ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 29 aprile 2018

Non sono pastori, ma mercenari

ALFIE
Una morte che disorienta

La morte di Alfie disorienta perché non ci lascia nemmeno un minuto per piangere. Perché rovescia tutto il nostro modo di affrontare la vita. Perché non si riesce a pregare per lui. Pensare a lui, significa pensarlo nella gloria, mentre riposa sul seno della Vergine Maria, mentre si compiace del volto di Dio.



La morte di Alfie disorienta. Non per l’ingiustizia, che è spettacolo doloroso e ormai troppo comune ad ogni uomo mortale che abbia conservato un po’ di fame e di sete per la giustizia. Non per l’accanita volontà di morte da parte dei medici che esistono per custodire la vita e che, nel delirio della loro presunta onniscienza, hanno dato la morte. Non per il Ponzio Pilato di turno, che si nasconde dietro l’applicazione di protocolli e si abbiglia del “best interest”, mentre la sua coscienza è già da tempo in putrefazione. Nemmeno per gli Anna e Caifa in versione british, e per tutto il Sinedrio che da Roma all’Inghilterra ha fatto dichiarazioni polically correct, nella paura che «verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione» (Gv. 11, 48), senza accorgersi che Dio li ha già rovesciati dai loro troni e che le pecore non li ascoltano più, perché non sono pastori, ma mercenari.


La morte di Alfie disorienta perché non ci lascia nemmeno un minuto per piangere. Perché rovescia tutto il nostro modo di affrontare la vita. Perché non si riesce a pregare per lui. Pensare a lui, significa pensarlo nella gloria, mentre riposa sul seno della Vergine Maria, mentre si compiace del volto di Dio ed è compiacimento del Suo sguardo, mentre sta giocando con le corone dei martiri, insieme ai Santi Innocenti, come scriveva Péguy, nel suo Il Mistero dei Santi Innocenti:

«Questi semplici bimbi giocano con la loro palma e le loro corone di martiri.
Ecco quello che accade nel mio paradiso.
A che si potrà mai giocare
con una palma e delle corone di martiri?
Penso che giochino al cerchio, dice Dio,
e forse ai cerchietti (almeno lo penso, perché non crediate
che mai mi si chieda il permesso)
E la palma sempre verde serve loro,
a quanto sembra, di bacchetta».

Cosa si può chiedere ormai per Alfie, che vive in Dio e può giocare a qualunque cosa, senza chiedere il permesso? Semmai, ora, si chiede ad Alfie; si chiede a lui, tra un gioco e l’altro, di pregare per i suoi genitori, per i suoi familiari, perché abbiano pace e gioia piena nel saperlo beato. Si chiede di pregare per i suoi persecutori, medici, giudici ed ecclesiastici, perché si convertano, si pentano e siano così strappati dal fuoco eterno che divora tutti gli operatori di iniquità. Si chiede di pregare per noi, che in questo mondo completamente nelle mani del Maligno dobbiamo continuare a vivere. E dobbiamo, vogliamo continuare a vivere come Alfie, il quale, mentre attorno a lui si ordiva una congiura di morte, di ingiustizia, di menzogna, mentre il suo papà e la sua mamma lottavano come dei leoni e tutte le anime buone si attivavano come potevano, lui dormiva, riposava e persino sorrideva.

Non parliamo qui del riposo dell’accidioso, o del sonno di chi invece deve vegliare e pregare per non cadere in tentazione, ma del riposo dell’abbandono in Dio. Sembra impossibile, in un mondo così, dove i rei diventano giudici che condannano gli innocenti. Eppure anche questa è la lezione di Alfie: la sua vita, inutile per quelli che credono di essere i soli “utili”, è il compiacimento di Dio, perché è stata una vita vissuta nell’abbandono fiducioso, il tratto che più la conforma all’Agnello condotto al macello. Alfie – beato lui! – non è più in questo mondo e Dio cerca qualche altro bimbo che lo sostituisca, per continuare a guardare il mondo con pietà. Qualche bimbo per anagrafe, ma anche qualche bimbo divenuto tale per la speranza.

Qualcuno – scrive sempre Péguy –

«che acconsenta…, che si arrenda un po’ a me.
Che distenda un po’ le sue povere membra stanche su un letto di riposo […]
Ma colui che la sera andando a letto fa piani per l’indomani.
Costui non mi piace, dice Dio.
Lo sciocco, non sa neanche come sarà fatto domani […]
Colui che è nella mia mano come il bastone nella mano del viaggiatore, costui mi è gradito, dice Dio.

