ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 24 gennaio 2019

«Quello che avvenne nella vita mortale del Cristo, avviene ora nella Chiesa»

Sta per arrrivare la "Nuova Domenica delle Palme!" - la sesta età della Chiesa è profetizzata nella Bibbia



La somiglianza tra il nostro tempo e quello escatologico ci conferma l’imminenza di un’epoca storica che vedrà un trionfo della Chiesa tale, da prefigurare (sia pure debolissimamente) il finale e definitivo trionfo della “Gerusalemme celeste” nella beata eternità. Vale quindi la pena di approfondire questa ipotesi del futuro trionfo storico-sociale della Chiesa. Questo trionfo è stato profetizzato dal Vangelo stesso nella entusiasmante scena della Domenica delle Palme, quando a Gerusalemme la folla ebraica e perfino alcuni pagani, sia pure per pochi giorni, celebrarono Gesù di Nazareth riconoscendolo come Messia, ossia come Salvatore, Pontefice e Re (Mc. 11, 8-10), tanto che per un certo tempo parve davvero che «il mondo intero lo seguiva» (Mt. 21,19). Per questo la Chiesa, nella sua liturgia della Domenica delle Palme, rievoca: «Le folle vanno incontro al Redentore con fiori e palme per rendere degno omaggio al trionfante Vincitore; le nazioni Lo acclamano Figlio di Dio» (1).

E’ significativo che i farisei si scandalizzarono per questo pubblico trionfo di Gesù, tanto che osarono chiedergli di farlo cessare; ma Egli si rifiutò rispondendo col noto ammonimento: «Se gli uomini tacessero, sarebbero le pietre a gridare» (Lc. 19, 39-40).

Osserva un grande biblista, il p. Louis Fillion: «La sua [di Gesù] vita terrena sarebbe rimasta incompleta, senza una sorta di gloriosa apoteosi che manifestasse il suo Regno messianico. (…) Fra le folle che Lo seguivano, molti restavano indecisi. Una manifestazione eclatante era dunque necessaria per trionfare sulla loro indecisione ed anche per consolidare la fede di coloro che credevano in Lui. Ecco perché Lo vediamo entrare nella capitale teocratica (…) da vero trionfatore. (…). Non accontentandosi di permettere ai suoi amici ed alle folle di rendergli l’omaggio più magnifico, Egli stesso prende (…) la diretta e personale iniziativa del proprio trionfo. (…) Fu una manifestazione grandiosa, paragonabile a quelle che accompagnavano il ritorno dei Re vittoriosi. (…) Egli accettò come un sacro debito tutti questi omaggi resigli, perché facevano parte del piano divino su di Lui» (2).

Orbene, la dottrina cristiana insegna che la vita di Cristo ha riassunto e prefigurato e l’intera storia della Salvezza: «quello che avvenne nella vita mortale del Cristo, avviene ora nella Chiesa» (3).

Riassumendo l’esegesi tradizionale, l’allora prof. Joseph Ratzinger precisava che «la Passione di Gesù viene trasferita dal Capo al Corpo; come nella sofferenza di Gesù vi fu dapprima la luce, poi le tenebre e infine di nuovo la luce, allo stesso modo anche nel cammino di dolore del Corpo Mistico si deve prevedere (…) un’analoga alternanza» (4).

Siccome il trionfo della Domenica delle Palme avvenne prima dell’apostasia del Venerdì Santo e della conclusiva Resurrezione, possiamo prevedere che la Chiesa militante vivrà un’epoca di trionfo prima dell’apostasia finale e della definitiva apoteosi escatologica. Prima della fine dei tempi, dunque, si realizzerà una nuova Domenica delle Palme che, a differenza di quella vecchia, esalterà non tanto il Cristo quanto quel suo Corpo Mistico che è la Chiesa, anche allo scopo di consolare i fedeli, umiliare gl’infedeli e spingere gl’indecisi a schierarsi prima della lotta finale. La Domenica delle Palme costituisce quindi una prefigurazione dapprima di un futuro trionfo storico della Chiesa, e poi anche della finale Parusìa del Redentore (5). La sana teologia insegna anzi che, lungo la storia, il Redentore si manifesterà invisibilmente all’umanità in “visite” che la influenzeranno preparandola alla Parusìa finale:

