riforma protestante, occasione benvenuta per moltiplicare il ritrovarsi dei fratelli separati.

Insieme, regolarmente, sotto tutte le latitudini e anche nei palazzi apostolici, luterani e gerarchie conciliari, papa in testa, non finiscono di incensare la figura del monaco apostata, al cospetto dei media compiacenti e dei fedeli cattolici e protestanti chiamati ad onorare congiuntamente Martin Lutero (1483-1546), morto scomunicato, come fosse un santo.

Il Papa argentino invita tranquillamente il suo gregge ad abdicare alla propria fede in nome del principio dell’unità dei cristiani. Perché, nella realtà, la capitolazione avviene soprattutto dalla parte romana e non da quella protestante: in questo ecumenismo pratico è Lutero che risulta il grande vincitore.

La simbolica città di Trento, in questi ultimi giorni è stato teatro di questa vittoria postuma di Lutero.
Per concludere magistralmente questo 500esimo anniversario della Riforma, la Conferenza episcopale italiana e la Chiesa evangelica luterana d’Italia hanno scelto questa città, in cui si tenne nel XVI secolo il famoso Concilio di Trento che condannò solennemente le tesi luterane, per un colloquio di due ore sul tema: «Che cosa può e deve rimanere di Martin Lutero?»




Duomo di Trento, 8 ottobre 2017
abbraccio ecumenico


Lo scopo di questo incontro, completato nella maestosa cattedrale romana con delle celebrazioni interconfessionali e con la reciproca lavanda dei piedi tra il vescovo cattolico e il «vescovo» luterano, secondo il Servizio di Informazione Religiosa (SIR) è stato «gettare uno sguardo avanti e per riflettere su come ora si possa e su debba proseguire il cammino», perché «non è possibile oggi rimanere indifferenti davanti all’appello all’unità dei cristiani



Duomo di Trento, 8 ottobre 2017
lavanda ecumenica


Le riflessioni teologiche sono state affidate a Don Angelo Maffeis, esperto della CEI nel dialogo ecumenico e componente della commissione mista luterano-cattolica, e al «vescovo» luterano Karl-Hinrich Manzke, della Chiesa luterana tedesca, che si occupa dei rapporti con i cattolici tedeschi.

I due hanno concordato su questa affermazione agghiacciante per ogni vero cattolico:
«le istanze più profonde di Lutero continuino a interrogare chiunque desideri seguire il Signore più da vicino e con maggior coerenza; perché Lutero altro non ha cercato se non di prendere in mano il Vangelo e viverlo con la maggiore intensità e autenticità possibile

In parole povere, per Don Maffeis, delegato dei vescovi italiani, Lutero è diventato un esempio di come «vivere il Vangelo». Alla luce di queste dichiarazioni si spiega la scelta stupefacente di Trento: che testimonia pubblicamente il desiderio della Chiesa ufficiale di rigettare il magistero tridentino e, per promuovere questa unità dei cristianiriabilitare il monaco apostata là stesso dove la sua dottrina eretica fu definitivamente anatemizzata.

Questa giustificazione post-mortem di Lutero da parte delle autorità cattoliche infedeli è un’impostura spudorata e un’ingiuria a Nostro Signore Gesù Cristo.
Basta ricordarsi delle dichiarazioni blasfeme di Lutero sulla Santa Messa per coglierne la gravità:
«Io dichiaro che tutti i postriboli, gli omicidi, i furti, gli assassini e gli adultèri sono meno malvagi di quella abominazione che è la Messa papista!» (Werke, t. XV, p. 774).

