ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 2 febbraio 2015

L'affare si ingrossa?


Da Ivereigh all’abdicazione


I passi canonici resi necessari dallo scandalo del “Team Bergoglio”.
by Br. Alexis Bugnolo
Traduzione dell’originale inglese da Antonio Marcantonio.
Roma — 6 gennaio 2015: In occasione della solennità dell’Epifania del Signore, la Chiesa Cattolica celebra il trionfo della luce sulle tenebre, il trionfo della Luce Eterna sulle tenebre che questo mondo ha ereditato dal peccato di Adamo, tenebre che sono la conseguenza del peccato e consistono nella separazione da Dio e nella perdita della Luce di Dio che – se non fosse stato per il peccato originale – avrebbe condotto la stirpe di Adamo a una splendida gloria, già a partire dalla sua prima progenie. Nella giornata di oggi la Chiesa celebra la rivelazione della Luce Eterna incarnata nel seno della Santissima Vergine, rivelata a tutti i Gentili che cercano Dio; non a tutti i Gentili, si badi bene, bensì solo a quanti di loro – come i Magi di un tempo – Lo cercano con sincerità e con zelo.

Eletto o non eletto? Questo è il problema!
Eletto o non eletto? Questo è il problema!
Questo grande Mistero che oggi celebriamo deve riecheggiare in tutte le scelte di vita che facciamo, deve riecheggiare nell’intera vita della Chiesa e in tutte le Sue scelte, e deve riecheggiare anche nel governo della Chiesa tramite le scelte che la Gerarchia Sacra fa.
Una Chiesa che non osservi le Sue stesse leggi, quindi, non può in nessun modo affermare di essere la Chiesa che proclama il Mistero dell’Epifania; per questa ragione, la corruzione all’interno della Chiesa è da considerarsi un’abominevole negazione della verità di tutto ciò che l’Epifania rappresenta.
È pertanto assolutamente opportuno affermare ancóra una volta che i fatti vincolati allo scandalo del “Team Bergoglio” e le sue conseguenze legali richiedono in modo estremo e supremo lo scioglimento dei dubbi e delle questioni che hanno sollevato.
Per questa ragione, il blog From Rome procede ora alla stesura di un riepilogo della Causa Canonica contro il “Team Bergoglio” e a mostrare le ragioni per cui la validità dell’elezione del Cardinal Bergoglio ne risulta palesemente invalidata, lasciando alla tesi contraria scarse probabilità di dimostrarsi certa. Un riassunto dei reportage sullo scandalo del “Team Bergoglio” è disponibile – insieme ai post del blog From Rome che ad esso si riferiscono – nella nostra Cronologia dei reportage sul Team Bergoglio, che viene aggiornata regolarmente. Per maggior comodità del lettore, riassumiamo i fatti contenuti negli articoli elencati nella Cronologia stessa.
L’infrazione del paragrafo 81 della “Universi Dominici Gregis”
Nel nono capitolo della sua biografia di Papa Francesco, Il Grande Riformatore: Francesco e la creazione di un Papa radicale, il Dr. Austen Ivereigh, ex-portavoce del Cardinal Cormac Murphy-O’Connor, afferma che otto Cardinali hanno conspirato con successo per l’elezione del Cardinal Bergoglio, sollecitando la promessa di voti da parte di venticinque Cardinali elettori al primo scrutinio del Conclave del 12 marzo 2013. Dal testo di Ivereigh si deduce che due o tre tra i cospiratori non erano elettori. In base ai termini del paragrafo 81 della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis (UDG), gli elettori che partecipano a qualsiasi tipo di patto, accordo o promessa stretta per mezzo di qualsiasi tipo di obbligazione – tanto di carattere leggero come di carattere forte – incorrono nella pena della scomunica. I termini utilizzati dall’UDG 81 indicano chiaramente che la scomunica deve essere intesa come una scomunica ipso facto che viene imposta nell’atto stesso della trasgressione. In una trasmissione della BBC del 12 marzo 2013, il Dr. Ivereigh ha ammesso di aver incontrato il presunto leader della campagna elettorale, il Cardinal Cormac Murphy-O’Connor, riconoscendo anche – nella stessa apparizione sulla BBC – che ogni tipo di accordo relativo ai voti è proibito