ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 7 settembre 2018

Al popolo che non «fa nulla per evitare l'inganno».

L'ULTIMA VIA D'USCITA
Gli scandali spiegati da suor Lucia al «popolo ingannato»

Alcune lettere della veggente parlano del «disorientamento diabolico» nella Chiesa, dei sacerdoti traditori che portano «alla perdizione delle anime», della necessità di reagire, dei pavidi che non hanno combattuto il male e della responsabilità del popolo che non «fa nulla per evitare l'inganno». Poi elenca le armi della lotta e spiega perché se «la Chiesa non accoglie l'ultimo aiuto di Dio (le apparizioni mariane) non ci sarà più possibilità di salvezza».


                                     Suor Lucia e Giovanni Paolo II

Mentre la situazione del clero e di chi ricopre ruoli di comando nella Chiesa si fa sempre più apertamente e così gravemente immorale da chiarire il perché dei mutamenti dottrinali e della diffusione dell’eresia (basti pensare all’accettazione della sodomia e dell’adulterio o alla predicazione sull’uguaglianza delle religioni), rileggere le lettere di Suor Lucia, la veggente di Fatima (alcuni testi sono reperibili presso l'Associazione Madonna di Fatima), serve sia a gettare luce su quanto sta avvenendo sia a comprendere l’unica via d’uscita possibile, sebbene ignorata dalla maggior parte dei vescovi e dei cardinali. 


La veggente, nel 1958, rivelò a padre Agustin Fuentes cosa stava accadendo alla Sposa di Cristo secondo quanto le era stato rivelato dalla Madonna: «Il demonio ha ingaggiato la lotta decisiva, cioè finale, dalla quale uno dei due uscirà vittorioso o sconfitto: o siamo con Dio, o siamo col demonio». Più avanti, parlando dei pastori e dei vescovi, chiarì che Satana, per traviare tutto il popolo, avrebbe usato soprattutto loro, perché «ciò che offende soprattutto il Cuore Immacolato di Maria e il Cuore di Gesù è la caduta delle anime dei religiosi e dei sacerdoti. Il diavolo sa che per ogni religioso o sacerdote che rinnega la sua santa vocazione», ossia la fedeltà a Cristo e alla sua Rivelazione, «molte anime sono trascinate all'inferno. Per questo il diavolo brama di impossessarsi delle anime consacrate. Cerca in ogni modo di corromperle, per addormentare le anime dei fedeli e condurle alla peggiore impenitenza».

In una lettera datata 16 settembre 1970, la suora addolorata, ribadiva: «Povero Nostro Signore…Quanto malamente viene servito! È doloroso vedere così tanto disorientamento in così tante persone che occupano posizioni di responsabilità!…Questo accade perché il diavolo è riuscito ad insinuare il male a guisa di bene ed ora essi si comportano come ciechi che guidano altri ciechi», ma d’altra parte la responsabilità è anche dei laici perché «le anime non fanno nulla per evitare d’essere ingannate».

Suor Lucia chiarisce quindi che (al di fuori dell’Infallibilità papale in determinati pronunciamenti), l’anima del fedele è chiamata a discernere, ossia ad esercitare la ragione illuminata dalle verità millenarie contenute nel Magistero della Chiesa. Come disse san Paolo ai Galati: «Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema!». Chi obbedisse ciecamente senza discernere sarebbe quindi altrettanto responsabile della sua perdizione: «Verrà il tempo - dirà san Paolo a Timoteo - che non sopporteranno più la sana dottrina...si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie».

Ma se il panorama appariva a suor Lucia così terribile già allora, oggi si fatica a comprendere come sia possibile accettare quanto sta accadendo nella Chiesa senza scomporsi. In una lettera del 12 aprile sempre del 1970 la veggente parlava già di un “disorientamento diabolico” che «invade il mondo» ma che è «oramai è entrato anche nella Chiesa», come constatò negli stessi anni da papa Paolo VI (“Il fumo di satana è entrato nella Chiesa”). Il termine "disorientamento diabolico" si riferisce sicuramente alla confusione dottrinale, ma è quantmeno singolare che oggi una delle eresie più in voga nella Chiesa usi lo stesso termine faziosamente al contrario per giustificarsi: "Orientamento sessuale".

