ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 17 agosto 2017

Licet


Martin Mosebach: È lecito a un cattolico criticare il papa?   
       

(di Martin Mosebach) Riportiamo la prefazione dello scrittore Martin Mosebach all’edizione tedesca del libro di Roberto de Mattei Apologia della Tradizionepubblicato nel febbraio 2017 dalla casa editrice Sankt-Grignion Verlag di Altoetting, con il titolo Verteidigung der Tradition. Die unüberwindbare Wahrheit Christi. Il saggio è stato già tradotto in francese e portoghese ed è in corso di traduzione in inglese e in spagnolo.
È lecito a un cattolico criticare il Papa?
I Gesuiti, quando nel secolo XVII furono costretti ad abbandonare il Giappone, alle loro comunità, che non sapevano quando avrebbero potuto rivedere un sacerdote cattolico, diedero l’indicazione molto concreta di interrogare chiunque si presentasse loro come cattolico sul suo rapporto con la Vergine Maria e con il Papa. Era un criterio estremamente facile da applicare. 
In duemila anni l’edificio della teologia cattolica è cresciuto sino a diventare un palazzo quasi immenso,  che nasconde tra le sue mura non solo sale che si succedono armonicamente, ma anche oscuri labirinti, non solo terrazze con vedute magnifiche, ma anche camere nascoste e volte sotterranee.

La soglia del non ritorno?



NELLA CHIESA DI SODOMA&GOMORRA, ABBIAMO UN GAY FRIENDLY COME NUOVO PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE ?

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Per evitare la divisione che implica il soprassedere sulla sporcizia che sommerge la Chiesa, vescovi e cardinali si stanno gravando dinanzi a Dio di un gravissimo peccato: saranno i responsabili di fratture e di divisioni insanabili che avranno a che fare con le più fondamentali sostanze della fede, a partire dalla sostanza e dalla stessa validità dei Sacramenti.

S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J, neo eletto Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede


Anche se abbiamo superato da tempo la soglia del non ritorno, il Sommo Pontefice Francesco I andrebbe richiamato e quindi fermato, perché la Chiesa non è sua ed esso non può disporne tra inesattezze e ambiguità, a proprio insindacabile ed umorale piacimento; e quest’opera di doverosa correzione solo i Vescovi possono farla, in modo umile e soprattutto molto riservato, tutelando dalle non poche imprudenze dell’uomo Jorge Mario Bergoglio il sacro ministero petrino, roccia cristologica sulla quale per divina volontà è stata edificata la Chiesa [Cf. Mt 16,13-20]. 

Li aiuterà a restare cattolici!?

PIANA DEGLI ALBANESI. FEDELI IN SOFFERENZA CHIEDONO AIUTO AL PAPA. UNA LETTERA APERTA SU STILUM CURIAE. 
 

