ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 22 dicembre 2017

“El Papa” fa’ pulizia o copre lo sporco?

L’Alter Ego di “Francesco” travolto dallo scandalo milionario.

Il cardinale Oscar Mariadiaga avrebbe ricevuto mezzo milione d’euro l’anno da parte di   dell’Università cattolica di Tegucigalpa Honduras, in qualità di gran cancelliere dell’ateneo:    trentaquattro mila euro mensili (più una tredicesima da cinquantaquattro mila euro) che Maradiaga. Ma c’è di più. La Corte dei Conti dell’Honduras   chiede conto anche di investimenti per milioni in società londinesi  e  spariti nel nulla.
Altre accuse  riguarderebbero il braccio destro di Maradiaga in Hoduras, il vescovo ausiliare di Tegucigalpa Juan José Pinedae  suo fedelissimo.  Il vescovo Pinedo ha fatto spese (con denaro, si teme, della diocesi) per  “intimi amici” come un messicano che si fa chiamare “padre Erick” senza essere prete, che ha vissuto sotto lo stesso tetto con il vescovo, e a cui  di recente Pinedo ha comprato un appartamento in centro e un’auto.

Maradiaga, quello della Chiesa povera e di “Transparency International”


!VAMOS A MORALIZAR! Quando Maradiaga Superman  lanciò la lotta alla corruzione in Honduras. “Di fronte alla gravità dei problemi e delle minacce poste dalla corruzione in Honduras, minando le istituzioni, i valori democratici, l’etica, la giustizia e lo sviluppo sostenibile, Consultores Financieros Internacionales, S.A. (COFINSA), sotto la guida morale di Sua Eminenza Oscar Andrés Cardenal Rodríguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa, ha promosso l’organizzazione del Capitolo nazionale dell’Honduras di Transparency International, firmando nel marzo 1996 la Convenzione interamericana contro la corruzione dell’Organizzazione gli Stati americani (OAS)…” (http://www.cofinsa.hn/transparencia.htm)

Il punto è che Mariadiaga non è  solo intimo fedele yes man e zelota di Francesco, ma è quello che El Papa ha scelto coordinare il C9 ossia la junta   di   cortigiani cardinalizi che chiamati a “riformare profondamente la Chiesa”  (sic i media) secondo “le direttive di Bergoglio”. E’  stato Bergoglio a mettere Mariadiaga, come capo della junta, anche nella Congregazione per il Clero, nel Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, nella Pontificia Commissione per l’America Latina e nel Consiglio Speciale per l’America della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.  Insomma  è  più che il  suo braccio destro; è il suo alter ego, quello che fra i peana e i flauti dei media laicisti doveva  trasformare la chiesa “in uscita”, in “ospedale da campo”, in chiesa povera per i poveri.
Gran conoscitore di uomini, Bergoglio. Un sesto senso. Come quando ha scelto ed elevato a “prelato” dello IOR monsignor Ricca, ridotto dai predecessori a fare l’albergatore dell’Hotel Santa Marta per eccessi sodomitici:  nel ’99, nella nunziatura apostolica dell’Uruguay, conviveva more uxorio, scandalosamente col suo amante, un ufficiale svizzero, dando scandalo anche alle suore che accudivano i prelati.  E il bello è che quando la cosa è  finita sui giornali, Bergoglio ha  pure difeso il Ricca,  sostenendo che   prima della sua nomina allo IOR  c’era stata una “Investigatio praevia” e nulla era emerso di quegli scandali – di cui aveva parlato tutta la Chiesa del piccolo Uruguay. Sicché il Papa accreditato  (dai media flautati)come quello che farà pulizia in Vaticano  difende ed eleva al potere uno scandaloso rappresentante della lobby gay.

Intanto anche il Vaticano ha celebrato la festa ebraica di Hanukkah, che sostituisce il Natale di Cristo. Hanukkah celebra la vittoria militare dei Maccabei sui Greci, con relativo sterminio.

Mariadiaga ha però un merito agli occhi del “Francesco: ha attaccato  pubblicamente il cardinal Burke, per esempio. Ciò che ha certamente  solleticato il suo narcisismo.  Maradiaga è stato anche molto attivo in Transparency International:  organizzazioni multinazionale di “lotta alla corruzione”  fondata da Robert McNamara, che fu capo del Pentagono al tempo della guerra in Vietnam, e in seguito, per 13 anni,  sulla massima poltrona della Banca Mondiale. Transparency  è stata per anni ritenuta una creazione del Dipartimento di Stato e della Cia per far fuori,  accusandoli di “corruzione” e  coinvolgendoli in processi tipo Mani Pulite, capi di stato e di governo sudamericani ritenuti troppo indipendenti – oggi diremmo “sovranisti”.
 Sarà interessante vedere come lo scandalo Maradiaga sarà soffocato come quello Ricca perché quelli che piacciono a El Papa sono intoccabili  e se li tiene cari (mentre i Muller e i Sarah vengono sbattuti fuori  brutalmente), oppure ormai la gestione caotica e dittatoriale di Bergoglio sta facendo venire al pettine nodi fatali. Sarebbe interessante sapere per esempio se lo scandalo del cardinal “alter ego”  e ricchissimo, ha qualche rapporto con le recenti espulsioni di laici importanti nel tenere i conti in Vaticano.

