Il Papa prepara l’addio al celibato obbligatorio? il tema non è più un tabù
Fra le riforme del pontificato anche una revisione del celibato obbligatorio, è questa la voce che circola in Vaticano. Il problema endemico della carenza di vocazioni e il prolungarsi dello scandalo pedofilia potrebbero accelerare la svolta. Benedetto XVI aprì la strada con l’ordinariato per gli anglicani.
Quest’articolo è apparso sul Secolo XIX di domenica 19
gennaio
Città del Vaticano. Quella della revisione del celibato
obbligatorio potrebbe essere una delle prossime riforme cui metterà mano papa
Francesco, o quanto meno è possibile che venga avviata un’ampia discussione sul
tema. “La dottrina non verrà toccata, ma la tradizione della Chiesa potrebbe
essere oggetto di interventi circoscritti importanti e significativi” affermano
fonti qualificate nei sacri palazzi. “Due temi fra gli altri spiccano: quello
della comunione ai divorziati risposati e quello del celibato, d’altro canto il
Papa dovrà procedere con la necessaria cautela perché un ‘prete sposato’ non è
accettato da molte comunità, quindi bisognerà valutare l’impatto di un
cambiamento di questo genere. E però il problema celibato esiste”. In effetti,
sotto questo profilo, le diverse realtà ecclesiali del mondo hanno sensibilità
differenti.
Più volte nel corso degli ultimi sinodi generali svoltosi in
Vaticano, i vescovi delle regioni più lontane da Roma, non ultimi quelli
dell’America Latina, hanno lamentato la scarsità del clero e la necessità di
promuovere iniziative come quella dei ‘viri probati’,cioè laici anche sposati
di provata fede, che possono sostituire il prete in tutte le sue funzioni per
non lasciare comunità prive della messa. Fino ad ora questa opzione è stata
respinta, ma potrebbe rientrare in gioco. Più in generale, però, è probabile
che l’ipotesi dell’abolizione del celibato obbligatorio venga affrontata in un
ampia discussione, come un sinodo.
Nel settembre scorso il neo Segretario di Stato Pietro
Parolin, prima di arrivare a Roma dal Venezuela dove finiva il suo servizio
come nunzio, spiegava che si poteva discutere anche del tema celibato
obbligatorio in quanto rientrava nella tradizione ecclesiastica (non nel dogma
di fede) e che la sua applicazione era in realtà divenuta rigida a partire dal
Concilio di Trento in poi. Quindi Parolin indicò una strada: modifiche su punti
come questi possono essere apportate ma senza danneggiare l’unità della Chiesa,
insomma senza provocare strappi.
D’altro canto se è vero che nell’ultimo decennio le
vocazioni sono tornate a crescere leggermente, il problema resta, la carenza di
preti è destinata a crescere. E allo stesso tempo la questione abusi sessuali
lungi dall’essere risolta a circa 12 anni dalla sua esplosione nell’opinione
pubblica, continua a lasciare il segno e a danneggiare enormemente la Chiesa. Negli ultimi
giorni è emerso che in soli due anni del pontificato di Ratzinger, il 2011 e il
2012, sono stati ridotti allo stato laicale circa 400 preti.
E’ un numero enorme – confermato dalla Santa Sede - perché
non esaurisce tutta la casistica e corrisponde all’impegno straordinario
profuso da Benedetto XVI sul tema che ha prodotto una svolta nella parte finale
del pontificato. Nei giorni scorsi la Santa
Sede ha dovuto rispondere anche alle Nazioni Unite sullo
scandalo abusi; monsignor Charles Scicluna capo della delegazione vaticana a
Ginevra, e fra i prelato più attivi nella lotta agli abusi, ha anche dato ieri
un altro numero: nel 2013 dovrebbero essere stati circa 100 i sacerdoti
‘spretati’ il che porta il totale a 500 nell’ultimo triennio. C’è poi da
considerare che dai maroniti ai greco-cattolici, già esistono pezzi di Chiesa
cattolica in cui i preti sposati sono ammessi. A questi si aggiungono gli anglicani
che hanno deciso di convertirsi, per loro Benedetto XVI ha costituito appositi
ordinariati nazionali nei quali spesso si trovano ex sacerdoti anglicani ora
cattolici con mogli e figli.