Una parte significativa dei fedeli di rito greco della Sicilia è in sofferenza. Tanto in sofferenza da scrivere una lettera aperta al Pontefice; queste persone hanno scelto Stilum Curiae per renderla pubblica, nella speranza che il Pontefice li aiuti a trovare una soluzione. La pubblichiamo subito, e la facciamo seguire da qualche elemento di spiegazione.
Beatissimo Padre, dopo un biennio di continui ricorsi presso la Congregazione delle Chiese Orientali e dopo l’umiliazione del silenzio di essa, e dopo aver interpellato altri dicasteri della Santa Sede, senza avere mai ricevuto alcuna risposta, ricorriamo a Vostra Santità quale ultima istanza e quale Vescovo di Roma, che presiede nella carità a tutte le Chiese.
Noi crediamo che la Chiesa Orientale in Piana degli Albanesi alla luce della Orientalium Ecclesiarum del Vaticano II, del magistero ordinario dei Sommi Pontefici ( Beato Paolo VI, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI) meriti RISPETTO e sia trattata quale membro vitale dell’Una Santa Cattolica ed Apostolica Chiesa.
La testimonianza di fedeltà lunga ben cinque secoli nata dal martirio in terra d’Albania è un segno dell’amore all’unità della Chiesa nella sua diversità. L’odierno Eparca, da Vostra Santità scelto, rappresenta una ferita ecclesiologica ed ecumenica.
Vostra Santità giustamente abbraccia e ricerca l’unità con i patriarchi ortodossi; il nostro Eparca purtroppo dà segni di disprezzare, ed umilia in Vostro Nome ,la Tradizione della Chiesa Orientale.
La cattolicità quindi, è messa in pericolo dai cattolici stessi. Un ritorno alla prassi orientale ortodossa, Santità, ci sembra essere l’unico mezzo per avere il giusto rispetto ed il diritto all’esistenza.
È per questo, santità, perché non vediamo nessun’altra soluzione, dopo due anni in cui abbiamo cercato con tutti i mezzi un dialogo che ci è stato negato, che chiediamo un Vostro intervento. Ci affidiamo a Voi, Santità, sicuri che saprete trovare la forma e il modo per ottenere che la nostra comunità possa tornare a un modus vivendi compatibile con la Tradizione orientale, che si è perpetuata fino ad oggi, e che purtroppo le azioni del vescovo Gallaro, coscienti ed incoscienti, stanno mettendo in pericolo gravissimo.
Santità, ci aiuti a restare cattolici!
I fedeli italo albanesi di Piana degli Albanesi, Palazzo Adriano, Mezzojuso, Contessa Entellina, eredi di padre Giorgio Guzzetta, i fedeli della concattedrale della Martorana di Palermo.
Per dare un punto di riferimento a persone che vivono sparse in un’area territoriale frammentata, è stato creato un gruppo-presidio culturale-religioso su Facebook,  
un “Presidio” per la difesa delle tradizioni culturali e religiose degli Albanesi di Sicilia, gli arbëreshë. La loro storia comincia nel XV secolo, dopo le imprese di Giorgio Castriota, Scanderbeg, quando gli ottomani invadono il loro Paese. Intere comunità cristiane lo abbandonano e si trasferiscono in Calabria e in Sicilia.
Da allora e fino ad oggi la chiesa albanese in comunione con Roma celebra in rito bizantino, e la lingua liturgica è il greco. Ci sono due Eparchie; una a Lungro, in Calabria, e l’altra in Sicilia con centro a Piana degli Albanesi. Due anni fa, dopo vari anni di difficoltà, venne nominato un nuovo vescovo: Giorgio Gallaro, nato in Sicilia, ma emigrato negli Stati Uniti, dove è diventato sacerdote. Di rito latino, poi melchita. E infine viene mandato dagli Stati Uniti in una realtà che per lui è completamente nuova. E qui nascono le prime perplessità. “Non era mai capitato né nella storia della diocesi, né in quella di Lungro, che ci fosse un vescovo non appartenente all’etnia albanese”, ci dicono. “Di solito il vescovo deve essere albanofono, e di rito bizantino. Perché viene nominato vescovo americano, che dal rito latino passa al rito melchita, a quello ruteno e infine si converte al rito bizantino?”. È certamente qualche cosa a cui dovrebbe rispondere la Congregazione per le Chiese orientali, che è diretta, nei suoi tre massimi esponenti, dal cardinale argentino Sandri, da un gesuita e da un domenicano.
A quanto pare il vescovo, che inizialmente aveva destato qualche speranza di riuscire a ricomporre una situazione spesso conflittuale nel clero, non è riuscito a conquistare il cuore di una buona parte dei fedeli. La questione della liturgia, e della lingua creano disagio e scontento: “Ma è normale che il vescovo di Piana degli Albanesi non conosca il greco? È la nostra lingua liturgica. Come fa a celebrare? In italiano.” ci dicono e un altro aggiunge: “Poi c’è anche una parte in arbëreshë, anche questo viene ignorato”. Non solo. Le donne della comunità, quando ha preso possesso della diocesi, si sono messe al lavoro per adattare al suo fisico gli abiti liturgici preziosi del primo vescovo di Piana. “Per noi hanno un significato sia dal punto di vista culturale, che storico; è un lavoro che proviene dalle suore, che hanno fatto un lavoro bellissimo, con ricami d’oro. È una tradizione; c’è un’importanza liturgica. Non li ha mai messi. Si veste all’americana in un modo che fa rabbrividire”. Anche alcune scelte e spostamenti di parroci, molto amati dai fedeli, hanno causato altro scontento e frizioni. Così come il rifiuto del vescovo di accogliere una delegazione di fedeli, o la decisione di accorciare alcune liturgie che gli sembravano troppo lunghe. O il trasferimento in zone decentrate di alcuni sacerdoti che, come ci dicono, “hanno il carisma della voce”: importante per la liturgia, che ha molte parti cantate e salmodiate.
E poi ci sono stati episodi di frizione e protesta che hanno esasperato una situazione che dall’attesa iniziale è passata verso il disagio aperto e la contestazione. Una manifestazione di protesta di centinaia di persone davanti all’episcopio non ha smosso la situazione, così come non sono servite a nulla le lettere scritte da tutti i paesi dell’eparchia a Roma e in Vaticano scritte – in maniera spontanea, non concordata, ci dicono, e firmate – per chiedere un intervento che riporti l’armonia in questa comunità così particolare, e, stranamente, ancora così religiosa. Ci sono vocazioni locali, e per cinque paesi i sacerdoti sono una trentina (c’è anche clero uxorato).
“Abbiamo fatto una grossa manifestazione, molto civile, tranquilla, davanti alla Curia, chiedendo di venirci incontro, di ricevere una delegazione per parlare con lui; è andato a Palermo”. Egualmente, i fedeli della chiesa Martorana di Palermo non avevano accettato il trasferimento del loro parroco, che amavano: “Questi fedeli volevano incontrarsi con lui, e temporeggiava. Tutte donne davanti all’episcopio chiedevano ci apra! Ha chiamato i carabinieri”.
Insomma, ai fedeli disillusi non è rimasta che la strada di un appello al Pontefice, nella speranza che non resti inascoltato.
MARCO TOSATTI

La Chiesa in uscita


La chiesa senza muri


Come intrattenimento estivo propongo tre serie di immagini metaforiche della situazione ecclesiale post-moderna, particolarmente suggestive dal punto di vista tanto iconografico quanto simbolico.

