ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 9 gennaio 2016

Il lupo fa il suo mestiere..

Le tre questioni

Sintetizzando, tre sono le questioni primarie:
Prima questione: quella che oggi ha la pretesa di definirsi chiesa cattolica, in realtà non lo è. Ormai il demonio è riuscito ad entrare nella Chiesa; lo ha fatto non intrufolandosi dalla finestra, ma passando persino dalla porta, facendolo in pompa magna, con tanto di tappeto rosso srotolato per il suo passaggio. Quella porta si chiama Concilio Vaticano II. 
Dunque con il lupo che è riuscito ad infiltrarsi nel gregge, cosa ci si deve aspettare? Il lupo fa il suo mestiere e le pecore, se non sono più che estremamente accorte, sono destinate ad essere mangiate. Resta il pastore, anzi restano i pastori perché quel gregge se n'è trovati persino due: del primo se ne sono perse le tracce dopo aver ceduto il suo ruolo al secondo che, preparatosi per tempo alla situazione che attendeva sarebbe giunta, si è posto all'entrata del recinto facendo il lavoro inverso: non si preoccupa di bloccare l'accesso al lupo (sa bene che è già entrato), ma è impegnato a non far uscire il gregge che preme per scampare alle fauci fameliche della bestia.
Forse che quello “strano” pastore attenda che il gregge venga sbranato? Pare proprio di sì. Eppure ancora ci sono tante pecore che si accalcano all'uscita del recinto sperando che prima o poi quel pastore (che le ha sedotte facendo loro credere di essere misericordioso) apra il cancello per trarle in salvo: che ingenue, quelle pecorelle? Così facendo si raggruppano una accanto all'altra rendendo ancora più facile il compito del lupo, che nemmeno deve faticare per acchiapparle e divorarle.
Parlavamo di questioni; qui dunque si tratta di capire: come e cosa dovranno fare quelle pecorelle per salvarsi? Ovviamente è un interrogativo che si pongono non certo quelle ammassate al cancello: sono già spacciate, purtroppo! L'interrogativo riguarda piuttosto quelle poche, pochissime, che hanno per grazia divina compreso la situazione drammatica esistente...
Ora, fuor di metafora, con papa Giovanni XXIII (detto il papa buono!) si è dato avvio al Concilio Vaticano II;
con papa Paolo VI si è distrutto ciò di cui il mondo non può fare a meno (come diceva Padre Pio): la vera Messa (ora sostituita da quello che vine detto Novus Ordo, impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa quale fu formulata dal Concilio di Trento – come sottolinearono inutilmente al papa i cardinali Bacci e Ottaviani);
con papa Giovanni Paolo I si è rimasti sconvolti per la sua morte prematura (il suo è stato il pontificato più breve nella storia della Chiesa cattolica: la sua morte avvenne dopo soli 33 giorni dalla sua elezione al soglio di Pietro;
con Papa Giovanni Paolo II (detto il grande!) si è verificato il cambiamento della morale coniugale (si vadano a rivedere gli insegnamenti della Chiesa fino ad allora), al raduno di preghiera di tutte le religioni messe sullo stesso piano, persino al bacio del Corano;
con papa Benedetto XVI si è assistito sgomenti alle sue “dimissioni” (volontarie o involontarie che siano, fatto sta che ha lasciato campo aperto al suo successore);
con papa Francesco (e la maggior parte del clero traditore, pavido e vile fino all'inverosimile che gli sta attorno) si è avverata la distruzione certosina di tutto ciò che di cattolico è ancora rimasto in piedi.
Alla luce di questi che sono fatti, non opinioni, (e non dimentichi che la Provvidenza ha sempre rispostopresente a chi l'ha cercata) non appare altro che una continua, inesorabile, sconcertante discesa verso il basso... ed in basso c'è l'Inferno, nient'altro. Le anime necessitano invece di andare nella direzione diametralmente opposta: in alto, in Paradiso. Quindi? Che fare?
Seconda questione: i nemici della Chiesa più pericolosi sono quelli interni, non vi è dubbio in merito. Sono i più subdoli, i più meschini... Nel loro parlare sono come i gamberi: compiono un passo avanti e due indietro; così ricorrono a un concetto o ad un termine cattolico per poi proporne di altri che sono invece palesemente anticattolici. Una tattica ben precisa per accalappiare gli allocchi. Sembra che seguendo i loro discorsi fumosi e ambigui si progredisca nel cammino interiore, ma in realtà ci si trova sempre più distanti dalla Verità, fino a non vederLa più e finendo per percorrere strade sviate e, ciò che importa, letali per la propria salvezza.
