ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 28 settembre 2018

La battaglia contro l’antico drago

Viganò: “Papa Francesco, perché non rispondi? Chi tace acconsente”

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A un mese dalla pubblicazione del suo memoriale, monsignor Carlo Maria Viganò torna a parlare. Lo fa attraverso un testo, che pubblichiamo qui, fattoci pervenire dalla località segreta nella quale vive.
Nel nuovo documento l’ex nunzio negli Stati Uniti ribadisce di essersi deciso a parlare dopo lunga meditazione e unicamente per il bene della Chiesa, convinto che non ci fosse altra via per infrangere il silenzio dei pastori su peccati e crimini che hanno rovinato migliaia di vite e di vocazioni.
Certo, dice monsignor Viganò, sono consapevole di aver infranto il segreto pontificio, ma tale segreto è stato stabilito per difendere la Chiesa. Nel momento in cui, al contrario, il rispetto del segreto si traduce in un danno per la Chiesa, occorre uscire allo scoperto e rivelare la verità. 

Ma il punto centrale del documento è la dove Viganò imputa a Francesco di non aver risposto alle sue contestazioni. Il papa, osserva l’arcivescovo, ha dato ai giornalisti il compito di fare chiarezza, ma come possono farlo se egli non risponde?  La mancata risposta non è forse in contraddizione con la richiesta, più volte avanzata dal papa, di essere trasparenti nella vita della Chiesa e di costruire ponti e non muri?
Nel testo c’è poi un appello che Viganò rivolge all’amico Marc Ouellet, il cardinale canadese che dal 2010 è prefetto della Congregazione per i vescovi: “Eminenza, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che lo hanno coperto. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!”.
Ma ecco qui di seguito il testo completo di monsignor Carlo Maria Viganò.
AMV
***
Scio Cui credidi
So in Chi ho creduto
(2 Tim. 1, 12)
All’inizio di questo mio scritto desidero innanzitutto ringraziare e rendere gloria a Dio Padre per ogni situazione e prova che ha disposto e che vorrà disporre per me durante la mia vita. Come ogni battezzato, come sacerdote e vescovo della santa Chiesa, sposa di Cristo, sono chiamato a rendere testimonianza alla verità. Per il dono dello Spirito che mi sostiene con gioia nella strada che sono chiamato a percorrere, intendo farlo fino alla fine dei miei giorni. Il nostro unico Signore ha rivolto anche a me l’invito: “Seguimi!”, ed intendo seguirlo con l’aiuto della sua grazia fino alla fine dei miei giorni.
“Finché avrò vita, canterò al Signore,
finché esisto, voglio inneggiare a Dio.
A Lui sia gradito il mio canto;
In Lui sarà la mia gioia”.
(Sal. 103, 33-34)
È trascorso ormai un mese da quando ho reso la mia testimonianza, unicamente per il bene della Chiesa, di quanto avvenuto nell’udienza con papa Francesco il 23 giugno 2013 e al riguardo di certe questioni che mi è stato dato di conoscere negli incarichi che mi furono affidati in Segreteria di Stato e a Washington, con relazione a coloro che si sono resi responsabili di aver coperto i crimini commessi dal già arcivescovo di quella capitale.
La decisione di rivelare quei fatti è stata per me la più sofferta e grave che abbia mai preso in tutta la mia vita. La presi dopo lunga riflessione e preghiera, durante mesi di profonda sofferenza e angoscia, in un crescendo di continue notizie di terribili eventi, con migliaia di vittime innocenti distrutte, di vocazioni e di giovani vite sacerdotali e religiose sconvolte. Il silenzio dei pastori che avrebbero potuto porvi rimedio, e prevenire nuove vittime, diventava sempre più insostenibile, un crimine devastante per la Chiesa. Ben consapevole delle enormi conseguenze che la mia testimonianza avrebbe potuto avere, perché quello che stavo per rivelare coinvolgeva lo stesso successore di Pietro, ciò nonostante scelsi di parlare per proteggere la Chiesa e dichiaro con chiara coscienza davanti a Dio che la mia testimonianza è vera. Cristo è morto per la Chiesa, e Pietro, Servus servorum Dei, è il primo chiamato a servire la sposa di Cristo.
Certo, alcuni dei fatti che stavo per rivelare erano coperti dal secreto pontificio che avevo promesso di osservare e che ho fedelmente osservato fin dall’inizio del mio servizio alla Santa Sede. Ma la finalità del secreto, anche di quello pontificio, è di proteggere la Chiesa dai suoi nemici, non di coprire e diventare complici di crimini commessi da alcuni suoi membri. Io ero stato testimone, non per mia scelta, di fatti sconvolgenti, e come sta scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica (par. 2491), il sigillo del segreto non è vincolante quando la custodia del segreto dovesse causare danni molto gravi ed evitabili soltanto mediante la divulgazione della verità. Solo il sigillo del segreto sacramentale avrebbe potuto giustificare il mio silenzio.
Né il papa, né alcuno dei cardinali a Roma hanno negato i fatti che io ho affermato nella mia testimonianza. Il detto “Qui tacet consentit” si applica sicuramente in questo caso, perché se volessero negare la mia testimonianza, non hanno che farlo, e fornire i documenti in supporto della loro negazione. Come è possibile non concludere che la ragione per cui non forniscono i documenti è perché essi sanno che i documenti confermerebbero la mia testimonianza?