La prima serie comprende gli scatti di chiese incendiate.

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Tra i molti presenti in rete mi ha sempre incuriosito quello che presenta una chiesa in fiamme, col fumo che esce dalla torre campanaria e dal tetto, le mura e la facciata ancora intonse e i fedeli schierati sul sagrato per assistere allo spettacolo. L’ho sempre ritenuta una icona eloquente del cattolicesimo contemporaneo: in fiamme, invaso dal fumo di satana, devastato eccetto che nelle fondamenta, coi fedeli cacciati fuori eppur ancora vicini, desiderosi di scoprire il futuro della propria Chiesa.

Si respira ben altra teologia..


Due chiese dedicate all’Assunta a confronto              


(di Cristina Siccardi) Il Concilio di Trento fu molto attento e preciso nel registrare le linee guida per l’architettura e l’arte sacra. Con saggezza i Padri conciliari vollero definire l’edificazione delle chiese, quelle chiese che venivano sostituite dai protestanti con semplici sale di preghiera, dove era ripudiato con sfregio il Santo Sacrificio dell’altare; dove Cristo non era più il centro della Santa Messa; dove era la comunità, riunita intorno al pastore e alla Parola, ad essere protagonista della scena.
Ed è proprio grazie ai dettami del Concilio di Trento che venne commissionata una chiesa come quella di Santa Maria Assunta a Venezia. Abbiamo da poco celebrato la festa dell’Assunzione e proprio per tale ragione desideriamo mettere a confronto due chiese a Lei intitolate, quella di Venezia, appunto, e quella di Riola di Vergato (Bologna).

mercoledì 16 agosto 2017

La nostra via nel cammino verso l'eternità

«IL TUO CUORE IMMACOLATO COMPRENDE ANCHE CIÒ CHE NON SO DIRE»

La sommità e il vertice del Sacro Monte di Varallo Sesia, il più antico che la pietà cristiana abbia eretto, è la Basilica dedicata all'Assunta, un gioello di architettura e un monumento di fede in cui ogni particolare sottolinea e approfondisce una verità teologica.
Sopra l'altare si staglia, nel "cielo" della cupola, una scultura grandiosa dell'Assunzione di Maria. Pare di sentire squillare, forti e chiare, le trombe degli angeli, e vedere volteggiare d'incomemsurabile gioia nell'aria angioletti minori, mentre la creazione intera ammira, i patriarchi sublimano e i santi trionfano.
Sotto l'altare, una cripta ricorda la dornizione della Vergine in perfetta corrisponenza geometrica alla cupola, motivo per cui il pellegrino che scende con Maria a meditare il sonno che la tolse a questo mondo lentamente alza lo sguardo all'apotesi superiore che passa dritta come un fuso per l'altare dove si torna a celbrare regolarmente il santo sacrificio incruento di Cristo.
Là, nella cappellina delle dormizione, vi è una preghiera semplcie che il pellegrino recita venerando l'effigie della Madre di Dio. Una preghuiera facile e vera nella sua mistica bellezza, che vogliamo proporre a tutti. 

La "correzione formale"sarebbe..

Cardinale Burke: la Chiesa viene lacerata a pezzi in questo momento

La Chiesa viene lacerata a pezzi in questo momento da confusione e divisione, ha detto il cardinale Raymond Burke a The Wanderer. Vuole evitare il termine "scisma" e parla invece di "apostasia".


Secondo Burke, dalla pubblicazione della controversa Amoris Laetitia, la situazione nella Chiesa è peggiorata. Il cardinale dice di incontrare vescovi, preti e fedeli laici in tutto il mondo che sono "praticamente disperati" e accusati dai liberali secolari di "andare contro il papa".

Burke, uno dei quattro cardinali dei Dubia, parla anche di una "correzione formale" della Amoris Laetitia, dicendo che tale correzione sarebbe semplicemente dichiarare le risposte ai Dubia come "chiaramente insegnate dalla Chiesa" in caso papa Francesco non sia in grado di esporre le risposte chiaramente.

Foto: Raymond Burke, © wikicommons CC BY-SA#newsQsijscekak it.news

CARDINALE BURKE: IL CARDINALE MEISNER DISSE CHE DOBBIAMO “CONTINUARE A LOTTARE PER LA CHIESA E IL SUO INSEGNAMENTO”

Il cardinale Meisner disse che dobbiamo “continuare a lottare per la Chiesa e il suo insegnamento”

Un vandeano 2.0

Il cristiano è vandeano o non è
Il prefetto del Culto Divino Sarah ha ricordato i martiri dell Vandea francese ammonendo il cristiano di oggi che per essere tale deve assumersi il compito di essere spiritualmente vandeano, cioè per nulla incline alla logica del compromesso e disposto al martirio. Parole dure, ma vere. Subito "messe in pratica" dal suo predecessore Medina Estevez che in Cile ha tuonato contro i cattolici favorevoli all'aborto rischiando l'impopolarità.