ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 3 settembre 2018

I segni del Cielo nessuno più li considera

Il Papa in Irlanda: espressione del “sogno” dei moderni dirigenti e funzionari della Chiesa


In Italia i ponti crollano, come crollano le chiese, anche senza terremoti… come è accaduto, improvvisamente e senza avvisaglie giovedì 30 agosto, quando è collassato il tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, nel rione Campitelli, al clivo Argentario, presso il Foro Romano, sopra il Carcere Mamertino, il più antico della capitale, dove venne incarcerato San Pietro e che si trova sotto la Cappella del Crocifisso, una cappella che risale al Cinquecento ed è collocata fra il pavimento della chiesa e la volta del carcere stesso. Per sabato e domenica (1 e 2 settembre) erano previste celebrazione di matrimoni; ma questa volta in questo luogo sacro, per grazia di Dio, nessuno ha trovato la morte, a differenza delle 43 vittime di Genova.
I segni del Cielo nessuno più li considera, né li vede, per primi i “dirigenti” della Chiesa, troppo distratti e intenti ad ascoltare soltanto i rumori e i frastuoni del mondo. Coloro che dovrebbero essere pastori, prendendo esempio dal Buon Pastore Gesù, si sono “evoluti” nell’era postmoderna, corrotta e schizofrenica in dirigenti di un ente parapubblico, che di religione e di soprannaturale non si occupa più, ma che si arrabattano, a cominciare dal successore di San Pietro, fra un discorso sociologico, uno ecumenico, l’altro promigranti e altri ancora sentimentali e inconcludenti, nel portare avanti una Chiesa rivoluzionata a partire dal Concilio Vaticano II e che ora presenta, senza più veli e ipocrisie, il suo volto trasgressivo, alternativo, apostata e talvolta malefico.

