Ceneri
 di Giuliano Di Renzo
Con questo giorno la liturgia ci fa iniziare il cammino di penitenza, generosità di opere buone, abbandono dei nostri egoismi perché in cammino interiore col Signore giungiamo anche noi con Lui alla Resurrezione la mattina di Pasqua. 
La liturgia non va intesa come rito che si ripete al modo di un ricordo, ma è un vissuto dello spirito nell’immedesimazione con Cristo immedesimatosi con noi. 
La nostra umanità è la “gloria” del Verbo in mezzo a noi , è perciò la parola umana che assume il Verbo di Dio per dirsi a noi. Ed è così anche la Via nella quale camminare per entrare nell’intimità della famiglia divina. 
Come Verbo Gesù è Verità, Visione e Vita, come Uomo è Via, Egli ci nutre di sé con la Ss.ma Eucarestia, con lo Spirito Santo che scaturisce dalle sue piaghe e dal suo costato squarciato ci lava, santifica e fa risorgere mediante segni materiali che sono i Sacramenti. 
Il giorno delle Sacre Ceneri la Santa Chiesa ci invita a un cammino di penitenza che deve iniziare con atto di umiltà, che è mettersi davanti al Dio Santo. 
Ciò permette a noi di avere la giusta conoscenza di noi stessi e della “bontà misericordiosa del nostro Dio che viene a visitarci dall’alto come Sole che sorge per rischiarare le nostre tenebre e portarci nel regno del suo Figlio diletto nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei nostri peccati” (cfr Lc 1,78-79 e Col 1,13-14). 
Gesù è insieme redentore e salvezza, oggetto e contenuto della nostra fede, la Sapienza di Dio, il Mistero nascosto in Lui da prima di tutti i secoli (cfr San Paolo Apostolo. Ef 3,9) e rivelato oggi a noi mediante i suoi santi apostoli e profeti. 
Al modo che Gesù si presentò a Giovanni per essere battezzato da lui come se fosse peccatore, così anche noi, che peccatori siamo veramente, procediamo accanto a Lui sulla via della penitenza e nel suo abbassamento per noi. Prendendo su di sé la croce della nostra umanità inferma Gesù assunse su di sé i nostri peccati e si offrì alla Giustizia offesa della Santità di Dio. Perché tale è Dio, Santità. 
Non un essere tal quale che pertanto ci sentiamo autorizzati di snobbare, come si suol dire, figurandocelo come un super potente che ci sovrasta. Egli è invece splendore di Spirito di purissima luce, Spirito, che ha Santità quale sua infinita perfezione senza nei. 
Gesù non si limitò a nascondere nella sua umanità lo splendore del suo essere Verbo di Dio, ma volle nascondere anche il fulgore della sua divina umanità e abbassarsi maggiormente penetrando entro il nefasto inferno della nostra morte. 
Che non è un diventare semplice cadavere, ma l’Orco di esistenza di non-Vita. 
La Morte come suppositum in natura intellettuale, direbbero i nostri scolastici, cioè come persona. 
“Cristo Gesù, pur essendo di natura divina non ritenne gelosamente il suo essere Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo con divenire simile agli uomini. E apparso come uomo si fece obbediente. E addirittura obbediente sino alla morte. E alla morte di croce” (cfr San Paolo Apostolo. Fil 3,5-11). 
Lo stare di Gesù nel mondo fu una corsa verso l’annientamento di sé come riconoscimento dell’assoluta grandezza e unicità di Dio. L’inverso di quel vero annientamento che fanno di noi il nostro orgoglio e le nostre passioni. 
Che non è che allontanamento dalla Luce e disperdersi nell’infinito abisso di un nulla che non è il nulla, perché lo spirito non potrà mai essere assolutamente nulla, ma è vivere la sofferente esistenza della vita mancata e tradita. 
Gesù scese dall’alto degli infiniti splendori di Dio sino agli inferi nascosti delle nostre coscienze per riscuoterci alla vita. Dio non ama per scherzo, ama con costanza sino all’estremo limite dell’amore, che è senza confini. 
