Il Cardinale Ciappi, il teologo di papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II (all’inizio del suo pontificato): “Il Terzo Segreto dice che la grande apostasia nella Chiesa inizia dal suo vertice. La conferma ufficiale del segreto de La Salette (1846): “La Chiesa subirà una terribile crisi. Essa sarà eclissata. Roma (il Vaticano) perderà la fede e diventare la sede dell’Anticristo “.
ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...
L’OSSERVATORE MARZIANO FA UNA LEZIONE AL PONTEFICE. SU POVERI E MERCATO…
(Opera di Lector)
Carissimi
Stilumcuriali, questa volta mi metto proprio nei guai, più di quanto non
lo sia già, con quella gente che abita Oltretevere, dietro le mura alte
dodici metri ma che di mura vede solo quelle degli altri. Osservatore
Marziano mi ha scritto pregando di ospitare una correzione di qualche
genere al Pontefice Regnante, e visto quello che accade a chi firma le
Correzioni (penso a mons. Antonio Livi, e non solo) in questa bella
Chiesa così aperta misericordiosa e dialogante temo proprio che dovrò
d’ora in poi comportarmi come Benvenuto Cellini, che, se non ricordo
male, diceva che quando passeggiava “girava largo a’
canti”….Per schivare brutte sorprese.
“Caro Tosatti, potrebbe ospitare una “correzione paterna “ al Sommo
Pontefice Francesco? Ho valutato questa (anche se probabilmente inutile)
iniziativa leggendo “Settimo cielo” del 25 gennaio, di Sandro Magister, dove il suo collega racconta la visione di Bergoglio sul tema “poveri e ricchi”. Il Sommo Pontefice fa di tutto per sembrare colui che ama i poveri,
si vuole occupare dei poveri, ma non si rende conto che sta creando
invece le condizioni perché questi stiano sempre peggio, differentemente
da quanto invece ha fatto, fa e continuerebbe a fare il vituperato
mercato. Il mercato infatti, prescindendo da decisioni morali, ma solo
razionali, non trae affatto vantaggio dalla povertà, bensì proprio dalla
ricchezza più diffusa possibile. Certo esistono, son sempre esistiti e
sempre esisteranno, attitudini e fenomeni di “sfruttamento della
povertà” (per esempio sfruttando il fenomeno delle migrazioni), ma
questi per esser frenati, vanno analizzati e compresi, anche caso per
caso. Questi sono originati dal cuore malato degli uomini, che forma
cattiva coscienza. Cuore malato e cattiva coscienza sussistono (anche)
perché il processo di conversione che la Santa Chiesa dovrebbe aver
fatto e dovrebbe continuare a fare si è scontrato e si scontra con il
suo vero grande nemico: la gnosi, con cui ogni tentativo di
conciliazione ed alleanza è vano e erroneo. Perciò propongo un illusorio
tentativo di correzione: – per aiutare realmente i poveri, è necessario conoscere le ragioni
della loro specifica povertà. Un povero del Congo non è un povero della
periferia di Milano, né quello delle favelas di Buenos Ayres. Se queste
cause di povertà non si sono analizzate, sarà impossibile risolverle.
Anzi, dette condizioni saranno peggiorate. – per aiutare realmente i poveri si deve esser più prudenti, di
quanto lei, Santo Padre, non stia facendo, ascoltando e condividendo le
tesi di chi “controlla la ricchezza” (per esempio Zuckerberg di
Facebook o Christine Lagarde Presidente del FMI, come ricorda Magister) o
condividendo le tesi di chi “provoca la povertà” con varie
giustificazioni riferite alle nascite o all’ambiente, quali Paul
Ehrlich, o Jeffrey Sachs. Lei Santo Padre, sprovvisto di adeguati
consiglieri tecnici, è stato portato a confondere cause con effetti e a
formulare raccomandazioni di Magistero intrinsecamente errate e
fuorvianti. Quali quelle inserite in Evangelii Gaudium, Laudato Si. Così
come a formulare inviti e raccomandazioni, “dal pulpito”, sul tema
migrazioni. Santo Padre, è stato reso consapevole dai suoi cosiddetti
consiglieri dell’impatto generato, raccomandando personaggi come
Pannella o Bonino? O ancor più esaltando Lutero, maestro di confusione
sul tema ricchezza e povertà? Le hanno spiegato da chi e come è stato
corrotto il capitalismo, nato in casa cattolica? Le hanno mai illustrato
l’impatto delle Eresie sull’uso dello strumento economico? – Lo studio del problema della ricchezza o povertà merita certo la
sua attenzione, quale massima Autorità Morale, ma se desidera riferirsi
anzitutto a criteri morali (come dovrebbe) le suggerisco di valutare le
cause morali della povertà (e di altri fenomeni correlati), e non solo
le conseguenze, come invece sembrerebbe fare. Infatti sono l’egoismo,
l’avidità, l’indifferenza, quali vizi morali, la causa di molti aspetti
