Quando il guru Eugenio si fida troppo della memoria
Su Repubblica intervista al Papa con smentita. Il Vaticano: l'articolo di Scalfari non riporta le parole del Pontefice
Leggere le parole di Papa Bergoglio è sempre emozionante, ieri su «La Repubblica» ce n’era una vera valanga ed erano particolarmente incisive. Il quotidiano ha dedicato l’apertura e il classico «paginone doppio» al colloquio (il secondo) tra l’ex direttore, il guru dell’informazione, Eugenio Scalfari e il Santo Padre.
Però, perché c’è un però, se si ha l’accortezza di andare a vedere l’edizione online del giornale allegato al «colloquio» firmato dal guru Eugenio c’è, e bene in vista, la precisazione di padre Lombardi. Ma come, viene da dire, ci sono le dichiarazioni e, appresso, subito, la smentita? È come se ti vendessero un’auto con una gomma già bucata... «tanto c’è la ruota di scorta».
Per la cronaca (e per quelli che non fanno i giornalisti) ricorderemo che Federico Lombardi, padre gesuita (come Bergoglio), è dal 2006 direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Insomma è la voce del Vaticano. E padre Lombardi, proprio sul sito di Repubblica, precisa che: «Ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo "fra virgolette" le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di un’intervista nel senso abituale del termine, come se si riportasse una serie di domande e di risposte che rispecchiano con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell’interlocutore».
Ma insomma, viene da chiedersi al lettore: «Ho letto o no un’intervista a Papa Bergoglio, e se no, che cosa ho letto?» Torna ancora in soccorso padre Lombardi: «Se quindi si può ritenere che nell’insieme l’articolo riporti il senso e lo spirito del colloquio fra il Santo Padre e Scalfari, occorre ribadire con forza quanto già si era detto in occasione di una precedente "intervista" apparsa su Repubblica, cioè che le singole espressioni riferite, nella formulazione riportata, non possono essere attribuite con sicurezza al Papa».
Insomma c’è anche la recidivia, che nel Codice penale è un’aggravante. Cioè se una persona commette un reato merita una pena, se lo commette avendolo già commesso in passato la pena da espiare è più consistente. Ma di «espiazione» per Eugenio Scalfari non si parla, anche perché da un giornalista che ha scritto un libro dal titolo «L’uomo che non credeva in Dio», di sicuro non ci si può attendere quel timore reverenziale nei confronti di chi rappresenta quello in cui non si crede. E proprio per questo, dichiara il guru Eugenio, Papa Bergoglio ha lui stesso chiesto di parlare con il fondatore di Repubblica. Perché non crede in dio e perché «un colloquio con un non credente siffatto sia reciprocamente stimolante e perciò vuole continuarlo - scrive Scalfari - lo dico perché è lui che me l’ha detto. Il fatto che io sia anche giornalista non lo interessa affatto, potrei essere ingegnere, maestro elementare, operaio. Gli interessa parlare con chi non crede...».
E invece Scalfari è un giornalista e anche, probabilmente, il più famoso e autorevole. Tanto famoso e autorevole che può anche riportare le parole del Santo Padre così come le ricorda lui, tanto... Come accade qualche volta a meno blasonati cronisti, che sono costretti a tradurre in lingua italiana le frasi, magari strappate al volo, di qualche politico o personaggio dell’attualità. Ma loro, i cronisti meno blasonati, di solito vengono richiamati con meno tatto e magari si beccano anche qualche querela. Comunque chi fa, sbaglia. È una legge alla quale non sfuggono nemmeno i guru dell’informazione.
Ma cosa avrebbe riportato Scalfari, di sbagliato? Due affermazioni «che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa - scrive ancora padre Lombardi - Cioè che fra i pedofili vi siano dei "cardinali", e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, "le soluzioni le troverò"».
Sì perché nel pezzo di Scalfari c’è scritto che, parola di Papa: «Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono» e poi che quello del celibato per i sacerdoti non è un gran problema, in fondo «fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore».
Capita di sbagliare. A tutti.
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