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venerdì 26 febbraio 2016

La “regola del pollice”

Se anche il Papa (in certi casi) può sbagliareLa Chiesa afferma che i Papi possono insegnare infallibilmente in materia di fede e di morale. Ma in tutta la storia della Chiesa sono forse otto i proclami che soddisfano gl’inflessibili requisiti del pronunciamento infallibile. È mai lecito per un cattolico dissentire da un insegnamento autorevole ma non infallibile di un Papa? 


Nel 1986, Papa Giovanni Paolo II organizzò una Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace ad Assisi alla quale invitò 160 capi religiosi tra cui ebrei, buddisti, sikh, hindu, giainisti, zoroastriani e membri di culti tradizionali africani. Alcuni cattolici ne furono scandalizzati. Successivamente, il Papa pubblicò le encicliche Centesimus Annus (1991), Veritatis Splendor (1993),Evangelium Vitae (1995) e Fides et Ratio (1998). Domanda: un cattolico che si fosse indignato per l’incontro di preghiera di Assisi sarebbe poi stato tenuto a prestare «religioso ossequio dell’intelletto e della volontà» (1) agl’insegnamenti di queste encicliche?

Nel 1929, Papa Pio XI firmò i Patti Lateranensi con il governo fascista di Benito Mussolini, il quale riconobbe l’indipendenza dello Stato del Vaticano e garantì sostegno economico alla Chiesa. All’epoca, e da allora, le critiche sono state molte, sia perché si trattava di un accordo con i fascisti, sia perché il Pontefice aveva ceduto la tradizionale autorità papale sugli “Stati pontifici”. Forse che i cattolici che giudicano quella decisione del Papa un errore enorme non siano vincolati agl’insegnamenti di sue encicliche come la Quas primas (1925), la Quadragesimo anno (1931) o la Divini Redemptoris (1937)?
Nel 1633, Papa Urbano VIII ricusò con fermezza il giudizio dei membri del suo stesso tribunale inquisitoriale secondo i quali Galileo avrebbe dovuto essere perdonato per l’“errore” di avere pubblicato il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Sembra che il Pontefice, che in precedenza aveva difeso e protetto lo scienziato, si fosse offeso perché Galileo aveva messo gli argomenti sostenuti dal Papa sulle labbra di un suo personaggio di nome “Simplicio”, ovvero di un sempliciotto. La decisione del Pontefice di mettere Galileo agli arresti domiciliari è tristemente nota. Forse che questa sua singola decisione infici tutti gli altri suoi insegnamenti di fede e di morale?
Occorre fare dunque qualche distinguo. La Chiesa afferma che i Papi possono, in alcune occasioni, quando intendono esplicitamente farlo, insegnare infallibilmente in materia di fede e di morale. In tutta la storia della Chiesa sono forse otto i proclami che soddisfano gl’inflessibili requisiti del pronunciamento infallibile. La maggior parte degl’insegnamenti pontifici sono dunque autorevoli, ma non infallibili e pertanto non richiedono l’«assenso di fede» (2), come invece gl’insegnamenti infallibili, bensì il «religioso ossequio dell’intelletto e della volontà».
È mai lecito per un cattolico osservante non essere d’accordo con un insegnamento autorevole e però non infallibile di un Papa? Sì, lo è. Se una persona ha analizzato accuratamente un certo insegnamento, e se dopo preghiera e riflessione coscienziose ritiene che sia opportuna una correzione fraterna, allora quella persona ha la possibilità di esprimere il suo disaccordo pubblicamente a patto che a) le sue ragioni siano serie e ben fondate; b) il dissenso né metta in discussione né impugni l’autorità docente della Chiesa; e c) la natura di quel dissenso non sia tale da generare scandalo.