Questo volto non piace a molti, non più soltanto a coloro che rimangono fedeli alla Tradizione della Chiesa, e neppure ai cosiddetti conservatori, ma anche a coloro che sono cresciuti nel modernismo. E sono in molti, ormai, fra studiosi, intellettuali e giornalisti a sottolineare il distacco che si è creato fra gli uomini di Chiesa credenti e non credenti.
Lo stridore di questa Chiesa capovolta e così coltivata da Papa Francesco, non è più un segreto per nessuno. Già cinque anni fa Eugenio Scalfari scriveva:
«Dall’editto di Costantino sono passati 1700 anni, ci sono stati scismi, eresie, crociate, inquisizioni, potere temporale. Novità e innovazioni continue su tutti i piani, teologia, liturgia, filosofia, metafisica. Ma un Papa che abolisse il peccato ancora non si era visto. Un Papa che facesse della predicazione evangelica il solo punto fermo della sua rivoluzione ancora non era comparso nella storia del cristianesimo. Questa è la rivoluzione di Francesco e questa va esaminata a fondo, specie dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, dove l’abolizione del peccato è la parte più sconvolgente di tutto quel recentissimo documento. […] Papa Francesco indulge talvolta a ricordare ai fedeli la dottrina tradizionale anche se il suo dialogo con i non credenti è costante e rappresenta una delle novità di questo pontificato che ha trovato i suoi antecedenti in papa Giovanni e nel Vaticano II. Francesco non mette in discussione i dogmi e ne parla il meno possibile. Qualche volta li contraddice addirittura. […] Una volta mi disse, di sua iniziativa e senza che io l’avessi sollecitato con una domanda: “Dio non è cattolico”. E spiegò: “Dio è lo Spirito del mondo. Ci sono molte letture di Dio, quante sono le anime di chi lo pensa per accettarlo a suo modo o a suo modo per rifiutarne l’esistenza. Ma Dio è al di sopra di queste letture e per questo dico che non è cattolico ma universale. Alla mia domanda successiva a quelle sue affermazioni sconvolgenti, papa Francesco precisò: “Noi cristiani concepiamo Dio come Cristo ce l’ha rivelato nella sua predicazione. Ma Dio è di tutti e ciascuno lo legge a suo modo. Per questo dico che non è cattolico perché è universale”. Infine ci fu in quell’incontro un’altra domanda: che cosa sarebbe accaduto quando la nostra specie fosse estinta e non ci sarà più sulla Terra una mente capace di pensare Dio? La risposta fu questa: “La divinità sarà in tutte le anime e tutto sarà in tutti”. A me sembrò un arduo passaggio dalla trascendenza all’immanenza» (“La Repubblica” ).
L’ultimo viaggio del Papa a Dublino è prova tangibile della sostituzione avvenuta: la visione orizzontale ha defenestrato quella verticale, nei pensieri, nelle parole, nelle azioni. La sintesi della sua visita, che egli stesso ha formulato nell’Udienza generale di mercoledì 29 agosto, è disarmante per un qualsiasi fedele di Santa Romana Chiesa, fin dalla sua premessa, dove viene evocato un teorico «sogno di Dio» in terra, che risulta essere, in realtà, il sogno dei moderni dirigenti e funzionari che lavorano umanamente per un’ideologia immanente, di matrice kantiana ed hegeliana, senza più vivere per la missione apostolica ricevuta da Gesù: portare Cristo Salvatore – Via, Verità, Vita – alle anime delle genti.
Ascoltare le parole di Francesco non è soltanto chiosare errori evidenti di dottrina e di catechesi, ma è anche perdere tempo prezioso. Perché il tempo è quella realtà che ci permette di apprendere, su questa terra, quegli insegnamenti atti a realizzare la nostra persona già in questo mondo e per approdare poi alla salvezza eterna. Invece, questo establishment ecclesiastico, non facendosi più portavoce delle fonti della Fede, sottrae contemporaneamente ore, giorni, anni al Vero, al Buono, al Bello.
Che cosa hanno portato a casa del messaggio del Pontefice le persone?
Il Papa è andato in Irlanda per l’Incontro Mondiale delle Famiglie per inneggiare alla famiglia e non ha detto una sillaba a riguardo dei risultati favorevoli all’aborto ottenuti al referendum in questo Paese, un tempo cattolicissimo, il 25 maggio di quest’anno; non si è pronunciato sugli attacchi alla famiglia perpetrata dai potentati politici ed economici d’Europa; non ha detto nulla sul valore autentico, indiscutibile, virtuoso della famiglia cattolica, quella che rispetta il diritto naturale e rispetta il diritto divino, dove padre e madre occupano ciascuno il proprio ruolo assegnato da Dio fin dai nostri progenitori; non ha affermato niente sul modello che la famiglia credente in Cristo deve avere sempre innanzi: la Sacra Famiglia…
Ecco, allora, che lo scandalo della sodomia praticata, tollerata, coperta nella Chiesa da anni, e del quale ha dato testimonianza pubblicamente in questi giorni Monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, viene a collocarsi come uno dei tasselli di una macchina ecclesiastica entrata nei gorghi melmosi della bassezza umana perché ha smarrito il centro di tutto: la Verità della Rivelazione. Per quanto tempo ancora la Chiesa agirà in difesa dell’ipocrita buonismo e non in nome di Dio? Qualche anno fa un sacerdote che lavorava in un dicastero della Santa Sede, sotto il Pontificato di Benedetto XVI, ebbe a dire: «Entrano in seminario giovani cattolici ed escono pastoresse protestanti».