C’entra Maradiaga con i due contabili espulsi?


Giulio Mattietti a sin. e Libero Milone.

Il 19  giugno,  Libero Milone, ex-primo Revisore generale dei conti vaticani, viene accompagnato alla porta dalle guardie svizzere. “Fui ricevuto dal sostituto alla segreteria di Stato, monsignor Becciu – ha raccontato Milone al Corriere a settembre –   per parlargli del contratto dei miei dipendenti. E invece mi sentii dire che il rapporto di fiducia col Papa si era incrinato: il Santo Padre chiedeva le mie dimissioni. Ne domandai i motivi, e me ne fornì alcuni che mi parvero incredibili. Risposi che le accuse erano false e costruite per ingannare sia lui che Francesco; e che comunque ne avrei parlato col Papa. Ma la risposta fu che non era possibile. Becciu mi disse invece di andare alla Gendarmeria“.
  Pochi giorni fa,  una seconda espulsione dal Vaticano:  l’allontanamento del vicedirettore generale dello IorGiulio Mattietti. Una manovra dietro alla quale in molti hanno facilmente intravisto lo stile di Papa Francesco  per la brutalità con cui è avvenuta. “La cacciata del numero due dello Ior è stata repentina, velocissima, come ad impedire che potesse portare via dal suo ufficio qualsivoglia documento”.  Il  Giornale ha scritto che a chiedere la testa di Mattietti   sarebbe stato un cardinale, “ uno dei fedelissimi del Pontefice, un membro della commissione cardinalizia di vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione”. E se fosse stato Maradiaga? Perché certo lui, vediamo adesso, di cose da nascondere ai contabili e revisori di conti, ne aveva.  Ma Bergoglio lo caccerà  come Muller o lo difenderà  come Ricca?  Se fosse giusto, lo tratterebbe come il cardinale Pell: l’ha mandato in Australia per difendersi da accuse  improbabili  di aver coperto pedofili. Allora manderà l’amicone  Maradiaga in Honduras a rispondere delle accuse  della giustizia (contabile e no) del suo paese? Perché finora, non è chiaro   se “El Papa”  fa’ pulizia o copre lo sporco.
     6

LE MINACCE DI UN PAPA ALLA CURIA – UN INEDITO STORICO -, LO SCANDALO MARADIAGA E L’INASPRIRSI DEI CONTROLLI IN VATICANO. BUON NATALE.


L’usuale serie di rimbrotti che il Pontefice regnante rivolge alla Curia romana quest’anno è stato scandito da una scelta di tempo – causale, o voluta, non sappiamo – particolarmente infelice. Infatti proprio mentre il sovrano vaticano parlava della “riforma in corso” e diceva: “Parlando della riforma mi viene in mente l’espressione simpatica e significativa di mons. Frédéric-François-Xavier De Mérode: “Fare le ‎riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti” Emiliano Fittipaldi rivelava che uno degli uomini più vicini al Pontefice, il cardinale Oscar Maradiaga, campione della Chiesa povera per i poveri, è immerso in vicende finanziarie molto discutibili per milioni di euro.
Ora Oscar Maradiaga è uno dei principali consiglieri del Papa; suo strenuo difensore; ed è il coordinatore del famoso gruppo di nove cardinali (il C9) che ormai da anni sta lavorando alla riforma della Curia, che finora ha partorito il topolino dell’accorpamento di alcuni pontifici consigli in carrozzoni più grandi, e una riforma dei mezzi di comunicazione che definire chiara – almeno in questa fase – sarebbe eccessivo.
Ma il Pontefice si scagliava ne suo discorso contro altri: “Permettetemi qui di spendere due parole su un altro pericolo, ossia quello dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del “Papa non informato”, della “vecchia guardia”…, invece di recitare il “mea culpa”. Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande maggioranza di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltà, competenza, dedizione e anche tanta santità”.
“Delicatamente” è l’avverbio che papa Bergoglio ha usato senza remore; per definire i licenziamenti senza motivo, le pressioni più o meno chiare esercitate sulle persone PER spingerle ad andare via, se no…per definire le dimissioni estorte con la leva dell’obbedienza e via prevaricando. Delicatamente!
Tutto questo mentre il livello di controllo sulle mail, sui telefoni fissi, e – mi dicono – adesso anche su alcune categorie di cellulari sta raggiungendo livelli invidiabili da parte di una qualsiasi Corea del Nord. Dire che le parole del Pontefice appaiono minacciose (“alle quali si da tutto il tempo per riprendere la giusta via…”) è dire poco; non sarebbero diverse se pronunciate negli anni ’70 da un segretario del Partito Comunista cinese. Sono anche però un segnale evidente che il livello di disagio nella Curia, a parte ovviamente i vertici dei dicasteri, ormai quasi completamente nominati da papa Bergoglio o omologati al suo regime, cresce, e si deve ricorrere a minacce esplicite, certamente mai udite sulla bocca di un Vicario di Cristo, per rispondervi. Buon Natale. 
MARCO TOSATTI

