ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 24 luglio 2018

Sal insipientiae


Non sarebbe meglio imparare l’Humanae Vitae?

«Una tale percezione della sessualità e una tale prassi non possono essere però frettolosamente condannate, non solo perché si tratta di una condotta e di una mentalità ormai ampiamente maggioritarie ma anche perché vi si trova una ricerca di valori (reciprocità, autenticità, totalità…) che va colta e adeguatamente interpretata» (sic!)

Iniziamo dal fondo del solito articolo di Moia sulla demolizione di Humanae vitae:

Ultimo, in ordine di tempo ma non di importanza, il congresso annuale dei teologi moralisti (Atism) in cui, sempre a proposito di Humanae vitae, è emerso la necessità di offrire sguardi rinnovati sulla visione antropologica.

Ebbene, leggendo i nomi dei partecipanti al congresso, si scopre che sono un vero e proprio concentrato di porno-teologi: da Maurizio Chiodi a Carlo Casalone, passando per Giulio Brambilla e Basilio Petrà.
Vi consiglio di leggere il resoconto di tali “lavori”, come presentato nell’articolo di Stefano Zamboni al seguente link QUI, per comprendere a che livello di colpevole ottusità sono giunti questi porno-teologi:

  • La sperimentazione sessuale - dilatata dal prolungamento di un’adolescenza interminabile - è non solo ritenuta lecita, ma è consapevolmente perseguita come modalità di crescita e apertura al mondo. L’esperienza soggettiva diventa normativa, il sentire dell’individuo e della coppia è il criterio valoriale di fondo, l’affinità emotiva conta più che la condivisione di ideali o di progetti comuni. Una tale percezione della sessualità e una tale prassi non possono essere però frettolosamente condannate, non solo perché si tratta di una condotta e di una mentalità ormai ampiamente maggioritarie ma anche perché vi si trova una ricerca di valori (reciprocità, autenticità, totalità…) che va colta e adeguatamente interpretata.
  • La ricezione di Humanae vitae fatta dallo stesso Paolo VI evidenzia una clamorosa insistenza sul piano pastorale rispetto a quello dottrinale, mostrando che l’enciclica non è riducibile al solo aspetto normativo. […] La ricostruzione dell’itinerario che ha condotto all’enciclica e della dinamica di ricezione è quanto mai necessario per evitare di ipostatizzare, per così dire, l’Humanae vitae. Il compito della teologia morale è leggere l’enciclica nel suo specifico contesto storico e nei nodi teoretici che essa apre: il nesso fra coscienza e norma, il rapporto fra amore e generazione, il senso della generazione. È quanto ha sostenuto Maurizio Chiodi, che tra l’altro è stato oggetto, per i suoi qualificati interventi sull’enciclica, di veri e propri attacchi mediatici. La fecondità, per Humanae vitae, è elemento costitutivo dell’amore: il legame tra amore e generazione è un’evidenza pratica inscritta nell’incontro sponsale tra uomo e donna. Questa affermazione, che oggi incontra una incomprensione radicale, non va però piegata immediatamente sulla norma che la significa e la custodisce. In altri termini, non c’è una assoluta e automatica identità fra la verità antropologica dell’amore (il suo essere fecondo) e la norma che proibisce l’artificialità dell’atto contraccettivo.
  • A partire da questi dati, Salvino Leone ha proposto di percorrere un cammino di rifondazione della norma che evidenzi maggiormente la distinzione fra atto e mentalità contraccettiva, che valorizzi il sensus fidelium e quella che Newman chiamava la consultazione dei laici in materia di dottrina e, soprattutto, accolga in modo pieno il paradigma personalista rispetto a quello biologico e giusnaturalista. Una intenzione di fondo condivisa anche da Basilio Petrà, secondo cui l’etica normativa cattolica riguardo all’esercizio della sessualità trova il suo nucleo generatore nell’affermazione che l’unione sessuale è un atto proprio ed esclusivo degli sposi, dell’uomo e della donna uniti in matrimonio e fedeli ai fini del matrimonio. In forza di tale affermazione ogni luogo diverso rende tale uso per se moralmente riprovabile. Una asserzione che si può far forte di quanto Paolo afferma sul matrimonio come unico luogo in cui la sessualità non decade in porneia. Con lui inizia quell’alleanza fra morale e diritto in ambito sessuale e matrimoniale che arriva fino al secolo scorso, quando si fa strada l’idea di una non perfetta e automatica sovrapposizione fra ambito giuridico e ambito propriamente morale. È proprio all’interno di questa novità, recepita anche da alcune posizioni magisteriali, che si aprono rinnovate prospettive di ricerca e di riflessioni, in grado forse di ridurre la distanza fra la dottrina cattolica e l’ethos occidentale contemporaneo nell’ambito dell’amore sessuale, del matrimonio e della generazione.