Lui stesso, nell’Udienza generale, ha presentato il suo messaggio globalista:
«Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nello scorso fine settimana ho compiuto un viaggio in Irlanda per prendere parte all’Incontro Mondiale delle Famiglie: sono sicuro che voi l’avete visto tramite la televisione. La mia presenza voleva soprattutto confermare le famiglie cristiane nella loro vocazione e missione. Le migliaia di famiglie – sposi, nonni, figli – convenuti a Dublino, con tutta la varietà delle loro lingue, culture ed esperienze, sono state segno eloquente della bellezza del sogno di Dio per l’intera famiglia umana. E noi lo sappiamo: il sogno di Dio è l’unità, l’armonia e la pace, nelle famiglie e nel mondo, frutto della fedeltà, del perdono e della riconciliazione che Lui ci ha donato in Cristo. Egli chiama le famiglie a partecipare a questo sogno e a fare del mondo una casa dove nessuno sia solo, nessuno sia non voluto, nessuno sia escluso. Pensate bene a questo: quello che Dio vuole è che nessuno sia solo, nessuno sia non voluto, nessuno sia escluso. […]».
Il Papa è poi passato al dolore e all’«amarezza per le sofferenze causate in quel Paese da varie forme di abusi, anche da parte di membri della Chiesa, e del fatto che le autorità ecclesiastiche in passato non sempre abbiano saputo affrontare in maniera adeguata questi crimini». Prevenire è meglio che curare, invece la Chiesa in tutti questi decenni di abusi sessuali non ha agito né evitando, né guarendo. Prevenire significa lavorare per bene, intellettualmente, spiritualmente, moralmente, perché certi peccati, che gridano al cospetto di Dio, come l’omosessualità, la pedofilia, l’efebofilia vengano estromessi dalla Chiesa come la peste. Ma la Chiesa non è più vaccinata da un pezzo, da quando, cinquant’anni fa, con il Concilio, ha volontariamente rifiutato le immunizzazioni per vendersi al mondo, perdendo così gli anticorpi. E invece di fornire anticorpi del ceppo Fede cattolica agli irlandesi, dopo aver ascoltato alcune vittime di abusi sessuali perpetrati dal clero, il Papa ha detto: «a più riprese ho chiesto perdono al Signore per questi peccati, per lo scandalo e il senso di tradimento procurati». Il credente è tenuto a pregare non per i peccati, per lo scandalo, per il tradimento, bensì per i peccatori perché a loro volta chiedano perdono a Dio. Nessuno, neppure il Vicario di Cristo e neanche Cristo stesso, possono sostituirsi al responsabile della colpa, il solo che, nella sua piena libertà concessa dal Creatore ad ogni uomo, può chiedere il perdono all’Onnipotente.
Il Papa ha definito l’Incontro Mondiale delle Famiglie un’«esperienza profetica», banalizzando in due parole e con un linguaggio da slogan il cancro del divorzio esteso a livello legislativo in tutto l’Occidente e divenuto costume ordinario di società sempre più miscredenti e, dunque, sempre più eticamente corrotte: «Dimentichiamo perché oggi è di moda sulle riviste, sui giornali, parlare così: “Questo si è divorziato da questa… Quella da quello… E la separazione…”. Ma per favore: questa è una cosa brutta. È vero: io rispetto ognuno, dobbiamo rispettare la gente, ma l’ideale non è il divorzio, l’ideale non è la separazione, l’ideale non è la distruzione della famiglia. L’ideale è la famiglia unita. Così avanti: questo è l’ideale!».
Senza logica e senza una scontata risposta le domande formulate sulla penuria di vocazioni religiose:
«E poi, nel mio incontro con i Vescovi, li ho incoraggiati nel loro sforzo per rimediare ai fallimenti del passato con onestà e coraggio, confidando nelle promesse del Signore e contando sulla profonda fede del popolo irlandese, per inaugurare una stagione di rinnovamento della Chiesa in Irlanda. In Irlanda c’è la fede, c’è gente di fede: una fede con grandi radici. Ma sapete una cosa? Ci sono poche vocazioni al sacerdozio. Come mai questa fede non riesce? Per questi problemi, gli scandali, tante cose… Dobbiamo pregare perché il Signore invii santi sacerdoti in Irlanda, invii nuove vocazioni». (Udienza generale 28 agosto 2018).
I santi presbiteri (che possono divenire parroci, vescovi, cardinali, pontefici), in grado di santificare famiglie e società, come avveniva nell’Europa quando era cristiana, si formano in seminari (istituzione nata il 15 luglio 1563 durante la XXIII sessione del Concilio di Trento, con l’approvazione del decreto Cum adolescentium aetas) sani e forti, dottrinalmente e moralmente. La Chiesa ha bisogno, e con urgenza, di riforme non babiloniche, ovvero d’ispirazione luterana, islamica, ecumenica, interreligiosa, atea, relativista, globalista, progressista, modernista, apostata… ma della Vera Vite (Gv 15,1-8), custodita dalla Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Solo allora sarà nuovamente libera, nella Verità che rende liberi (Gv 8,32), di formare sacerdoti (parroci, vescovi, cardinali, pontefici) liberi e santi.
di Cristina Siccardi