In ogni caso, di qualsiasi natura sia il male, nella missiva si legge esplicitamente che bisogna combatterlo, perché molti pavidi, fra cui anche le guide, non si sono opposti. E le armi della lotta ripetute dalla veggente sono quelle che le ha suggerito la Madonna che ha «raccomandato che si reciti il Rosario tutti i giorni, poiché Ella ha ripetuto questa richiesta in tutte le apparizioni», affinché «in questi tempi di disorientamento diabolico, non dobbiamo lasciarci ingannare da false dottrine che fanno diminuire l’elevazione della nostra anima a Dio per mezzo della preghiera». Poi la suora spiega perché, «a parte il tempo da dedicare alla Santa Messa, dobbiamo anche trovarne per recitare il Rosario...dobbiamo e possiamo fare entrambe le cose», altrimenti «è come se nella parte materiale si privassero le persone del pane necessario alla vita». 

Nella missiva del 16 settembre, parlando dell’attacco al Rosario e della riduzione del ruolo di Maria nella disegno della salvezza interna alla Chiesa, sottolinea: «È il Rosario che alimenta la piccola fiamma della Fede, che ancora non si è spenta del tutto in molte coscienze. Anche per quelle anime che pregano senza meditare, il semplice atto del prendere la corona per pregare è già un ricordo di Dio, del Soprannaturale… Perciò il demonio gli ha fatto tanta guerra. La cosa peggiore è che è riuscito a illudere e a ingannare anime piene di responsabilità per via della carica che occupano! ... Sono ciechi che guidano altri ciechi!». E nella lettera del 12 aprile aggiunge: «Quanto alla ripetizione dell’Ave Maria, non è una pratica antiquata come vogliono far credere…Potrebbe allora l’Apostolo credere che l’orazione di Maria non sia tanto gradita a Dio, quanto la nostra?», ripetendo che la colpa è del «disorientamento diabolico che invade il Mondo e inganna le anime!» e che «bisogna fargli fronte». Infatti, ribadisce la veggente, sebbene «il popolo, nella sua maggioranza, è ignorante in materia religiosa», da cui «deriva la grande responsabilità di chi ha l’incarico di guidarlo», la responsabilità cade anche su di esso che «si lascia trascinare dove lo portano».

Oltre al Rosario la via d'uscita rivelatale dall’Alto viene descritta sempre nella lettera da lei indirizzata a padre Fuentes: «I rimedi ultimi dati al mondo sono il Santo Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria». Poi nella lettera del 16 settembre aggiunge come rimedio la riparazione, che la Madonna aveva chiesto a lei, Giacinta e Francesco fin da quando erano piccoli: «Io mi sacrifico volontariamente e offro la mia vita a Dio, per la pace nella Sua Chiesa, per i sacerdoti e tutte le anime consacrate, e specialmente per coloro che continuano a comportarsi così erroneamente e per quelli che vengono ingannati! Per i nostri Fratelli allontanatisi».

Infine, suor Lucia svelò al sacerdote il pericolo più grande per la Chiesa, sempre riportando cosa gli chiese la Madonna: «Mi disse che, esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci offre con tremore l’ultima ancora di salvezza: la SS. Vergine in persona, le sue numerose apparizioni, le sue lacrime, i messaggi di veggenti sparsi in tutte le parti del mondo; e la Madonna disse ancora che, se non la ascoltiamo e continuiamo l’offesa, non saremo più perdonati».

Infatti il rifiuto da parte della Chiesa della Madonna e tutti i suoi moniti e raccomandazioni, spesso ridotte a devozionismo facoltativo, secondo la veggente sarebbe il peccato peggiore, quello contro lo Spirito Santo: «Quando Dio è costretto a punire il mondo, prima di farlo cerca di correggerlo con tutti gli altri rimedi possibili. Ora, quando vede che il mondo non presta alcuna attenzione ai Suoi messaggi… ci offre “con un certo timore” l'ultima possibilità di salvezza, l'intervento della Sua Santissima Madre. Lo fa “con un certo timore” perché, se anche quest'ultima risorsa non avrà successo, non potremo più sperare in nessun tipo di perdono dal Cielo, perché ci saremo macchiati di quello che il Vangelo definisce un peccato contro lo Spirito Santo», ossia «il rifiuto, pienamente consapevole e volontario, della possibilità di salvezza che ci viene offerta. Non dimentichiamo che Gesù Cristo è un Figlio molto buono e non ci permetterà di offendere e disprezzare la Sua Santissima Madre. La secolare storia della Chiesa conserva le testimonianze dei terribili castighi inflitti a quanti osarono attaccare l'onore della Sua Santissima Madre… È urgente, Padre, che ci si renda conto della terribile realtà. Non si vuole riempire le anime di paura, ma è solo urgente richiamo». 