Colui che è nelle mie braccia come un neonato che ride,
E che non si preoccupa di niente,
E che vede il mondo negli occhi di sua madre, e della sua balia,
E che non lo vede e non lo guarda che lì,
Costui mi è gradito, dice Dio.

Ma colui che fa dei calcoli, colui che in se stesso, nella sua testa, per l’indomani,
Lavora come un mercenario.
Lavora spaventosamente come uno schiavo che gira una ruota in eterno.
(E detto tra noi come un imbecille)
Ebbene costui non mi è gradito affatto, dice Dio.

Colui che si abbandona mi piace. Colui che non si abbandona non mi piace, è così semplice».

Caro Alfie, santo Alfie, intercedi per noi.

Luisella Scrosati

http://www.lanuovabq.it/it/una-morte-che-disorienta

C'E' UN SANTO IN CIELO
Alfie, ti chiameremo martire Ragioni di una beatificazione

Per il popolo dei credenti Alfie Evans è già un martire. Ad ucciderlo un odium fidei sotto gli occhi di tutti e facilmente dimostrabile: perché il suo sacrificio ha scatenato un'ondata di preghiera e perché definire la vita di Alfie inutile è anticristiano, dato che il cristianesimo è l’esaltazione massima della vita come dono del Creatore. Le ragioni di una beatificazione che accomuna il piccolo Evans ai santi martiri innocenti, che, come lui hanno reso testimonianza a Cristo non con le parole, ma con il sangue. 




                            In preghiera in San Pietro per Alfie

La morte del piccolo Alfie Evans ha occupato per tutta la giornata di ieri le prime pagine dei giornali e dei siti web. Al silenzio, comprensibile, dei genitori Thomas e Kate ha fatto da contraltare un’indignazione generale del web e di politici, ma anche di popolo, i quali non hanno esitato a definire quello accaduto all’Alder Hey Hospital un omicidio.

Non ha usato questi toni, ma il suo discorso è stato profondamente netto nella condanna Papa Francesco, che in tarda mattina a diffuso un tweet nel quale si è definito “profondamente toccato”: “Sono profondamente toccato dalla morte del piccolo Alfie. Oggi prego specialmente per i suoi genitori, mentre Dio Padre lo accoglie nel suo tenero abbraccio”. Poi, in un incontro pubblico ha ribadito: “Di fronte al problema della sofferenza umana è necessario saper creare sinergie tra persone e istituzioni, anche superando i pregiudizi, per coltivare la sollecitudine e lo sforzo di tutti in favore della persona malata”.

I giorni che seguiranno però saranno i giorni degli interrogativi, dei chiarimenti sulle ultime ore del piccolo e soprattutto del futuro dei genitori che hanno lottato come leoni per salvare la vita del loro bimbo.

Intanto queste sono le ore della preghiera e del lutto, del silenzio, ma anche della speranza libratasi in volo sotto forma di palloncini davanti all'Alder Hey ieri pomeriggio, quasi come una liberazione. Una speranza che il popolo di Alfie, un popolo cattolico e ancora innamorato della vita nonostante lo scempio attorno, ha testimoniato nel corso della giornata con post, tweet e veglie di preghiera e di riparazione per questo tremendo delitto.

C’è un tema che si sta facendo strada in queste ore e che, seppure ancora necessario di chiarimenti, è invece molto cristallino per il popolo dei credenti. Ed è il tema della santità di Alfie. Di fronte a questo totalitarismo medico-giuridico e politico c’è un popolo che oggi riesce ad opporre un modello, un testimone. Un martire, appunto. Questo martire si chiama Alfie Evans ed è il martire innocente in un mondo di Stati efficienti, ma senza punti di riferimento, senza valori.

Non importa la sua disabilità, né il suo stato di coscienza, perché in Paradiso queste sono le anime perfette amate da Dio. Ed è così che si sta facendo largo una certezza, che necessita ora di una presa in carico di responsabilità da parte della Chiesa.

Alfie beato. Un martire in odium fidei dei tempi moderni. Si tratta di una proposta spontanea, che però dovrebbe essere seriamente presa in considerazione. Perché motivata. Quando morì Giovanni Paolo II lo striscione “santo subito” toccò il mondo. Quello che sta accadendo con Alfie è sostanzialmente lo stesso.