Ed ecco cosa scriveva a Melantone sul peccato:
«Se tu sei predicatore della grazia, non predichi una grazia fittizia, ma vera. Se essa è vera, tu deve portare un peccato vero e non immaginario. Dio non salva i falsi peccatori. Sii dunque peccatore e pecca audacemente, ma confida e gioisci più audacemente in Cristo, che è il vincitore del peccato, della morte e di questo mondo. Il peccato non ci separerà da lui neanche se mille volte al giorno noi commettessimo la fornicazione e l’omicidio. Le anime pie che fanno il bene per guadagnare il Regno dei Cieli, non solo non vi perverranno mai, ma bisogna annoverarle tra gli empi. E’ più urgente prevenirsi contro le buone opere che contro il peccato. Il cristiano battezzato, anche se lo volesse, non potrebbe perdere la sua salvezza, per quanto grande sia il peccato che commette, a meno che egli non rigetti la fede. Poiché nessun peccato può perderla, se non l’incredulità. Tutti gli altri, se la fede nella promessa divina fatta dal battezzato rimane o rinasce, sono annientati in un attimo».

Ed è l’autore di queste espressioni abominevoli che la Chiesa ufficiale, per bocca dei vescovi italiani, offre ai cattolici come esempio.

Mons. Lefebvre, già il 4 ottobre 1987, constatava che Roma sprofondava nell’apostasia:
«Roma ha perduto la fede. Roma è nell’apostasia. Non è un modo di dire, non sono parole gettate in aria che vi dico. E’ la verità! Roma è nell’apostasia. Non si può più avere fiducia in loro, essi hanno lasciato la Chiesa, essi hanno abbandonato la Chiesa, essi lasciano la Chiesa; è sicuro, sicuro, sicuro». 
[si veda la registrazione su youtube: 

Trent’anni dopo, la Roma conciliare è più neo-protestante che mai!


Duomo di Trento, 8 ottobre 2017
cena ecumenica

di 
Francesca de Villasmundo




Pubblicato sul sito Medias Presse_Info

Le immagini sono nostre


http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2191_De-Villasmundo_Vescovi_riabilitano_Lutero.html


CATTOLICI, GRIDATE DAI TETTI LA VERITA’! - Danilo Quinto - 19 ottobre 2017

Per il Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, Nunzio Galantino, «La Riforma avviata da Martin Lutero 500 anni fa è stata un evento dello Spirito Santo» (l’ha detto oggi: http://www.iltimone.org/36515,News.html).
Se Galantino esalta Lutero c'è una ragione: vogliono colpire la Santa Messa, fondamenta della Chiesa fondata da Gesù Cristo.
Ieri, Bergoglio, nella “catechesi” settimanale, ha affermato che la misericordia di Dio perdona tutto. Speriamo che perdoni anche lui e questa Nuova Chiesa, che esalta Lutero e il Cammino Neocatecumenale e sta portando molte anime all'inferno.
C'è un altro papa, che si è auto-definito emerito: è giunto il tempo che egli parli, che difenda la fede, che scongiuri il disegno di protestantizzare la Chiesa Cattolica, trasformando la Santa Messa in commemorazione, come si intende fare.
Per questa ragione si esalta Martin Lutero, che affermava: “Quando la Messa sarà distrutta, penso che avremo rovesciato con essa tutto il papismo. Il papismo infatti poggia sulla Messa come su una roccia, tutto intero con i suoi monasteri, vescovadi, collegi, altari, ministeri e dottrine, in una parola con tutta la sua pancia. Tutto ciò crollerà necessariamente, quando sarà crollata la loro messa sacrilega e abominevole. … Bisognerebbe arrestare il Papa, i cardinali e tutta la plebaglia che lo idolatra e lo santifica, arrestarli come bestemmiatori, e strappare loro la lingua fin dal fondo della gola e inchiodarli tutti in fila alla forca” (Martin Lutero, “Contra Henricum, Regem Angliae”, 1522, Wittemberg, Werke, t. X, pg. 220)