Il centro della mia testimonianza è che almeno dal 23 giugno 2013 il papa ha saputo da me quanto perverso e diabolico fosse McCarrick nei suoi intenti e nel suo agire, e invece di prendere nei suoi confronti quei provvedimenti che ogni buon pastore avrebbe preso, il papa fece di McCarrick uno dei suoi principali agenti di governo della Chiesa, per gli Stati Uniti, la Curia e perfino per la Cina, come con grande sconcerto e preoccupazione per quella Chiesa martire stiamo vedendo in questi giorni.
Ora, la risposta del papa alla mia testimonianza è stata: “Io non dirò una parola!” Salvo poi, contraddicendo se stesso, paragonare il suo silenzio a quello di Gesù a Nazareth davanti a Pilato e paragonare me al grande accusatore, Satana, che semina scandalo e divisione nella Chiesa, ma senza mai pronunciare il mio nome. Se avesse detto: “Viganò ha mentito” avrebbe contestato la mia credibilità e cercato di accreditare la sua. Così facendo però avrebbe accresciuto la richiesta da parte del popolo di Dio e del mondo dei documenti necessari per determinare chi dei due avesse detto la verità. Egli ha invece posto in essere una sottile calunnia contro di me, calunnia da lui stesso tanto spesso condannata persino con la gravità di un assassinio. Per di più, lo ha fatto ripetutamente, nel contesto della celebrazione del sacramento più sacro, l’Eucaristia, in cui non si corre il rischio di essere contestati come davanti ai giornalisti. Quando ha parlato ai giornalisti, ha chiesto loro di esercitare la loro professione con maturità e di tirare le loro conclusioni. Ma come possono i giornalisti scoprire e conoscere la verità se quelli che sono direttamente implicati si rifiutano di rispondere ad ogni domanda o di rilasciare qualsiasi documento? La non volontà del papa di rispondere alle mie accuse e la sua sordità agli appelli dei fedeli ad essere responsabile non è assolutamente compatibile con la sua richiesta di trasparenza e di essere costruttori di ponti e non di muri.
Ma c’è di più: l’aver coperto McCarrick non sembra essere stato certamente un errore isolato da parte del papa. Molti altri casi sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto papa Francesco lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy O’Connor.
Nel frattempo, una delegazione della USCCB (la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ndr), guidata dal suo presidente, il cardinale DiNardo, è andata a Roma per chiedere un’indagine del Vaticano su McCarrick. Il cardinale DiNardo e gli altri prelati devono dire alla Chiesa in America e nel mondo: il papa si è rifiutato di svolgere un’indagine in Vaticano sui crimini di McCarrick e dei responsabili di averli coperti? I fedeli hanno diritto di saperlo.
Vorrei fare un appello speciale al cardinale Marc Ouellet, perché con lui come nunzio ho sempre lavorato in grande sintonia e ho sempre avuto grande stima e affetto nei suoi confronti. Ricorderà quando, ormai terminata la mia missione a Washington, mi ricevette la sera nel suo appartamento a Roma per una lunga conversazione. All’inizio del pontificato di papa Francesco aveva mantenuto la sua dignità, come aveva dimostrato con coraggio quando era arcivescovo di Québec. Poi, invece, quando il suo lavoro come prefetto della Congregazione per i vescovi è stato virtualmente compromesso perché la presentazione per le nomine vescovili da due “amici” omosessuali del suo dicastero passava direttamente al papa, bypassando il cardinale, ha ceduto. Un suo lungo articolo su L’Osservatore Romano, in cui si è schierato a favore degli aspetti più controversi dell’Amoris Laetitia, ha rappresentato la sua resa. Eminenza, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che li hanno coperti. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!
In fine, desidero incoraggiarvi, cari fedeli, fratelli e sorelle in Cristo: non scoraggiatevi mai! Fate vostro l’atto di fede e di completa fiducia in Cristo Gesù, nostro Salvatore, di San Paolo nella sua seconda Lettera a Timoteo, Scio Cui credidi, che ho scelto come mio motto episcopale. Questo è un tempo di penitenza, di conversione, di grazia, per preparare la Chiesa, sposa dell’Agnello, ad essere pronta e vincere con Maria la battaglia contro il drago infernale.
Scio Cui credidi” (2 Tim. 1, 12)
In Te, Gesù, mio unico Signore, ripongo tutta mia fiducia.
Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum” (Rom. 8, 28).
Come ricordo per la mia ordinazione episcopale, conferitami da san Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992, avevo scelto un’immaginetta presa da un mosaico della basilica di San Marco, a Venezia. Essa riproduce il miracolo della tempesta sedata. Mi aveva colpito il fatto che nella barca di Pietro, sballottata dalle acque, la figura di Gesù è riprodotta due volte. A prua Gesù dorme profondamente, mentre Pietro dietro di lui cerca di svegliarlo: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. Mentre gli apostoli, atterriti, guardano ciascuno in una direzione diversa e non si avvedono che Gesù è ritto in piedi dietro di loro, benedicente, ben al comando della barca. “Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: taci, calmati… Poi disse loro: perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?” (Mc. 4, 38-40).