Perché Alfie è stato ucciso da un odio anticristiano. E dato che il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani, Alfie oggi ci indica una via.

Anzitutto perché Alfie è stato un testimone della fede. Nella sua qualità di figlio di Dio ha fatto inginocchiare milioni di persone che per giorni e giorni si sono strette in preghiera per lui. Non era soltanto un sentimento emozionale, ma la presa d’atto che in quel letto d’ospedale, in quel letto di dolore c’era un alter Christus sofferente. Una croce, un ostensorio in forma d’essere umano che è stato adorato notte e giorno.

Alfie era cristiano cattolico, battezzato e il padre ha dato prova nel suo incontro con il Papa di essere un uomo di profonda fede e grande attaccamento alla Chiesa. Lo stesso Papa ha riconosciuto che Thomas si stava comportando come Dio, che fa di tutto per difendere i suoi figli.

Ma per istruire una positio super martyrium da presentare in Congregazione per le cause dei santi, trattandosi di martirio, bisognerebbe provare l’odium fidei. Quindi in una eventuale causa di beatificazione bisogna dimostrare che la morte di Alfie stata causata da una persecuzione anticristiana.

Difficile, se si utilizzano i criteri consueti perché la morte di Alfie è stata causata in termini visibili non da odio religioso, bensì da quel pietismo peloso che elimina i disabili perché non efficienti e non utili.

Ma in un’altra ottica invece questo odium fidei è sotto gli occhi di tutti e facilmente dimostrabile: definire, come è stato fatto, la vita di Alife inutile è naturaliter un ragionamento anticristiano, dato che il cristianesimo è l’esaltazione massima della vita come dono del Creatore. A questo si aggiunga che lo stesso giudice che ha emesso la terribile sentenza d’appello, il giudice Heyden, è un attivista Lgbt, una lobby che mostra quotidianamente ormai il suo lato anti cristiano.

Ma c’è di più: quando il giudice ha emesso la sua sentenza ha anche chiuso ogni possibilità di rivedere la sua decisione anche di fronte a nuovi pronunciamenti, come quello eventuale della Cedu, la corte europea dei diritti umani. La quale puntualmente si è rifiutata di intervenire. Eppure i diritti umani sono alla base della legge morale naturale universale, principi che dovrebbero essere sposati da tutti, ma che oggi sono difesi soltanto dal pensiero cristiano. Attaccarli e umiliarli, significa attaccare il cristianesimo anche senza dichiarargli guerra pubblicamente.

E che dire della pervicacia con la quale ad Alfie è stato impedito, anche a causa dell’insipienza e la dabbenaggine di alcuni uomini di Chiesa, di ricevere puntualmente e dignitosamente un conforto spirituale?

Da questi semplici accenni si può comprendere come non sia irrituale e per nulla scandaloso parlare di una beatificazione di Alfie in odium fidei. Anche il tema della diocesi nel quale si è consumato il martirio, quella di Liverpool, è importante. Alfie era cittadino italiano e l’Italia era il Paese nel quale il padre e la madre volevano portarlo. Quindi la richiesta potrebbe partire anche, ad esempio, dalla diocesi di Roma.

Alfie in questo senso potrebbe diventare santo come sono santi i martiri innocenti, uccisi da Erode. Sono gli innocenti che rendono testimonianza a Cristo non con le parole, ma con il sangue, che ci ricordano che il martirio è dono gratuito del Signore. Un martirio che oggi vede il piccolo guerrirero "con lo scudo e le ali" come principale testimone.

Andrea Zambrano

-IL SUO SANGUE, LA NOSTRA CONVERSIONE di Benedetta Frigerio
-TUTTO INIZIA CON L'ABORTO LEGALE di David Warren
- LA BATTAGLIA PER LA VITA CONTINUA, di Riccardo Cascioli
-IL DOSSIER ALFIE

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Riconosco la tirannia quando la vedo!

