ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 3 aprile 2018

Le Idi di Aprile?

Un convegno per mettere in discussione l'autorità del Papa?

Un convegno per dibattere dei limiti dell'autorità papale. Questa l'iniziativa del prossimo sette aprile alla quale presenzieranno i cardinali dei "dubia"
Un convegno sul futuro della Chiesa cattolica e sui limiti dell'autorità papale. Questi sembrano essere gli oggetti di discussione previsti per "Chiesa cattolica, dove vai?", un evento che si terrà nel pomeriggio del prossimo sette di aprile, presso The Church Village (sala La Rambla), Via di Torre Rossa, a Roma.


L'iniziativa, che è molto attesa, sta già facendo discutere negli ambienti vaticani: la sensazione è che si stia per assistere ad un rilancio pubblico dei "dubia" sull'esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Bergoglio, ma non solo. Il sottotitolo del convegno è emblematico: "Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione". La frase, non a caso, è del cardinal Carlo Caffarra: uno dei quattro firmatari dei "dubia" assieme ai cardinali Meisner, Burke e Brandmueller.

Quanto diverse queste da quelle!

QUALES ERANT, QUANTUM ISTAE MUTATAE AB ILLIS!
Quali erano, e quanto queste mutate da quelle!
   

Il titolo di questo nostro intervento – parafrasi di En. II, 275 - ci è di sùbito venuto in mente dopo la lettura di un servizio giornalistico (Il Giornale, 27-3-2018) in cui l’autore, con prosa oscillante tra l’approvazione e la critica, ci narra di alcune particolari figure femminili, di alcune suore cioè, che, varcato il limite del sacro recinto monastico, si sono inoltrate negli ariosi e micanti labirinti della mondanità col mutuarne e viverne comportamenti, attività, forme e fogge che contrastano in modo assoluto con l’impegno assunto nel momento in cui pronunciarono il loro ‘sì’ al Signore, a Lui legandosi “perché fino al morir si vegghi e dormacon quello Sposo ch’ogni vóto accetta” (Par. III, 100/101).

Il verso virgiliano descrive lo stupore doloroso di Enea che ha la visione di Ettore, l’eroe troiano ucciso da Achille, apparso assai diverso da quello che era al tempo del suo fulgore, un Ettore mesto, misero, dimesso, stravolto. E tale verso rampollò quando, come appunto dicemmo, ci venne sotto gli occhi la storia di alcune – fra le numerosissime - suore moderne di connotazione opposta a quella di altre monache che illuminano tuttora il cielo della Cattolicità.

Il messaggio è trasformato in ideologia

DOVE VA LA CHIESA?
Addio insegnamento, il magistero ora pone dubbi

Oggi sembra che il ruolo del magistero della Chiesa sia cambiato. Si è sempre pensato che questo compito dei pastori consistesse nel confermare nella fede i credenti. Ora invece è in atto la transizione verso un magistero che pone sistematicamente domande e dubbi. Così il messaggio è trasformato in ideologia.




Oggi sembra che il ruolo del magistero della Chiesa sia cambiato. Si è sempre pensato che questo compito dei pastori consistesse nel confermare nella fede i credenti. Ora invece è in atto la transizione verso un magistero che pone sistematicamente, e non occasionalmente – per essentiam e non per accidens direbbero i filosofi -, domande e dubbi. Non solo su aspetti marginali della dottrina della fede, ma anche su aspetti centralissimi e, in fondo, anche sulla stessa esistenza di una dottrina della fede. Evidentemente è un cambiamento non di poco conto e quindi da prendere molto sul serio.

Hanno paura di scontentare il mondo?

SCALFARI E PAPA. ABATE FARIA: PENOSO CHE LA CHIESA SI ARRENDA AL MONDO.

Carissimi frequentatori di Stilum Curiae, torniamo ancora una volta sulla querelle così stranamente trascurata dai grandi quotidiani contigui al potere vaticano relativa a Scalfari, Papa e Inferno. Ce ne ha scritto l’Abate Faria, e ne ha tratto riflessioni sconsolate sullo stato della Chiesa. E sembra difficile dargli torto…Dopo c’è qualche riflessione di Stilum Curiae.

“Dietro i gesti di papa Francesco”

I VOLUMETTI E LA DICHIARAZIONE DI COLONIA
Quei teologi contro il Papa che oggi “fanno carriera”
Non dev’essere stato piacevole per Benedetto XVI trovare che tra gli undici “eletti” dei volumetti della collana La Teologia di papa Francesco figurano due firmatari della Dichiarazione di Colonia: Peter Hünermann e Jürgen Werbick. la Dichiarazione di Colonia e la posizione della Congregazione per la Dottrina della Fede, allora guidata da Ratzinger, sono esattamente l’una l’opposta dell’altra. Come si poteva allora pensare che Ratzinger desse il suo contributo a sostegno di un’opera che intende mostrare una continuità ricorrendo ai sostenitori della contrapposizione e dell’opposizione?