Tanti eruditi paroloni che hanno l’unico scopo di sdoganare la contraccezione e tutto quello che ne consegue. Del resto sono o non sono porno-teologi?

San Michele arcangelo, difendici nella battaglia

Andrea Mondinelli


Autore:
Andrea Mondinelli

Fonte:
CulturaCattolica.it


«Se il sale diventa scipito...»

Vescovi coraggiosi e cori stonati. Plaudiamo al Vescovo di Ventimiglia per la chiarezza del suo intervento. Mentre rimaniamo sconcertati dalla pavidità di altri di fronte al male dilagante. La fede è sotto attacco, non possiamo rifugiarci nelle sagrestie

Ho sempre pensato che il compito di un cristiano fosse quello di servire la verità, vincendo schemi e pregiudizi ideologici. Inoltre ho la convinzione che il rischio del vero porti frutti maturi: ricordo quando in Terrasanta ci è stato ricordato il momento in cui hanno scoperto a Nazaret il graffito dell’Ave Maria. Qualcuno aveva pensato di chiudere gli scavi perché forse si era in presenza di tombe dei tempi di Gesù, e quindi sarebbe stato impossibile trovare segni di abitazioni ebraiche. La tenacia dei padri Francescani, mi pare di p. Bellarmino Bagatti, ha fatto sì che il preferire la verità storica a a qualunque costo ha reso possibile il raggiungimento della certezza che quel luogo era veramente la casa di Maria SS.
Il «potere dei senza potere» è sempre la testimonianza alla verità, coraggiosa e senza cedimenti né paure.

Così è stato nella ricerca sulla Sindone, al di là delle bufale pseudoscientifiche dei vari Garlaschellie compari di Repubblica, così deve esserlo nel raccontare quello che i Vescovi dicono a proposito dei migranti. E avrei visto con piacere su Avvenire in rilievo la bella e profondamente vera lettera del Vescovo di Ventimiglia, che sfata l’ideologia sottesa a tanto buonismo clericale, che si trasforma purtroppo in complicità vera con le tante morti in mare.

Così avrei preferito leggere commenti più seri alla proposta di tanti laici in buona fede che, davanti alla devastante pubblicità a spettacoli osceni e blasfemi dei vari gay-pride, hanno chiesto e proposto preghiere di riparazione. Il povero Moia, su Avvenire, oltre che paladino di una revisione della Humanae vitae che ne stravolga la natura dottrinale e profetica, si fa promotore di una informazione che toglie valore e sostanza alla preghiera di riparazione, dimenticando e irridendo, quando non umiliando, coloro che si rifanno al magistero tradizionale della Chiesa sull’argomento.
In questo caso, tra un Papa (morto) e un giornalista (vivo) io preferisco il Papa anche perché il suo insegnamento e il suo magistero non sono morti, mentre è morto l’insegnamento presuntuoso che ci vorrebbe far dimenticare la storia affascinante e profonda della Chiesa cattolica.
Quante volte, dopo la benedizione eucaristica, che vale ancora nel suo profondo significato attuale, abbiamo recitato col popolo il «Dio sia benedetto», proprio in riparazione delle offese e delle bestemmie contro Dio, la Madonna e i santi. E non credo che sacerdoti e fedeli chiedessero solo perdono per le loro bestemmie, non essendo a questa «pratica» adusi e fedeli.



E che dire della bella preghiera di Pio XI: «Memori però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità, e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che, errando lontano dalla via della salute, ricusano di seguire te come pastore e guida, ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del battesimo, hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge. E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l'immodestia e le brutture della vita e dell'abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti…»

Fonte:
CulturaCattolica.it

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