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martedì 15 luglio 2014

Furie..cavalli del west?

Pedofilia: Papa Francesco fa infuriare i cardinali

Il passaggio dell'intervista in cui Bergoglio accusa anche i porporati provoca un terremoto in Curia. E il suo portavoce Lombardi interviene per metterlo al riparo dalle critiche

Pedofilia: Papa Francesco fa infuriare i cardinali
Una precisazione molto dura nei confronti del fondatore di RepubblicaEugenio Scalfari, ormai divenuto amico personale di Papa Francesco. Ventilando addirittura la volontà di manipolare il pensiero del pontefice. Così è intervenuto il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi  a botta calda, subito dopo la pubblicazione della nuova intervista del Papa al quotidiano la Repubblica. Due i passaggi incriminati: il primo riferito alla presenza di porporati pedofili, quando Bergoglio, secondo quanto riportato da Repubblica afferma: «Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali». Più avanti invece annuncia una soluzione per la questione del celibato dei preti: «Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò».

Secca la smentita di Lombardi: le due affermazioni «non sono attribuibili al Papa». E poi aggiunge: «Nell’articolo pubblicato su Repubblica queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma – curiosamente - le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura…Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?»
L’intervento del portavoce del Papa in realtà si è reso necessario perché le parole di Francesco hanno provocato un terremoto in Curia. Irritati diversi porporati (che sarebbero il «collegio elettorale» di Bergoglio)   per una chiamata in correità sulla pedofilia senza alcun distinguo. Anche se vi sono stati due casi accertati di cardinali colpevoli di abusi sessuali: il cardinale Hans Hermann Groer di Vienna e il porporato scozzese Keith O’Brien. E sorpresa la Curia per un annuncio tutto personale «le soluzioni ci sono e le troverò» sul tema tanto discusso e controverso del celibato dei preti cattolici di rito latino. Non è piaciuto a tutti che il pontefice, che è grande sostenitore della «collegialità episcopale», si sia lanciato ad annunciare che personalmente troverà delle soluzioni a un problema tanto sentito e complesso.
La dura smentita di Lombardi quindi, più che diretta ad attaccare Scalfari, era volta anche a difendere il pontefice dalle critiche. Intanto però colpisce che mentre faceva queste affermazioni, il Papa procedeva a una nomina discussa: monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare di Firenze, è stato «promosso» vescovo di Castellenate in Puglia. Divenuto vescovo ausiliare di Firenze molto giovane, a soli 44 anni, Maniago è stato allievo prediletto di don Lelio Cantini, il sacerdote fiorentino, morto nel 2012 e riconosciuto responsabile di «delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», come recita il decreto del tribunale canonico. Maniago è stato accusato da alcune delle vittime di Cantini di non aver agito sollecitamente per l’accertamento della verità quando, già vescovo ausiliare, venne informato delle violenze subite dalle ragazze nella parrocchia che lui stesso aveva frequentato.
http://news.panorama.it/cronaca/urbi-et-orbi/papa-francesco-cardinali-infuriati-interviene-lombardi

Il metodo Bergoglio, ovvero la macchina del fango “buona”

papaDi “metodo Bergoglio” nessuno vi parlerà mai. E la notizia sarà presto archiviata e dimenticata con la complicità delle forti centrali ideologiche che hanno in mano l’informazione che conta nel nostro Paese. Eppure, non è di poco momento la nota con cui ieri l’ufficio stampa della Santa Sede, per la diretta penna del portavoce del Papa Federico Lombardi, è dovuto intervenire non a “precisare”, come scrive stamattina Repubblica, quanto scritto nell’intervista pubblicata domenica sul quotidiano di Largo Fochetti, ma a sconfessarla almeno su due punti non secondari: la presenza dipedofili fra i cardinali e la volontà di superare il celibato dei preti. Non solo. Sotto la forma di una domanda retorica, essa sì irrituale, padre Lombardi mette in discussione quello che, senza troppe perifrasi, potremmo definire un modo disonesto di fare giornalismo: «nell’articolo, scrive nella nota, queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma – curiosamente – le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura…Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?».
Sia chiaro, le virgolette in linea di principio, soprattutto quando un colloquio non è registrato, possono essere usate anche senza che vengano riportate in modo pedissequo le parole precise. Ma ciò presuppone che si rispetti in modo rigoroso lo spirito di quanto detto. In ogni caso, quando c’è di mezzo una persona così importante, e quando i temi toccati sono tanto importanti per una comunità così vasta come quella cattolica, si imporrebbe un minimo di attenzione da parte di tutti gli attori coinvolti. A maggior ragione, essendoci stato un “incidente” precedente, come padre Lombardi opportunamente ricorda. E’ vero che probabilmente Bergoglio non voleva concedere un’intervista, ma solamente conversare e tenere buoni rapporti con Scalfari. Tuttavia, una personalità pubblica del suo livello non può peccare di ingenuità e non esigere, da un giornalista di vecchio corso, o il “silenzio stampa” o di rivedere quanto venisse in mente all’altro di pubblicare. Ma qui il discorso, concernendo i comportamenti di questo Papa e la sua volontà di piacere a tutti i costi alla lobby mediatica liberalnon solo italiana, si farebbero complicati ed esulerebbero dal tema dell’articolo: la deontologia professionale o l’etica del giornalista. Tornando ad essa, va sottolineato che, adombrando l’idea della “manipolazione dei lettori ingenui”, padre Lombardi ha colto il punto. Anche se non si tratta dell’ “ingenuità” di sprovvedute masse sottoproletarie. Il fatto è che in tutti questi anni Repubblica si è rivolta ad un pubblico, che anzi ha contribuito a creare, di media borghesia intellettuale. Ad esso ha spacciato per spirito critico una mezza cultura o un pensiero unico fatto di idee preconfezionate e soprattutto non passibili di essere messe in discussione. Pena l’esclusione dal consesso o cerchio magico di chi pensa come si deve pensare. Un’idea di giornalismo non sobria ed essenziale come quellaanglosassone, ma fatta di commistione con la politica e di faziosità venduta come necessario“impegno civile” e contributo ad una presunto progresso e ad una supposta modernizzazione del Paese.
Ecco, allora il doppiopesismo che da una parte porta a non vedere la disonestà di un certo modo di fare giornalismo e dall’altra fa sì che L’Espresso continui ancora a dedicare, senza aggiungere nessun nuovo elemento, la sua “storia di copertina” alla “macchina del fango” che sarebbe stata attivata daIl Giornale nei confronti di un ex direttore di Avvenire. E’ avvenuto la settimana scorsa, ma so persino di “tesi universitarie” affidate sul tema (per dire di dove si annidi oggi l’ “egemonia culturale” in Italia). Non sembri esagerata la parola “disonestà”: aprire e non chiudere le virgolette su una frase così importante sa tanto di “gioco delle tre carte”. E apre anche una via d’uscita a eventuali reazioni dell’interessato. D’altronde, un altro esempio di disonestà intellettuale lo avevo notato anche nel passo in cui Scalfari, dopo aver scritto che il Papa vuole gli incontri con lui perché trova “stimolante” lo scambio di “idee e sentimenti con un non credente”, aggiunge queste testuali parole: «Il fatto che io sia anche giornalista non lo interessa affatto, potrei essere ingegnere, maestro elementare, operaio». Non credo che un rappresentane di questi nobili mestieri e professioni abbia il potere di far ritrovare tre giorni dopo un eventuale colloquio un resoconto, seppur taroccato, dell’ incontro su uno dei maggiori organi di informazione italiani.
http://www.lintraprendente.it/2014/07/il-metodo-bergoglio-ovvero-la-macchina-del-fango-buona/