La scena è quanto mai attuale per ritrarre la tremenda bufera che sta attraversando in questo momento la Chiesa, ma con una differenza sostanziale: il successore di Pietro non solo non vede il Signore a poppa che ha sicuramente il pieno controllo della barca, ma nemmeno intende svegliare il Gesù dormiente a prua.
Cristo è forse diventato invisibile al suo vicario? È tentato forse di improvvisarsi come sostituto del nostro unico Maestro e Signore?
Il Signore è ben saldo al comando della barca!
Cristo, Verità, possa essere sempre luce nel nostro cammino.!
29 settembre 2018
Festa di San Michele, Arcangelo
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo tit. di Ulpiana
Nunzio Apostolico
NUOVO INTERVENTO
Viganò: «Il Papa non risponde? Chi tace acconsente»
In un nuovo documento, l'arcivescovo Carlo Maria Viganò riprende le accuse a papa Francesco di avere promosso il cardinale McCarrick malgrado fosse a conoscenza delle accuse a suo carico. E fa poi appello al cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha una grande mole di documenti sul caso, perché esca allo scoperto e dica la verità su quanto è accaduto. E riguardo alle accuse di aver violato il "segreto pontificio" risponde affermando che scopo del segreto «è di proteggere la Chiesa dai suoi nemici, non di coprire e diventare complici in crimini commessi da qualche suo membro».
A un mese dalla sua prima testimonianza, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rotto il silenzio con un documento inviato a LifeSiteNews e ad Aldo Maria Valli (qui il testo in italiano), in cui ribadisce le accuse al Pontefice riguardo l’affare McCarrick, e aggiunge altri particolari alla sua deposizione iniziale. 
E’ un documento di quattro pagine, in cui l’ex nunzio risponde anche alle recenti omelie di papa Bergoglio, in cui il papa sembrava porre se stesso nel ruolo di Cristo, e Viganò in quello del “Grande Accusatore”, cioè di Satana. «Forse Cristo è diventato invisibile al suo vicario? – chiede Viganò -. Forse è tentato di cercare di agire come un sostituto del nostro solo Maestro e Signore?». L’arcivescovo spiega di aver sentito il dovere di parlare, a dispetto del giuramento di mantenere il “segreto pontificio” aggiungendo che «lo scopo di ogni segreto, incluso quello pontificio, è di proteggere la Chiesa dai suoi nemici, non di coprire e diventare complici in crimini commessi da qualche suo membro».
L’ex nunzio ribadisce con vigore che «almeno dal 23 giugno 2013 il Papa sapeva da me quanto perverso e malvagio era McCarrick nelle sue intenzioni e nelle sue azioni, e invece di prendere le misure che ogni buon Pastore avrebbe preso, il papa ha fatto di McCarrick uno dei suoi principali agenti nel governo della Chiesa, riguardo agli Stati Uniti, la Curia e persino la Cina, come stiamo vedendo in questi giorni con grande preoccupazione e ansietà per la Chiesa martire». Ricorda l’iniziale risposta del Pontefice di «non dire una parola», ma nota che si è contraddetto, paragonando «il suo silenzio a quello di Gesù di Nazareth davanti a Pilato», e Viganò «al Grande Accusatore, Satana, che semina scandalo e divisione nella Chiesa, senza neanche pronunciare il mio nome».
Viganò poi mette in luce la preoccupazione relativa alle rivelazioni in base a cui papa Francesco ha giocato un ruolo coprendo, o bloccando, indagini nei confronti di altri preti e prelati, fra cui padre Julio Grassi, don Mauro Inzoli e il cardinale Murphy O’Connor. Inoltre afferma che fu il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi che gli disse delle sanzioni di Benedetto contro McCarrick (nella prima testimonianza aveva detto di averlo saputo dal cardinale Giovanni Battista Re). Adesso Viganò si rivolge direttamente a Ouellet: «Lei ha a completa disposizione i documenti chiave che incriminano McCarrick e molti nella Curia per la loro copertura. Vostra Eminenza, la esorto a dare testimonianza alla verità».
 Aggiunge l’arcivescovo: «La mia decisione di rivelare quei gravi fatti è stata per me la più seria e dolorosa decisione mai presa nella mia vita». E continua: «L’ho presa dopo una lunga riflessione e preghiera, durante mesi di profonda sofferenza e angoscia, durante un crescendo di notizie continue di eventi terribili, con migliaia di vittime innocenti distrutte e le vocazioni e vite di giovani preti e religiosi messe in pericolo».
Così continua la nuova testimonianza dell’ex nunzio: «Il silenzio dei Pastori che avrebbero potuto fornire un rimedio e prevenire nuove vittime è diventato indifendibile in maniera crescente, un crimine devastante per la Chiesa». Non è stato un passo compiuto con leggerezza: «Ben conscio delle enormi conseguenze che la mia testimonianza potrebbe avere, perché stavo per rivelare il coinvolgimento del successore di Pietro in persona, nondimeno ho scelto di parlare per proteggere la Chiesa, e dichiaro con chiara coscienza davanti a Dio che la mia testimonianza è vera».
Viganò infine esorta i fedeli a «non essere mai scoraggiati. Fate vostro l’atto di fede e completa fiducia in Cristo Gesù, nostro Salvatore, di San Paolo nella seconda lettera a Timoteo, Scio cui credidit (So a chi ho creduto), di cui ho fatto il mio motto episcopale. Questo è un tempo di pentimento, di conversione, di preghiere, di grazia per preparare la Chiesa, la sposa dell’Agnello, a essere pronta a combattere e vincere con Maria la battaglia contro l’antico drago».