Benedetta Frigerio
http://www.lanuovabq.it/it/gli-scandali-spiegati-da-suor-lucia-al-popolo-ingannato

Per ricordare il cardinale Carlo Caffarra

Il 6 settembre di un anno fa moriva il cardinale Carlo Caffarra.
Non voglio spendere molte parole per ricordarlo. Chi l’ha conosciuto e apprezzato conserva nella mente e nel cuore l’esempio della sua schiettezza, motivata da un amore profondo per la Santa Madre Chiesa e per l’inestimabile dono della fede.
Sentiamo forte la presenza del cardinale accanto a noi. E allora vorrei che fosse lui stesso, oggi, a parlare.
Pubblico dunque la lettera che il 25 aprile 2017 Caffarra inviò, anche a nome degli altri cardinali dei famosi dubia, a papa Francesco, chiedendo udienza.  Senza ottenere risposta.
Poco prima dell’invio della lettera, il cardinale incontrò Francesco durante la visita del papa a Carpi. A pranzo sedevano fianco a fianco, ma il papa scelse di conversare con altre persone presenti.
Ripropongo poi alcuni brani di due interviste concesse dal cardinale, l’11 luglio 2016 al blog OnePeterFive e il 14 gennaio 2017 a Il Foglio.
Mi rivolgo alla Santità Vostra…
Beatissimo Padre,
è con una certa trepidazione che mi rivolgo alla Santità Vostra, durante questi giorni del tempo pasquale. Lo faccio a nome degli Em.mi Cardinali: Walter Brandmüller, Raymond L. Burke, Joachim Meisner, e mio personale.
Desideriamo innanzi tutto rinnovare la nostra assoluta dedizione ed il nostro amore incondizionato alla Cattedra di Pietro e per la Vostra augusta persona, nella quale riconosciamo il Successore di Pietro ed il Vicario di Gesù: il «dolce Cristo in terra», come amava dire Santa Caterina da Siena. Non ci appartiene minimamente la posizione di chi considera vacante la Sede di Pietro, né di chi vuole attribuire anche ad altri l’indivisibile responsabilità del munus petrino. Siamo mossi solamente dalla coscienza della responsabilità grave proveniente dal munus cardinalizio: essere consiglieri del Successore di Pietro nel suo sovrano ministero. E del Sacramento dell’Episcopato, che «ci ha posti come vescovi a pascere la Chiesa, che Egli si è acquistata col suo sangue» [At 20, 28].
Il 19 settembre 2016 abbiamo consegnato alla Santità Vostra e alla Congregazione della Dottrina della Fede cinque dubia, chiedendoLe di dirimere incertezze e fare chiarezza su alcuni punti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris Laetitia.
Non avendo ricevuto alcuna risposta da Vostra Santità, siamo giunti alla decisione di chiederLe, rispettosamente ed umilmente, Udienza, assieme se così piacerà alla Santità Vostra. Alleghiamo, come è prassi, un Foglio di Udienza in cui esponiamo i due punti sui quali desideriamo intrattenerci con Lei.
Beatissimo Padre,
è trascorso ormai un anno dalla pubblicazione di Amoris Laetitia. In questo periodo sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa. Nonostante che il Prefetto della Dottrina della Fede abbia più volte dichiarato che la dottrina della Chiesa non è cambiata, sono apparse numerose dichiarazioni di singoli Vescovi, di Cardinali, e perfino di Conferenze Episcopali, che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato. Non solo l’accesso alla Santa Eucarestia di coloro che oggettivamente e pubblicamente vivono in una situazione di peccato grave, ed intendono rimanervi, ma anche una concezione della coscienza morale contraria alla Tradizione della Chiesa. E così sta accadendo ― oh quanto è doloroso constatarlo! ― che ciò che è peccato in Polonia è bene in Germania, ciò che è proibito nell’Arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta. E così via. Viene alla mente l’amara constatazione di B. Pascal: “Giustizia al di qua dei Pirenei, ingiustizia al di là; giustizia sulla riva sinistra del fiume, ingiustizia sulla riva destra”.