«Diciamo subito che non ci sarà mai, lungo il corso della storia, una venuta di Cristo in persona, ossia non ci sarà alcuna Parusìa pubblica di Cristo fuori dalla Parusìa per eccellenza che è l’ultima. (…) Ciò significa che i diversi “avventi” o “venute” di Cristo non debbono essere identificati con la Parusìa, ma debbono essere interpretati in altro senso. (…) Cristo, come Uomo-Dio, verrà agli uomini in genere, in quanto ci sarà, lungo il corso della storia, una manifestazione solenne della verità del suo Regno, e in quanto la storia stessa rivelerà la divinità di Cristo. (…) Risulta quindi che esiste una particolare “venuta” di Cristo che s’identifica, in concreto, con una manifestazione del suo Regno e che pertanto questa “venuta” dev’essere intesa in senso metaforico. (…) La Sacra Scrittura afferma o insinua l’esistenza di altre “venute”, di altri “avventi” di Cristo, da intendersi in senso metaforico, che si concretizzeranno in eventi particolari, fausti o infausti, che nel Vecchio Testamento sono chiamati “visite di Dio”, sia di grazia che di giustizia» (6).

In questa prospettiva, il futuro trionfo della Chiesa sarà appunto un caso di questa manifestazione di grazia e di consolazione per i buoni. Del resto, se consideriamo che il demonio non fa che scimmiottare le divine imprese, possiamo dire che il breve regno dell’Anticristo, ossia dell’anti-Chiesa, sarà il perverso tentativo di scimmiottare un Regno di Cristo, ossia della Chiesa militante, già realizzatosi storicamente prima dell’apostasia finale: la suprema colpa del regno anticristico consisterà appunto nell’estinguere la più gloriosa Cristianità apparsa lungo la storia. Insomma, è vero che «la Chiesa della Croce deve precedere quella della gloria» (7), perché è solo attraverso l’umiliazione e la persecuzione che si può arrivare alla santificazione; ma è anche vero che la vicenda terrena della Chiesa richiede che i (molti) periodi di oppressione e di persecuzione vengano ricompensati da (pochi) periodi di liberazione e di trionfo; l’importante è il rendersi bene conto che nella storia tutto è provvisorio e «sulla Terra non si avanza di vittoria in vittoria, ma piuttosto di rivincita in rivincita» (8).

Questa futura era trionfale non è una costruzione intellettuale né un sogno utopistico; essa è stata preannunciata da molti illustri santi, profeti, teologi e dottori ecclesiastici, che l’hanno indicata col termine di “penultima età della Chiesa” e l’hanno solitamente numerata come sesta della serie temporale. Difatti, come nel sesto giorno della creazione Dio compì la sua opera stabilendo il regno del primo uomo sul creato, così, nella sesta era della storia, Egli compirà la propria opera redentrice stabilendo sull’umanità il Regno dell’Uomo-Dio, ossia della Chiesa come Corpo mistico di Cristo. Questa sesta età precederà la settima ed ultima, che corrisponderà al settimo giorno della creazione, ossia all’eterno riposo sabbatico della Chiesa trionfante in Cielo (9).

Dott. Guido Vignelli

Note:

1) Missale Romanum, liturgia della Domenica delle Palme, alla processione, antifona IV.
2) L. C. FILLION, Vie de Notre Seigneur Jésus-Christ, Letouzay & Ané, Paris 1922, vol. III, pp. 208-222.
3) D. BARSOTTI, Meditazione sull'Apocalisse, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 2006, p. 69.
4) J. RATZINGER, San Bonaventura: la teologia della storia, Nardini, Firenze 1991, p. 71.
5) Si noti che il termine greco di parousìa indicava in origine l’ingresso trionfale del Re vincitore nella città conquistata; analogamente, il termine evangelo (eu-anghelìon) indicava non la banale “buona notizia”, come oggi si dice, bensì il “lieto annuncio” per eccellenza, ossia quello della vittoria militare del comandante sui nemici della polis; in senso cristiano, esso indica il trionfo del Redentore sui nemici della Città di Dio (Satana, il mondo e la carne).
6) U. LATTANZI, La visione biblica della storia, in: R. SPIAZZI O.P. (cura), Somma del Cristianesimo, Ed. Paoline, Roma 1958, vol. I, pp. 802-804, con le citazioni evangeliche che supportano questa tesi.
7) Card. C. JOURNET, L’Eglise du Verbe incarné, Desclée, Paris 1969, vol. II, p. 91.
8) R. PLUS S.J., Come pregare sempre, Sugarco, Milano 2009, p. 94.
9) Cfr. N. CAVEDINI, Teologia della restaurazione, su “Civitas Christiana” (Verona), settembre 1999, pp. 3-17.
Tempi di Maria 

https://gloria.tv/article/fGVoDvEPT9NB3uuhM1R7wCrKK

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