RITORNIAMO ALLA VERA CHIESA
Quella di Gesù Cristo: è necessario che la Chiesa abbia un carattere apostolico cioè che sia costantemente rivolta all’evangelizzazione e questo con buona pace di papa Francesco che lo ha definito una solenne sciocchezza
di Francesco Lamendola

Ekklesia, in greco, significa “convocazione” e deriva dal verbo “chiamare”. Ciò significa che la Chiesa è, da un lato, la convocazione dei chiamati, che si cercano l’un l’altro e si ritrovano per celebrare i sacri Misteri e tramandarsi la parola di Dio, dall’altro è essa stessa una convocazione, cioè una chiamata, da parte di Dio agli uomini. A quali uomini? A tutti gli uomini, indistintamente. Però, siccome non tutti gli uomini hanno ricevuto la chiamata per mezzo degli apostoli e dei loro successori, è necessario che la Chiesa abbia un carattere apostolico, cioè che sia costantemente rivolta all’evangelizzazione; e questo con buona pace di papa Francesco, che ha definito l’apostolato una solenne sciocchezza. Ciò non significa che tutti gli uomini facciano parte della Chiesa; niente affatto: tutti gli uomini sono chiamati, ma ne fanno parte solo quanti accolgono la chiamata. Chi la riceve, ma la rifiuta, è fuori della Chiesa, e, spesso, è contro la Chiesa: occorre tenerlo ben presente, per non cadere nella ingenuità – se d’ingenuità si tratta, e non di qualcosa di assai peggio - di pensare che la Chiesa è la casa di tutti gli uomini indistintamente, e che le chiamate sono tante quante sono le fedi religiose. Se così fosse, ciascuna chiamata equivarrebbe a qualsiasi altra, e non avrebbe alcuna importanza cercare Dio da cristiani, anzi, da cattolici, o da luterani, da calvinisti, da giudei, da islamici, da induisti, da buddisti, da teosofi, da antroposofi, eccetera, e perfino rifiutare Dio, pienamente e intenzionalmente, come fanno gli atei. Infatti, se la logica non è un’opinione, chi pensa che la Chiesa sia la casa di tutti gli uomini indistintamente, e sostiene che tutte le verità si equivalgono, dovrebbe avere anche la coerenza di ammettere che essere cattolici o essere seguaci di qualsiasi altra fede, essere credenti o essere atei, è perfettamente la stessa cosa, perché l’importante è il fatto di cercare, non quel che si trova, o la riva sulla quale si approda; e che Dio si rivela a tutti in eguale misura, qualunque cosa facciano o qualunque sia la verità (con la minuscola) in cui credono, o magari non credono.