La Quaresima è un cammino di perseverante spirito di penitenza che ci fa ritrovare noi stessi, ci fa sentire come il figlio prodigo che il rimorso fa ritrovare se stesso e ci ricolloca nella limpida verità di riflesso della suprema Verità che noi siamo. 
La Quaresima è dunque cammino di penitenza che ci richiama alla realtà del male che abbiamo assorbito come se fosse la vita, ci fa recuperare perciò la coscienza del peccato e della sua gravità essendo offesa a Dio altissimo che ci ha amato. Da qui deve sorgere in noi il profondo dolore che ci lava portandoci a riparare con umiltà e amore all’offesa che abbiamo fatta all’Amore. 
La Quaresima è cammino di preghiera, la ripresa del colloquio del nostro cuore col cuore di Dio. 
E’ tempo poi di opere buone, perché l’amore non è romanticismo e immaginazione, l’amore è moneta sonante di amore, dell’amore ne è indicazione e garanzia. Non è certo la fede del fideismo volontaristico di Lutero che non impegna il concreto della vita e si dispensa da spendere se stesso. 
“Pecca fortiter sed firmiter crede”. Bello e molto comodo. Non per nulla cancellò il sacramento della riconciliazione dove occorre alla grazia il nostro sincero pentimento, proposito e seguito di buone opere. “Amor che a nulla amato amar perdona” (Dante. Inf. V,103), credo che nessuno che veramente ami avrà da ridire su questo principio. 
Il giorno delle ceneri la Chiesa depone un poco di cenere sul nostro capo e ci ricorda la realtà della vita, la realtà dell’uomo sulla terra, lo invita all’umiltà che viene dalla verità e implicitamente gli ricorda senza fronzoli che la sua vita ha a che vedersela con Dio e che pur in mezzo a tanto rumore di cose egli è solo davanti al suo destino, destino che si definisce col suo rapporto personale con Dio. 
Ricorda che in qualunque modo la giri la sua vita è solo nel suo stare con Dio, che è la Vita e della vita è la sorgente. 
“Ricordati, uomo che sei polvere e polvere tornerai” (cfr Gen 3,19). 
Ci viene ricordato che il corpo essendo stato tratto dalla terra a causa del peccato che lo ha infangato e corrotto verrà deposto e con la morte l’uomo e lasciato come una qualunque cosa inanimata. 
Lo spirito non verrà meno, ma sconterà il suo peccato con la separazione dal suo corpo essendo stato da soffio dello Spirito di Dio. 
Il corpo dunque riceve sussistenza di essere come corpo umano dall’atto di essere dello spirito che in tal modo lo associa nell’unità della persona al suo io personale. 
“Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”, una persona (Gen 2,7). 
Non per nulla Dio è Padre. Padre che sussiste come Padre, non solo nell’azione del generare. La fede che ci rivela il mistero della Ss.ma Trinità ci dice questo: il Padre esiste come tale perché sempre genera sempre il suo Verbo (cfr Sl 2,7) in un unico atto eterno, al modo che la mente genera il suo “verbum mentis”, il suo logos, la coscienza di sé, l’io personale. 
La Quaresima è meditazione delle Sacre Scritture, biblioteca di opere con le quali il Signore disseta le nostre anime, illumina le nostre menti e riscalda i nostri cuori con la luce della sua Verità e rasserena con la sua speranza l’andare penoso della nostra vita. 
Le Sacre Scritture – Bibbia è parola della quale ci serviamo per raccogliere in un insieme pratico gli iscritti di tutti gli autori sacri – oltre che letture di profonda meditazione offrono al gusto estetico piaceri di altissima poesia, nella quale mente e gusto un poco non si spaurano e fa dolce naufragare nel loro mare (cfr Giacomo Leopardi. L’infinito). 
Dai testi sapienziali poi riceviamo indicazioni di divina e umana profonda saggezza. 
La Bellezza è la gloria che rivela la Verità e la Verità è la luce nella quale s’invera la Bellezza. 
La penitenza quaresimale non nulla a che fare con la tristezza essendo sostenuta dall’amore e vede la sua meta che è la Resurrezione. 
“Poiché Cristo ha sofferto nella carne, anche voi armatevi degli stessi sentimenti…Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate esultare e gioire” (1 Pet 4,13).