VIGANÒ: IL PAPA SAPEVA DI MCCARRICK. SE TACE, VUOL DIRE CHE È VERO. OUELLET HA LA PROVA DELLE COPERTURE.


Cari Stilumcurialisti, con un po’ di ritardo vi offro il documento con cui l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ribadisce la sua testimonianza del 25 agosto scorso. Ne ho sottolineato alcuni passaggi che mi sono sembrati particolarmente significativi in corsivo. In particolare quello relativo al Prefetto della Congregazione per i Vescovi, il cardinale canadese Marc Ouellet. L’arcivescovo Viganò aggiunge, rispetto alla prima testimonianza, un particolare interessante e decisivo. Nella prima testimonianza, rispetto alle sanzioni che Benedetto XVI avrebbe comminato nei confronti di McCarrick, Viganò, che era al Governatorato in quel periodo, ha detto di averlo saputo dal cardinale Giovanni Battista Re. Nel documento attuale, aggiunge che ha saputo personalmente delle sanzioni dall’allora Prefetto della Congregazione per i Vescovi, il card. Marc Ouellet, quando stava per partire come Nunzio negli Stati Uniti. E lo invita a parlare, a rendere pubblici i documenti che dimostrano che persona fosse McCarrick, e come sia stato coperto in Vaticano.
Non crediamo che Ouellet lo farà. Ouellet è stato sostanzialmente spodestato dal suo incarico, come abbiamo scritto. Poco dopo l’elezione è stato nominato Segretario della Congregazione, e fatto vescovo, quello che era un semplice ufficiale, Ilson de Jesus Montanari, grande amico intimo da sempre del Segretario personale del Pontefice, Fabian Pedacchio Leaniz, che è anch’egli ufficiale alla Congregazione per i Vescovi.  La nomina, assolutamente straordinaria di Montanari era funzionale a un meccanismo di totale espropriazione della Congregazione sulle nomine dei Vescovi. È accaduto che si dovesse discutere di una nomina in Canada. Sono stati discussi tre nomi. Su uno di questi Ouellet, che è canadese e conosce bene la situazione, ha detto: non va assolutamente. Quest’altro è buono, e quest’altro ancora è il migliore. Ma il primo, quello che Ouellet non voleva, a quanto pare per questioni legate alla moralità; e alla luce di quanto accade possiamo immaginare perché, aveva amici in firmamento. E il giorno dopo Fabian Pedacchio Leaniz è arrivato dicendo: il Papa vuole questo. Casualmente, quello che Ouellet non voleva…Ouellet spera però che così facendo – ingoiando rospi e facendo la sua corte al sovrano – possa restare abbastanza a lungo ai vescovi (è lì dal 2010) per correre in posizione di forza per il prossimo Conclave.

Ma ecco il documento dell’arcivescovo Viganò.

Scio Cui credidi

So in Chi ho creduto

(2 Tim. 1, 12)

All’inizio di questo mio scritto desidero innanzitutto ringraziare e rendere gloria a Dio Padre per ogni situazione e prova che ha disposto e che vorrà disporre per me durante la mia vita. Come ogni battezzato, come sacerdote e vescovo della santa Chiesa, sposa di Cristo, sono chiamato a rendere testimonianza alla verità. Per il dono dello Spirito che mi sostiene con gioia nella strada che sono chiamato a percorrere, intendo farlo fino alla fine dei miei giorni. Il nostro unico Signore ha rivolto anche a me l’invito: “Seguimi!”, ed intendo seguirlo con l’aiuto della sua grazia fino alla fine dei miei giorni.

“Finché avrò vita, canterò al Signore,

finché esisto, voglio inneggiare a Dio.

A Lui sia gradito il mio canto;

In Lui sarà la mia gioia”.

(Sal. 103, 33-34)

È trascorso ormai un mese da quando ho reso la mia testimonianza, unicamente per il bene della Chiesa, di quanto avvenuto nell’udienza con papa Francesco il 23 giugno 2013 e al riguardo di certe questioni che mi è stato dato di conoscere negli incarichi che mi furono affidati in Segreteria di Stato e a Washington, con relazione a coloro che si sono resi responsabili di aver coperto i crimini commessi dal già arcivescovo di quella capitale.

La decisione di rivelare quei fatti è stata per me la più sofferta e grave che abbia mai preso in tutta la mia vita. La presi dopo lunga riflessione e preghiera, durante mesi di profonda sofferenza e angoscia, in un crescendo di continue notizie di terribili eventi, con migliaia di vittime innocenti distrutte, di vocazioni e di giovani vite sacerdotali e religiose sconvolte. Il silenzio dei pastori che avrebbero potuto porvi rimedio, e prevenire nuove vittime, diventava sempre più insostenibile, un crimine devastante per la Chiesa. Ben consapevole delle enormi conseguenze che la mia testimonianza avrebbe potuto avere, perché quello che stavo per rivelare coinvolgeva lo stesso successore di Pietro, ciò nonostante scelsi di parlare per proteggere la Chiesa e dichiaro con chiara coscienza davanti a Dio che la mia testimonianza è vera. Cristo è morto per la Chiesa, e Pietro, Servus servorum Dei, è il primo chiamato a servire la sposa di Cristo.

Certo, alcuni dei fatti che stavo per rivelare erano coperti dal secreto pontificio che avevo promesso di osservare e che ho fedelmente osservato fin dall’inizio del mio servizio alla Santa Sede. Ma la finalità del secreto, anche di quello pontificio, è di proteggere la Chiesa dai suoi nemici, non di coprire e diventare complici di crimini commessi da alcuni suoi membri. Io ero stato testimone, non per mia scelta, di fatti sconvolgenti, e come sta scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica (par. 2491), il sigillo del segreto non è vincolante quando la custodia del segreto dovesse causare danni molto gravi ed evitabili soltanto mediante la divulgazione della verità. Solo il sigillo del segreto sacramentale avrebbe potuto giustificare il mio silenzio.

Né il papa, né alcuno dei cardinali a Roma hanno negato i fatti che io ho affermato nella mia testimonianza. Il detto “Qui tacet consentit” si applica sicuramente in questo caso, perché se volessero negare la mia testimonianza, non hanno che farlo, e fornire i documenti in supporto della loro negazione. Come è possibile non concludere che la ragione per cui non forniscono i documenti è perché essi sanno che i documenti confermerebbero la mia testimonianza?

