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venerdì 27 gennaio 2017

I ricchi cantori della Chiesa povera

INCHIESTA Il giudice è un "volto noto": lo strano caso del bando milionario vinto da Melloni & coIl super bando ministeriale da un milione vinto dalla Fondazione per le Scienze Religiose di Bologna. C'è il caso del membro di commissione che ha assegnato il punteggio vincente per la Scuola di Bologna: è un docente dello stesso ateneo del segretario Melloni. Ma c'è di più: proprio nei giorni caldi del bando ha frequentato le commissioni della Fondazione e partecipato, su invito di Melloni, a trasmissioni radiofoniche sulla Rai. E' solo una delle stranezze mai chiarite dal Miur. L'ultima puntata della nostra inchiesta. 
Nelle puntate precedenti abbiamo visto come i ricchi cantori della Chiesa povera della Fondazione Giovanni XXIII di Bologna siano riusciti a portare a casa un bando milionario del Miur indetto per tutelare le Infrastrutture di Ricerca delle Scienze Religiose. Ma su quel bando aleggiano non pochi dubia, per usare un termine recentemente in voga. A cominciare dal fatto che a vincere è stata la cosiddetta Scuola di Bologna, il cui segretario è quell’Alberto Melloni che proprio nei mesi in cui si svolgeva l’appalto era anche consulente di nomina diretta dell’allora ministro Stefania Giannini. Ma c’è anche il nebuloso meccanismo di accreditamento per poter partecipare che sembra indurre il sospetto che si sia trattato di un bando cucito su misura.
Stranezze che non sono mai state spiegate dal ministero, nonostante sia stato più volte contattato dalla Nuova BQ e che il segretario Melloni ha cercato, dal suo punto di vista, di chiarire.
IL GIUDICE "AMICO"
Ma la vicenda del bando Miur si arricchisce ora anche di una nuova particolarità, che suscita altrettanti interrogativi che sarebbe bene il ministero chiarisse. Ci riferiamo ad uno dei tre membri della commissione giudicante che ha materialmente concesso il bando alla Scuola di Bologna dopo averle assegnato il punteggio di 93 punti. Dopo aver pubblicato il bando per la tutela della Infrastrutture di ricerca delle Scienze religiose, il Ministero procede il 2 settembre 2016 con l’istituzione della commissione di 3 esperti per la selezione delle proposte presentate. Vengono così nominati il professor Vincenzo Pacillo dell’Università di Modena-Reggio Emilia quale esperto della finalità Scienze religiose; il professor Jacopo Mascetti per la finalità studio dell’ebraismo e il professor Massimiliano Marazzi quale esperto della terza e ultima finalità, quella della tutela delle lingue e delle culture dell’Africa.
Come si può vedere il giurato esperto di scienze religiose è un docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia, lo stesso ateneo dove Melloni insegna storia della Chiesa. Ma questa potrebbe essere una coincidenza. Il curriculum che Vincenzo Pacillo ha pubblicato per ottemperare alla legge che vieta a chi è in conflitto di interessi di partecipare a commissioni di gara, parla chiaro. Ma la sua è una carriera accademica nel corso della quale il nome di Melloni è stato incrociato più volte. Ad esempio in alcune pubblicazioni scientifiche, che lo stesso Pacilllo ha inserito nel curriculum vitae pubblicato nel bando.
Ma non è questa l’unica curiosità. Melloni e Pacillo sembrano conoscersi molto bene, lo dimostra una ospitata radiofonica di un programma condotto dal segretario della Fondazione e in cui uno degli ospiti era proprio, guarda caso, Pacillo. Era il 1 ottobre 2016. Dieci giorni dopo il Ministero avrebbe pubblicato la graduatoria da cui è risultata vincitrice la Scuola di Bologna, giudicata dall’ospite di Melloni. Coincidenze, si dirà, d’altra parte in ambito accademico ci si conosce quasi tutti. Sarà.
Forse allora sarà anche un’altra coincidenza il fatto che appena qualche giorno prima, il 19 settembre 2016, Melloni e Pacillo fossero entrambi membri della stessa commissione giudicante per l’ammissione di due candidati al corso triennale di perfezionamento in Scienze religiose gestito tramite un bando dalla stessa Fondazione di Melloni & co.
Sicuramente, a termini di legge, quanto dichiarato da Pacillo circa l’insussistenza di conflitto di interesse, è vero. Infatti lo studioso non ha avuto alcun interesse nel bando, né parentele fino al IV grado che vi hanno partecipato. Nè la legge vieta i rapporti di amicizia o anche solo di conoscenza. Ma stupisce, e forse per noi profani di questioni accademiche stupisce ancora di più, che i due, il giudice e il vincitore, fossero così assidui proprio in quegli stessi giorni.
I NOSTRI "DUBIA" IRRISOLTI
Da qui i nostri dubia su un bando che necessita ancora di molta chiarezza da parte del Ministero dell’Istruzione: la fondazione di Melloni è stata giudicata vincitrice di un appalto da massimo un milione di euro anche grazie al sì di un accademico che Melloni conosce molto bene tanto da invitarlo in ospitate radiofoniche e partecipare con lui alle commissioni di gara della sua Fondazione nello stesso periodo del bando; l’appalto, poi, è stato vinto dalla Scuola di Bologna il cui segretario all’epoca era consulente diretto del ministro; infine, il Ministero non ha mai chiarito chi può essere riconosciuto come Infrastruttura di Ricerca delle scienze religiose, condicio sine qua non per partecipare, tanto che l’unico che ci ha fornito una spiegazione su che cosa sono le IR, è stato proprio lo stesso Melloni e nessun altro.
Forse sarà tutto normale così in certi ambienti. Speriamo soltanto che queste domande non siano giudicate da Melloni eversive come ha fatto in occasione dei dubia sull’Amoris Laetitia. Non vorremmo incorrere in un crimine “punibile”, come auspicato dal nostro, per i quattro “poveri” cardinali.
di Andrea Zambrano27-01-2017

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