Numerosi laici competenti, profondamente amanti della Chiesa e solidamente leali verso la Sede Apostolica, si sono rivolti ai loro Pastori e alla Santità Vostra, per essere confermati nella Santa Dottrina riguardante i tre sacramenti del Matrimonio, della Confessione e dell’Eucarestia. E proprio in questi giorni, a Roma, sei laici provenienti da ogni Continente hanno proposto un Seminario di studio assai frequentato, dal significativo titolo: «Fare chiarezza».
Di fronte a questa grave situazione, nella quale molte comunità cristiane si stanno dividendo, sentiamo il peso della nostra responsabilità, e la nostra coscienza ci spinge a chiedere umilmente e rispettosamente Udienza.
Voglia la Santità Vostra ricordarsi di noi nelle Sue preghiere, come noi La assicuriamo che faremo nelle nostre. E chiediamo il dono della Sua Benedizione Apostolica.
† Carlo Card. Caffarra
Roma, 25 aprile 2017
Festa di San Marco Evangelista
FOGLIO D’UDIENZA
  1. Richiesta di chiarificazione dei cinque punti indicati dai dubia; ragioni di tale richiesta.
  2. Situazione di confusione e smarrimento, soprattutto nei pastori d’anime, in primis i parroci.
Santità, per favore, chiarisca
Dall’intervista a onepeterfive
In una recente intervista Lei ha parlato dell’esortazione Amoris Laetitia, e ha detto che in particolare il capitolo otto non è chiaro e ha già causato confusione anche tra i vescovi. Se avesse la possibilità di parlare con Papa Francesco su questo argomento, cosa vorreste dirgli? Quale sarebbe la vostra raccomandazione su ciò che Papa Francesco potrebbe o dovrebbe fare, dato che c’è tanta confusione?
«In Amoris Laetitia [308] il Santo Padre Francesco scrive: “Capisco coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione”. Da queste parole deduco che anche Sua Santità si rendeva conto che l’insegnamento dell’Esortazione poteva dare origine a confusioni nella Chiesa. Personalmente, e così pensano tanti miei fratelli in Cristo cardinali, vescovi, e fedeli laici, desidero che la confusione sia tolta, ma non perché preferisco una pastorale più rigida, ma semplicemente preferisco una pastorale più chiara, meno ambigua».
Lei è anche un teologo morale. Qual è il Suo consiglio per i cattolici confusi per quanto riguarda l’insegnamento morale della Chiesa cattolica sul matrimonio e la famiglia? Che cosa è una coscienza autorevole, ben formata, quando si tratta di questioni come la contraccezione, il divorzio e le seconde nozze, così come l’omosessualità?
«La condizione in cui versa oggi in Occidente il matrimonio, è semplicemente tragica. Le leggi civili ne hanno cambiato la definizione, poiché lo hanno sradicato dalla dimensione biologica della persona umana. Hanno separato la biologia della generazione dalla genealogia della persona. Ma di questo parlerò dopo. Ai fedeli cattolici così confusi circa la dottrina della fede riguardo al matrimonio dico semplicemente: “leggete e meditate il Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1601-1666. E quando sentite qualche discorso sul matrimonio, anche se fatto da sacerdoti, vescovi, cardinali, e verificate che non è conforme al Catechismo, non ascoltateli. Sono ciechi che conducono altri ciechi”».
Potrebbe spiegare, in questo contesto, il concetto morale che nulla di ciò che è ambiguo vincola la coscienza cattolica, e in modo particolare quando è dimostrato essere intenzionalmente ambiguo?
«I logici ci insegnano che una proposizione è ambigua quando può essere interpretata in due significati diversi e/o contrari. È ovvio che una tale proposizione non può avere il nostro assenso teorico e/o pratico, perché non ha un significato certo».
Nel contesto dell’attuale aumento di confusione morale: a che punto l’indifferentismo religioso può portare al relativismo morale (per esempio, l’affermazione che si può essere salvi in qualsiasi religione)? Per essere più precisi, se una religione favorisce la poligamia, ma si afferma che è salvifica, non si arriva quindi alla conclusione che la poligamia, dopo tutto, non è illecita?