Il centro della mia testimonianza è che almeno dal 23 giugno 2013 il papa ha saputo da me quanto perverso e diabolico fosse McCarrick nei suoi intenti e nel suo agire, e invece di prendere nei suoi confronti quei provvedimenti che ogni buon pastore avrebbe preso, il papa fece di McCarrick uno dei suoi principali agenti di governo della Chiesa, per gli Stati Uniti, la Curia e perfino per la Cina, come con grande sconcerto e preoccupazione per quella Chiesa martire stiamo vedendo in questi giorni.

Ora, la risposta del papa alla mia testimonianza è stata: “Io non dirò una parola!” Salvo poi, contraddicendo se stesso, paragonare il suo silenzio a quello di Gesù a Nazareth davanti a Pilato e paragonare me al grande accusatore, Satana, che semina scandalo e divisione nella Chiesa, ma senza mai pronunciare il mio nome. Se avesse detto: “Viganò ha mentito” avrebbe contestato la mia credibilità e cercato di accreditare la sua. Così facendo però avrebbe accresciuto la richiesta da parte del popolo di Dio e del mondo dei documenti necessari per determinare chi dei due avesse detto la verità. Egli ha invece posto in essere una sottile calunnia contro di me, calunnia da lui stesso tanto spesso condannata persino con la gravità di un assassinio. Per di più, lo ha fatto ripetutamente, nel contesto della celebrazione del sacramento più sacro, l’Eucaristia, in cui non si corre il rischio di essere contestati come davanti ai giornalisti. Quando ha parlato ai giornalisti, ha chiesto loro di esercitare la loro professione con maturità e di tirare le loro conclusioni. Ma come possono i giornalisti scoprire e conoscere la verità se quelli che sono direttamente implicati si rifiutano di rispondere ad ogni domanda o di rilasciare qualsiasi documento? La non volontà del papa di rispondere alle mie accuse e la sua sordità agli appelli dei fedeli ad essere responsabile non è assolutamente compatibile con la sua richiesta di trasparenza e di essere costruttori di ponti e non di muri.

Ma c’è di più: l’aver coperto McCarrick non sembra essere stato certamente un errore isolato da parte del papa. Molti altri casi sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto papa Francesco lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy O’Connor.

Nel frattempo, una delegazione della USCCB (la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ndr), guidata dal suo presidente, il cardinale DiNardo, è andata a Roma per chiedere un’indagine del Vaticano su McCarrick. Il cardinale DiNardo e gli altri prelati devono dire alla Chiesa in America e nel mondo: il papa si è rifiutato di svolgere un’indagine in Vaticano sui crimini di McCarrick e dei responsabili di averli coperti? I fedeli hanno diritto di saperlo.

Vorrei fare un appello speciale al cardinale Marc Ouellet, perché con lui come nunzio ho sempre lavorato in grande sintonia e ho sempre avuto grande stima e affetto nei suoi confronti. Ricorderà quando, ormai terminata la mia missione a Washington, mi ricevette la sera nel suo appartamento a Roma per una lunga conversazione. All’inizio del pontificato di papa Francesco aveva mantenuto la sua dignità, come aveva dimostrato con coraggio quando era arcivescovo di Québec. Poi, invece, quando il suo lavoro come prefetto della Congregazione per i vescovi è stato virtualmente compromesso perché la presentazione per le nomine vescovili da due “amici” omosessuali del suo dicastero passava direttamente al papa, bypassando il cardinale, ha ceduto.Un suo lungo articolo su L’Osservatore Romano, in cui si è schierato a favore degli aspetti più controversi dell’Amoris Laetitia, ha rappresentato la sua resaEminenza, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che li hanno coperti. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!

In fine, desidero incoraggiarvi, cari fedeli, fratelli e sorelle in Cristo: non scoraggiatevi mai! Fate vostro l’atto di fede e di completa fiducia in Cristo Gesù, nostro Salvatore, di San Paolo nella sua seconda Lettera a Timoteo, Scio Cui credidi, che ho scelto come mio motto episcopale. Questo è un tempo di penitenza, di conversione, di grazia, per preparare la Chiesa, sposa dell’Agnello, ad essere pronta e vincere con Maria la battaglia contro il drago infernale.

“Scio Cui credidi” (2 Tim. 1, 12)

In Te, Gesù, mio unico Signore, ripongo tutta mia fiducia.

“Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum” (Rom. 8, 28).

Come ricordo per la mia ordinazione episcopale, conferitami da san Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992, avevo scelto un’immaginetta presa da un mosaico della basilica di San Marco, a Venezia. Essa riproduce il miracolo della tempesta sedata. Mi aveva colpito il fatto che nella barca di Pietro, sballottata dalle acque, la figura di Gesù è riprodotta due volte. A prua Gesù dorme profondamente, mentre Pietro dietro di lui cerca di svegliarlo: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. Mentre gli apostoli, atterriti, guardano ciascuno in una direzione diversa e non si avvedono che Gesù è ritto in piedi dietro di loro, benedicente, ben al comando della barca. “Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: taci, calmati… Poi disse loro: perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?” (Mc. 4, 38-40).

La scena è quanto mai attuale per ritrarre la tremenda bufera che sta attraversando in questo momento la Chiesa, ma con una differenza sostanziale: il successore di Pietro non solo non vede il Signore a poppa che ha sicuramente il pieno controllo della barca, ma nemmeno intende svegliare il Gesù dormiente a prua.

Cristo è forse diventato invisibile al suo vicario? È tentato forse di improvvisarsi come sostituto del nostro unico Maestro e Signore?

Il Signore è ben saldo al comando della barca!

Cristo, Verità, possa essere sempre luce nel nostro cammino.!

