ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 22 maggio 2012

Un “onesto pagano” al Festival Biblico:


“La Chiesa critichi davvero il dio Profitto”E’ così che si definisce il nicciano e antimodernista Massimo Fini, che domani parlerà assieme al teologo don Dario Vivian a Nove (il programma qui). Tema: “Tra immagini di paura e volti di speranza”. Giornalista, opinionista sul Fatto Quotidiano e sulGazzettino, scrittore poliedrico (uscita di recente “La guerra democratica”, Chiarelettere), Fini ha sempre un punto di vista originale, spiazzante, irregolare. 

Apperentemente contraddittorio, ma solo per chi ragiona secondo la visione del mondo corrente, scontatamente progressista ed economicista.
La paura: di cosa si ha paura, oggi? «Un tempo si aveva paura di Dio, poi della bomba atomica, oggi della crisi economica. Una paura materiale, dunque. Ma, secondo me, ingiustificata». Stringere la cinghia o finire sul lastrico sono prospettive che metterebbero angoscia a chiunque. «Come dice Nietzsche, ogni malattia che non uccide è feconda. La crisi ci costringerà a riflettere sul nostro pazzesco modo di vivere. Ci affidiamo ancora al meccanismo produci-consuma-crepa, anzi consumiamo per produrre, siamo al servizio dell’economia». La sensibilità dei cattolici è abbastanza sensibile, su questo fronte? «Troppo spesso ci si richiama ai valori cristiani in modo generico, ma mai a cose che ha detto Cristo come “non si vive di solo pane”, o “è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco in paradiso”, o il suo happening nel tempio (“avete fatto della casa di Dio una spelonca di ladri”). Così come ci si è dimenticati la lotta generosa della Chiesa nel Medioevo contro il profitto e contro non solo l’usura, come si dice di solito, ma contro l’interesse, perchè il tempo è di Dio e non degli uomini, cioè non del mercato. Questo non viene più detto perchè disturberebbe il manovratore». Ossia nostra signora Economia.
C’è da dire che sono passati secoli e nel frattempo la Chiesa ha accettato, sia pur criticamente, il modello vincente, che è quello liberal-capitalista occidentale. Che responsabilità hanno i Papi in questo? «Un papa che è quasi riuscito a distruggere la Chiesa è stato Woityla, usando a manetta gli strumenti della modernità: televisione, grandi eventi, papa-mobile eccetera. Anche se poi lui come persona, per la sua storia, antropologicamente era un pre-tridentino, ha favorito il materialismo imperante. Il papa di oggi mi sembra più spirituale, anche se non mi faccio illusioni». Sembra di sentire un cattolico tradizionalista. «No, mi definisco un onesto pagano per non essere confuso per laico, che è un termine di derivazione illuminista e io sono al 90%, anzi in pratica per intero un anti-illuminista. Non credo, insomma, a Marte, Giove e Saturno… magari! In realtà sono agnostico. Laico no, perchè il laicismo è uno dei volti del materialismo senza spiritualità».
Spirituale che, a quanto pare, per Fini è in stretto legame con la dimensione sociale ed economica. La speranza viene dall’impegno politico? «Stiamo assistendo al crollo del sistema del denaro, che poi è il modello di sviluppo industriale basato sulle crescite esponenziali che esistono in matematica ma non in natura. E’ una macchina finita contro un muro, che dà di gas e perciò, prima o poi, fonde. I giovani vedranno la sua fine e potranno ricominciare daccapo. Ci sarebbe un altro modo, che sarebbe appunto impegnarsi per governare una volontaria, ragionata e graduale decrescita. Che non significa tornare alle caverne e nemmeno al Medioevo, ma arretrare di un poco, per salvarci dall’apocalisse».
I cattolici però non sembrano sentirci molto da questo orecchio, almeno nella stragrande maggioranza dei casi (per tacere dei politici cattolici). E il senso comune è ormai scristianizzato. «Il meccanismo dominante è molto sofisticato: le esigenze spirituali vengono inglobate, così per esempio con la New Age la religiosità diventa un modo per consumare la spiritualità, come fosse un prodotto commerciale. Quanto ai cattolici, lo Sviluppo non è che l’applicazione di questa infame idea giudaico-cristiana del Progresso. Bisogna recuperare il senso del limite, che invece era tipica della cultura pessimista e tragica dei Greci. E poi il riconoscimento dell’Altro da sè. Quanto Erodoto descrive i Persiani, li definisce sì barbari crudeli eccetera, ma non si sognerebbe mai di pensare che dovessero diventare come i Greci. Che invece è l’errore che commettiamo noi Occidentali quando pretendiamo che l’intero pianeta si omologhi alla nostra way of life, vedi Afghanistan. Non per niente quando Atene vuole imporre il proprio dominio alle poleis da sempre autonome, poi crolla. E’ il peccato di hybris, di tracotanza, secondo la loro concezione per cui non si devono sfidare gli dei. Cioè non si deve oltrepassare un certo limite». Che è esattamente il contrario di quanto fa la nostra civiltà “democratica”, secondo Fini.


di Alessio Mannino - 22/05/2012

Fonte: nuovavicenza.it 

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