di povertà, quelli più facilmente risolvibili, perché legati alla
volontà libera dell’uomo e non a problemi strutturali di un sistema
economico. Ma è evidente, ed un Papa dovrebbe ben saperlo, che i vizi si
vincono con la conversione del cuore dell’uomo (come Benedetto XVI ha
ben ricordato più volte). Santità, non esiste una “economia che uccide”,
esiste un uomo che gestisce l’economia in modo insensato, creando le
condizioni di disagio per i più vulnerabili. Santità non si vince la
povertà imponendo la ripartizione delle ricchezza, certi che la inequità
sia il peggiore dei mali sociali (come l’hanno indotta a scrivere
in Evangelii Gaudium). Né si vince la povertà grazie a decrescita
economica conseguente ad un erronea interpretazione della soluzione al
problema ambientale, oppure grazie a migrazioni forzate che umiliano la
dignità della creatura umana e creano maggior povertà, dove partono e
dove arrivano… – Convertire il cuore dell’uomo non è compito di un economista o di
un politico, è compito di un sacerdote, di un vescovo, di un cardinale e
soprattutto di un Papa. (La prego Santità, faccia attenzione ai certi suoi “consiglieri”,
che hanno appreso l’economia grazie a corsi per corrispondenza con
università cubane ed hanno appreso morale, sempre per corrispondenza,
grazie a corsi organizzati dalla Luteranense). Suo Osservatore Marziano “
Oggi è il 149° giorno in cui il pontefice regnante non ha, ancora, risposto.
Quando ha saputo che McCarrick era un un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?
È vero o non è vero che mons. Viganò l’ha avvertita il 23 giugno 2013?
Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi, e risponda”.
SUOR GERTRUDE, SU TIMOTEO, TITO, IL PAPA E MONS. ANTONIO LIVI.
Dalle nebbie di una clausura padana ci scrive suor Gertrude, che è apparsa su Stilum Curiae poco meno di un anno fa, e che avevamo presentato così:
“Cari amici e nemici di Stilum Curiae, siamo felici di ospitare una nuova ospite, una anziana religiosa che chiameremo Suor Gertrude – anche se non è il suo vero nome – e che farà risuonare un accento femminile su temi femminili in questo blog finora popolato in maniera esclusivamente maschile – collaboratrici nei commenti a parte, ovviamente”.
Allora Suor Gertrude prendeva la parola contro l’ipotesi di “quote rosa” nella Chiesa, come potete leggere qui.
Oggi invece ci parla dei santi del giorno, Tito e Timoteo, e di mons. Antonio Livi, e della prima fondamentale opera di carità cristiana, e cioè l’insegnamento della verità di sempre di Cristo e della Chiesa.
“Gentile signor Tosatti, ho deciso di scriverle dopo aver letto ciò che sta accadendo a mons. Antonio Livi. Chissà se oggi il Santo Padre commenterà, dopo aver ben letto la loro storia e inteso il loro significato, i due Santi del giorno: Santi Tito e Timoteo. Essi son sempre stati (fino a 6 anni fa, almeno) simbolo della conservazione della buona dottrina, simbolo dell’impegno di conoscenza delle verità di fede, simbolo della diffusione della buona novella custodita dalla Chiesa.
Nei testi tradizionali che noi custodiamo qui in convento e che oggi leggeremo e mediteremo, c’è scritto, riferendosi alla missione di questi due Santi: “coloro che si presentano come maestri, ma non insegnano le verità della fede bensì teorie personali, che seminano dubbi o confusione, sono un grande pericolo per i fedeli. A volte, con l’intenzione di adattare i contenuti della fede <al mondo moderno>, per renderla più accessibile, non solo cambiano il metodo, ma la sua stessa essenza, cosicché non insegnano più la verità rivelata”. (Da Francisco Fernandez-Carvajal – Parlar con Dio <ed.Ares> 1989 – n.13 – Santi Tito e Timoteo).
E’ importante questa meditazione perché, come scrive di seguito Francisco Fernandez-Carvajal, riferendosi all’esortazione Evangelii Nuntiandi di Paolo VI: Il vero evangelizzatore è colui che “anche a prezzo della rinuncia personale e della sofferenza, ricerca sempre la verità che deve trasmettere agli altri. Egli non tradisce né dissimula mai la verità per piacere agli uomini, per stupire o sbalordire, né per originalità o desiderio di mettersi in mostra”.
Ecco signor Tosatti, questa meditazione mi ha ricordato il nostro mons. Antonio Livi, che in tutta la sua vita ha seguito questa esortazione, ed ora è solo, abbandonato, povero e sofferente. La maggior opera di misericordia – ed uno dei maggiori compiti della Chiesa – è la catechesi, ricorda lo stesso autore. Prego che il nostro Papa lo possa leggere e meditare”.
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