Il Papa maledice i complotti (e lo colpiscono alle spalle)

Francesco striglia la Curia: "L'intrigo è un cancro". Ma il suo braccio destro Maradiaga finisce tra i veleni


Ancora veleni, ancora mezze verità lanciate quasi come un avvertimento, come se le parole del Papa pronunciate ieri mattina alla Curia Romana, a proposito di traditori e complotti, non siano servite a nulla.
«Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d'Egitto con uno spazzolino da denti», ha detto Francesco (citando monsignor De Mérode) a cardinali, vescovi e monsignori radunati nel Palazzo Apostolico per gli auguri di Natale, aggiungendo che «bisogna superare la logica dei complotti o delle piccole cerchie che rappresentano un cancro che porta all'autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che operano nella Curia». Il discorso di Bergoglio, a molti, è suonato come una risposta, dura e risoluta, agli ultimi attacchi contro uno dei suoi più stretti collaboratori, che lo coadiuvano da ormai quasi cinque anni nel lavoro di riforma. A finire nel mirino questa volta, è stato, infatti, il cardinale honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa e coordinatore del C9, il gruppo dei cardinali consiglieri che aiuta il Papa per la riforma della Curia Romana. L'attacco al porporato, dalle colonne del settimanale L'Espresso, a firma di Emiliano Fittipaldi, è arrivato puntuale, ad orologeria, a pochi giorni dal compimento del 75esimo compleanno del cardinale, età canonica che prevede la presentazione al Papa delle dimissioni da tutti gli incarichi di governo. Un tentativo, sembrerebbe, di condizionare la decisione del Pontefice, legato però a Maradiaga, da una vecchia e profonda amicizia. L'accusa principale mossa da Fittipaldi riguarda uno «stipendio» che percepirebbe il presule honduregno: circa 35mila euro al mese versati al cardinale dall'Università cattolica di Tegucigalpa. Tale importo, però, da quanto risulta a Il Giornale non viene accreditato su un conto corrente personale del porporato, che peraltro non ha nessun conto in banca, ma sul conto dell'arcidiocesi e, a seguito di un accordo con l'ateneo, viene utilizzato per il sostentamento mensile di tutto il clero (circa 120 sacerdoti) e per la sopravvivenza di decine di parrocchie, molte delle quali in zone rurali totalmente abbandonate.
Tra le accuse contro il cardinale salesiano, anche la notizia di una visita apostolica, una sorta di ispezione, compiuta nell'arcidiocesi dal vescovo argentino Jorge Pedro Casaretto, che a dire di Fittipaldi, avrebbe indagato a seguito di segnalazioni anche contro il vescovo ausiliare di Tegucigalpa, Juan José Pineda, fedelissimo di Maradiaga. Un altro veleno, perché dalla documentazione depositata in Vaticano, risulta che a richiedere la visita sia stato lo stesso monsignor Pineda, per mettere a tacere la valanga di calunnie rivolte contro di lui da decine di persone. Il nome del visitatore apostolico, peraltro, è sempre rimasto nel mistero: a sapere l'identità dell'«ispettore» papale, fino ad oggi, erano soltanto tre persone: il Papa, il cardinale Maradiaga e il Prefetto della Congregazione per i Vescovi, il cardinale canadese Marc Ouellet. «É un attacco sorprendentemente puntuale, perché tra poco il cardinale Maradiaga dovrà presentare le dimissioni», fanno sapere autorevoli collaboratori del Papa; in effetti, alcuni giorni fa, prima di una delle sessioni del C9, Francesco avrebbe scambiato alcune battute con il porporato honduregno, chiedendogli di andare avanti, senza paura. Il tentativo di screditare l'arcivescovo di Tegucigalpa, peraltro, non è affatto nuovo: negli ambienti più tradizionalisti della Curia qualcuno aveva già provato a infangare il fedelissimo di Bergoglio nella speranza che fosse rimosso dall'incarico di coordinatore del C9, con l'intento di frenare le riforme in atto. Ora gli ultimi veleni, a pochi giorni dalla presentazione delle dimissioni di Maradiaga per raggiunti limiti d'età, con Francesco che dovrà decidere se accettarle o prorogare il porporato nell'incarico. E da quanto trapela da casa Santa Marta, Bergoglio non avrebbe alcuna intenzione di rinunciare all'aiuto di uno dei suoi grandi elettori.