«Il relativismo è come una metastasi. Se accetti i suoi principi, ogni esperienza umana sia personale che sociale viene corrotta. L’insegnamento del beato J.H. Newman è al riguardo di grandissima attualità. Egli verso la fine della sua vita, disse che il germe patogeno che corrompe il senso religioso e la coscienza morale, è il “principio liberale”, così egli lo chiama. E cioè: la convinzione che in ordine al culto che dobbiamo a Dio, è indifferente ciò che pensiamo di Lui; la convinzione che tutte le religioni hanno lo stesso valore. Newman giudica il principio così inteso completamente contrario a ciò che chiama “il principio dogmatico”, il quale sta alla base della proposta cristiana. Dal relativismo religioso al relativismo morale il passo è breve. Non c’è nessun problema nel fatto che una religione giustifichi la poligamia, ed un altra la condanni. Non esiste infatti nessuna verità assoluta riguardo a ciò che è bene/male».
Solo un cieco può negare che nella Chiesa c’è grande confusione
Dall’intervista a Il Foglio
«Che cosa ci ha spinto a questo gesto? Una considerazione di carattere generale-strutturale e una di carattere contingente-congiunturale. Iniziamo dalla prima. Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. È un dovere, e i doveri obbligano. Di carattere più contingente, invece, vi è il fatto – che solo un cieco può negare – che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di Amoris laetitia. In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale (matrimonio, confessione ed eucaristia) e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi».
«Ho ricevuto la lettera di un parroco che è una fotografia perfetta di ciò che sta accadendo. Mi scriveva: “Nella direzione spirituale e nella confessione non so più che cosa dire. Al penitente che mi dice: vivo a tutti gli effetti come marito con una donna che è divorziata e ora mi accosto all’eucarestia, propongo un percorso, in ordine a correggere questa situazione. Ma il penitente mi ferma e risponde subito: guardi, padre, il Papa ha detto che posso ricevere l’eucaristia, senza il proposito di vivere in continenza. Io non ne posso più di questa situazione. La Chiesa mi può chiedere tutto, ma non di tradire la mia coscienza. E la mia coscienza fa obiezione a un supposto insegnamento pontificio di ammettere all’eucaristia, date certe circostanze, chi vive more uxorio senza essere sposato”. Così scriveva il parroco. La situazione di molti pastori d’anime, intendo soprattutto i parroci – osserva il cardinale – è questa: si ritrovano sulle spalle un peso che non sono in grado di portare. È a questo che penso quando parlo di grande smarrimento. E parlo dei parroci, ma molti fedeli restano ancor più smarriti. Stiamo parlando di questioni che non sono secondarie. Non si sta discutendo se il pesce rompe o non rompe l’astinenza. Si tratta di questioni gravissime per la vita della Chiesa e per la salvezza eterna dei fedeli. Non dimentichiamolo mai: questa è la legge suprema nella Chiesa, la salvezza eterna dei fedeli. Non altre preoccupazioni. Gesù ha fondato la sua Chiesa perché i fedeli abbiano la vita eterna, e l’abbiano in abbondanza».
«Alcune persone continuano a dire che noi non siamo docili al magistero del Papa. È falso e calunnioso. Proprio perché non vogliamo essere indocili abbiamo scritto al Papa. Io posso essere docile al magistero del Papa se so cosa il Papa insegna in materia di fede e di vita cristiana. Ma il problema è esattamente questo: che su dei punti fondamentali non si capisce bene che cosa il Papa insegna, come dimostra il conflitto di interpretazioni fra vescovi. Noi vogliamo essere docili al magistero del Papa, però il magistero del Papa deve essere chiaro. Nessuno di noi – dice l’arcivescovo emerito di Bologna – ha voluto “obbligare” il Santo Padre a rispondere: nella lettera abbiamo parlato di sovrano giudizio. Semplicemente e rispettosamente abbiamo fatto domande. Non meritano infine attenzione le accuse di voler dividere la Chiesa. La divisione, già esistente nella Chiesa, è la causa della lettera, non il suo effetto. Cose invece indegne dentro la Chiesa sono, in un contesto come questo soprattutto, gli insulti e le minacce di sanzioni canoniche. Nella premessa alla lettera si constata “un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa”».
