“Quei visi inespressivi”
Vescovi commissariati e in fibrillazione, alla Cei arriva il Papa. Che dirà?
Lunedì la prolusione di Bergoglio. E’ la prima volta. Il cambio di registro sui temi etici. Silenzi che sanno di critica
La crisi del ventennio ruiniano Qualcuno che parla, però, c’è. Ha fatto discutere la recente intervista concessa al Qn dal neosegretario generale, mons. Nunzio Galantino, scelto personalmente da Francesco lo scorso dicembre e successivamente confermato ad quinquennium dopo un breve periodo di interim: “Pensiamo alla sacralità della vita. In passato ci siamo concentrati esclusivamente sul no all’aborto e all’eutanasia. Non può essere così. Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche che praticano l’interruzione della gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro”, diceva il presule di Cassano allo Ionio, auspicando pure che “si possa parlare di preti sposati, di eucaristia ai divorziati, di omosessualità senza tabù”. Frasi che hanno fatto il giro dal mondo, riprese dai media pro life americani ed europei (ma solo timidamente in Italia). Galantino che vuole essere più papista del Papa? “Di Bergoglio ce n’è solo uno e non tutti sono in grado di essere a quel livello di sofisticazione, di accuratezza”, osserva Faggioli, a giudizio del quale “il modo in cui Francesco sta riequilibrando la questione morale puntando sulla misericordia è una cosa che la chiesa accetta in una certa misura se a farla è il Papa. E’ invece molto più difficile se quegli accenti provengono da un vescovo qualsiasi. Un gesuita mai avrebbe parlato di visi inespressivi”. Galantino non si discosta dalla linea di Bergoglio, volta a “sottoporre la chiesa a una terapia-choc di ribilanciamento di alcune questioni, comprese quelle morali, nel più ampio contesto del Magistero”, dice Faggioli. Il segretario-commissario della Cei chiede anch’egli di aprire le porte, di dibattere su tutto facendosi guidare dallo Spirito Santo che soffia dove vuole. A essere sbagliato, semmai, è lo stile. E le successive parziali rettifiche via Facebook non è che chiudano l’incidente. Secondo il nostro interlocutore, “la Cei oggi sta vivendo una situazione opposta al ventennio ruiniano. Non c’era, a quel tempo, una discrasia tra le parole del Vaticano e quelle dei vescovi italiani, anche perché Camillo Ruini era un interprete molto sofisticato dell’agenda di Giovanni Paolo II. Oggi questo legame manca e le conseguenze si vedono”. Nel frattempo, c’è chi già prevede che non appena terminata l’assemblea della prossima settimana, Bagnasco potrebbe lasciare. “Scemate”, risponde Galantino: “Bisogna vedere se le modifiche statutarie avranno effetto immediato”.
© - FOGLIO QUOTIDIANO

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