Bacchettate a curia. Ma nel tritacarne c'è il fedelissimo

Papa Francesco e il cardinal Maradiaga
Contro i «traditori» e gli «approffitatori». Contro una Curia «chiusa in sé stessa» e la logica «dei complotti o delle piccole cerchie». Anche quest’anno l’occasione dei tradizionali auguri alla curia romana si è rivelata un occasione utile per il Papa di fare il punto sulla tanto attesa riforma, quella per cui nel conclave del 2013 tanti voti confluirono sul cardinale Jorge Mario Bergoglio, considerato il candidato giusto per fare pulizia nella curia romana.
Ma la tanto attesa riforma non procede proprio a gonfie vele, visto che lo stesso Francesco ieri ha esordito con una citazione ironica, presa da monsignor De Mérode: «Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti». Comunque, l’occasione degli auguri si sta sempre più rivelando come un momento di preoccupazione per i membri della curia, visto che in diverse occasioni Francesco l’ha presa come occasione per un bel richiamo.
Perché, ha detto ieri Francesco, «una Curia chiusa in sé stessa tradirebbe l’obbiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell’autoreferenzialità, condannandosi all’autodistruzione». Poi ha fatto alcuni appelli precisi, in cui molti si sono chiesti a chi si stesse riferendo.
C’è, ha detto, il pericolo «dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del “Papa non informato”, della “vecchia guardia”…, invece di recitare il “mea culpa”». Molti hanno pensato ad alcune personalità rimosse, o non confermate, come ad esempio il cardinale Gerhard Muller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, oppure i casi controversi dell’allontanamento di pezzi grossi dello Ior, come Libero Milone e Giulio Mattietti.
Ma sulla questione degli «approfittatori» si sono maliziosamente accesi i riflettori anche sull’inchiesta condotta dall’Espresso sul cardinale honduregno Oscar Maradiaga, grande elettore di papa Francesco e membro coordinatore del cosiddetto C9, il gruppo di cardinali voluto dal Papa per essere aiutato nel governo della Chiesa. Secondo questa inchiesta ci sarebbero delle accuse, si legge nell’anteprima, «per alcuni investimenti milionari in società londinesi poi scomparse nel nulla (…) sull’utilizzo di enormi somme di denaro girate dal governo honduregno» a fondazioni riconducibili al cardinale, il quale si è sempre distinto per la sua predilezione ad una chiesa povera. Tra l’altro il cardinale Maradiaga sarebbe stato destinatario per anni di circa 35 mila euro al mese dall’università cattolica di Tegucigalpa. 
Francesco nel suo discorso di ieri si è soprattutto rivolto a quelli della curia che fanno resistenza alla riforma, anche se dicono che una volta venuto a conoscenza delle faccende honduregne “si sia messo le mani nello zucchetto”. Comunque ha richiamato coloro che «ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene». Anche in questo caso non è chiaro a chi si riferisse di preciso, ma molti hanno pensato anche al cardinale guineiano Robert Sarah, prefetto al Culto divino e ripreso pubblicamente a proposito della sua interpretazione “restrittiva” di un recente motu proprio del Papa a proposito delle traduzioni nelle lingue volgari del messale romano.
La sostanza è che i dicasteri e gli organismi di curia devono essere, dice Francesco, «antenne emittenti in quanto abilitate a trasmettere fedelmente la volontà del Papa e dei Superiori». Poi il pontefice si è rivolto al compito della curia rivolto ad extra, quindi quello con le nazioni, con le chiese particolari, le chiese orientali, il dialogo ecumenico, specificando che il dialogo deve essere «costruito su tre orientamenti fondamentali, il dovere dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni».
Infine, l’augurio. Ricordando che «una fede che non ci mette in crisi è una fede in crisi; una fede che non ci fa crescere è una fede che deve crescere; una fede che non ci interroga è una fede che deve essere sconvolta».

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.