«Newman  dice che “se il Papa parlasse contro la coscienza presa nel vero significato della parola, commetterebbe un vero suicidio, si scaverebbe la fossa sotto i piedi”. Sono cose di una gravità sconvolgente. Si eleverebbe il giudizio privato a criterio ultimo della verità morale. Non dire mai a una persona: “Segui sempre la tua coscienza”, senza aggiungere sempre e subito: “Ama e cerca la verità circa il bene”. Gli metteresti nelle mani l’arma più distruttiva della sua umanità».
Concludo con parole di san Giuseppe Moscati che ben si attagliano alla testimonianza del cardinale Carlo Caffarra: «Ama la verità, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio».
A UN ANNO DALLA MORTE
Caffarra: «Il male che ci circonda va giudicato»
Il 6 settembre dell’anno scorso all’improvviso moriva il cardinale Carlo Caffarra. In occasione di questo anniversario proponiamo alcuni brevi brani sulla corruzione provocata dal male morale, sul discernimento e il giudizio, sulla Chiesa nella tempesta.
Il 6 settembre dell’anno scorso all’improvviso moriva il cardinale Carlo Caffarra. In occasione di questo anniversario proponiamo alcuni brevi brani sulla corruzione provocata dal male morale, sul discernimento e il giudizio, sulla Chiesa nella tempesta. Sono estratti dal suo ultimo libro Prediche corte tagliatelle lunghe, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2017, pp. 94 e 113.
La corruzione e il discernimento
«Il laico battezzato sa, per fede, che il mondo non è più nella condizione in cui è uscito dalle mani di Dio. È stato corrotto dal peccato; è dominato dal Satana: Tutto il mondo giace sotto il potere del maligno (1 Gv 5,19). Il laico battezzato non può compiere la sua missione nel mondo se non ha una perspicace capacità diagnostica; una capacità “endoscopica” di vedere il male oggi presente nei fondamentali vissuti umani. Si pensi, per fare solo un esempio, alla corruzione che sta subendo il fondamentale vissuto umano della sessualità mediante la proposta di equiparare all’amicizia coniugale l’amicizia omosessuale. Non si tratta di sapere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. La categoria di “pessimismo-ottimismo” non appartiene al cristianesimo. È un vero e proprio discernimento».
Il giudizio e il discernimento
«Perché la fede generi cultura, perché il credente cooperi all’edificazione dell’humanum, è necessario che egli sia in grado di elaborare un giudizio sull’humanum stesso: un giudizio interpretativo, un giudizio valutativo.
Un giudizio interpretativo: capire che cosa sta accadendo; un giudizio valutativo: ciò che sta accadendo come deve essere giudicato, positivamente o negativamente?
Ogni giudizio, se è un giudizio ragionevole, è elaborato alla luce di criteri. Che cosa sono i criteri di giudizio? È ciò per cui affermo o nego ciò che affermo o nego. Ciò che è la luce per i nostri occhi, sono i criteri per la nostra facoltà di giudicare. La luce della fede mi dona i criteri di giudizio e purifica la mia ragione, ispirandone e governandone l’attività.
La più grave debolezza di cui oggi soffre il cristiano, una vera malattia mortale, è la sua incapacità o grande difficoltà a elaborare giudizi interpretativi e valutativi di ciò che sta accadendo. Il risultato, o i sintomi di questa grave malattia, sono la riduzione della fede a fatto privato, l’accettazione del dogma fondamentale dell’individualismo: “Io non lo faccio [non convivo, non ricorro all’aborto…], ma perché devo proibire per legge ad un altro di farlo?”. È lo stile del discernimento: questo tema è stato centrale fin dal tempo della catechesi apostolica, come dimostrano gli scritti del Nuovo Testamento. È il tema centrale dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. [...]
È la fede che produce bellezza. [...] La fede sembra una piccola lampada che stia per estinguersi. In una società così corrotta, “nave senza nocchiero e in gran tempesta” [Dante], la presenza di testimoni veri, semplici, forti – credetemi – è ciò che salva la società stessa».