Jacques Maritain legge Martin Lutero


maritain
Lutero, scrive Jacques Maritain nel suo celebre Tre riformatori, «si appoggiava, per giungere alla virtù, alle sue sole forze, fidandosi dei propri sforzi, delle sue penitenze, delle opere della sua volontà, molto più che della grazia. Praticava così quel pelagianesimo di cui accuserà i cattolici, e da cui in realtà lui stesso non riuscirà ad affrancarsi. Praticamenteegli era, nella vita spirituale un fariseo che conta nelle sue opere, come fa fede il suo raggrinzimento di scrupoloso. Si rimproverava come peccato ogni involontaria impressione della sensibilità, e si studiava di acquistare una santità da cui fosse esclusa la minima traccia della debolezza umana».
Ma ovviamente, non riuscendo a raggiungere la perfezione cui tende con troppo orgoglio, finisce per scorarsi, per abbattersi, e per cedere alla tentazione: «rinuncia a lottare, dichiara che la lotta è impossibile», arriva a concludere che «la concupiscenza è invincibile».
Poiché ha troppo fidato in se stesso, poiché ha creduto di potersi auto-redimere, di poter divenire, con le sue forze, una creatura angelica, disincarnata, ora non può che capitolare, e gettarsi dalla parte opposta, finendo in quello che è, per la Chiesa cattolica, uno dei peccati contro lo Spirito Santo: la sfiducia totale, la disperazione della salvezza.
Lutero si convince così che la virtù, la santità, siano im­possibili all’uomo e che la salvezza stia solo nella fede e nei meriti di Cristo. Dietro questa posizione, di apparente umiltà, c’è la superbia che l’ha provocata: e l’apparente umiltà diventa disprezzo per l’uomo, pessimismo antropologico ra­dicale, assolutizzazione del peccato originale, cancellazione della libertà umana, disprezzo della ragione e anticipazione della predestinazione calvinista!
È questa la fine tipica di coloro che scambiano il cristianesimo per una dottrina di puro auto-perfezionamento morale: come cioè se essa fosse anzitutto una morale e solo dopo la fiducia nella grazia di Colui che può tutto, anche attraverso la nostra debolezza.
Così Lutero, continua Maritain, «erige a dottrina ciò che è anzitutto la catastrofe della sua perfezione personale», e contemporaneamente, proclamando l’inutilità delle opere, la salvezza me­diante la sola fede, rinnega le veglie, i digiuni, gli eccessi di penitenza del passato: niente più rimorsi, niente più tensione verso il bene, ma «cede alle potenze dell’istinto, subisce la legge della carne, secondo una progressione che è possibile rilevare dalla serie dei suoi ritratti. Collera, calunnia, amore della birra e del vino, ossessione della sozzura e dell’oscenità», crescono in lui via via, sempre di più: il tutto scambiato per libertà cristiana, fede, umiltà.
Gli scrupoli ec­cessivi, che hanno sempre assediato la sua anima, vengono esorcizzati tramite la pratica dei peccati, vengono affogati nel­la dissoluzione più violenta (pecca fortiter sed crede firmius). Peccare diventa un modo per mostrare la propria fede, per allenarsi a sconfiggere lo scrupolo stesso, e con esso il diavolo. Scrive: «Cerca subito la compagnia dei tuoi simili, mettiti a bere, giocare, racconta sconcezze, cerca di divertirti. Bisogna… pure talvolta fare un peccato in odio e disprezzo al diavolo, per non lasciargli l’occasione di creare in noi degli scrupoli per dei nonnulla: se si ha troppa paura di peccare, si è perduti… ah! se potessi alfine trovare qualche buon peccato per schernire il diavolo».
Così colui che in passato si è esaurito nelle veglie e nei digiuni, si dà alle gozzoviglie,abbandona l’abito sacerdotale, sposa una ex monaca, Caterina von Bora, da cui avrà sei figli e dispensa, chi lo circonda – lui che dalla legge si era sentito schiacciato, perché non ne aveva compreso lo spirito –, dalla legge stessa: invita sacerdoti e suore ad abbandonare il celibato e autorizza il suo protettore, il principe Filippo d’Assia, a prendersi una seconda moglie, oltre a quella le­gittima e vivente, per togliergli ogni scrupolo di coscienza.
