Il capolavoro cinematografico Metropolis, del 1927, viene spesso descritto come un’opera dell'”espressionista tedesco” (anti realista) e un film di “fantascienza.” Oggi, mentre osserviamo il dissolversi dell’effimera saga sull’apocalisse virale del Covid19, cercheremo di appurare se la trama di Metropolis sia veramente anti-realista. Guardare il film quasi un secolo dopo la sua realizzazione porta ad alcune sconcertanti considerazioni esistenziali.
Metropolis non è forse l’espressione più vera del nostro attuale disamoramento per la cultura industriale, del nostro sgomento nei confronti della “scienza” e della “tecnologia” e della nostra stanchezza per una classe politica marcia fino al midollo e incompetente al massimo grado? Mi verrebbe da pensare che, nel 1927, i creatori di Metropolis avessero già intuito l’attuale distopia e le sue radici ontologiche meglio di alcuni dei nostri “intellettuali” contemporanei più venerati. Di conseguenza, credo che, invece di “film di fantascienza,” “un intelligente messaggio profetico” sia la descrizione migliore per questo ambizioso momento del cinema tedesco.