Francesco Peloso
Quest’articolo è apparso sul Secolo XIX di domenica 19
gennaio
Città del Vaticano. Quella della revisione del celibato
obbligatorio potrebbe essere una delle prossime riforme cui metterà mano papa
Francesco, o quanto meno è possibile che venga avviata un’ampia discussione sul
tema. “La dottrina non verrà toccata, ma la tradizione della Chiesa potrebbe
essere oggetto di interventi circoscritti importanti e significativi” affermano
fonti qualificate nei sacri palazzi. “Due temi fra gli altri spiccano: quello
della comunione ai divorziati risposati e quello del celibato, d’altro canto il
Papa dovrà procedere con la necessaria cautela perché un ‘prete sposato’ non è
accettato da molte comunità, quindi bisognerà valutare l’impatto di un
cambiamento di questo genere. E però il problema celibato esiste”. In effetti,
sotto questo profilo, le diverse realtà ecclesiali del mondo hanno sensibilità
differenti.
Più volte nel corso degli ultimi sinodi generali svoltosi in
Vaticano, i vescovi delle regioni più lontane da Roma, non ultimi quelli
dell’America Latina, hanno lamentato la scarsità del clero e la necessità di
promuovere iniziative come quella dei ‘viri probati’,cioè laici anche sposati
di provata fede, che possono sostituire il prete in tutte le sue funzioni per
non lasciare comunità prive della messa. Fino ad ora questa opzione è stata
respinta, ma potrebbe rientrare in gioco. Più in generale, però, è probabile
che l’ipotesi dell’abolizione del celibato obbligatorio venga affrontata in un
ampia discussione, come un sinodo.
Nel settembre scorso il neo Segretario di Stato Pietro
Parolin, prima di arrivare a Roma dal Venezuela dove finiva il suo servizio
come nunzio, spiegava che si poteva discutere anche del tema celibato
obbligatorio in quanto rientrava nella tradizione ecclesiastica (non nel dogma
di fede) e che la sua applicazione era in realtà divenuta rigida a partire dal
Concilio di Trento in poi. Quindi Parolin indicò una strada: modifiche su punti
come questi possono essere apportate ma senza danneggiare l’unità della Chiesa,
insomma senza provocare strappi.
D’altro canto se è vero che nell’ultimo decennio le
vocazioni sono tornate a crescere leggermente, il problema resta, la carenza di
preti è destinata a crescere. E allo stesso tempo la questione abusi sessuali
lungi dall’essere risolta a circa 12 anni dalla sua esplosione nell’opinione
pubblica, continua a lasciare il segno e a danneggiare enormemente la Chiesa. Negli ultimi
giorni è emerso che in soli due anni del pontificato di Ratzinger, il 2011 e il
2012, sono stati ridotti allo stato laicale circa 400 preti.
E’ un numero enorme – confermato dalla Santa Sede - perché
non esaurisce tutta la casistica e corrisponde all’impegno straordinario
profuso da Benedetto XVI sul tema che ha prodotto una svolta nella parte finale
del pontificato. Nei giorni scorsi la Santa
Sede ha dovuto rispondere anche alle Nazioni Unite sullo
scandalo abusi; monsignor Charles Scicluna capo della delegazione vaticana a
Ginevra, e fra i prelato più attivi nella lotta agli abusi, ha anche dato ieri
un altro numero: nel 2013 dovrebbero essere stati circa 100 i sacerdoti
‘spretati’ il che porta il totale a 500 nell’ultimo triennio. C’è poi da
considerare che dai maroniti ai greco-cattolici, già esistono pezzi di Chiesa
cattolica in cui i preti sposati sono ammessi. A questi si aggiungono gli anglicani
che hanno deciso di convertirsi, per loro Benedetto XVI ha costituito appositi
ordinariati nazionali nei quali spesso si trovano ex sacerdoti anglicani ora
cattolici con mogli e figli.
Francesco Peloso
http://vaticantabloid.blogspot.it/2014/01/il-papa-prepara-laddio-al-celibato.html
19 gennaio 2014
Credo che l’odierna crisi politica dipenda almeno in parte dalla crisi della liturgia. L’intervista di Sette a Maria Elena Boschi me lo conferma. La responsabile riforme del Pd si vanta di essere stata “la prima chierichetta femmina nella storia della parrocchia dei santi Ippolito e Cassiano”. Poveri Ippolito e Cassiano, e poveri Ratzinger e Balthasar che erano contrarissimi alle chierichette intendendo l’ufficio di servir messa come preparatorio al sacerdozio. La Boschi chierichetta sembra avere solo profanato e nulla imparato (cosa poteva insegnare un parroco talmente del mondo da accettare chierichette?) visto che oggi si dichiara favorevole alle nozze di Sodoma perché “il progetto di vita di una coppia omosessuale non può valere meno del mio”. Sputando due volte con una sola frase: sul Cristo che pure servì, o finse di servire, all’altare; sull’Italia che attende riforme da una persona talmente priva di senso della realtà da non capire la differenza fra sterilità e fecondità.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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