    «È sempre più evidente che oltre alle migliaia di aborti che procurano ogni anno, gli ospedali del servizio sanitario nazionale britannico stanno diventando fabbriche di morte non solo per i non ancora nati, ma per i vivi. […] Che i nostri vescovi continuino ad allearsi con il servizio sanitario nazionale nel difendere l’indifendibile va al di là di ogni possibile comprensione».
L’atto di accusa, inequivocabile, arriva da Londra, da Jean Pierre Casey, nipote di un famoso filosofo cattolico tedesco deciso oppositore di Hitler, Dietrich von Hildebrand (1889-1977).
In una lettera aperta inviata ai vescovi di Inghilterra e Galles, Casey torna sulla vicenda di Alfie  Evans giudicando il comportamento dei prelati britannici un «abietto fallimento» in materia di difesa della vita, famiglia e diritti dei genitori.
Casey inoltre accusa i vescovi di essersi più impegnati nella difesa del National Health Service, il servizio sanitario nazionale, che nella cura delle persone a loro affidate: «Se i dirigenti della Chiesa rimangono in silenzio di fronte a tale tirannia, ingiustizia e oppressione, diventano complici e, di fatto, prendono parte attivamente a gravi azioni malvagie».
Ricordiamo che lo scorso mercoledì, poche ore dopo che papa Francesco aveva incaricato monsignor Francesco Cavina di occuparsi delle relazioni tra l’ospedale di Liverpool e il Bambino Gesù di Roma per rendere possibile il trasferimento di Alfie in Italia, i vescovi di Inghilterra e Galles rilasciarono una dichiarazione ufficiale nella quale più che altro lodavano i giudici e i responsabili dell’Alder Hey Children’s Hospital per la loro «integrità» e giudicavano «infondate» le ricostruzioni critiche nei confronti dell’ospedale inglese.
Da una nota interna dell’arcidiocesi di Liverpool si è poi venuti a sapere che i vescovi, tanto solerti nel difendere giudici e medici, non avevano mosso un dito per ricevere i genitori di Alfie, con la scusa che «non sono cattolici». Peccato che papà Thomas lo sia, così come lo era Alfie, mentre mamma Kate è anglicana ma comunque credente. E che dire poi dell’allontanamento dall’ospedale di Liverpool del sacerdote italiano che assicurava assistenza spirituale alla famiglia Evans?
Nel commento che accompagna la sua lettera aperta, Jean Pierre Casey rileva: «Il mio prozio Dietrich von Hildebrand fu risoluto di fronte all’oppressione nazista. Allo stesso modo, dobbiamo essere risoluti di fronte all’oppressione laica quando i diritti dei genitori vengono sistematicamente indeboliti e la famiglia è attaccata da tutte le parti. Il silenzio dei nostri vescovi è vergognoso».
Si può capire, prosegue Casey, il desiderio di «mantenere un tono conciliante» quando la posta in gioco è così elevata e le emozioni sono fortissime, ma occorre dire con chiarezza che il vostro giudizio circa l’«integrità» dell’ospedale è inaccettabile. «Un ospedale che funge da carcere, imprigionando un bambino contro i desideri dei suoi genitori e la possibilità di avere un giudizio migliore non agisce con integrità. Un ospedale che chiede un’ingiunzione del tribunale per impedire ai genitori di esercitare il proprio dovere di agire nel migliore interesse del proprio figlio non agisce con integrità. Un ospedale che rifiuta di mettere in discussione la sua possibile, se non probabile, errata diagnosi non agisce con integrità. Un ospedale che cerca di estromettere un cappellano che fornisce conforto spirituale a una famiglia bisognosa e  amministra i sacramenti, non agisce con integrità. Un ospedale che rifiuta di prendere in considerazione alternative non agisce con integrità. Un ospedale che richiede la presenza della polizia per impedire ai genitori di esercitare il proprio diritto legale non agisce con integrità. Un ospedale che si rifiuta di facilitare un incontro tra il suo personale medico e il capo di un altro ospedale, pronto ad accettare il bambino a suo carico, non agisce con integrità. Un ospedale che non collabora con altri ospedali che inviano personale medico, attrezzature e mezzi di trasporto per sostenere i desideri dei genitori per forme alternative di trattamento non agisce con integrità. Un ospedale che si rifiuta di idratare o nutrire un bambino non agisce con integrità».
Casey accusa poi i vescovi britannici di non aver mai parlato della necessaria tutela della dignità della vita umana e dei diritti dei genitori in quanto educatori primari e unici custodi legittimi dei diritti del bambino.
Secondo alcuni, aggiunge l’autore della lettera, io posso sembrare un sempliciotto, non in grado di capire pienamente le sottigliezze etiche e mediche del caso, ma rispondo così: «Conosco la tirannia quando la vedo. Conosco l’oppressione quando la vedo. Conosco l’ingiustizia quando la vedo. E così fanno molte migliaia di altri in tutto il mondo. Se i nostri dirigenti della Chiesa tacciono di fronte a tale tirannia, oppressione e ingiustizia, allora non solo falliscono nella loro missione di proclamare il Vangelo di Gesù Cristo, non solo non riescono a sostenere pubblicamente la santità e la dignità di tutta la vita umana, ma diventano complici di gravi azioni malvagie».
Non c’è da meravigliarsi, conclude Casey, che il gregge cattolico si stia rapidamente riducendo se i pastori sono questi. Dopo il caso di Charlie Gard, di nuovo la Chiesa cattolica britannica mostra una «completa mancanza di leadership, di convinzione e di coraggio», tanto che «mi vergogno di essere un cattolico inglese».
«Come disse Edmund Burke: “L’unica cosa che serve perché il male trionfi è che gli uomini buoni non facciano nulla”».
Infine Casey cita san Giovanni Paolo II: «Se vuoi la pace, lavora per la giustizia. Se vuoi giustizia, difendi la vita . Se vuoi la vita, abbraccia la verità, la verità rivelata da Dio».
«Non abbiate paura!!!» (in italiano nel testo, ndr).
Aldo Maria Valli