dalla norma papale. In un’intervista sul giornale, Catholic Herald, del 12 settembre 2013, il Cardinale ha ammesso di essere stato il leader di una campagna a favore di colui che sarebbe poi stato eletto come Papa Francesco e che quest’ultimo non solo era a conoscenza del fatto, ma gliene rese anche grazie il giorno successivo all’elezione; il Cardinale ha anche confermato che all’epoca del 12 marzo 2013 il Cardinal Bergoglio sapeva che sarebbe stato un candidato e che avrebbe ricevuto un gran numero di voti al primo scrutinio. Nessuno dei Cardinali di cui è stato fatto nome come persone implicate ha mai sostanzialmente o totalmente negato queste affermazioni dal momento in cui sono diventate per la prima volta di dominio pubblico, sei settimane fa, il 23 novembre 2014.*
Le pene stabilite dal Canone 1329 si applicano al Cardinal Bergoglio
In base al Canone 1329, tutti i Cardinali elettori che hanno partecipato a un accordo di questo tipo – dato che il reato non avrebbe potuto essere compiuto senza di loro – incorrono nello stesso tipo di scomunica. Tra questi rientra il Cardinal Bergoglio: se si considera che avrebbe potuto arrestare la campagna che si stava organizzando manifestando semplicemente la sua ripugnanza nei confronti della perpetrazione di un reato, si deve riconoscere, l’eventualità che egli non fosse a conoscenza della natura di quest’ultimo deve essere considerata virtualmente impossibile. In un video di un’intervista diffuso recentemente, il Dr. Ivereigh ammette che il Cardinal Bergoglio arrivò a Roma per partecipare al Conclave con l’intenzione di essere un candidato. L’insistenza con cui egli espresse il desiderio di acquistare biancheria intima il giorno dopo l’elezione può anche indicare che fosse cosciente del fatto che il modo in cui fu eletto avrebbe potuto incriminarlo qualora non si fosse mostrato libero di ogni intenzione di essere eletto. Sostenere che Bergoglio non fosse consapevole della natura della campagna significherebbe pretendere che non abbia mai parlato con nessuno dei suoi sostenitori prima delle sessioni chiuse del Conclave, che non abbia esercitato alcuna forma di controllo sulla sua elezione, che non abbia cercato di ottenere il papato e che non si aspettasse di essere eletto.
Il Cardinal Bergoglio fu eletto con 78 voti
Secondo le voci trapelate, il Cardinal Bergoglio avrebbe ottenuto 16 voti al primo scrutinio e avrebbe vinto poi le elezioni all’ultimo ballottaggio del 13 marzo 2013 con 78 voti, solo due in più rispetto alla maggioranza di due terzi richiesta per l’elezione (76). I Cardinali Elettori e quanti hanno loro prestato assistenza nella Cappella Sistina il 12 e 13 marzo 2013 sono le uniche persone che conoscono il numero esatto dei voti. Tuttavia, tutti sono vincolati dal giuramento a non rivelarlo senza il permesso esplicito del Papa. I numeri riportati provengono da presunte indiscrezioni di qualcuno di loro, sorte nel clima d’euforia nel momento che ha seguìto l’elezione di Papa Francesco.
Il Canone 171 invalida l’elezione in ragione della violazione dell’UDG 81
In base alla norma stabilita dal Canone 171 §1, i voti degli elettori scomunicati non possono essere inclusi nel conteggio; il Canone 171 §2 stabilisce che, nel caso in cui essi vengano conteggiati come parte dei voti necessari per raggiungere il numero richiesto per l’elezione, quest’ultima è nulla e non valida. Il comma 3 del primo paragrafo del Canone 171 fa menzione di persone scomunicate per sentenza giudiziale o per decreto; il Canone 20 specifica che tutte le leggi papali come la UDG sono decreti generali; il testo latino dell’UDG 81 usa lo stesso verbo di imposizione specificato come condizione per il Canone 171 §1, ° 3 (innodare). È quindi fuor di dubbio che il Canone 171 invalidi delle elezioni papali in cui il numero di voti necessari per raggiungere il quorum (la maggioranza di due terzi) è stato ottenuto includendo nel conteggio 16 voti di altrettanti elettori scomunicati, come sembra essere il caso dello scandalo del “Team Bergoglio”. Certo, è possibile che qualcuno dei 16 voti emessi al primo scrutinio non siano stati promessi, ma è virtualmente impossibile che meno di due lo siano stati.
