ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 7 dicembre 2013

Nella Chiesa del futuro trapassato

Comunione sacramentale ai mussulmani fidanzati con fedeli cattoliche
DIARIO DI VIAGGIO DI UN POVERO PRETE
Nel 2010, in Germania, soggiornando diversi mesi perlopiù nella "cattolica" Baviera, dopo alcune settimane finii a celebrare la Santa Messa da solo, a porte chiuse, nella cappella di un istituto religioso, senza popolo, pur celebrando sempre il Sacrificio Eucaristico per il popolo di Dio. Ve ne spiego subito il motivo tutto quanto legato all'Eucaristia e alla comunione dei fedeli:


1. Una volta, dopo una celebrebrazione in una chiesa centralissima di Monaco di Baviera, scoprii di avere amministrato l'Eucaristia a un'assemblea composta perlopiù da protestanti recatisi alla Messa in questa chiesa cattolica perché l'organista che vi suonava era più bravo e celebre, accompagnato da un violinista, da un flautista e da un valente tenore, insomma una "messa concerto", naturalmente a mia insaputa.

2. Un'altra volta, in una centralissima chiesa di Colonia, scoprii di avere amministrato l'Eucaristia a un medico abortista che praticava aborti da anni, divorziato e accompagnato (ma questa a confronto della prima è la meno) con una nuova compagna.

3. Ad Amburgo ho amministrato l'Eucaristia a dei turchi mussulmani che accompagnavano alla Messa le fidanzate per così dire cattolico-tedesche e che da bravi uomini facevano quel che facevano loro ...

4. Ecc ... ecc ...

Di tutto questo e di altro ancora fui informato dopo le celebrazioni officiate nelle varie chiese qui menzionate da alcuni fedeli-superstiti-cattolici, i quali mi precisarono che io non ero responsabile, non conoscendo le persone e l'ambiente, ma che i loro parroci ed i cappellani dei parroci erano invece perfettamente a conoscenza del tutto e sarebbe stato doveroso da parte loro informarmi, perché ciò che facevano loro ( tipo amministrare l'Eucaristia ai mussulmani fidanzati delle loro fedeli ), non era detto che lo avrei fatto io, se lo avessi saputo. E infatti non lo avrei fatto mai e per nessuna ragione al mondo.

Risultato: uno di questi parroci mi dichiarò non gradito nella sua parrocchia e non mi lasciò più celebrare dopo che io, in tedesco e in inglese dissi che la comunione eucaristica era riservata solo ai fedeli cattolici in piena comunione con la Chiesa del Vescovo di Roma e che gli altri non potevano accostarsi alla mensa eucaristica.

Alcune di queste cose le scrissi in un mio libro edito nel 2011 (E Satana si fece Trino, Bonanno Editore) dopo averle prima dettagliate a una a una in due relazioni inviate al mio rientro a Roma alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, senza mai ricevere risposta né dall'uno né dall'altro dicastero della Santa Sede.
Quando però mi è capitato di criticare la coda rossa di un cardinale (notoriamente molto più preziosa del Corpo di Cristo), per avere amministrato l'Eucaristia a un ideologo delle cultura gender presentatosi dinanzi a lui vestito da donna in equilibrio sui tacchi a spillo, in quel caso fui persino minacciato di non meglio precisati "provvedimenti disciplinari" e "sanzioni canoniche" dall'amministratore diocesano della mia diocesi di appartenenza, che lungi dal disquisire sulla sostenza, tentò di attaccarsi alla forma dello scritto, che peraltro non offendeva proprio nessuno.

Questa è la mia esperienza di sacerdote in viaggio per mesi in Germania. Questo è ciò che mi accadde quando mesi fa criticai il Card. Angelo Bagnasco che amministrò l'Eucaristia a Vladimiro Guadagno detto Luxuria, al quale fu persino concesso, post comunione, di farci anche un predicozzo dall'ambone dal quale si amministra la mensa della Parola del Verbo al popolo di Dio, tra gli applausi dei "preti di base" e dei "preti di rottura" che al posto delle stole indossavano le sciarpette color arcobaleno.

Non salverò certo la Chiesa, ma il mio dovere intendo farlo, fosse anche una goccia nell'oceano, incurante dei tanti, dei troppo, che chiamano l'omissione del fare come santa prudenza del non fare. 

Ariel Levi Di Gualdo 

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