Bisogna guardare l'essenziale: se persino un papa arriva a dire che Gesù non è cattolico e che la Chiesa non deve fare proselitismo; se un “predicatore” della Casa Pontificia arriva a rimproverare i cattolici di essere troppo devoti alla Madonna; se un signore a Bose (indicato nelle parrocchie come un saggio insegnante) ha il coraggio di dire che la Madonna non può più essere presa a modello dalle giovani ragazze del nostro tempo; se un vescovo a Palermo trasforma la Cattedrale in un ristorante; se una schiera di intellettuali senza cervello continua a farsi paladino del Vaticano II;  se un numero interminabile di utili idioti si ostina a difendere l'indifendibile contribuendo a portare acqua al mulino di un clero non più appartenente a Cristo ma dedito alla rovina eterna delle anime... se tutto questo accade (la lista è drammaticamente infinita) e ciò nonostante coloro che compiono queste vergogne (la Chiesa li ha sempre chiamati scandali) si definiscono cattolici, allora vuol dire che persino le parole non significano più nulla; persino il significato dei termini è stato corrotto facendo sprofondare la società in una nuova Babele. È il piano del demonio: confondere, accecare, stordire, corrompere... poi, divorare! Quindi? Che fare?
Terza questione: la sincerità, la trasparenza, la vera umiltà, l'onestà. Dove sono oggi queste virtù? E che fine hanno fatto i segni distintivi di chi è discepolo di Gesù Cristo? 
L'unica cosa che un uomo può dare ad un altro è ciò che è veramente. Ma al giorno d'oggi nemmeno tra amici si riesce ad essere veri e trasparenti; non lo si è perché si decide di non esserlo. Le pratiche di devozione nascondono una falsa umiltà, talvolta una certa vergogna, spesso un orgoglio sempre ben nascosto. Ma nell'uomo veramente umile non ci dovrebbero essere né orgoglio né vergogna. Egli sa solo di essere uno che deve portare un messaggio.
Chi oggi antepone la Sapienza ai propri progetti e ai tentativi di condizionare il prossimo? Chi è capace di mettere in second'ordine le proprie gratificazioni? Ma il vero discepolo di Cristo sa che Sapienza è il sacro timore dell'Altissimo, la devozione per Lui, la comprensione delle Sue vie, la capacità di consigliare gli altri secondo la Sua mente, la fortezza di dare battaglia ai Suoi nemici.
Se non si è veri fino in fondo con gli altri, allora si è falsi. Chi più, chi meno: la natura di ciò che si è non cambia. Un aforisma dice che siamo talmente circondati dalla falsità che la sincerità viene recepita come un'offesa. Ma solo una persona sincera può porsi nobili obiettivi e riuscire a raggiungerli. Quindi? Che fare?
Ecco, siamo finalmente arrivati alla risposta del: quindi, che fare?
La risposta parte dal fondo: migliorare se stessi nella messa in pratica delle virtù cattoliche. Solo persone dal comportamento trasparente e dal cuore sincero potranno scampare alla voracità del male imperante che sembra inghiottire tutto e tutti. Questa è la predisposizione dell'animo che i Santi hanno sempre indicato quale primo passo per accogliere la Fede.
La quale Fede è custodita in quel tesoro dal valore immenso che si chiama Tradizione.
Sicché il vero cattolico è per definizione tradizionalista, dunque è del tutto impropria l'etichetta dicattolici tradizionalisti (o conservatori, o, spesso bollando sprezzantemente, lefebvriani) come a voler specificare che ci siano altri tipi di cattolici. Il cattolico autentico o è tradizionalista o non è.
Perciò dinanzi ad un clero che ha invece rinnegato la Tradizione e alla nuova religione sorta per sostituire quella autenticamente cattolica, il vero cattolico non si scompone, ancorché sofferente per la triste realtà in cui versa il Corpo mistico di Cristo; egli comprende il suo ruolo, sa qual è il suo compito, conosce il suo dovere di resistere e conservare la Fede, costi quel che costi.
Il cattolico sa che “quanto più saremo raccolti in noi e semplici di cuore, tanto più elevate e sublimi dottrine apprenderemo senza fatica, poiché dal cielo riceveremo il lume dell'intelletto” (Imitazione di Cristo).

Padre Elia Schafer  

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