Ho spesso pensato che questa sia una buona “regola del pollice” valida per la discussione con tutti. Per assumere determinate posizioni bisogna avere ragioni valide; ci si deve sforzare di non impugnare l’integrità o le buone intenzioni del proprio interlocutore; e si deve argomentare in modo da non generare scandalo. Raramente si convincono gli altri (inclusi gli spettatori) con le minacce; di solito così si riesce solo a mettere la propria posizione in cattiva luce. Questo per quanto riguarda gli insegnamenti del Papa. Ma invece gli atti del Papa? Assieme al dono dell’infallibilità, i Papi hanno anche il dono dell’impeccabilità (dal latinopeccatum, “peccato”), vale a dire un carisma speciale che ci garantisce che non sbagliano mai? La Chiesa non lo ha mai affermato. Anzi, al contrario, i più convinti difensori dell’infallibilità hanno sempre distinto quest’ultima dall’impeccabilità esattamente perché a) è chiaro che un certo numero di Papi ha commesso peccati gravi e perché b) è materia di fede che tutti i Papi siano peccatori, proprio come tutti noi, e cioè bisognosi della grazia salvifica di Dio ottenuta con la morte e la risurrezione di Cristo. Noi non adoriamo l’uomo; rispettiamo la carica; e abbiamo fede nella promessa fatta da Cristo alla Sua Chiesa di essere con essa fino alla fine dei tempi, mandando il Suo Santo Spirito a guidarla e a proteggerla.
Anni fa qualcuno mi riferì che Giovanni Paolo II non dava la Comunione sulla mano, deducendo da questo che il Papa condannava quella pratica. Io suggerii che se il Papa avesse inteso dare questo messaggio avrebbe avuto un numero enorme di canali ufficiali per farlo. Esiste una sorta di idolatria del Papa che, alla lunga, non aiuta. Mi chiedo cosa direbbe oggi quel mio amico. Se sta ancora scambiando gli atti personali del Papa per insegnamenti pontifici ufficiali probabilmente è confuso, e persino arrabbiato. Dare a ogni atto di un Papa un significato politico significa ripetere quella sciocchezza che ha spinto certa gente a condannare Cristo per avere seduto a tavola (“gigioneggiando”) con prostitute ed esattori delle tasse. Si diceva che quei gesti «causavano scandalo», «seminavano confusione» e «davano man forte ai nemici della Chiesa». Forse. O forse no. «Solo il tempo dirà chi ha ragione».
Alcuni Pontefici hanno commesso grandi errori. Ma tutti i Papi hanno commessoqualche errore; dopo tutto, sono uomini. Chi cerca la perfezione e l’innocenza, cerca una Chiesa che non esiste: quella è una vuota promessa del padre della menzogna, non la Chiesa fondata da Cristo. Ritrovarsi confusi e delusi da un Papa è una situazione piuttosto comune nella storia della Chiesa. Ma i cattolici che immaginano di avere l’autorità di stabilire il criterio canonico per giudicare il magistero di questo o di quel pontificato in verità dimostrano semplicemente a) di essere sempre stati dei protestanti e b) di avere dell’autorità una concezione troppo influenzata dalla politica statunitense di oggi: per loro il compito dell’autoritàè fare ciò che dico io e schiacciare i miei avversari. La Chiesa non è sempre stata servita bene dai suoi Papi. Ma, a maggior ragione, si è trovata molto peggio quando ha ceduto alle voci moralistiche delle masse, specialmente quelle che gridano «Crocifiggilo!»
Le note apposte al testo sono redazionali:
(1) Codice di diritto canonico, 1983, Can. 752. Ndt
(2) Ibidem. Ndt.

di Randall Smith* 26-02-2016
* Randall Smith è docente di Teologia nella University of St. Thomas di Houston, in Texas. La versione originale di questo articolo, che qui si riproduce in traduzione italiana di Marco Respinti con il permesso dell’editore e del direttore, è stata pubblicata il 12 febbraio 2016 con il titolo "Papal Errors" su The Catholic Thing (clicca qui) una delle iniziative editoriali più fresche e intelligenti dello scenario statunitense degli ultimi anni, diretto dal saggista Robert Royal (fondatore e presidente del Faith and Reason Institute di Washington) e animata da firme di primo piano della pubblicistica e dell’apologetica cattoliche quali Brad Miner, James V. Schall S.J., Hadley Arkes, Michael Novak, Anthony M. Esolen e don C. John McCloskey.

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