Il fatto che in Querida Amazonia, nonostante il grande dibattito sviluppatosi prima, durante e dopo il Sinodo dell’Amazzonia, non si faccia menzione dei sacerdoti sposati, né a favore né contro, ha fatto pensare a varie ipotesi, ha spinto a chiedersi quale sia il senso ed il significato di questa decisione di Papa Francesco.
John L. Allens Jr, in questo suo articolo scritto su CruxNow, sviluppa alcune ipotesi che mi paiono interessanti. Eccole nella mia traduzione (tralascio la prima parte dell’articolo poiché di scarsa importanza per noi italiani).  
Indigena indigeno dell'amazzonia
Indigena dell’Amazzonia

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I cattolici americani possono provare un senso di déjà-vu leggendo la Querida Amazonia, l’esortazione apostolica di Papa Francesco di 16mila parole che conclude il Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia, che è stato oggetto di speculazioni e di aspettative febbrili sin dal raduno dei prelati che lo ha visto concludersi lo scorso ottobre a Roma. Durante il vertice, il dibattito sui viri probati, cioè su uomini di provata fiducia sposati che potrebbero essere ordinati sacerdoti per servire le comunità rurali isolate, è stato il tema più controverso, e da allora la gente si è chiesta come avrebbe deciso Francesco.
Alla fine, quello che abbiamo ottenuto è il suono del silenzio. Il pontefice apre dicendo: “Non mi addentrerò in tutte le questioni trattate a lungo nel documento finale” del Sinodo, e procede ignorando del tutto il dibattito sui sacerdoti sposati. I difensori dei viri probati avrebbero tutto il diritto di far notare che non dice “no”, ma gli avversari sarebbero ugualmente giustificati nell’insistere che anche lui non dica “sì”.
In effetti, leggendo la Querida Amazzonia, non si direbbe che il Sinodo abbia avuto una discussione sui sacerdoti sposati – nemmeno nelle note a piè di pagina del documento, dove Francesco ha trattato la controversa questione della Comunione per i cattolici divorziati e civilmente risposati nella sua esortazione apostolica del 2016, Amoris Laetitia, seguita a due sinodi di vescovi sulla famiglia nel 2014 e nel 2015.
Il silenzio non è certo perché Francesco non vuole che la gente legga il suo documento o presti attenzione all’Amazzonia. Infatti, in vista della pubblicazione di Querida Amazonia, il cardinale brasiliano Claudio Hummes, stretto alleato papale e uno dei principali promotori del sinodo, ha inviato una lettera a tutti i vescovi del mondo raccomandando, tra l’altro, di organizzare una conferenza stampa o un altro evento per mettere in luce il documento.
Allora perché l’effettiva spinta sui sacerdoti sposati? Cinque possibili spiegazioni suggeriscono se stesse, che non si escludono a vicenda e che possono, infatti, essere tutte parte del quadro.
In primo luogo, Francesco ovviamente non ritiene che la questione del celibato sia l’evento principale nei confronti dell’Amazzonia. La sua enfasi è sempre stata posta su questioni più grandi, tra cui il salvataggio della foresta pluviale stessa, la protezione delle persone e delle comunità indigene della regione, e la gestione delle sfide della giustizia sociale, come l’uso della terra e i diritti del lavoro.
In larga misura, egli sembra considerare le lotte intestine intraecclesiastiche come una distrazione da questo programma più ampio. Il punto emerge chiaramente nei quattro grandi sogni che il Papa delinea nel suo documento:
-Una regione amazzonica che combatte per i diritti dei poveri, dei popoli originari e degli ultimi dei nostri fratelli e sorelle, dove la loro voce possa essere ascoltata e la loro dignità possa essere esaltata.
-Una regione amazzonica che può conservare le sue peculiari ricchezze culturali, dove la bellezza della nostra umanità risplende in tanti modi diversi.
-Una regione amazzonica che può conservare gelosamente la sua travolgente bellezza naturale e la vita sovrabbondante che brulica nei suoi fiumi e nelle sue foreste.
-Comunità cristiane capaci di un impegno generoso, che si incarnano nella regione amazzonica, e che danno alla Chiesa nuovi volti dai tratti amazzonici.
In secondo luogo, Francesco può sentire di non doversi addentrare nel dibattito dei sacerdoti sposati perché il Sinodo se n’è già occupato. Nella prefazione al suo testo, il Papa dice anche di voler “presentare ufficialmente quel Documento, che ci offre le conclusioni del Sinodo e a cui hanno collaborato tante persone che conoscono meglio di me e della Curia romana la problematica dell’Amazzonia, perché ci vivono, ci soffrono e la amano con passione”.
In altre parole, la sua posizione può essere quella che, salvo esplicita dichiarazione contraria, le conclusioni del Sinodo – in cui più di due terzi dei vescovi hanno votato a favore dei viri probati – stanno in piedi da sole, e non richiedono alcuna elaborazione da parte sua.
In terzo luogo, e in relazione a ciò, il Papa può ritenere che, poiché ciò che il Sinodo ha raccomandato non è stata una generale dispensa dall’obbligo del celibato per i sacerdoti, ma piuttosto un discernimento in casi specifici, non c’è davvero nulla da dire fino a quando non viene presentato un caso del genere. In altre parole, si pronuncerà quando sarà richiesta una sentenza e non prima.
In quarto luogo, Francesco è chiaramente consapevole della frattura che è derivata dal fatto che il Papa emerito Benedetto XVI ha contribuito con un saggio a un libro in difesa del celibato sacerdotale scritto dal cardinale guineano Robert Sarah, e potrebbe sentire che una sentenza chiara ora inevitabilmente sarebbe vista o come un rifiuto o come una concessione al suo predecessore.
Quinto, la decisione strategica del papa di evitare il dibattito sui sacerdoti sposati può essere meno importante per l’Amazzonia rispetto ad altre parti del mondo, specialmente la Germania. In questo momento i tedeschi si stanno preparando a un “processo sinodale” biennale in cui il requisito del celibato per i sacerdoti dovrebbe essere oggetto di attenzione critica, non solo in casi limitati per motivi pratici, ma in linea di principio.
Francesco può essere preoccupato che qualsiasi cosa dica sui viri probati nel contesto dell’Amazzonia venga rapidamente travolto in quei dibattiti, accendendo un fuoco che non dovrebbe spegnere.
In conclusione: L’assenza di un risultato chiaro sui sacerdoti sposati in Querida Amazzonia non significa necessariamente che il dibattito sia finito. Al contrario, può significare che la questione dovrà aspettare un altro giorno, e un’altra serie di circostanze, perché il papa si senta incline ad accettarla.
Di Sabino Paciolla|
https://www.sabinopaciolla.com/allen-jr-lassenza-di-un-risultato-chiaro-sui-sacerdoti-sposati-in-querida-amazzonia-non-significa-necessariamente-che-il-dibattito-sia-finito/

