ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 1 luglio 2015

Uno che ci crede

Salvate Dio da Scalfari

Eugenio Scalfari è uno che ci crede. Nel 1994 con Rizzoli pubblicò Incontro con Io, cioè Eugenio vestito da dio. Poi è sceso in Terra paludato da pontefice, perché quella famosa a Papa Francesco era in realtà un’autointervista. E infine stamane su la Repubblica, la sua corazzata Potëmkin di sempre, ammolla al mondo sonnecchioso di questi primi veri caldi estivi un’articolessa di due pagine strabordanti in prima che è una boiata pazzesca: il papa laico che insegna il mestiere al Papa vero.
La Scalfari-teologia dice che il Papa regnante ha un «suo concetto di divinità», secondo cui «Dio è Uno in tutto il mondo e per tutte le genti». Non è vero: il Papa sa che il Dio cristiano è Uno e Trino; che qualunque sia il nome dato a Dio da chiunque, Dio è sempre solo quello; ma sa pure perfettamente che questo lo credono solo i cristiani, mentre gli altri ai cristiani sgozzano la testa.
La Scalfari-teologia dice che il Papa regnante «non è più il Vicario di Gesù Cristo in terra, ma è il Vicario di Dio perché Cristo non è che l’amore di Dio, non un Dio diverso che s’incarnò, visse 33 anni, cominciò la predicazione a 30 anni e fu crocifisso quando l’imperatore Tiberio era stato appena insediato dal Senato dopo la morte di Ottaviano Augusto». Parola di io.
La Scalfari-teologia dice che «i vangeli raccontano quella storia, ma gli evangelisti  –  tranne forse Giovanni  –  scrissero racconti di seconda mano e non conobbero mai il Gesù di cui descrivono la vita e la predicazione». Tralasciando la volgarità dell’assunto, c’è da chiedersi se Scalfari stia annunciando al mondo di essere l’unico ad avere conosciuto il “vero” Gesù.
La Scalfari-teologia ruzzola quindi lungo il piano inclinato del parolaio e in pochi righi parte da san Paolo primo ballista che s’inventò una religione modellandola, sin nel nome, su uno che non aveva mai conosciuto per arrivare alle Crociate, all’Inquisizione, alla proclamazione del regno d’Italia (e perché non anche a Italia’s got talent di quest’anno?). Lì trovano spazio i valdesi, che per Scalfari sono automaticamente i catari e che costituirono uno scisma: invece sia i valdesi sia i catari eranoun’eresia, anzi in origine i catari erano assai probabilmente pure una religione diversa, affatto cristiana. Poi ovviamente ci sono i musulmani, di cui il papa laico ripete la famosa baggianatasecondo cui avrebbero lo stesso Dio dei cristiani. E trova posto anche Cavour, il cui motto “libera Chiesa in libero Stato” per la Scalfari-teologia è lo stesso di Papa Francesco («Mi permetto di dire chesiamo diventati amici»).
Ora, francamente. Ma a chi interessano pipponi così sulle pagine di un giornale con cui domani, anzi dopo, che è venerdì, c’incarteremo il pesce, e che la gente compera (sempre meno) sperando di trovarci, soprattutto in luglio, gli upskirt delle starlette? Ovviamente a nessuno. Forse allora che Barbapapà creda davvero che alla fin della fiera «non c’è nulla di assoluto a cominciare dalla verità» e che dunque le sue fogliate altro non siano che preghiere a io?
http://www.lintraprendente.it/2015/07/salvate-dio-da-scalfari/
Ratzinger e quelle parole giuste per commentare l’enciclica
Al direttore - Un’enciclica laica plaudente e apocalittica. Due pagine intere su Repubblica dove, commentando la Laudato si’ di Papa Bergoglio, il Fondatore ha annunciato urbi et orbi:
1. Che Francesco non è più solo un Papa, ma soprattutto un Profeta e un Pastore (e ora chi glielo dice in Vaticano che devono sostituire la sigla P.P. con P.P.P.P.?);
2. Che di papi profeti, prima di Francesco manco l’ombra, forse qualche pastore (forse. E comunque, se Scalfari permette, di papi ce n’è uno solo);
3. Che avendo Francesco un concetto di profezia e di divinità per cui Dio è Uno ovunque e per chiunque, la Trinità è “non più il mistero della fede ma l’articolazione dell’unico Dio” (e già qui andiamo sull’eretico spinto);
4. Che per quanto sopra Francesco non è più il Vicario di Cristo ma il Vicario di Dio, perché “Cristo non è che l’amore di Dio, non un Dio diverso che s’incarnò…” (come sopra);
5. Che d’altra parte, è vero che i vangeli raccontano la storia di Gesù, ma:
5.1 Tranne “forse” Giovanni, gli evangelisti scrissero cose di seconda mano e nessuno conobbe mai Gesù (oibò. E Matteo, che era uno dei Dodici?);
5.2 Anche Paolo di Tarso “non conobbe e non incontrò mai Gesù di Nazareth” (e chi gli apparve sulla via di Damasco, mia nonna?);
5.3 Il Gesù raccontato dai vangeli “probabilmente è esistito, probabilmente ha predicato” (suvvia Scalfari, ’na cosa un po’ più fresca? Mai sentito parlare di fonti extra bibliche?);
6. Che “la vera politica di Francesco è quella di riunificare il cristianesimo. Nei giorni scorsi ha incontrato il rappresentante della chiesa Valdese… I Valdesi erano catari, un movimento scismatico che arrivò in Italia dall’Europa centrale” (I Valdesi catari? Ma se li hanno combattuti, i catari! E poi il movimento nacque a Lione, in Francia, non esattamente Europa centrale);
7. Che “l’obiettivo di Francesco è di aprire la chiesa a tutte le comunità protestanti e di riunirle… ma non basta. Non a caso Francesco è aperto anche con i musulmani perché il loro Dio è il medesimo dei cristiani” (ok ma non ho capito: anche i musulmani dovrebbero entrare nella chiesa? o è la chiesa che dovrebbe islamizzarsi? e poi con ortodossi ed ebrei che si fa?);
Ora, premesso che in tutto sto “pensiero profetico” che Scalfari attribuisce a Papa Bergoglio, cosa c’entri la Laudato si’ lo sa solo lui, vorrei sommessamente suggerire al Fondatore di Repubblica che la prossima volta che vuole riscrivere storia e pontificati pro domo sua, assoldasse come ghostwriter Umberto Eco. Almeno ci risparmierebbe tanto sfoggio di poca conoscenza.
Luca Del Pozzo

 
Non c’entra molto ma colgo l’occasione della sua diabolica lettera per offrire ai nostri lettori uno dei commenti più interessanti fatti all’impostazione dell’enciclica di Papa Francesco a vocazione Naomi Klein. “L’umiltà della fede è scomparsa: l’orgoglio del fare ha fatto fallimento; così va prendendo piede un nuovo atteggiamento non meno deleterio, un atteggiamento che vede l’uomo come un guastafeste che rompe tutto e che è il vero parassita e la vera malattia della natura. L’uomo non ha più simpatia per sé stesso, preferirebbe ritirarsi, affinché la natura ritorni sana. Ma neppure così ripristiniamo il mondo, perché contraddiciamo il Creatore anche quando non vogliamo più essere gli uomini che egli ha voluto. In questo modo non guariamo la natura, bensì distruggiamo noi e con noi il creato. Lo priviamo della speranza, che è in esso insita, e della grandezza a cui è chiamato”. Il commento, in realtà, non è attualissimo, ma è come se fosse stato scritto oggi, ed è del 1981. E venne fatto durante le prediche quaresimali nella cattedrale di Monaco dall’ex arcivescovo: tale Joseph Ratzinger.

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