Di seguito un articolo di David Carlin, nella mia traduzione.
Vetrata con il simbolo arcobaleno in una chiesa
Vetrata con il simbolo arcobaleno in una chiesa
Oltre alla grazia di Dio, il nostro bisogno più urgente in questo momento è un’enciclica papale sull’omosessualità. In caso contrario, i vescovi cattolici americani dovrebbero pubblicare una lettera pastorale collettiva sull’omosessualità. E in caso contrario, i singoli vescovi americani dovrebbero emettere lettere pastorali diocesane sull’omosessualità.



Perché dico che questa necessità è “urgente”? Perché negli Stati Uniti, in Canada e in Europa (specialmente in Germania) è in corso una grande campagna per modificare o annullare la perenne dottrina cattolica sulla pratica omosessuale. Se questa campagna non viene contrastata in modo efficace, la Chiesa cattolica negli Stati Uniti, come un certo numero di chiese protestanti “principali”, commetterà qualcosa come un suicidio istituzionale.

Permettetemi di citare alcune prove di questa campagna.

Per prima cosa, c’è il libro pro-LGBT Building a Bridge (un ponte tra la Chiesa cattolica e la “comunità LGBT”), scritto dal noto scrittore gesuita, padre James Martin.    Questo libro è stato approvato dal cardinale Kevin Farrell (prefetto del dicastero vaticano su Laicità, Famiglia e Vita!), dal cardinale Joseph Tobin di Newark e dal vescovo Robert McElroy di San Diego.

In secondo luogo, c’è l’evidente fatto che lo studente tipico di un’università cattolica approva il matrimonio omosessuale e pensa che tu saresti un bigotto dalla mentalità ristretta se non lo approvassi anche tu.

In terzo luogo, c’è il silenzio generale dal pulpito su questo argomento. È raro che un sacerdote dica ai suoi parrocchiani durante la messa del fine settimana che la sodomia omosessuale è, dal punto di vista cattolico, un peccato atroce.

In quarto luogo, c’è la pratica diffusa dell’omosessualità tra sacerdoti e seminaristi. Nessuno è abbastanza sicuro dei numeri, ma tutti sembrano concordare sul fatto che la percentuale di sacerdoti che sono (o che sono stati in gioventù) omosessuali attivi è di gran lunga superiore alla percentuale di omosessuali attivi nella popolazione generale.

Quinto, c’è la notevole tendenza dei cattolici, compresi i sacerdoti e i vescovi cattolici, a condannare la molestia sessuale dei minori senza condannare al tempo stesso l’omosessualità sacerdotale che è stata, in almeno l’80% dei casi, una condizione preliminare per questa molestia; una condizione sine qua non (per prendere in prestito una frase da quello che un tempo era il linguaggio quasi sacro della Chiesa).

Questa tendenza a condannare gli abusi sessuali evitando la condanna dell’omosessualità è stata esposta a Roma qualche settimana fa al Sinodo dei vescovi (quello sugli abusi dei minori, del febbraio scorso, ndr) .

Questa enciclica o queste lettere pastorali di cui sto parlando – cosa direbbero?

Soprattutto, ribadirebbero l’antico insegnamento cattolico su questo tema, un insegnamento radicato nella Genesi e nella Legge di Mosè. (..)
Questa condanna continua nelle lettere di San Paolo (in particolare nel primo capitolo “omofobico” della sua Epistola ai Romani); e si ritrova per chiara implicazione nelle parole di Gesù stesso quando si riferiva (a) ai peccati di Sodoma e Gomorra e (b) al brano del libro della Genesi che dice: “maschio e femmina li creò [Dio]”.

La lettera riconoscerebbe, va da sé, che il nostro dovere di amore cristiano del prossimo significa che dobbiamo amare i nostri prossimi che sono omosessuali; ma la lettera dovrebbe sottolineare che questo dovere d’amore non significa che dobbiamo approvare i peccati dei nostri prossimi omosessuali – che è proprio quello che il movimento LGBT esige dai cristiani.

Allo stesso modo, dobbiamo amare anche i nostri prossimi che sono ladri, bugiardi, che picchiano le mogli, adulteri, fornicatori e membri della mafia. Ma dobbiamo farlo senza dare il nostro timbro di approvazione alle loro malefatte.

La lettera prenderebbe anche atto del fatto che oggi è difficile, anzi, molto difficile per i cattolici disapprovare l’omosessualità, perché questo porterà molti dei nostri parenti, amici, vicini, colleghi di lavoro e compagni di tennis a pensare a noi come persone dalla mentalità ristretta e dal cuore duro.