Tutte le fantastiche interviste di papa Scalfari a Papa Francesco

14 - 07 - 2014Niccolò Mazzarino
Tutte le fantastiche interviste di papa Scalfari a Papa Francesco
Va bene, abbiamo capito che al Fondatore per antonomasia piace far sapere urbi et orbi che lui e il Papa sono amici, che a Francesco “interessa parlare con chi non crede ma vorrebbe che l’amore del prossimo professato duemila anni fa dal figlio di Maria e di Giuseppe fosse il principale contenuto della nostra specie”, che in lui – in Eugenio Scalfari –  “è nato un sentimento di affettuosa amicizia che non modifica in nulla il mio modo di pensare”. Va bene tutto. Ma costringere quel sant’uomo di Federico Lombardi, capo della Sala Stampa vaticana, a dire per la seconda volta in otto mesi che i virgolettati attribuiti al Romano Pontefice dall’Eugenio sono frutto della sua “memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite” è davvero troppo.
In sostanza, Scalfari ha rielaborato il pensiero del Papa, romanzando il tutto e inventando di sana pianta alcune frasi di non poco conto. Spiega ancora Lombardi: “Ciò vale per due affermazioni che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa. Ciè che fra i pedofili vi siano dei cardinali e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, ‘le soluzioni le troverò’”. Tra l’altro, osserva maliziosamente il direttore della Sala Stampa, “queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa ma – curiosamente – le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?”. Chi lo sa, forse solo il Fondatore di Repubblicalo sa. Oppure è tutta colpa di chi passa, o non passa, i pezzi di papa Scalfari. Ah, i correttori di bozze di una volta…
Oggi il quotidiano diretto da Ezio Mauro tenta di parare il colpo, in qualche maniera. Si intervista un tale Papas Jani Pecoraro (prete cattolico di rito greco bizantino) che loda le presunte aperture bergogliane al matrimonio per sacerdoti e, in merito al falso virgolettato di Francesco sui “cardinali pedofili” ben inquadrati nel Sacro Collegio, si fanno i nomi. Bomba clamorosa? No, dal momento che i pedofili citati oggi sono il cardinale Hans Hermann Groer e Keith O’Brien. Il primo costretto a rinunciare alla guida della diocesi di Vienna vent’anni fa (e morto da tempo), il secondo ha ammesso di aver molestato alcuni seminaristi trent’anni fa. Non risulta che per O’Brien si sia tirata in ballo la pedofilia, e tra l’altro il molestatore scozzese è ancora provvisto di porpora che il Sommo Pontefice potrebbe revocargli. Insomma, una bella arrampicata sugli specchi, faticosissima.
Nei Sacri Palazzi c’è qualcuno che a questo punto inizia a chiedersi: è ancora il caso – dopo quanto accaduto lo scorso autunno, con il Vaticano costretto a rimuovere dal proprio sito Internet il colloquio con Scalfari – di parlare di problemi della Chiesa, mafia e pedofilia, affidandosi esclusivamente alla memoria dell’interlocutore, senza poi neppure riguardare velocemente il testo di quello che andrà in pasto a milioni di lettori?

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