29 settembre 2018

Festa di San Michele, Arcangelo

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo tit. di Ulpiana

Nunzio Apostolico

Marco Tosatti
28 settembre 2018 Pubblicato da  2 Commenti --


Viganò atto secondo. Mentre Francesco tace, o parla cifrato
Dopo il suo atto d’accusa del 26 agosto contro la copertura che Francesco avrebbe dato alle malefatte dell’ex cardinale Theodore McCarrick – “testimonianza” successivamente integrata da una memoria riguardante il caso Kim Davis – l’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò è uscito di nuovo allo scoperto con questo secondo atto d’accusa, contro le parole e i silenzi non solo di papa Francesco ma anche di altri capi di curia, in particolare del cardinale Marc Ouellet, prefetto della congregazione per i vescovi.
Viganò ne ha affidato la pubblicazione in italiano al blog di Aldo Maria Valli, il vaticanista del primo canale televisivo di Stato, in inglese a LifeSite News e in spagnolo a InfoVaticana.
Eccolo qui riprodotto per intero.
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“Scio Cui credidi”
(2 Tim. 1, 12).
All’inizio di questo mio scritto desidero innanzitutto ringraziare e rendere gloria a Dio Padre per ogni situazione e prova che ha disposto e che vorrà disporre per me durante la mia vita. Come ogni battezzato, come sacerdote e vescovo della santa Chiesa, sposa di Cristo, sono chiamato a rendere testimonianza alla verità. Per il dono dello Spirito che mi sostiene con gioia nella strada che sono chiamato a percorrere, intendo farlo fino alla fine dei miei giorni. Il nostro unico Signore ha rivolto anche a me l’invito: “Seguimi!”, ed intendo seguirlo con l’aiuto della sua grazia fino alla fine dei miei giorni.
“Finché avrò vita, canterò al Signore,
finché esisto, voglio inneggiare a Dio.
A Lui sia gradito il mio canto;
In Lui sarà la mia gioia” (Sal. 103, 33-34).
È trascorso ormai un mese da quando ho reso la mia testimonianza, unicamente per il bene della Chiesa, di quanto avvenuto nell’udienza con papa Francesco il 23 giugno 2013 e al riguardo di certe questioni che mi è stato dato di conoscere negli incarichi che mi furono affidati in Segreteria di Stato e a Washington, con relazione a coloro che si sono resi responsabili di aver coperto i crimini commessi dal già arcivescovo di quella capitale.
La decisione di rivelare quei fatti è stata per me la più sofferta e grave che abbia mai preso in tutta la mia vita. La presi dopo lunga riflessione e preghiera, durante mesi di profonda sofferenza e angoscia, in un crescendo di continue notizie di terribili eventi, con migliaia di vittime innocenti distrutte, di vocazioni e di giovani vite sacerdotali e religiose sconvolte. Il silenzio dei pastori che avrebbero potuto porvi rimedio, e prevenire nuove vittime, diventava sempre più insostenibile, un crimine devastante per la Chiesa. Ben consapevole delle enormi conseguenze che la mia testimonianza avrebbe potuto avere, perché quello che stavo per rivelare coinvolgeva lo stesso successore di Pietro, ciò nonostante scelsi di parlare per proteggere la Chiesa e dichiaro con chiara coscienza davanti a Dio che la mia testimonianza è vera. Cristo è morto per la Chiesa, e Pietro, “Servus servorum Dei”, è il primo chiamato a servire la sposa di Cristo.
Certo, alcuni dei fatti che stavo per rivelare erano coperti dal secreto pontificio che avevo promesso di osservare e che ho fedelmente osservato fin dall’inizio del mio servizio alla Santa Sede. Ma la finalità del secreto, anche di quello pontificio, è di proteggere la Chiesa dai suoi nemici, non di coprire e diventare complici di crimini commessi da alcuni suoi membri. Io ero stato testimone, non per mia scelta, di fatti sconvolgenti, e come sta scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica (par. 2491), il sigillo del segreto non è vincolante quando la custodia del segreto dovesse causare danni molto gravi ed evitabili soltanto mediante la divulgazione della verità. Solo il sigillo del segreto sacramentale avrebbe potuto giustificare il mio silenzio.
Né il papa, né alcuno dei cardinali a Roma hanno negato i fatti che io ho affermato nella mia testimonianza. Il detto “Qui tacet consentit” si applica sicuramente in questo caso, perché se volessero negare la mia testimonianza, non hanno che farlo, e fornire i documenti in supporto della loro negazione. Come è possibile non concludere che la ragione per cui non forniscono i documenti è perché essi sanno che i documenti confermerebbero la mia testimonianza?
Il centro della mia testimonianza è che almeno dal 23 giugno 2013 il papa ha saputo da me quanto perverso e diabolico fosse McCarrick nei suoi intenti e nel suo agire, e invece di prendere nei suoi confronti quei provvedimenti che ogni buon pastore avrebbe preso, il papa fece di McCarrick uno dei suoi principali agenti di governo della Chiesa, per gli Stati Uniti, la Curia e perfino per la Cina, come con grande sconcerto e preoccupazione per quella Chiesa martire stiamo vedendo in questi giorni.