Peggio ancora, la nostra disapprovazione causerà dolore agli amici che sono essi stessi omosessuali o genitori di figli omosessuali, loro sentiranno che state esprimendo qualcosa come odio per loro o per i loro figli.

La lettera dovrà dire: come cattolico, devi scegliere tra la fedeltà alla tua fede o l’approvazione dei tuoi amici, del prossimo, ecc. Se si sceglie il primo, si possono perdere vecchi amici. In altre parole, potresti dover subire un mini martirio. Ma questa è la religione cui appartieni.    Se non ti piace, forse dovresti unirti a una chiesa protestante liberale, ad esempio, la Chiesa Episcopale della Chiesa Unita di Cristo.

E poi, naturalmente, c’è il crescente movimento – a livello nazionale e internazionale – di criminalizzare tutte le espressioni dell’antica morale cristiana come “discorsi di odio”, che possono essere vietati negli spazi pubblici, compreso Internet, o “crimini d’odio” punibili nel diritto civile.

Se sei un vero cristiano, naturalmente, sei disposto ad essere gettato tra i leoni per la tua fede. Ma se non sei restio ad affrontare i leoni, perché dovresti temere la disapprovazione dei tuoi amici e vicini di casa?

Molti cattolici naturalmente sentono che è “irragionevole” che la nostra religione si aspetti che non siamo in disaccordo con gli amici, i vicini, il governo, e ciò che passa per il pensiero morale. Ma un’enciclica sull’omosessualità dovrebbe spiegare perché – per citare una fonte autorevole – questo è il pensare secondo gli uomini, non secondo Dio.
By Sabino Paciolla|
https://www.sabinopaciolla.com/una-enciclica-sulla-omosessualita/

VERONA/FAMIGLIA: IL MOSTRO STRILLA-STRILLA IN PIENO DELIRIO


Si avvicina il Congresso mondiale delle famiglie e la nota lobby non riesce più a celare la sua consueta intolleranza vittimista, da Mostro strilla-strilla. In prima fila si agita Monica Cirinnà che in Senato ha difeso il delirante questionario scolastico umbro sul ‘bullismo omofobico’, la cui tentata imposizione è stata denunciata da Simone Pillon. Poi, con una mozione, si è scagliata contro Verona, chiedendo la revoca del logo della Presidenza del Consiglio. Voci contrastanti sulla possibile decisione di revoca- per imprecisati ‘motivi tecnici’ - di Palazzo Chigi.   
  
Valeria e Pietro, da piccolissimi, si divertivano quando recitavamo loro la filastrocca dei Mostri, mostrandogliela poi su un libriccino delizioso delle edizioni Coccinella… Quanti Mostri mostruosi da mostrare col dito…. C’è il Mostro dormi-dormi/ che ha un sonno da morire/ sbadiglia come un matto/ma non va mai a dormire… C’è il Mostro mangia-mangia, imbratta-imbratta, schizza-schizza e c’è il Mostro strilla-strilla/che fa la faccia scura/che urla e pesta i piedi/per mettere paura… 
Non sappiamo perché, ma ogniqualvolta ci torna alla mente il Mostro strilla-strilla immancabile è l’associazione immediata con la nota Monica Cirinnà, senatrice piddina della Repubblica, già alunna di una scuola elementare di suore, già gattara nelle giunte capitoline di Rutelli e di Veltroni, già inquilina di un capiente appartamento vaticano/Propaganda fide vicino a Piazza Navona (via dell’Orso) a poche centinaia di euro al mese. Da anni possiede un’azienda biologica nella deliziosa Capalbio, buen retiro della crème rossa verace e rossa ambientalista della Capitale.
La Cirinnà ecco quanto scrive nel suo sito a proposito della sua attività in Senato, dove è entrata nel 2013: “Al mio arrivo a Palazzo Madama sono stata assegnata alla Commissione di Giustizia dove, tra l’altro, ho continuato la mia battaglia contro la corruzione (firmando il ddl del Presidente del Senato Pietro Grasso), per legittimare le scelte alimentari vegetariane e vegane e per regolamentare la vita delle coppie dello stesso sesso. A tale ultimo proposito ricordiamo quanto aveva tra l’altro ci aveva detto in un incontro del 21 gennaio 2016 alla Stampa estera, a pochi giorni dal voto del Senato riguardante le ‘unioni civili’ e a riguardo dell’atteggiamento del segretario generale della Cei sul tema (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/557-monica-cirinna-su-manif-del-30-gennaio-papa-e-galantino.html ): “Galantino merita un plauso e tutto il mio rispetto per le sue posizioni di apertissimo dialogo”.