Un crollo che dice molto di più di quel che si pensa!


                             Il crollo del tetto della chiesa di S. Giuseppe dei falegnami 
                             a Roma non è stata fatalità.

Stando al racconto biblico, Dio inviò come segno di disapprovazione verso il faraone e nel tentativo di piegarlo alla sua volontà, mediante eventi che potevano sembrare naturali, la grandine, le cavallette, le rane e  la relativa pestilenza etc. 

Ora qui è accaduto che le tarme si sono mangiate il  legno del tetto della chiesa di S.Giuseppe dei Falegnami a Roma, con il conseguente crollo del tetto, per cui le tarme, di cui evento è totalmente da considerarsi un evento naturale, anche se nessuno può sapere se tali insetti siano stati indotti ad agire in modo pensante su quelle travi, come fu in Egitto sulle risorse agrarie e poi sugli animali ed infine sull'uomo stesso.

Certamente Dio ha fatto in modo che le cose coincidessero, cioè la naturale erosione del tetto da parte di insetti, e l'evento che certamente Dio conosceva già prima che si compisse, come tutto il resto, ma ha fatto in modo che nessuno fosse presente in quel posto in quel determinato momento, perchè la cosa importante non sono le mura o le opere d'arte di un edificio, ma l'essere umano che può divenire edificio, quindi ha preservato la vita di quegli sposi, per ragioni sue personali. La coppia di sposi che dovevano contrarre matrimonio ha definito l'evento miracoloso, ma lo è stato realmente in tutti in sensi, anche per il fatto che il tetto è crollato per dare un segno alla chiesa che Dio non è contento dell'operare di Essa, ha preso questa chiesa di S.Giuseppe perché simbolo di quello che racchiudeva sotto di essa.   Infatti la chiesa in questione, aldilà delle opere d'arte al suo interno, è costruita sopra il Carcere Mamertino, dove pare furono rinchiusi Pietro e Paolo, questo fatto è molto importante se letto nell'ottica giusta e se compreso, in pratica esso ci dice che Pietro e Paolo sono scontenti dell'operato dei loro successori e che presto anche la Chiesa tutta potrebbe collassare sotto il peso dei suoi peccati e fare una fine anche peggiore. Questi sono solo piccoli segnali, di un disfacimento dei valori Cristiani che la chiesa sta andando in contro, sicuramente nella chiesa nessuno bada più a segnali che Dio manda, perché non si crede più in nulla, i segnali non vengono più letti sotto una certa ottica, ma nemmeno si fa più caso e vengono presi semplicemente come eventi di natura “naturale” un semplice attacco delle tarme alle infrastrutture di legno e nulla di più, si bada che le opere murarie non danneggino le opere d'arte e niente altro dimostrazione che all'uomo di oggi, non interessa più il Sacro, ma semplicemente salvare le ricchezze che sono racchiuse in esse.

A Napoli città superstiziosa per eccellenza, questo fatto avrebbe sicuramente fatto pensare a qualche pensiero funesto, come quando non avviene la liquefazione del Sangue di S. Gennaro, la gente arriva tirasi i capelli e pensano che questo porti sfortuna alla città, cosa che fa ridere anche i sassi, ma certamente c'è un riscontro per il fatto che l'anno potrebbe non essere molto positivo.
In questo caso invece si è andati molto più in alto di S. Gennaro, si è arrivati a toccare i santi Pietro e Paolo, per indicare direttamente il Papa, come dire anche il papato crollerà, cioè è prossimo il suo collasso, è prossima la sua caduta, non manca molto, questo è il senso di questo segnale. 
Ricordiamo che Dio spesso usa animali come gli insetti, gli uccelli, etc, perché facilmente direzionabili per attuare le sue volontà, come fu in Egitto con le piaghe, come avviene in molti altri luoghi; però l'uomo legge tutto questo come eventi casuali totalmente normali, invece spesso sono segni di disapprovazione, del comportamento umano, oggi invece guai a pensare a cose del genere si è tacciati per superstiziosi se non malati mentali.  Quando si va a leggere le piaghe in Egitto non si è più superstiziosi, quando si va a leggere l'apertura del mar Rosso, si crede, oggi però sempre più con le pinze, perché oggettivamente la scienza cerca sempre di darne spiegazione logica e naturale, quando poi si è trovato il punto esatto dove sarebbe pure avvenuto il fatto, quindi dando ancora più credibilità alla questione. Quindi abbiamo da un lato, la storia che oggi archeologicamente confermata e dall'altro la natura umana che tende a non credere, a negare l'evidenza delle cose, a screditare la divinità di Dio e a spiegare tutto con la ragione, a scartare che Dio possa agire su di noi in modi diversi, al solo fine di farci capire gli errori e a comunicarci che c'è di più di un semplice crollo. 