Dal punto di vista religioso, lui che, ossessionato dal peccato, non ha creduto nel perdono, cancella il sacramento della confessione, per eliminare, oltre al perdono, il peccato stesso («Si sforza si sentirsi senza peccato, pur peccando in tutte le sue azioni e di vincere così la coscienza, questa signora della disperazione», scrive Maritain).
Nel fare questo, nel proclamare le nuove verità di fede, la sola fides, la sola scriptura, ilservo arbitrio, il libero esame delle scritture, il Papa come Anticristo, pone se stesso, il proprio egocentrismo metafisico, al di sopra di tutto: «Io non ammetto» scrive nel giugno del 1522 «che la mia dottrina possa essere giudicata da alcuno, neanche dagli angeli. Chi non riceve la mia dottrina non può giungere alla salvezza»5. Dice questo, dopo aver proclamato che ognuno può leggere e interpretare liberamente le Scritture, convinto, però, che l’unico a farlo correttamente è lui.
Gli altri, come ad esempio i teologi di Lovanio, sono «asini grossolani, delle scrofe maledette, dei sacchi di bestemmie, dei porci epicurei, eretici e idolatri, delle pozze marcie, la brodaglia maledetta dell’inferno».
Nella sua generica condanna dell’uomo e della sua natura cadono anche la ragione e la filosofia. La ragione è definita più volte «la prostituta del diavolo» ed è dichiarata contraria, opposta alla fede; le streghe «bisogna ammazzarle tutte»; Copernico è «un astrologo da quattro soldi» e «un insensato»; i contadini che hanno fatto la rivolta del 1525 vanno sterminati: «Verso i contadini testardi, caparbi, e accecati, che non vogliono sentir ragione, nessuno abbia un po’ di compassione, ma percuota, ferisca, sgozzi, uccida come fossero cani arrabbiati…»; quanto agli ebrei, sulla scia degli eretici flagellanti tedeschi del Medioevo, dichiara: «In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto»; inoltre occorre «allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe. Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari»; i cattolici, infine, sono servi del Papa, che è l’Anticristo («maledetto, dannato, vituperato sia il nome dei papisti»), mentre Roma è Sodoma e Gomorra e la bestia dell’Apocalisse.
In tutto ciò anche la carità, cioè le buone opere, vanno nel dimenticatoio: non è un caso che mentre l’Europa cattolica vede il sorgere delle scuole e degli ospedali moderni, i paesi protestanti sono a lungo esclusi da questo fiorire di opere buone. Sia perché svalutare la capacità dell’uomo di compiere del bene non può che frenare il suo desiderio di farlo, sia perché le terre e i luoghi della Chiesa che offrivano riparo ai poveri, sono stati confiscati dai sovrani protestanti e spesso regalati agli amici o ai nobili che hanno aiutato il processo di usurpazione del potere religioso.
Nei suoi Discorsi a tavola, Lutero racconta che un giorno gli era stato mostrato un bambino minorato mentale. Egli propose subito di sopprimerlo: gli appariva un essere inutile, «che non faceva nient’altro che mangiare, e mangiava come quattro contadini o braccianti». Era, a suo modo di vedere, «solo una massa di carne, nella quale non albergava al­cuna anima, se non forse, il diavolo. Ai principi presenti al suo discorso, Lutero disse: “Se io fossi il principe o il signore qui, annegherei di persona il bambino nel fiume”».
Questo disprezzo del bambino malato, e delle opere buo­ne, si collega anche alla tradizionale ostilità di Lutero verso la carne: Lutero nega sia l’Eucaristia, sia la resurrezione dei corpi, a dimostrazione ancora una volta di quanto il suo rapporto con il corpo sia tormentato, prima e dopo la riforma.
da: F. Agnoli, Indagine sul cristianesimo
Vedi anche:
Nelle sue invettive che non risparmiavano nessuno, Lutero se la prendeva anche con i bambini malati, che riteneva indemoniati, e da uccidere. Alcuni storici hanno visto nelle sue parole un precedente dell’eutanasia sui bambini malati, imposta da Hitler con il programma T4: da: Carl-Henning Wijkmark (scrittore e giornalista svedese), La morte moderna,  Iperborea, 2008. Lutero … Leggi tutto Lutero e l’uccisione dei bambini malati

