ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 6 novembre 2018

Donne curiali

Le trovate dell’ultimo Sinodo: incaricare le mignotte di dare la patente di castità alle monache di clausura?

— il cogitatorio di Ipazia —

Cari gattolici e gattoliche:
Laudetur Jesus Christus !
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La pia immagine della Beata Vergine Maria dei Gatti, detta ‘a Madonna Gattara, protettrice dei Gatti di Roma e patrona universale dei gatti
A distanza di quasi due annitorno ad usare il paradigma dellemignotte romane [cf.QUI], mitiche figure che hanno goduto storicamente di gran rispetto nella Roma pontificia. A loro modo lemignotte erano onorate come nobili madri dei romani, o come diceva scherzosamentePippo Buono, ossia San Filippo Neri: «Ner fonno der core d’ogni romano, se nasconne sempre … un fijo de mignotta!».
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Nel Cinquecento le mignotte divennero vere e propriedonne curiali, dipendenti a loro modo dalla stessa Curia Romana, l’amministrazione della quale rilasciava loro regolare licenza per l’esercizio del nobile mestiere. In cambio della licenza, lo Stato Pontificio riscuoteva una cospicua tassa sui proventi delle mignotte.

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Per poter partecipare alla Santa Messa, alle mignottefu riservata la bella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, dove si recavano accompagnate da paggi e damigelle, prendendo posto a sedere nelle prime file. Accadde poi non di rado che ar funerale de quarche respettata mignottace fosse ‘a metà der Colleggio Cardinalizio a recità er deprofunni assieme a li numerosi capoccetti da ‘a Curia Romana. 
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In quegli anni turbolenti del Cinquecento, dove nell’epoca antecedente il Concilio di Trento non mancavano di certo dissolutezze d’ogni sorta, esisteva però un equilibrio. S’annava ‘nfatti da li cardelani gaudenti a li santi penitenti, dalli ecclesiastichi paraculi e politiconi alli mistichi, dalle mignotte alle vergini consecrate cor voto de castità. Ma soprattutto, ciascuno occupava il proprio ruolo nella società civile ed ecclesiale, dove svolgeva solo e null’altro che il proprio ruolo; le inversioni dei ruoli, all’epoca, non erano né previste né consentite. Una società, quella del Cinquecento, dove la mignotta faceva lamignotta e la vergine consacrata faceva la vergine consacrata. E non dimentichiamo che il Cinquecento, tra intrighi, dissolutezze e corruzioni, conobbe anche e soprattutto un gran fiorire di Santi, alcuni dei quali furono grandi fondatori di ordini religiosi, altri grandi pedagoghi, altri grandi teologi, altri grandi mistici. Il tutto fu possibile e realizzabile appunto perché, o pe’ riffe o’ pe raffe, ciascheduno se ne stava ar posto suo.
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Nel corso dell’ultimo Sinodo, pare che i giovani si siano mostrati a tal punto turbati per le attività di informazione e di critica di certi siti e blog, tanto da chiedere la istituzione di un apposito ufficio che certifichi i siti cattolici, dando quindi ad essi patente di autentica cattolicità:
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«Il Sinodo auspica che nella Chiesa si istituiscano ai livelli adeguati appositi Uffici o organismi per la cultura e l’evangelizzazione digitale, che, con l’imprescindibile contributo di giovani, promuovano l’azione e la riflessione ecclesiale in questo ambiente. Tra le loro funzioni, oltre a favorire lo scambio e la diffusione di buone pratiche a livello personale e comunitario, e a sviluppare strumenti adeguati di educazione digitale e di evangelizzazione, potrebbero anche gestire sistemi di certificazione dei siti cattolici, per contrastare la diffusione di fake news riguardanti la Chiesa, o cercare le strade per persuadere le autorità pubbliche a promuovere politiche e strumenti sempre più stringenti per la protezione dei minori sul web» [Documento finale del Sinodo, n. 146, testo QUI]
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Credo che clericalizzare i giovani nell’accezione più ipocrita del termine, quindi fariseizzarli nell’accezione altrettanto ipocrita, sia ‘n peccato che grida vennetta ar cospetto de Domminedio. E quantunque ogni voce razionale e logica che si leva, rischia soltanto di urlare nei deserti delle anime sempre più corrotte e vuote, a questi poveri giovani turbati dalle notizie di «certi siti e blog sedicenti cattolici», merita ricordare che un numero sempre crescente di loro coetanee praticano ogni giorno nel mondo migliaia e migliaia di aborti. Merita ricordare, a questi giovani clericalizzati e fariseizzati, pronti forse proprio per questo allo straccio delle vesti, che pochissimi, per non dire quasi nessuno di loro, giunge al matrimonio in uno stato di purezza, perlomeno