Andiamo nello specifico, nella chiesa di oggi abbiamo due pontefici come si sa bene, un Pietro e un Paolo; Pietro è BXVI ancora vero pontefice anche se Lui si definisce in pensione, ma sappiamo molto bene che non può esistere un pontefice dimissionario per Dio, mentre la chiesa ha disposto volontà diverse, ma Dio la pensa in modo diverso; lo fa capire molto bene quando Gesù disse a Pietro “nella tua vecchiaia ci sarà qualcuno che ti porterà dove non vuoi” questo significa che il pontefice deve rimane al suo posto anche se condotto in lidi dove egli non vuole, ma gli esegeti di essa hanno voluto leggere quello che gli ha fatto comodo, non la semplice parola, ma una serie di elucubrazioni immaginarie, perché questo pensare e comandare di Cristo, alla chiesa non faceva comodo, fin da quel tempo lontano, avevano pensato e voluto spodestare, se era il caso il pontefice reggente, quindi l'interpretazione di quella frase doveva essere disposta diversamente e così hanno fatto.

E il secondo “pontefice” che sarebbe l'attuale vescovo di Roma, per altro ricordo che Lui stesso ama farsi chiamare tale, perché sa benissimo di non essere un vero pontefice, non perché è umile come qualcuno crede o che Lui stesso vuol far credere. E come nella profezia del Ragno Nero, monaco cistercense, è descritto due pontefici che camminano l'uno a fianco dell'altro, il lupo e l'agnello, uno che porta sulla schiena il simbolo del sole raggiante cioè il simbolo dei Gesuiti ed è Francesco. Quindi il crollo del tetto, ha un senso ben preciso, nella questione della chiesa attuale, non sono crollate le mura, non è venuto giù l'altare ma solo il tetto, cioè il corpo centrale della chiesa, ha un senso molto preciso, il tetto nella struttura spirituale della chiesa, è la protezione dalle intemperie spirituali, cioè la chiesa oggi è molto più suscettibile agli attacchi demoniaci, i preti a causa delle loro scellerate scelte e delle volontà di questo papato, non avranno più su di loro la protezione che ebbero, cioè Dio ha tolto alla chiesa, la sua protezione non si riconosce più in Essa, questo significa ed indica che questa chiesa cioè la Chiesa tutta andrà presto in rovina. Ora qualcuno non dica ma non è crollato il tetto sull'altare cioè indicando i pontefici, niente affatto, la lettura non è questa, la lettura è che il tetto sopra l'altare, riguarda unicamente Dio stesso, per cui è ovvio che non sia crollato e che nulla abbia toccato l'altare, il crocefisso come si legge non è stato neppure sfiorato, ma solo il corpo centrale della chiesa spostato verso l'altare, indicante proprio la testa della chiesa stessa, cioè il papato e l'ordine dei vescovi di oggi, in pratica il Vaticano, cioè il suo cuore, mentre la parte frontale del tetto verso l'ingresso della chiesa non è crollato, facendo capire che le fondamenta sono ancora stabili per ora. Quindi in sostanza abbiamo una Chiesa attualmente che non corrisponde più all'idea iniziale di Cristo ed è ribelle ad Esso, dispone e fa cose che non sono in linea con il pensiero di Dio, mentre le sue fondamenta rimangono per ora stabili. Diverso fu il crollo della chiesa di S. Francesco ad Assisi, non era una chiesa che poggiava sugli apostoli, ma sul santo patrono d'Italia, per altro, anche li vi era un senso, ma lasciamo stare ormai non ha importanza.