CIRINNA’ INTREPIDA PALADINA DEL POLITICAMENTE CORRETTO
Anche in questi giorni la madrina delle note nefandezze legislative si è distinta per imprese di enorme spessore culturale e umano. Per esempio, partecipando a Roma a un corteo di qualche centinaio di femministe caciarone (di “Non una di meno”), ha voluto posare con un cartello di una finezza tale che denota come minimo le sue nobili origini (rivelate sempre alla Stampa estera nell’occasione citata): “Dio, patria, famiglia: che vita de m…a” (i puntini sono nostri).
Il Mostro strilla-strilla della filastrocca non si placa mai. Similmente si agita scomposta Monica Cirinnà, percependo come uno sfregio al Pensiero unico e dunque un’occasione imperdibile di mostrare i muscoli censori l’avvicinarsi del Congresso mondiale delle famiglie, che si svolgerà a Verona dal 29 al 31 marzo. .
Ad esempio. Nell’Aula di Palazzo Madama il 7 marzo il sottosegretario del Ministero per l’istruzione, la ricerca e l’università (Miur) Salvatore Giuliano (non una reincarnazione del famoso bandito siciliano di Montelepre) ha risposto a due interrogazioni della Cirinnà e di Simone Pillon sul contestatissimo “progetto di ricerca sul bullismo omofobico” promosso dall’Ufficio regionale scolastico dell’Umbria (elaborato a cura dell’Università degli studi di Perugia/prof. Federico Batini) e poi sospeso con intervento dello stesso ministro Marco Bussetti, anche per la mancata adesione di oltre il 60% degli istituti coinvolti. Nella replica il senatore leghista ha evocato alcune domande del questionario che si intendeva proporre a 54 classi campione di terza media e del primo anno medio-superiore e che era diviso in sette parti, con diverse domande attinenti alla  religione, all’orientamento politico e di natura sessuale. Era previsto che ogni giovanissimo interpellato rispondesse a domande sul sentirsi “esclusivamente eterosessuale, prevalentemente eterosessuale, bisessuale, prevalentemente omosessuale, esclusivamente omosessuale, asessuale”. “Vomitevole” ha giustamente rilevato a tale proposito Pillon. Che ha poi citato altre domande come quella sull’orientamento politico degli interpellati.:“Ti definisci di estrema sinistra, di sinistra, di centrosinistra, di centro, di centrodestra, di destra o di estrema destra?” “Scandaloso”, ha chiosato Pillon,  tra applausi non solo leghisti e interruzioni piddine: “Lo dico con estrema chiarezza ai senatori del Partito Democratico: finché ci saremo noi, queste porcherie non saranno date ai nostri figli. La lotta al bullismo si fa coinvolgendo le famiglie e non contro le famiglie; si fa educando i figli al rispetto del corpo e non sessualizzandoli precocemente; si fa usando il buonsenso e non sciocche ricerche infarcite di ideologia vomitevole”.

LO STRILLO POETICO DELLA CIRINNA’: IL BLOCCO DEL QUESTIONARIO UMBRO HA OSCURATO L’UNICO RAGGIO DI SOLE
Torniamo alla Cirinnà, che nella sua replica ha invece poeticamente osservato, rivolta al rappresentante del Miur, che “bloccando quel questionario avete fatto in modo che, forse, l’unico raggio di sole che poteva entrare in alcune scuole (…) è stato immediatamente oscurato”. E ne ha approfittato subito dopo per attaccare il Congresso mondiale delle famiglie di Verona: (sempre rivolta al rappresentante del  Miur) “Leggo con estremo dolore che il Suo Ministero parteciperà a quel festival dell’odio che si aprirà tra pochi giorni a Verona – e forse non dovrebbe farlo – contro il quale abbiamo fatto una pacata dimostrazione, chiedendo che almeno il logo della Presidenza del Consiglio – visto che il suo è un Ministero senza portafoglio non può farlo in proprio – non sia presente sul volantino”.  In Aula ha chiosato Pillon invitando la Cirinnà e i colleghi tutti ad andare al Congresso di Verona: “Non sarà la festa dell’odio, ma sarà la festa della famiglia, del sorriso, del domani, della vita, del futuro, della bellezza, della meraviglia che c’è in ogni famiglia al mondo”.