-Cosa si deve fare adesso
Dato che il caso ha raggiunto un livello sufficiente di attendibilità per quanto riguarda la sua facti species, ossia, in base all’apparenza dei fatti, esso deve essere giudicato dalle autorità competenti.
Inoltre, dato che il caso riguarda l’invalidità delle elezioni, è necessario assicurare la validità di un giudizio in merito in modo tale che – indipendentemente dalla sentenza emessa dal giudizio stesso – le sue conclusioni siano raggiunte in base a un metodo che tutte le parti considerino, di comune accordo, lecito, legittimo e valido.
Se il Cardinal Bergoglio è stato eletto validamente, la sua autorità come Papa sarebbe sufficiente a sbrogliare la materia. Ma nell’ipotesi in cui egli non sia stato eletto validamente, il compito di farlo spetta al Sacro Collegio dei Cardinali in virtù dell’autorità conferita loro dall’UDG 5.
Sembra quindi saggio proporre quanto segue per giudicare il caso dello scandalo del “Team Bergoglio”:
  1. Il Papa convochi un concistoro cui partecipino sia i Cardinali elettori all’epoca in cui è stato eletto tanto quelli che non erano elettori al conclave del 2013, insieme ai Cardinali creati sotto il pontificato di Papa Francesco, che tuttavia non avranno diritto di pronunciarsi e di voto, per loro propria libera decisione.
  2. Il Papa esprima in un concistoro, in tutta umiltà, la sua volontà di abdicare qualora si scoprisse che la sua elezione non era valida.
  3. Il Papa, nel concistoro, esima tutti i Cardinali riuniti dal loro voto di segretezza riguardo a tutte le informazioni concernenti il conclave, in modo che essi possano parlare liberamente.
  4. I Cardinali stabiliscano per voto unanime che il successore di Papa Francesco, nel caso in cui questi abdichi o la sua elezione sia invalidata, esima allo stesso modo tutti loro da tale voto.
  5. Il Decano del Collegio chiami i Cardinali a rispondere – presentando testimonianza individuale – se gli sia stato chiesto di promettere di votare per qualche Cardinale specifico.
  6. I Cardinali, in virtù dell’autorità loro conferita dall’UDG 5, determinino se le testimonianze date mettano in dubbio la validità dell’elezione del 2013, e decidano con giudizio unanime se tale dubbio sia da ritenersi ragionevolmente una minaccia per l’unità della Chiesa.
  7. Papa Francesco confermi qualsiasi cosa essi determinino.
  8. Papa Francesco, nel caso di un giudizio affermativo, abdichi al suo ufficio tramite decreto scritto, in presenza dell’intero Sacro collegio; nel caso di un giudizio negativo, pubblichi i risultati dell’indagine e garantisca ai Cardinali la libertà di parlare in pubblico dell’intero affare una volta che il concistoro sia terminato, al fine di confermare la sua autenticità e mettere a tacere ogni dubbio.
Essendo che il caso sembra tanto solido, se quanti sono a conoscenza della falsità o della verità di qualcuno dei fatti o delle interpretazioni canoniche di cui sopra tacciono in questo momento, peccano gravemente o per mancanza di amore per la verità e per la reputazione delle persone coinvolte, o come complici dei fatti. Se le autorità competenti non emetteranno un giudizio su un caso indiscusso, la Chiesa Stessa sarà gravemente danneggiata nella Sua reputazione e nella Sua adesione al Mistero dell’Epifania, quello della manifestazione della Luce, della Verità eterna, incarnata in mezzo a noi.
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* Vedi l’articolo L’infondatezza delle recenti smentite del “Team Bergoglio”– in inglese; ma qualche ora dopo la pubblicazione di quest’articolo, il Nieuwsblad.be in Belgio, pubblica un articolo in quale il Cardinale Danneels, tramite il suo portavoce, smentisce il patteggiamento di voti fatto da lui prima il conclave.
© From Rome (02/02/2015)

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