ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 10 agosto 2019

Il Faust di Jorge

PEZZO GROSSO: L’INTERVISTA DEL PAPA MI RICORDA IL FAUST DI GOETHE.

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Pezzo Grosso ha letto l’intervista concessa dal Pontefice Regnante a Vatican Insider, che riproduciamo più sotto, e ha voluto commentarla. Vi lasciamo alla lettura senza commenti ulteriori; ci riserviamo magari in futuro di dire due parole su Chi sussurra all’orecchio del Pontefice. Mentre seguivamo i fatti di oggi ci è capitata sotto gli occhi una fotografia (costruita e ironica, ovviamente) che vi mostriamo. A voi Pezzo Grosso.


Caro Tosatti, leggendo l’intervista al romano pontefice (sotto allegata) ho condiviso l’opinione dell’Osservatore Marziano (riferita alla proposta del Vicario di Roma) che sia necessario esser un po’ squilibrati per fare parte del “sistema vigente” nella Chiesa di oggi.
L’intervista di per se sembrerebbe solo una scusa per screditare Salvini, senza citarlo, visto come un insolente e pericolosissimo sovranista, populista, e magari anche un po’ nazista…nell’ipotesi probabilissima che salti il governo e si vada a nuove elezioni.
Neppure Crozza avrebbe potuto fare una miglior caricatura del Pontefice preoccupato di sostenere il PD così tempestivamente.
Ma anche il resto dell’intervista merita attenzione, perché il Papa non parla mai di Dio,  as usual, ma parla di Tutto con il tono “dell’esperto”; proprio quegli esperti che il cardinale Vicario di Roma vorrebbe sostituire con “squilibrati”.
È già avvenuto? Miracolo? Sapete, in questa intervista il Pontefice mi ha ricordato il Faust di Goethe, illuminato e ispirato dallo Spirito della Terra ed ormai ebbro di utopie gnostiche, tanto che mi aspettavo persino di sentir proporre qualche alchimia ecumenica per rifare l’Europa oppure che ricordasse che furono i Rosacroce i primi a proporre il ritorno dell’uomo allo stato primordiale (tipo sinodo amazzonico?).
Eppure un grande Papa, Leone XIII, nell’Enciclica Humanum Genus denunciò questo intento di ritornare a forme di cultura primitiva e pagana per rispetto del creato.
Vorrei però anche proporre riflessioni su alcune domande-risposte lette nella intervista.
Per esempio, sull’Europa il Papa dichiara l’assoluta necessità di farla: “prima l’Europa poi ciascuno di noi”, ricordando il sogno dei padri fondatori. Ma lo sa il Papa che questo sogno era di costituire una Europa Federalista che potesse rafforzare la sua identità e sovranità? Lo sa che questo sogno fu infranto dai sinistrorsi gnostici del manifesto di Ventotene?
Ma Spadaro ‘ste cose non le sa o non gliele ha spiegate?
Poi dichiara che l’Europa deve avere unità culturale. Ma a quale cultura europea si riferisce? Quella protestante tedesca e olandese, quella calvinista Svizzera, quella laicissima francese, quella cattolico progressista pretesa da Spadaro, o quella cattolica tradizionalista? Dice nell’intervista che il sovranismo identitario genera isolamento, chiusura, paura (evoca Hitler). Forse gli hanno detto di parlare di sovranismo come parla di tradizionalismo?
Con ribrezzo? Ma lo sa che cosa è? È un principio essenziale di bene comune, contrario a quello egoistico utopico globalista.
Nell’intervista prosegua affermando che le identità vanno “integrate”. Ma come? Come intende fare magari con le religioni, facendo sincretismo religioso grazie a immigrazioni di regioni diverse?
Vi risparmio le solite considerazioni sui migranti, dove quando ne parla il Papa dimostra di non conoscere le cause delle migrazioni, così come della povertà, diseguaglianza, ecc.
Sul tema sinodo amazzonico diventa persino esilarante, sembra una velina dell’Unesco con i temi da imporre per dimostrare la loro visione del problema ambientale: iceberg che si sciolgono, balene piene di plastica in bocca e soprattutto l’esempio della nuova profetessa della rivelazione ecologica: Greta, la grande Greta.
Futura Santa Greta dell’Unesco.
Ma la conclusione dell’intervista fatta dall’intervistatore mi ha fatto veramente credere si trattasse di Crozza. La salvezza sta anche. nella raccolta differenziata….
Ancora qualche intervista così e Salvini alle elezioni supera il 40 per cento….