                                     Jürgen Werbick

L’obiettivo della pubblicazione degli undici volumetti della collana La Teologia di papa Francesco doveva essere quello di “rendere accessibile quel tesoro di sapienza ecclesiale che anima ed è nascosto dietro i gesti di papa Francesco”. Il progetto, in particolare avrebbe dovuto “mostrare l’insegnamento di papa Francesco, le sue radici, le novità del suo pontificato, la continuità con il magistero precedente e le prospettive che apre”. Così il responsabile editoriale della LEV, fra Giulio Cesareo, francescano conventuale, fortemente voluto da Viganò che lo definì “un nuovo tassello importante nel processo di riforma”.

lunedì 2 aprile 2018

Davanti alla grotta

Le apparizioni di Gesù Risorto nelle visioni della Beata Caterina Emmerick



Le pie donne al sepolcro. Apparizioni del Signore risorto

«Ed ecco che Gesù si fece loro incontro e disse: “Salute a voi!”» (Matteo 28,9).

Le quattro discepole entrarono nel giardino di Giuseppe, ma non sapevano ancora dei prodigi che erano avvenuti nel sepolcro. Esse non sapevano neppure che questo fosse sorvegliato dalle guardie, perché il sabato non vi si erano recate. Adesso si domandavano preoccupate:

«Chi ci aiuterà a rimuovere la pietra che chiude l'ingresso del sepolcro?».

Infatti, nel loro fervente desiderio di onorare Cristo, non avevano affatto pensato a tale difficoltà. Le pie donne desideravano ardentemente completare l'inumazione del corpo di Gesù cospargendolo di aromi e di fiori.

Salomè aveva portato la maggior quantità di oli aromatici. Questa non era la madre di Giovanni, ma una ricca signora di Gerusalemme parente di san Giuseppe.

Dopo essersi consultate fra loro, le pie donne concordarono di aspettare davanti al sepolcro qualche discepolo che venisse ad aprire.

Occorre più fede nel non credere

http://www.museocivicosansepolcro.it/sites/default/files/affresco-resurrezione-piero-della-francesca.jpg
Lo sai che che occorre più fede per credere che Cristo non sia risorto, piuttosto che nel contrario?

Con questo scritto vi spieghiamo perché è più facile credere che Cristo sia risorto piuttosto che non lo sia.

Buona lettura.

Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioé Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.

In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta

(1 Corinti 15,3-6)

Introduzione

La Resurrezione è un mistero centrale della nostra fede; senza di essa il Cristianesimo non avrebbe senso. San Paolo lo dice chiaramente: “(…) se Cristo non è resuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede.”[1]

Il Cristianesimo è vera risposta alle esigenze dell’uomo, in quanto è risposta e soluzione al male, alla sofferenza, alla morte; ed è risposta alla morte, perché Gesù, il Dio fattosi uomo, è risorto. Se il Cristianesimo si arrestasse alla Croce, si ridurrebbe ad un’opinione e ad una dottrina filosofica; ma il Cristianesimo non è questo perché, attraverso la Resurrezione, è la Verità che manifesta la sua potenza di Vita.

E’ giusto indagare sulla credibilità della Resurrezione

In nome di Dio

Don Camillo santo subito. Nel Terzo millennio ci serve ancora un curato

Il prete della Bassa è un reazionario (come il suo creatore). Ma in nome di Dio
È passato mezzo secolo da quella mattina piovosa del 24 luglio 1968, quando Giovannino Guareschi venne accompagnato al camposanto di Roncole Verdi da un gruppetto di amici. Era, già allora, lo scrittore italiano più tradotto nel mondo: ma il milieu della cultura e il palazzo della politica lo avevano abbandonato da un pezzo.
Dietro al feretro, «non uno d'un rappresentante di quel partito che il 18 aprile 1948 egli contribuì a mettere sul trono», scrisse Giovanni Mosca sul Corriere della Sera del giorno dopo. Era stato lui, Guareschi, a inventare quel formidabile slogan («Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no») che la Dc avrebbe usato contro il Fronte Popolare: «Ma il discorso sulla ingratitudine - scrisse ancora Mosca - è un discorso vecchio che non mette più conto di fare». I democristiani, a Guareschi, gliel'avevano giurata da quando si era messo di traverso a De Gasperi. Quanto al mondo della cultura perbene, aveva sempre odiato Guareschi. Anzi lo aveva sempre disprezzato, che è peggio. Quando si cominciò a cercare un regista per il primo Don Camillo al cinema, si dovette andare in Francia per trovarlo. In Italia tutti gli interpellati si erano chiamati fuori: «Chi perché il film tirava in ballo i comunisti, e chi invece perché il film tirava in ballo i comunisti», spiegò Giovannino.