Ora, la risposta del papa alla mia testimonianza è stata: “Io non dirò una parola!” Salvo poi, contraddicendo se stesso, paragonare il suo silenzio a quello di Gesù a Nazareth davanti a Pilato e paragonare me al grande accusatore, Satana, che semina scandalo e divisione nella Chiesa, ma senza mai pronunciare il mio nome. Se avesse detto: “Viganò ha mentito” avrebbe contestato la mia credibilità e cercato di accreditare la sua. Così facendo però avrebbe accresciuto la richiesta da parte del popolo di Dio e del mondo dei documenti necessari per determinare chi dei due avesse detto la verità. Egli ha invece posto in essere una sottile calunnia contro di me, calunnia da lui stesso tanto spesso condannata persino con la gravità di un assassinio. Per di più, lo ha fatto ripetutamente, nel contesto della celebrazione del sacramento più sacro, l’Eucaristia, in cui non si corre il rischio di essere contestati come davanti ai giornalisti. Quando ha parlato ai giornalisti, ha chiesto loro di esercitare la loro professione con maturità e di tirare le loro conclusioni. Ma come possono i giornalisti scoprire e conoscere la verità se quelli che sono direttamente implicati si rifiutano di rispondere ad ogni domanda o di rilasciare qualsiasi documento? La non volontà del papa di rispondere alle mie accuse e la sua sordità agli appelli dei fedeli ad essere responsabile non è assolutamente compatibile con la sua richiesta di trasparenza e di essere costruttori di ponti e non di muri.
Ma c’è di più: l’aver coperto McCarrick non sembra essere stato certamente un errore isolato da parte del papa. Molti altri casi sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto papa Francesco lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy O’Connor.
Nel frattempo, una delegazione della conferenza episcopale degli Stati Uniti, guidata dal suo presidente, il cardinale DiNardo, è andata a Roma per chiedere un’indagine del Vaticano su McCarrick. Il cardinale DiNardo e gli altri prelati devono dire alla Chiesa in America e nel mondo: il papa si è rifiutato di svolgere un’indagine in Vaticano sui crimini di McCarrick e dei responsabili di averli coperti? I fedeli hanno diritto di saperlo.
Vorrei fare un appello speciale al cardinale Marc Ouellet, perché con lui come nunzio ho sempre lavorato in grande sintonia e ho sempre avuto grande stima e affetto nei suoi confronti. Ricorderà quando, ormai terminata la mia missione a Washington, mi ricevette la sera nel suo appartamento a Roma per una lunga conversazione. All’inizio del pontificato di papa Francesco aveva mantenuto la sua dignità, come aveva dimostrato con coraggio quando era arcivescovo di Québec. Poi, invece, quando il suo lavoro come prefetto della Congregazione per i vescovi è stato virtualmente compromesso perché la presentazione per le nomine vescovili da due “amici” omosessuali del suo dicastero passava direttamente al papa, bypassando il cardinale, ha ceduto. Un suo lungo articolo su “L’Osservatore Romano”, in cui si è schierato a favore degli aspetti più controversi di ”Amoris laetitia”, ha rappresentato la sua resa. Eminenza, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che li hanno coperti. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!
In fine, desidero incoraggiarvi, cari fedeli, fratelli e sorelle in Cristo: non scoraggiatevi mai! Fate vostro l’atto di fede e di completa fiducia in Cristo Gesù, nostro Salvatore, di san Paolo nella sua seconda lettera a Timoteo, “Scio Cui credidi”, che ho scelto come mio motto episcopale. Questo è un tempo di penitenza, di conversione, di grazia, per preparare la Chiesa, sposa dell’Agnello, ad essere pronta e vincere con Maria la battaglia contro il drago infernale.
“Scio Cui credidi” (2 Tim. 1, 12). In Te, Gesù, mio unico Signore, ripongo tutta mia fiducia. “Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum” (Rom. 8, 28).
Come ricordo per la mia ordinazione episcopale, conferitami da san Giovanni Paolo II il 26 aprile 1992, avevo scelto un’immaginetta presa da un mosaico della basilica di San Marco, a Venezia. Essa riproduce il miracolo della tempesta sedata. Mi aveva colpito il fatto che nella barca di Pietro, sballottata dalle acque, la figura di Gesù è riprodotta due volte. A prua Gesù dorme profondamente, mentre Pietro dietro di lui cerca di svegliarlo: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. Mentre gli apostoli, atterriti, guardano ciascuno in una direzione diversa e non si avvedono che Gesù è ritto in piedi dietro di loro, benedicente, ben al comando della barca. “Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: taci, calmati… Poi disse loro: perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?” (Mc. 4, 38-40). La scena è quanto mai attuale per ritrarre la tremenda bufera che sta attraversando in questo momento la Chiesa, ma con una differenza sostanziale: il successore di Pietro non solo non vede il Signore a poppa che ha sicuramente il pieno controllo della barca, ma nemmeno intende svegliare il Gesù dormiente a prua.
Cristo è forse diventato invisibile al suo vicario? È tentato forse di improvvisarsi come sostituto del nostro unico Maestro e Signore?
Il Signore è ben saldo al comando della barca! Cristo, Verità, possa essere sempre luce nel nostro cammino.!
29 settembre 2018
Festa di San Michele, Arcangelo
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo tit. di Ulpiana
Nunzio Apostolico
Settimo Cielo di Sandro Magister 28 set
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/09/28/vigano-atto-secondo-mentre-francesco-tace-o-parla-cifrato/