Qui il testo completo della lettera

Open Letter to the Catholic Bishops of England and Wales from a concerned Catholic citizen
Your Excellencies:
Though I can understand the desire to strike a conciliatory tone when both the stakes and emotions are running high, it is a gross understatement to call the wording of your declaration on the Alfie Evans case unfortunate, particularly given the emphasis on the apparent “integrity” of the medical staff and administrators of Alder Hey hospital.
A hospital that acts as a jail, imprisoning a child against his parents’ wishes and better judgement does not act with integrity.
A hospital that seeks a court injunction to prevent the parents from exercising their rightful duty to act in the best interests of their child does not act with integrity.
A hospital that refuses to call into question its (possible, if not likely, mis-) diagnosis does not act with integrity.
A hospital that seeks to oust a chaplain who is providing spiritual solace to a family in need and administering sacraments does not act with integrity.
A hospital that refuses to consider alternatives does not act with integrity.
A hospital that requests police presence to prevent parents from exercising their lawful right to remove their child from the hospital’s care – threatening parents with a conviction of assault if they so much as touch their child – does not act with integrity.
A hospital that refuses to facilitate a meeting between its medical staff and the head of another hospital prepared to accept the child into its care does not act with integrity.
A hospital that fails to cooperate with other hospitals who send medical staff, equipment and transport to support the parents’ wishes for alternative forms of treatment does not act with integrity.
A hospital that refuses to hydrate or feed a child does not act with integrity.
More importantly — and worse than the unfortunate choice of words used in your declaration — is its abject failure to address the heart of the matter: the privileged link between children and their parents as their God-given custodians.
No mention is made in the declaration of the sanctity and dignity of human life.
No mention is made of the rights of parents as the primary educators and sole legitimate custodians of the child.
No mention is made of the primary rights of parents — not the state, or medical doctors, or conflicted, unelected magistrates — to determine what they believe to be in the best interests of their child.
Because the declaration so completely fails to uphold Catholic teachings in regards of life and the family, it ought not be considered a Catholic declaration. To label it as such is intensely misleading.
It is ever more obvious that beyond the thousands of abortions they procure annually, NHS hospitals are becoming death mills not only for the unborn, but for the living. Every parent in the UK, Catholic or otherwise, will now rightly question whether by admitting their child to a NHS hospital, their child will ever again be allowed to leave and see the light of day. That our bishops continue to ally themselves with the NHS in defending the indefensible is beyond comprehension.
Whilst you may be tempted to characterise me and others who share my views as ‘simpletons’ whose intellectual faculties are insufficient to fully grasp the ethical and medical subtleties of the case, I will reply: I know tyranny when I see it. I know oppression when I see it. I know injustice when I see it. And so do many thousands of others across the world. If our Church leaders, meaning the collective you, remain silent in the face of such tyranny, oppression and injustice, then not only do they fail in their mission to proclaim the Gospel of Jesus Christ, not only do they fail to publicly uphold the sanctity and dignity of all human life, not only do they fail to defend the rights of parents as the primary educators and as the sole legitimate custodians of their children — each one of these being individually considered a serious sin of omission — but they also become accomplices of, and indeed, active participants in, gravely evil acts.
I regret to say that with the kind of leadership — or rather the complete absence of leadership our bishops are showing — in grave public cases where a powerful public witness in defense of life, the family and God-given parental rights is not only necessary but is indeed a moral obligation, it is no wonder the flock of practising Catholics is so rapidly dwindling. For who wants to follow such shepherds? For this to occur so soon after the Charlie Gard saga, and with an essentially identical outcome — namely, the complete lack of leadership, lack of conviction, and lack of courage we are seeing from our bishops, I am afraid to say I am ashamed to be an English Catholic.