Le invettive di Martin Lutero non risparmiarono nessuno. Tutti cadevano sotto la scure delle sue maledizioni: cattolici, ebrei e… contadini. Nel 1525 i contadini si ribellano ai Signori, ai Duchi, ai Principi…. Lutero, che si è alleato con i potenti, sino a dichiarare che sono “la voce di Dio in terra” (divenendo così, secondo Tommaso … Leggi tutto
http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/10/jacques-maritain-legge-martin-lutero/#more-144403

Non prendiamoci in giro: la situazione è gravissima!

By admin20/10/2017
Monsignor Galantino ha detto che la Riforma è stato un evento dello Spirito (clicca qui), il che vuol dire che è meglio che ci sia stata. Insomma, la Riforma luterana come “valore”.
E’ inutile che ci prendiamo in giro, la sua non è una voce isolata, ma ben “confermata” da chi è più in alto.
Nei vari incontri che papa Francesco ha avuto con comunità protestanti, Egli ha sempre utilizzato toni non da invito alla conversione (anzi, per lui il proselitismo nei confronti di altre confessioni cristiane sarebbe peccato grave, vedi un’intervista che rilasciò ad Avvenire il 17 novembre del 2016), bensì ad apprezzare la bellezza della diversità nell’unità (sic!), a far capire cioè che l’essere cattolici o meno sarebbe solo una diversità perfettamente compatibile con l’unità .
Questo è il punto. E di questo punto dobbiamo prendere atto. Non c’è altra possibilità.
Noi del C3S rimarremo fermi sullo stile, che deve colpire decisamente -senza sconti- gli errori, ma salvaguardando la forma (che è anche “sostanza”) verso l’autorità. Rimarremo fermi nell’evitare qualsiasi antiteologica deriva sedevacantista. Ma non faremo silenzio. Non ci si può chiedere di fare silenzio né tantomeno di non pensare -e di dirlo- che siamo arrivati ad un punto gravissimo.
Un punto gravissimo che è l’esito “coerente”, ma estremo, di un processo di crisi che non è iniziato con questo pontificato, ma che è partito da molto -troppo- tempo. Una situazione che si sperava potesse almeno parzialmente rientrare con il pontificato di Benedetto XVI, cosa che invece non è avvenuta. Anzi, in un certo senso tale pontificato (e lo diciamo con il massimo affetto per Benedetto XVI) ha in un certo qual modo avallato o perlomeno ne ha solo rallentato la marcia.
Un punto gravissimo che c’impone ancor di più di non indietreggiare e di resistere. Ma non solo questo: anche di contrattaccare e combattere. ovviamente con le armi che abbiamo a disposizione.
Queste armi sono: la santificazione personale, dunque la preghiera, la Vita di Grazia, la penitenza (offrire le proprie sofferenze affinché questo triste momento venga superato) e anche la formazione. Quale? Quella della dottrina di sempre della Chiesa. Ecco perché abbiamo deciso di creare gruppi (noi li chiamiamo “cammini”) in cui si torni a studiare il Catechismo di San Pio X. Il tutto con il contorno della bellezza, ovvero facendo capire che se la Verità Cattolica viene presentata nella sua integrità non può che affascinare, altrimenti diventa insipida e anche “folle”.
Perché “folle”? Perché illogica. Monsignor Galantino che parla della Riforma come “evento dello Spirito”. Il Papa che incontrando i protestanti lancia messaggi che possono rimanere come sono, che non è necessario che si convertano… tutto questo è l’llogicità di parlare in nome di un’autorità che nelle parole si nega. Un vescovo o un papa che esaltano un eresiarca che ha detto che i vescovi e i papi non debbano esistere, non è proprio il massimo delle argomentazioni!
Preghiamo per i nostri vescovi, preghiamo per il nostro Papa, preghiamo per la nostra Chiesa, unica, vera Chiesa di Cristo!
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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