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Ed ecco l’intervista apparsa su Vatican Insider:
CITTÀ DEL VATICANO. Il Papa apre la porta puntuale alle 10,30, con il suo sorriso gentile. Entra in una delle stanze che usa per ricevere la gente, arredata con l’essenziale, senza distrazioni o lussi, solo un crocifisso appeso alla parete. Siamo arrivati dall’ingresso del Perugino, il più vicino a Casa Santa Marta. Scenario abituale: qualche tonaca, gendarmi e guardie svizzere. Sullo sfondo, il Cupolone di San Pietro. In Vaticano il solito tran tran è rallentato dall’afa e dal clima vacanziero. Per Papa Francesco non è un giorno qualunque: è il 6 agosto, 41° anniversario della morte di san Paolo VI, pontefice a cui è particolarmente affezionato: «In questa giornata cerco sempre un momento per scendere nelle Grotte sotto la Basilica – rivelerà – e sostare, da solo, in preghiera e silenzio davanti alla sua tomba. Mi fa bene al cuore». I convenevoli durano poco, in un attimo siamo nel pieno della conversazione.
Francesco è allegro e rilassato. E concentrato. Impressiona la sua capacità di ascolto. Guarda sempre negli occhi. Mai l’orologio. Si prende le pause necessarie prima di esprimere un pensiero delicato. Parla di Europa, Amazzonia e ambiente. Il colloquio è intenso e senza interruzioni. Il Papa non beve neanche un sorso d’acqua. Glielo facciamo notare, lui scuote le spalle e risponde, sorridendo: «Non sono l’unico che non ha bevuto».
Santità, Lei ha auspicato che «l’Europa torni a essere il sogno dei Padri Fondatori». Che cosa si aspetta?
«L’Europa non può e non deve sciogliersi. È un’unità storica e culturale oltre che geografica. Il sogno dei Padri Fondatori ha avuto consistenza perché è stata un’attuazione di questa unità. Ora non si deve perdere questo patrimonio».
Come la vede oggi?
«Si è indebolita con gli anni, anche a causa di alcuni problemi di amministrazione, di dissidi interni. Ma bisogna salvarla. Dopo le elezioni, spero che inizi un processo di rilancio e che vada avanti senza interruzioni».
È contento della designazione di una donna alla carica di presidente della Commissione europea?
«Sì. Anche perché una donna può essere adatta a ravvivare la forza dei Padri Fondatori. Le donne hanno la capacità di accomunare, di unire».
Quali sono le sfide principali?
«Una su tutte: il dialogo. Fra le parti, fra gli uomini. Il meccanismo mentale deve essere “prima l’Europa, poi ciascuno di noi”. Il “ciascuno di noi” non è secondario, è importante, ma conta più l’Europa. Nell’Unione europea ci si deve parlare, confrontare, conoscere. Invece a volte si vedono solo monologhi di compromesso. No: occorre anche l’ascolto».
Che cosa serve per il dialogo?
«Bisogna partire dalla propria identità».
Ecco, le identità: quanto contano? Se si esagera con la difesa delle identità non si rischia l’isolamento? Come si risponde alle identità che generano estremismi?
«Le faccio l’esempio del dialogo ecumenico: io non posso fare ecumenismo se non partendo dal mio essere cattolico, e l’altro che fa ecumenismo con me deve farlo da protestante, ortodosso… La propria identità non si negozia, si integra. Il problema delle esagerazioni è che si chiude la propria identità, non ci si apre. L’identità è una ricchezza – culturale, nazionale, storica, artistica – e ogni paese ha la propria, ma va integrata col dialogo. Questo è decisivo: dalla propria identità occorre aprirsi al dialogo per ricevere dalle identità degli altri qualcosa di più grande. Mai dimenticare che il tutto è superiore alla parte. La globalizzazione, l’unità non va concepita come una sfera, ma come un poliedro: ogni popolo conserva la propria identità nell’unità con gli altri».
Quali i pericoli dai sovranismi?
«Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. “Prima noi. Noi… noi…”: sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura. Un paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea. Il sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre».
E i populismi?
«Stesso discorso. All’inizio faticavo a comprenderlo perché studiando Teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa è che il popolo si esprima, un’altra è imporre al popolo l’atteggiamento populista. Il popolo è sovrano (ha un modo di pensare, di esprimersi e di sentire, di valutare), invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, “ismi”, non fa mai bene».
Qual è la via da percorrere sul tema migranti?
«Innanzitutto, mai tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita. Gli immigrati arrivano soprattutto per fuggire dalla guerra o dalla fame, dal Medio Oriente e dall’Africa. Sulla guerra, dobbiamo impegnarci e lottare per la pace. La fame riguarda principalmente l’Africa. Il continente africano è vittima di una maledizione crudele: nell’immaginario collettivo sembra che vada sfruttato. Invece una parte della soluzione è investire lì per aiutare a risolvere i loro problemi e fermare così i flussi migratori».
Ma dal momento che arrivano da noi come bisogna comportarsi?