As Edmund Burke said : ‘The only thing necessary for the triumph of evil is for good men to do nothing.’

With every hope that the Holy Spirit will prompt you to put into action the prophetic words of St. John Paul II : “If you want peace, work for justice. If you want justice, defend life. If you want life, embrace the truth the truth revealed by God.”
NON ABBIATE PAURA!!!
JP Casey
London, 27 April 2018

Alfie è morto da italiano Ora la magistratura indaghi i suoi assassini

La cittadinanza concessa al piccolo lasciato morire dai giudici inglesi apre un caso


Forse neanche se ne rendevano conto, il ministro degli Esteri Angelino Alfano e il suo collega degli Interni Marco Minniti, di mettere le premesse per una caso giudiziario e diplomatico senza precedenti.

La mattina del 23 aprile, quando il governo italiano decise di concedere la cittadinanza tricolore al piccolo Alfie Evans, ricoverato nell'ospedale di Liverpool, l'iniziativa venne presentata come un gesto umanitario, finalizzato ad agevolare il trasferimento del bambino in Italia, dove i medici del Bambino Gesù di Roma si erano già dichiarati pronti a non staccare la spina e a proseguire le cure, come chiesto dai genitori.

Il gesto umanitario è rimasto simbolico, inutile: le autorità britanniche hanno proseguito per la loro strada, e alle 2,30 di ieri il «guerriero» Alfie ha chiuso gli occhi per sempre. Ma il caso no, quello non è chiuso. Perché a morire ieri notte è stato a tutti gli effetti un cittadino italiano. E la magistratura italiana è costretta ad indagare sul dramma di Liverpool, perché per la legge del nostro paese quello commesso nell'ospedale inglese è stato un omicidio.

Il diritto-dovere a indagare sui crimini avvenuti all'estero che abbiano per vittime (o per responsabili) cittadini italiani è stabilito e regolato dall'articolo 10 del codice di procedura penale: e non fa distinzione tra reato e reato, nè tra un paese straniero e l'altro. Appena due anni fa, nel giugno 2016, il governo ha modificato il codice, stabilendo una volta per tutte che la competenza a indagare sia della Procura di Roma. E così, per esempio, è accaduto per l'assassinio in Egitto del ricercatore italiano Giulio Regeni, con la Procura della Capitale che ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per omicidio, affiancandosi alle indagini già in corso da parte della magistratura del Cairo.

Il caso di Alfie è diverso, perché in Gran Bretagna non verrà aperta alcuna inchiesta, essendo l'eutanasia del piccolo non solo consentita dalle leggi locali ma direttamente disposta da una autorità giudiziaria, il giudice Anthony Hayden. Ma per la legge italiana è tutto diverso. La malattia di Alfie era verosimilmente incurabile, ma il piccolo era in grado di sopravvivere grazie ai macchinari, ed esattamente questa era la volontà dei suoi genitori. Inoltre per undici ore, dopo il primo distacco del ventilatore, il bambino avrebbe respirato autonomamente («Sta prendendo acqua e ossigeno! Ha dimostrato che questi dottori si sbagliano!» aveva commentato il padre).

Appare difficile, in un sistema giudiziario come quello italiano che prevede l'azione penale obbligatoria, che la Procura di Roma resti inattiva. Certo, sarebbe una indagine ardua, visto che le autorità britanniche difficilmente darebbero un gran contributo. Ma un piccolo italiano era vivo, adesso è morto, e non si può fare finta di niente.

Luca Fazzo - Dom, 29/04/2018


http://www.ilgiornale.it/news/politica/alfie-morto-italiano-ora-magistratura-indaghi-i-suoi-1520577.html