decente, perché volendo c’è assai di peggio: la assoluta maggioranza di loro, a mantenersi in stato verginale, non ci prova neppure, perché sono in parte mondanizzati sino al midollo, in parte del tutto privi di volontà. Prova n’è il fatto che i più cattolici, tra questi giovani piangenti riguardo il problema di siti e blog «sedicenti cattolici», al matrimonio giungono dopo anni di scorribande sessuali ed altrettanti anni di spensierata convivenza more uxorio. Detto questo merita poi ricordare, a questi giovani clericalizzati e fariseizzati, che nessuno di loro, al confessore, confessa più come peccati le mancanze legate al Sesto Comandamento: dai rapporti sessuali rigorosamente cercati e voluti prima del matrimonio sino alle diffuse pratiche sessuali contro natura. In compenso però, questa pletora di novelli farisei stracciavesti, hanno approfittato di un Sinodo dei Giovani per indicare quelli che sono gli smarrimenti ed i turbamenti, ma soprattutto le vere e pericolose derive della moderna gioventù: «La diffusione di fake news riguardanti la Chiesa» (!?).
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Merita infine ricordare, a questi giovani clericalizzati e fariseizzati, che dinanzi a certe aberrazioni che profanano col peggiore sacrilegio l’intero mistero della creazione, per esempio la turpitudine degli uteri in affitto presso i quali i ricchi&ricchionicommissionano i propri egoistici bimbi giocattolo, non li abbiamo visti né stracciarsi le vesti né abbiamo udito le loro voci chiedere con insistenza degli interventi decisi e severi da parte della Chiesa e del suo sommo magistero.
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Detto questo domandiamoci e domandiamo: in una Chiesa nella quale le peggiori eresie sono insegnate e diffuse da anni da molte cattedre delle università pontificie, in una Chiesa dove nel corso degli ultimi quarant’anni, più gruppi di teologi hanno firmato cartelli contro il sommo magistero dei Santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, appresso del Venerabile Pontefice Benedetto XVI. In una Chiesa nella quale un eretico conclamato come Enzo Bianchi è invitato a predicare gli esercizi spirituali mondiali al clero [cf. QUI]. Ma soprattutto, in una Chiesa nella quale l’ignoranza dottrinale degli odierni preti è tanta e tale da indurli a proferire le più colossali eresie durante le omelie domenicali al Santo Vangelo, od a fare le più colossali buffonate durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico [vedere il video QUI e poi quello che segue sotto] …
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… ebbene, dinanzi a tutto questo: chi mai dovrebbe dare o togliere patenti di cattolicità a «Siti e blog sedicenti cattolici»? O forse i giovani sinodali intendono incaricare sul serio le mignotte di dare la patente di castità alle monache di clausura?
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Una cosa l’abbiamo capita: il malumore cresce e la corte del Re Nudo comincia ad avere paura. Sicché, per esordire con questa trovata in bilico tra il censorio ed ilD.O.C. [Di Origine Cattolica], hanno usato dei giovani che non sanno chi sono, da dove vengono e verso quale fine escatologico dovrebbero essere proiettati attraverso la fede, la speranza e la carità.
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Un gran numero di giovani, compresi i molti che rivendicano un cattolicesimo tutto quanto a modo loro, non sono consapevoli che l’essenza della fede cattolica è riassunta in queste righe:
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«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» [Mt 7, 13-14].
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I pochi giovani che di questo messaggio sono invece consapevoli, pare che al Sinodo non siano stati proprio invitati come rappresentanti, perché si è preferito selezionare quel genere di giovani che rivendicano il soggettivo «diritto alla felicità», non quelli consapevoli che la salvezza è racchiusa tutta nel mistero della croce di Cristo e nelle parole del Beato Apostolo Paolo:
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«Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» [Gal 2, 20].
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E dato che queste righe da digerire sono dure ed altrettanto lo sono da praticare, ecco che dei giovani scelti appositamente per compiacere l’allegro teatrino sinodale, sono giunti al punto di proporre le mignotte come agenti della moderna inquisizione telematica, pur di non vedere la porta stretta per la quale dovrebbero passare, se davvero aspirassero a salvarsi l’anima ed a conquistarsi il premio della vita eterna …
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dall’Isola di Patmos, 6 novembre 2018

Autore
Ipazia gatta romana

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