LA CIRINNA’ STRILLA E VUOLE LA REVOCA DEL LOGO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO AL CONGRESSO DI VERONA
Sempre il 7 marzo Monica Cirinnà ha presentato una mozione su Verona, firmata anche dall’intero gruppo dei senatori piddini (non sappiamo se abbiano chiesto ad ognuno oppure se sia stato deciso d’imperio), dai senatori di gruppuscoli come Leu (il noto Grasso, la nota Boldrini, ecc…), Psi, Autonomie, +Europa (la nota Bonino), Paola Nugnes del M5S. Nella mozione si evidenzia tra l’altro che “secondo il programma ufficiale dell’evento, al congresso interverranno alcune personalità di spicco dell’antiabortismo (NdR: ma la vigente legge 194 non è stata fatta ufficialmente col fine di prevenire l’aborto?) e dei sostenitori della famiglia tradizionale (NdR: ma non è la famiglia del’articolo 29 della Costituzione italiana?) come il russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità che ha lo scopo di influenzare il parlamento russo (NdR: se fosse uno spacciatore di droga o uno scafista non sarebbe così grave, vero Cirinnà?) e di aiutare il presidente russo Putin ( NdR: una delle diverseincarnazioni del Diavolo?) a sviluppare politiche in linea con le indicazioni della Chiesa ortodossa; la ministra per la famiglia del governo ungherese (NdR: anche qui… puzza di zolfo!) e il presidente moldavo Igor Dodon”.
Intima in conclusione la mozione Cirinnà: “Appare pertanto oltremodo grave, nonché lesivo dei principi costituzionali e convenzionali su richiamati, che il Governo della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei Ministri – sia pure per il tramite di un Ministro senza portafoglio – concedano il proprio patrocinio ad un evento che si pone in aperto contrasto con detti principi e che punta a diffondere una cultura di odio e discriminazione verso le persone LGBT+ (NdR: notare l’accusa menzognera e il + aggiunto a LGBT), oltre che promuovere una concezione delle relazioni familiari astorica (NdR: l’articolo 29 della Costituzione sarebbe “astorico?) e fondata sulla subordinazione femminile (NdR: ma chi lo dice?), in aperto contrasto con l’art. 29 della Costituzione “(NdR: ma di quale Costituzione scrive la Cirinnà?).

VOCI CONTRASTANTI SULLA REVOCA DEL LOGO DI PALAZZO CHIGI 
Il 2 marzo il premier italiano Conte, con una nota inusuale di Palazzo Chigi, aveva precisato che il patrocinio della manifestazione era frutto “di una iniziativa autonoma del ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana”. In queste ore ci giungono voci contrastanti sulla revoca dell’uso del logo della Presidenza del Consiglio: ufficiosamente sembra che tale revoca sia sopraggiunta (per non ben precisati “motivi tecnici”), ma c’è una forte smentita da parte di fonti del Ministero per la Famiglia e le Disabilità.  Quel che è certo è che ancora una volta su temi etico-sociali è scontro all’interno del Governo tra la visione leghista e quella grillina, quest’ultima sensibile alle sirene arcobaleno e libertarie.   
Se revoca fosse (ma, ripetiamo, ancora non c'è nessuna conferma ufficiale), che cosa si potrebbe essere indotti a pensare? Più d’uno certamente sarebbe spinto a ritenere tale atto politico come discriminatorio nei fatti e indecente nel merito.
Perché discriminatorio?  Si potrebbe riandare a quanti patrocini istituzionali (accompagnati magari da sovvenzioni) si sono concessi e si concedono a manifestazioni pubbliche, a spettacoli televisivi o cinematografici che in materia di famiglia e vita  de facto sono eversivi, oltre che delle nostre radici culturali, anche della stessa Costituzione italiana. Un esempio? Le sovvenzioni concesse dal Ministero dei Beni culturali, dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Rai a un film che elogia la vita dell’attivista lgbt Mario Mieli. Il quale scriveva ne “La gaia critica. Politica e liberazione sessuale negli anni Settanta”, prefigurando un futuro di libertà sessuale, che “la liberazione dell’omosessualità e l’abolizione del repressivo primato eterosessuale-genitale avranno favorito e determinato la disibinizione completa e la natura ermafrodita profonda del desiderio, che è transessuale”.    
Perché indecente? De facto – se revoca dovesse essere – non equivarrebbe a dire ai cittadini convinti della bellezza della famiglia come unione tra uomo e donna (in vista possibilmente della generazione di figli) che la loro idea è ormai sorpassata e anzi appare come un pericoloso rigurgito reazionario, omofobo, fascista, ecc ecc…, tale da non poter essere condivisa dal Governo della Nazione? E quale sarebbe il destino dell’odierno articolo 29 della Costituzione? Il macero, in attesa che il Mostro strilla-strilla ci introduca nei nuovi paradisi della vita gender. Là dove, in realtà, è pianto e stridor di denti.  
VERONA/FAMIGLIA: IL MOSTRO STRILLA-STRILLA IN PIENO DELIRIO - di GIUSEPPE RUSCONI –www.rossoporpora.org – 13 marzo 2019