QUANDO CHIESE-DISASTRO PRENDONO LA TESTA DEL CORTEO.

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, mi sono balzate agli occhi alcune notizie che trovo estremamente interessanti, dopo la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica “Querida Amazonia”. Ve le do come mi vengono alla mente. Il Pontefice si è lamentato, parlando a dei vescovi american, del fatto che il Sinodo e l’Esortazione sui mass media si sia ridotti a una riga di titolo, sul fatto che non ci fossero modifiche al celibato, mentre il Sinodo e l’Esortazione non avevano – sottolineava papa Bergoglio – come oggetto il celibato.
La seconda osservazione: i più alti gemiti e lai perché a differenza delle attese nell’esortazione non si aprivano porte e portoni a viri probati e donne diacono sono venuti dall’area germanofona. Abbiamo visto battagliere prese di posizione dalla Germania in cui si riaffermava che il Sinodo tedesco avrebbe comunque parlato di questi temi; a Linz in Austria il vescovo Scheuer ha detto di aver passato “una notte insonne”, a causa di questa “grossa disillusione”. Ma non era un Sinodo amazzonico? Ma allora era vero – come dicevano in molti – che il motore di quello che accadeva era tedesco, tedesco-tedesco e tedesco naturalizzato brasiliano? E che il Sinodo avrebbe dovuto costituire la punta del cuneo per tutta la Chiesa? E che il documento del Pontefice – magisteriale, a differenza del documento finale, come ha rilevato il Direttore della Sala Stampa – ha fatto esplodere come palloncini le speranze degli ultra?
Ma dibattiti interecclesiali a parte, altre due notizie mi sono parse interessanti. Perché riguardano le Chiese della Germania e del Brasile.
Brasile: un sondaggio afferma che il 50 per cento dei brasiliani sono cattolici, il 31 per cento evangelici. I cattolici nel 2000 erano il 73,6 per cento della popolazione. Gli evangelici il 15,4 per centoNel 2010 i cattolici erano il 64,6. Gli evangelici il 22,2 per cento. Dobbiamo dire qualcosa su questo disastro pastorale? Che forse i vescovi dovrebbero chiedersi se il modello di Chiesa che stanno portando avanti, così presente nel politico e nel sociale non dà alla gente quello di cui ha bisogno, e che trova presso gli evangelici? E che, comunque, quali siano le cause dell’emorragia, una o due domande dovrebbero porsele?
Poi abbiamo visto che  nello Stato tedesco del Reno-Nord Westfalia nel 2019 oltre cento ventimila persone hanno abbandonato le Chiese cattolica e protestante. Nel 2018 erano stati più di 88 mila. Anche qui siamo, è evidente, di fronte a un disastro pastorale di proporzioni epiche. La Chiesa cattolica, la seconda fonte di occupazione in Germania dopo lo Stato, ricchissima, si sta svuotando dall’interno mentre diventa sempre più aggressiva da un punto di vista teologico verso l’esterno, tanto da far parlare a più di un commentatore di protestantizzazione e di possibile scisma.
Ma non trovate un po’ singolare che siano due Chiese così in buona sostanza disastrate che si permettano, come si diceva negli anni della mia folle gioventù, di “prendere la testa” del corteo? Per condurlo dove? ci si può legittimamente domandare, visti i risultati brillanti che riscuotono in casa…E a che titolo?
16 Febbraio 2020 Pubblicato da  36 Commenti --