Una barca nella tempesta
Bisogna essere ciechi per non vedere che la Chiesa sta attraversando un momento di confusione e di smarrimento. Non è la prima volta che questo succede. Ne ha vissuti altri di questi momenti. Quando sembrava, come dice Dante, «senza nocchiero e in gran tempesta». L'han vissuto anche gli apostoli, quando si son trovati in mezzo al lago dentro una bufera di vento e di onde. E - incredibile - Gesù dormiva, si era addormentato. A volte siamo tentati di dire: Gesù, ti sei ancora addormentato in questo momento? Ma sappiamo che Lui c'è, questa è la nostra certezza.
Le 5 insidie della Chiesa
L'alternativa ad una Chiesa senza dottrina non è una Chiesa pastorale, ma una Chiesa dell'arbitrio e schiava dello spirito del tempo: praxis sine theoria coecus in via, dicevano i medievali. Questa insidia è grave, e se non vinta causa gravi danni alla Chiesa. Per almeno due ragioni. La prima è che, essendo la Sacra Doctrina niente altro che la divina Rivelazione del progetto divino sull'uomo, se la missione della Chiesa non si radica in essa, che cosa la Chiesa dice all'uomo?
La seconda ragione è che quando la Chiesa non si guarda da questa insidia, rischia di respirare il dogma centrale del relativismo: in ordine al culto che dobbiamo a Dio e alla cura che dobbiamo all'uomo, è indifferente ciò che penso di Dio e dell'uomo. La quaestio de veritate diventa una questione secondaria.
La seconda insidia è dimenticare che la chiave interpretativa della realtà tutta e in particolare della storia umana non è dentro la storia stessa. È la fede. San Massimo il Confessore ritiene che il vero discepolo di Gesù pensa ogni cosa per mezzo di Gesù Cristo e Gesù Cristo per mezzo di ogni cosa. Faccio un esempio molto attuale. La nobilitazione dell'omosessualità, alla quale assistiamo in Occidente, non va interpretata e giudicata prendendo come criterio il mainstream delle nostre società; oppure il valore morale del rispetto che si deve ad ogni persona, il che è metabasis eis allo genos, cioè passaggio a un altro genere, direbbero i logici. Il criterio è la Sacra Doctrina circa la sessualità, il matrimonio, il dimorfismo sessuale. La lettura dei segni dei tempi è un atto teologale e teologico.
La terza insidia è il primato della prassi (insidia di origine marxista). Intendo il primato fondativo. Il fondamento della salvezza dell'uomo è la fede dell'uomo, non il suo agire. Ciò che deve preoccupare la Chiesa non è in primis la cooperazione col mondo in grandi processi operativi, per raggiungere obiettivi comuni. L'insonne preoccupazione della Chiesa è che il mondo creda in Colui che il Padre ha mandato per salvare il mondo. Il primato della prassi conduce a quella che un grande pensatore del secolo scorso chiamava la dislocazione delle Divine Persone: la seconda Persona non è il Verbo ma lo Spirito Santo.
La quarta insidia, molto legata alla precedente, è la riduzione della proposta cristiana ad esortazione morale. È l'insidia pelagiana, che Agostino chiamava l'orrendo veleno del cristianesimo. Questa riduzione ha l'effetto di rendere la proposta cristiana molto noiosa e ripetitiva. È solo Dio che nel suo agire è sempre imprevedibile. E infatti al centro del cristianesimo non sta l'agire dell'uomo, ma l'Azione di Dio.
La quinta insidia è il silenzio circa il giudizio di Dio., mediante una predicazione della misericordia divina fatta in modo tale che rischia di far scomparire dalla coscienza dell'uomo che ascolta la verità che Dio giudica l'uomo.
Carlo Caffarra
Sabato 8 settembre le Edizioni Studio Domenicano ricorderanno il cardinale Caffarra nell'annuale incontro organizzato a Bologna nel Convento patriarcale San Domenico, piazza San Domenico 13, dalle 11 alle 17.30. Clicca qui per il programma. Tra i relatori della mattinata c'è anche il direttopre della Nuova Bussola Quotidiana, Riccardo Cascioli.

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