Un (apparente) elogio di Bergoglio e le responsabilità dei cattolici di oggi
Molti cattolici praticanti sono soliti lamentarsi della distanza quasi siderale che Bergoglio avrebbe posto tra le parole del Vangelo e il ministero papale e la sua azione tra le genti, asserendo che quest’ultima non sarebbe consona con i primi due. Un’accusa che perde di vista due fatti essenziali.
Il primo è il luogo di provenienza di Bergoglio e la sua formazione, il secondo è la stessa natura di cui ormai sono composte intere legioni di cattolici, quindi di loro stessi. Le parole di cordoglio e di seria preoccupazione per gli eventi che stanno costellando le terre attorno al Mediterraneo, così come i documenti ecologisti e certune affermazioni reputate bislacche o eterodosse, sono il segnacolo di una formazione precipua di una certa area del mondo, il Sud America, e altro da chi è nato e vissuto in quelle condizioni non ci si può aspettare. Un prelato sudamericano – e gli esempi nella storia sono plurimi – non può predicare ciò che molti cristiano-cattolici vorrebbero predicasse. La sua visione del mondo è radicalmente improntata a un’etica sociale, al riscatto della povertà, all’accoglienza dell’indigente, alla consolazione delle masse reiette, perché in questo clima, e non certo in un clima di dottrina metafisica, tale prelato è vissuto e si è formato. Ciò che un sudamericano vede e vive, non importa se in qualche modo protetto dal suo status di chierico, non sono i segreti superni di san Tommaso d’Aquino o i tormenti interiori di sant’Agostino, bensì la sofferenza tutta umana di milioni e milioni di esseri umani. La dimenticanza o l’inosservanza dei principi dottrinali millenari della Chiesa non è un piano ordito a monte, non è un complotto del papa o di qualche cardinale, bensì la più che naturale conseguenza di un interesse altro, differente, che non ha (ancora) toccato l’Occidente opulento e obeso (ma sulla via di una drastica dieta). Chi conosce almeno un poco il Sud America sa bene che è pressoché impossibile predicare ciò che non aiuta nessuno a trovare una
Bergoglio non può diventare il capro espiatorio di milioni di cattolici i quali non riconoscono più l’autorità dei santi e che parlano di Gesù come se fosse un loro compagno di banco. Basta partecipare, e da molti anni, a una qualsiasi “messa” per rendersi conto dello stato in cui versa il cattolico medio e anche quello colto. Non sono molti anni che ho sentito predicare un prete in chiesa che «non so se Cristo è esistito davvero e se ha fatto i miracoli: io so che esiste l’uomo», e Bergoglio era ancora di là da venire (per inciso: lo stesso sacerdote era accompagnato da un suo “amichetto” che per tutto il tempo non ha smesso di puntarmi gli occhi addosso). I seguitissimi don Gallo di Genova, i Bettazzi (autore della Sinistra di Dio), e molti, moltissimi altri presuli non son frutto né del magistero di Bergoglio, né poi troppo del Concilio Vaticano II (il modernismo è ben precedente gli anni Sessanta), bensì di quanti li hanno circondati e sostenuti per anni e anni, conformandosi allo spirito dissolutivo della modernità. Ho sentito sacerdoti formatisi ben prima del Concilio Vaticano II, dire cose che avrebbe potuto dire un qualsiasi laico, nel
senso peggiore del termine. Ho visto preti risolvere la messa in tredici (ripeto: tredici) minuti. Ho ascoltato cattolici dire che andavano in una certa parrocchia «perché lì la messa dura mezz’ora e poi tutti a casa,senza perder tempo». Ho parlato con preti che, con largo anticipo sulle “aperture” (presunte) di papa Francesco agli omosessuali, avevano ed hanno posizioni che quelle di Pannella a confronto sono retrive e reazionarie. Un’intera classe di intellettuali cattolici, praticanti, ha steso ovunque tappeti rossi sotto i piedi di certi “teologi”, che oggi sono considerati autorità in campo (che ridere) “spirituale”. Io stesso sono stato messo alla gogna da preti e cattolici praticanti che dirigevano una testata esplicitamente cattolica su cui scrivevo perché avevo attaccato – invero avevo semplicemente raccontato cosa avevo visto, inviato dallo stesso giornale – uno di questi teologi, intoccabile persino in un ambiente che avrebbe dovuto averlo in uggia, se non peggio. Una parte di quella stessa dirigenza a proposito di Ratzinger mi disse: «Quello sarà il tuo papa, non certo il mio». E certo, Ratzinger, nonostante tutto, cercava di tenere in piedi la baracca, mentre il suddetto teologo serviva i più balordi sentimenti dell’individuo. Ho visto preti somministrare la Comunione dopo che, per un malaugurato incidente, le particole erano cadute in terra e calpestate accidentalmente e inevitabilmente dai fedeli e da chierichetti. E tutti abbiamo visto nel 2011 la celebrazione della breccia di Porta Pia da un allora Segretario di Stato. In una città del nord Italia, circa sette od otto anni fa, l’arcivescovo pensionò i due esorcisti ufficiali per raggiunti limiti di età. Li conoscevo abbastanza bene entrambi e conoscevo molto bene persone che, per un motivo o per un altro, erano loro vicine e so che quegli esorcisti erano persone degne del loro incarico e preti serissimi. Ebbene, il medesimo arcivescovo sostituì le due essenziali figure con un prete “esorcista” il quale andava dicendo che «il demonio non esiste, è una superstizione medievale», parlando come un qualsiasi Piero Angela od Odifreddi. Tutte cose che a confronto le encicliche di papa Francesco sembrano quelle di Pio XII.
Per quanto concerne i cosiddetti “complottisti”, provate a pensare un po’ oltre. Davvero credete che, posta la verità dei vostri asserti circa la Chiesa cattolica, Bergoglio sia la mente della dissoluzione? Siete in contraddizione con voi stessi: di solito i generali e i ministri della guerra, e ciò da molto tempo, non stanno in prima linea, mandano altri, meno avveduti e già formati per mettere in campo questa dissoluzione.
Da ultimo una lieve riflessione. Come è possibile, per un cattolico – che non sia sedevacantista – contestare o anche solo mettere in dubbio la veracità dell’elezione di Bergoglio, se questo cattolico crede ancora nello Spirito Santo? Si vuole forse alludere alla possibilità che lo Spirito Santo si sia sbagliato? Giorni fa un noto intellettuale cattolico tradizionalista– sul quale non mi pronuncio perché non ho i soldi per pagarmi un avvocato – ha scritto che non sapeva se Bergoglio fosse cattolico, ma che certo le sue encicliche non lo erano. Affermazioni del genere sono degne, più che di riflessioni teologiche, di un manuale di psichiatria.
Se proprio costoro tengono tanto alla dottrina, dovrebbero solennemente tacere, anche dentro di sé, ritornare, loro per primi, allo spirito del Vangelo senza la necessità di un papa, che diventa il loro alter ego nel bene e nel male, guardare insomma la trave nel proprio occhio. Indi finalmente lasciare che le cose si compiano così come è scritto.
di Luca Bistolfi
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