Autore
Redazione dell’Isola di Patmos

Il Romano Pontefice potrebbe decidere di non rispondere né di smentire direttamente, potrebbe avere ragioni per agire in tal senso; ragioni che in tal caso rimarrebbero insindacabili. Sua Santità dispone però di una Segreteria di Stato e della sua Terza Sezione per il personale in servizio diplomatico, della Congregazione per i Vescovi e del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, infine di una Sala Stampa della Santa Sede. Non mancano gli organi ufficiali che potrebbero rispondere: «S.E. Mons. Carlo Maria Viganò mente e mentendo reca grave affronto al Pontefice regnante e scandalo al Popolo di Dio». In questo modo, con una semplice e breve frase, numerosi Vescovi, Sacerdoti e devoti Christi Fideles amareggiati e addolorati potrebbero essere finalmente rasserenati.
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dall’Isola di Patmos, 28 settembre 2018
estratto da:

Il ritorno di Viganò: tutte le nuove accuse a Papa Francesco

Papa Francesco accusato ancora da Carlo Maria Viganò, che ha elencato, in un nuovo testo, una serie di presunti casi emersi sulla stampa. L'ex nunzio apostolico ha asserito pure che chi tace acconsente. Poi l'appello al cardinal Ouellet, che secondo Viganò potrebbe far emergere i documenti che proverebbero il quadro presentato dal "grande accusatore"

Monsignor Carlo Maria Viganò era dato per disperso da buona parte della stampa. Dopo l'attacco sferrato nei confronti del pontefice - i lettori ricorderanno la pubblicazione del memoriale composto da undici pagine tramite cui ha chiesto le dimissioni di Papa Francesco - l'ex membro del Governatorato del Vaticano sembrava aver scelto la strada del silenzio.
Nella serata di ieri, invece, il blog del noto vaticanista Aldo Maria Valli ha pubblicato un testo, fatto arrivare al giornalista "dalla località segreta" in cui Viganò abita. E la firma posta alla fine di questo nuovo documento, ancora una volta, è quella del "grande accusatore".
All'interno di quello che è ormai stato definito il "dossier Viganò", l'ex nunzio apostolico della Santa Sede per gli Stati Uniti aveva in qualche modo sostenuto che Bergoglio fosse a conoscenza dei "comportamenti inappropriati" del cardinal McCarrick, lo stesso porporato che è poi stato 'scardinalato' dal pontefice argentino. In sintesi: Viganò pare ritenere che il papa della Chiesa cattolica abbia coperto un cardinale responsabile di abusi. Per dirla ancora meglio: Viganò sostiene che Papa Francesco fosse a conoscenza delle sanzioni inflitte da Ratzinger a Viganò. Ma lo stesso ex arcivescovo di Buenos Aires non avrebbe mai dato seguito a quanto disposto dal suo predecessore.
Leggendo sul blog di Valli, si apprende che il monsignore adesso scrive: "È trascorso ormai un mese da quando ho reso la mia testimonianza, unicamente per il bene della Chiesa, di quanto avvenuto nell’udienza con papa Francesco il 23 giugno 2013 e al riguardo di certe questioni che mi è stato dato di conoscere negli incarichi che mi furono affidati in Segreteria di Stato e a Washington, con relazione a coloro che si sono resi responsabili di aver coperto i crimini commessi dal già arcivescovo di quella capitale". Viganò, nel memoriale pubblicato un mese fa, ha dichiarato di aver comunicato a Bergoglio, proprio durante quell'udienza, le decisioni prese da Ratzinger rispetto al "caso McCarrick", cioè la condanna a una vita di preghiera e penitenza.
Poi, dopo altri passaggi di queste nuove dichiarazioni, la parte più "dura": "Né il papa, né alcuno dei cardinali a Roma hanno negato i fatti che io ho affermato nella mia testimonianza. Il detto “Qui tacet consentit” si applica sicuramente in questo caso, perché se volessero negare la mia testimonianza, non hanno che farlo, e fornire i documenti in supporto della loro negazione. Come è possibile non concludere che la ragione per cui non forniscono i documenti è perché essi sanno che i documenti confermerebbero la mia testimonianza?". Papa Francesco, scegliendo di tacere, avrebbe acconsentito. Viganò pare un fiume in piena e muove anche altre accuse: "Ma c’è di più: l’aver coperto McCarrick - continua - non sembra essere stato certamente un errore isolato da parte del papa. Molti altri casi sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto papa Francesco lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy O’Connor". Il pontefice argentino, insomma, non solo non avrebbe insabbiato solo il caso relativo a Theodore McCarrick, ma avrebbe persino difeso "preti omosessuali" responsabili di "gravi abusi".
Infine Viganò chiama in causa un altro cardinale, quel Marc Ouellet che ha da poco definito una "grave offesa" l'attacco mosso contro il Santo Padre: "All’inizio del pontificato di papa Francesco - prosegue l'ex nunzio parlando del porporato canadese - aveva mantenuto la sua dignità, come aveva dimostrato con coraggio quando era arcivescovo di Québec. Poi, invece, quando il suo lavoro come prefetto della Congregazione per i vescovi è stato virtualmente compromesso perché la presentazione per le nomine vescovili da due “amici” omosessuali del suo dicastero passava direttamente al papa, bypassando il cardinale, ha ceduto. Un suo lungo articolo su L’Osservatore Romano, in cui si è schierato a favore degli aspetti più controversi dell’Amoris Laetitia, ha rappresentato la sua resa. Eminenza - ha concluso Viganò -, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che li hanno coperti. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!". Viganò domanda a Ouellet di tirare fuori delle presunte carte, quelle che confermerebbero la sua versione dei fatti.
Bergoglio, dopo l'emersione del memoriale, aveva chiesto ai giornalisti di analizzare il dossier. Sono emerse almeno alcune incongruenze temporali. Oltre al fatto che McCarrick venisse presentato da Viganò come "l'uomo che tutti noi amiamo". Il pontefice della Chiesa cattolica aveva sintetizzato, per mezzo di questa frase, il suo giudizio sull'intera vicenda: "La verità è mite, la verità è silenziosa, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, l'unica strada da percorrere è quella del silenzio e della preghiera".
Su questo nuovo documento aleggia già un mistero: è stato pubblicato il 27 settembre. Ma alla fine del testo si legge 29 settembre 2018.
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