Cristo per altro ci fa capire come l'uomo nel futuro avrebbe sottovalutato i segnali che Dio manda nel mondo, dicendo che l'uomo sarebbe stato capace di interpretare i segnali del tempo meteorologico a prevederli, ma non sarebbe stato capace di vedere l'andamento del suo destino, questo è molto chiaro come intendimento, l'uomo avrebbe perso la capacità di vedere nei segni del mondo, dove e come il mondo andrà a finire, in fatti è proprio così. Anche se oggi s'invetano algoritmi per spiegare anche le catastrofi e cercare di anticiparne gli eventi, tutto secondo idee matematiche, come per esempio prevedere le pandemie, cosa per altro non vera, dovremo invece dire che tali espedienti servono solo per mascherare le vere intenzioni quelle di creare le pandemie del futuro e attuarle nel tempo. Come vediamo siamo bravi mediante algoritmi matematici ad interpretare l'evolversi del tempo meteorologico, ma non siamo in grado di vedere mediante il nostro stesso agire, dove noi stessi portiamo il mondo e non siamo in grado di vedere dove il mondo è destinato andare, dimostrando che noi siamo sempre in balia di eventi non comprensibili e non facilmente catalogabili, ma se qualcuno c'è, che è in grado di far ciò, costui o non è creduto o non è ascoltato, ma sopratutto preso per un pazzo e se è il caso anche messo a tacere, perché da fastidio, non tanto al mondo intero, quanto allo stesso papato e a quanti trovano inopportuno questo pensare. 

Sicuramente qualcuno dirà che son crollate molte altre chiese, per terremoti ed eventi vari, ma bisogna vedere se le chiese crollate avevano qualche affinità con gli apostoli o qualche santo  o con Dio stesso, in particolare molto legato alla storicità della chiesa, oppure perché la chiesa era usata non per il rito sacro, ogni evento ha un suo senso.

Per altro c'è da dire che non è un bel segnale neppure per Roma, per la posizione che tale chiesa occupa nel territorio, come si vede nella capitale, è praticamente a ridosso dei Fori, abbiamo a poca distanza l'altare della Patria, i musei Capitolini, per altro ricordo che questi sono stati di  proprietà dei pontefici, quindi tutto ricollega alla stessa dimensione spirituale e anche geo-politica, non voglio dire altro, dato che la gente è molto superstiziosa .
  

Ovviamente l'uomo maligno, spesso di scienza, che vuole discreditare tali pensieri, dirà che anche il crollo del ponte a Genova potrebbe essere volontà di Dio, prima di tutto esorto la gente a non fare questo pensiero, perchè è un peccato contro lo Spirito Santo come ho sempre detto, poi ognuno faccia quello che gli pare. Dio non è mai colpevole di Nulla, ci manda segnali, in forme diverse, ma nessuno può e deve condannare l'opera di Dio, perchè nessuno può sapere che cosa Egli fa, quando e perchè lo fa, ma sopratutto se quanto avviene è volontà di Dio stesso. Il fatto del ponte nessuno può dire di chi sia la colpa, sicuramente è colpa dell'uomo, delle sue volontà e delle sue intenzioni, non è certamente colpa di Dio escludiamolo subito senza neppure pensarci, perchè Dio non vuole mai la morte di nessuno dei suoi figli, anche perchè verrebbe meno il pensiero di Gesù, sul fatto che Dio Padre è il Dio della vita e non della morte, anche se Egli stesso potrebbe ed ha potere di togliere la vita a chiunque, se lo volasse. Quello che Dio può fare delle sue creature angeliche, demoniache o umane è solo volontà sua per motivi a noi sconosciuti, che non dobbiamo investigare. 

Cosa significa togliere la vita, significa spegnere e fermare il battito del cuore, cioè sottrarre la vita in un essere vivente e dato che la Vita è Dio, significa togliere Dio.  Possiamo dire che tutti gli esseri umani hanno Dio in loro, si questo è vero, ma non tutti sono volontariamente figli di Dio, cioè di Cristo, pur essendo vivi e pur avendo in se stessi la vita. Non si può essere figli di Dio Padre se non si è anche figli di Cristo, escludendo l'uno escludi l'altro o tutti e due o niente. 

Ma per morte non s'intende tanto quella fisica, quanto quella dello spirito(anima), per quello che in Apocalisse si specifica le due morti, una è del corpo e una è dell'anima e la morte vera è quella dell'anima, mente quella del corpo è quasi una non morte, infatti Gesù risorge i corpi "non morti" come diceva Lui che dormivano e non erano realmente morti. La morte dell'anima è la condanna eterna che l'uomo deve evitare se vuole vivere in eterno, quindi divenire eterno.

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