«Vanno seguiti dei criteri. Primo: ricevere, che è anche un compito cristiano, evangelico. Le porte vanno aperte, non chiuse. Secondo: accompagnare. Terzo: promuovere. Quarto integrare. Allo stesso tempo, i governi devono pensare e agire con prudenza, che è una virtù di governo. Chi amministra è chiamato a ragionare su quanti migranti si possono accogliere».
E se il numero è superiore alle possibilità di accoglienza?
«La situazione può essere risolta attraverso il dialogo con gli altri Paesi. Ci sono Stati che hanno bisogno di gente, penso all’agricoltura. Ho visto che recentemente di fronte a un’emergenza qualcosa del genere è successo: questo mi dà speranza. E poi, sa che cosa servirebbe anche?».
Che cosa?
«Creatività. Per esempio, mi hanno raccontato che in un paese europeo ci sono cittadine semivuote a causa del calo demografico: si potrebbero trasferire lì alcune comunità di migranti, che tra l’altro sarebbero in grado di ravvivare l’economia della zona».
Su quali valori comuni occorre basare il rilancio dell’Ue? L’Europa ha ancora bisogno del cristianesimo? E in questo contesto gli ortodossi che ruolo hanno?
«Il punto di partenza e di ripartenza sono i valori umani, della persona umana. Insieme ai valori cristiani: l’Europa ha radici umane e cristiane, è la storia che lo racconta. E quando dico questo, non separo cattolici, ortodossi e protestanti. Gli ortodossi hanno un ruolo preziosissimo per l’Europa. Abbiamo tutti gli stessi valori fondanti».
Attraversiamo idealmente l’Oceano e pensiamo al Sudamerica. Perché ha convocato in Vaticano, a ottobre, un Sinodo sull’Amazzonia?
«È “figlio” della “Laudato si’”. Chi non l’ha letta non capirà mai il Sinodo sull’Amazzonia. La Laudato si’ non è un’enciclica verde, è un’enciclica sociale, che si basa su una realtà “verde”, la custodia del Creato».
C’è qualche episodio per Lei significativo?
«Alcuni mesi fa sette pescatori mi hanno detto: “Negli ultimi mesi abbiamo raccolto 6 tonnellate di plastica”. L’altro giorno ho letto di un ghiacciaio enorme in Islanda che si è sciolto quasi del tutto: gli hanno costruito un monumento funebre. Con l’incendio della Siberia alcuni ghiacciai della Groenlandia si sono sciolti, a tonnellate. La gente di un paese del Pacifico si sta spostando perché fra vent’anni l’isola su cui vive non ci sarà più. Ma il dato che mi ha sconvolto di più è ancora un altro».
Quale?
«L’Overshoot Day: il 29 luglio abbiamo esaurito tutte le risorse rigenerabili del 2019. Dal 30 luglio abbiamo iniziato a consumare più risorse di quelle che il Pianeta riesce a rigenerare in un anno. È gravissimo. È una situazione di emergenza mondiale. E il nostro sarà un Sinodo di urgenza. Attenzione però: un Sinodo non è una riunione di scienziati o di politici. Non è un Parlamento: è un’altra cosa. Nasce dalla Chiesa e avrà missione e dimensione evangelizzatrici. Sarà un lavoro di comunione guidato dallo Spirito Santo».
Ma perché concentrarsi sull’Amazzonia?
«È un luogo rappresentativo e decisivo. Insieme agli oceani contribuisce in maniera determinante alla sopravvivenza del pianeta. Gran parte dell’ossigeno che respiriamo arriva da lì. Ecco perché la deforestazione significa uccidere l’umanità. E poi l’Amazzonia coinvolge nove Stati, dunque non riguarda una sola nazione. E penso alla ricchezza della biodiversità amazzonica, vegetale e animale: è meravigliosa».
Al Sinodo si discuterà anche la possibilità di ordinare dei «viri probati», uomini anziani e sposati che possano rimediare alla carenza di clero. Sarà uno dei temi principali?
«Assolutamente no: è semplicemente un numero dell’Instrumentum Laboris (il documento di lavoro, ndr). L’importante saranno i ministeri dell’evangelizzazione e i diversi modi di evangelizzare».
Quali sono gli ostacoli alla salvaguardia dell’Amazzonia?
«La minaccia della vita delle popolazioni e del territorio deriva da interessi economici e politici dei settori dominanti della società».
Dunque come deve comportarsi la politica?
«Eliminare le proprie connivenze e corruzioni. Deve assumersi responsabilità concrete, per esempio sul tema delle miniere a cielo aperto, che avvelenano l’acqua provocando tante malattie. Poi c’è la questione dei fertilizzanti».
Santità, che cosa teme più di tutto per il nostro Pianeta?
«La scomparsa delle biodiversità. Nuove malattie letali. Una deriva e una devastazione della natura che potranno portare alla morte dell’umanità».
Intravede una qualche presa di coscienza sul tema ambiente e cambiamento climatico?
«Sì, in particolare nei movimenti di giovani ecologisti, come quello guidato da Greta Thunberg, “Fridays for future”. Ho visto un loro cartello che mi ha colpito: “Il futuro siamo noi!”».
La nostra condotta quotidiana – raccolta differenziata, l’attenzione a non sprecare l’acqua in casa – può incidere o è insufficiente per contrastare il fenomeno?
«Incide eccome, perché si tratta di azioni concrete. E poi, soprattutto, crea e diffonde la cultura di non sporcare il creato».
  
Marco Tosatti

10 Agosto 2019 Pubblicato da  21 Commenti --



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