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sabato 5 dicembre 2020

La Chiesa verso la rivoluzione dei "nuovi diritti

Gesuiti choc sugli omosessuali: "È un dono di Dio averli tra noi"

Un'associazione che si ispira ai gesuiti, nel sostenere i "nuovi diritti", afferma che l'omosessualità è un "dono di Dio". La Chiesa verso la rivoluzione

La Chiesa cattolica vive un fase di dibattito interno, e qualcosa della dottrina, anche nel rapporto tra Catechismo ed omosessualità, sembra mutare sulla scia del progresso.



E i gesuiti sono spesso in prima linea quando c'è in gioco l'evoluzione. Questa ennesima apertura non proviene in modo diretto dall'Ordine, ma dalla Cvx, ossia dalla Comunità di Vita Cristiana. Non è stato il lato italiano ad esporsi, ma quello spagnolo, dove la discussione sulle unioni civili si è più o meno risolta con una vittoria definitiva dei favorevoli.

La dialettica sul punto è in corso da mesi. Il gesuita James Martin, consultore presso la segreteria per la Comunicazione, lo afferma da tempo: bisogna costruire un "ponte" tra la comunità Lgbt e la Chiesa cattolica. Martin ha scritto un libro sul tema. Un testo che è stato introdotto da Matteo Maria Zuppi, poi diventato cardinale per volontà di papa Francesco. Insomma esiste una corrente culturale e teologica che sta prendendo piede e che sembra destinata a non avere rivali.

Per i tradizionalisti o conservatori (qualcuno li chiama semplicemente "cattolici") si tratta di una inaccettabile deflagrazione della verità dottrinale, ma gli episcopati non ci badano troppo: sono nate tante pastorali specifiche per la comunità Lgbt, pure in Italia, dove il terreno per iniziative di questo tipo è probabilmente meno fertile rispetto a quello americano, per esempio. I ratzingeriani gridano all'avvento del relativismo sulla scia dei "nuovi diritti" che vengono approvati dagli esecutivi progressisti europei (e ora con Biden è probabile pure negli States), ma tanti ecclesiastici stanno assecondando quelle iniziative legislative, prescindendo in alcune circostanze dal parere del Papa, che su aborto ed eutanasia è stato sempre piuttosto chiaro. Sullle "unioni civili" - però - Bergoglio ha optato per un'improvvisa apertura. Quindi i consacrati possono aprire a loro volta con una certa legittimità. I laici non si distinguono per contrarietà, in specie quelli che fanno parte di realtà che si rifanno all'Ordine. Come la Cvx, appunto.

Il comunicato è stato pubblicato sul sito spagnolo della comunità. L'introduzione di chi trae insegnamenti dai gesuiti e dalla loro storia è sulla scia del pensiero del primo Papa appartenente all'Ordine (e della Chiesa in genere): "La Comunità di Vita Cristiana (CVX), che raggruppa 1.100 persone in 35 comunità spagnole, ha verificato negli ultimi anni "la presenza di persone LGTB + nella Chiesa e nella comunità stessa" che, come il resto dei membri del popolo di Dio, vogliono vivere pienamente la loro fede, nell'amore e nel servizio, ma che spesso trovano ulteriori difficoltà per farlo e anche il rifiuto, che genera grandi sofferenze personali e familiari". E su questo forse sarebbero d'accordo anche i tanto stigmatizzati tradizionalisti.

La nota stampa, che è stata ripercorsa sull'edizione odierna de La Verità, però prosegue con una sottolineatura che non può che far storcere il naso agli intransigenti: "Come affermato in una dichiarazione resa pubblica mercoledì 2 dicembre, per la CVX - si legge - è “un dono di Dio essere composto da persone con orientamenti sessuali diversi” e “questa esperienza di diversità nella Chiesa ha fatto crescere la comunità una profonda gratitudine e gioia". Un "dono di Dio", che è appunto una definizione che il Catechismo non prevede. Se non altro perché quel testo, che è la strada maestra per comprendere i "principi centrali" del cattolicesimo, annota pure quanto segue: "Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati". 239 Sono contrari alla legge naturale". La differenza tra le due posizioni è sostanziale ed è evidente.

Tutto questo avviene mentre in Germania, ad esempio, buona parte del clero riflette sull'eventualità di benedire le coppie omosessuali: un'altra prassi che l'Ecclesia non aveva mai conosciuto prima. Una rivoluzione necessaria per il "fronte progressista", ma una pessima innovazione per chi ritiene che il rapporto tra dottrina ed omosessualità debba restare quello previsto dal Catechismo. I gesuiti sembrano tra i più convinti della bontà della prima ipotesi, che è in oggetto in tante parti del mondo, a seconda dell'impostazione dell'episcopato di riferimento. E la Cvx - com'è noto - si ispira proprio al fondatore della Compagnia di Gesù. Anche i gesuiti hanno le loro correnti interne, ma quella progressista sembra ormai dettare tempi e temi senza troppe difficoltà.

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-gesuiti-choc-sullomosessualit-dono-dio-1907760.html

Le scivolose parole di Francesco sulla proprietà privata

Costruiamo la nuova giustizia sociale ammettendo che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata e ha sottolineato sempre la funzione sociale di ciascuna delle sue forme. Il diritto di proprietà è un diritto naturale secondario derivante dal diritto che hanno tutti, nato dalla destinazione universale dei beni creati. Non c’è giustizia sociale che possa cementarsi sull’iniquità, che comporti la concentrazione della ricchezza”.

Così qualche giorno fa, nel videomessaggio per i giudici membri dei comitati per i diritti sociali di Africa e Asia, Francesco si è espresso circa la proprietà privata. Parole e argomentazioni che lasciano spazio all’equivoco, tanto è vero che quasi tutti i giornali hanno titolato: “Papa Francesco: la proprietà privata non è un diritto intoccabile”.

Che la dottrina sociale della Chiesa non abbia mai riconosciuto la proprietà privata come un valore assoluto è fuori discussione. Ma Francesco lo dice in un modo per cui sembra quasi che ci sia un rapporto diretto e necessario tra la proprietà privata, la concentrazione della ricchezza e l’iniquità.

Leggiamo invece nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa, nel capitolo intitolato Destinazione universale dei beni e proprietà privata: “Mediante il lavoro, l’uomo, usando la sua intelligenza, riesce a dominare la terra e a farne la sua degna dimora”. Ed è proprio “qui l’origine della proprietà individuale”. Infatti, “la proprietà privata e le altre forme di possesso privato dei beni assicurano ad ognuno lo spazio effettivamente necessario per l’autonomia personale e familiare, e devono essere considerati come un prolungamento della libertà umana”.

Non solo. Il Compendio ricorda che la proprietà privata, condizione della libertà civile, è anche fonte di responsabilità e di ordine sociale: “La proprietà privata è elemento essenziale di una politica economica autenticamente sociale e democratica ed è garanzia di un retto ordine sociale”.

Non si tratta, dunque, di eliminare la proprietà privata o di ridimensionarla. Semmai, al contrario, si tratta di estendere il senso di responsabilità, che trova nella proprietà privata un fondamento, “così che tutti diventino, almeno in qualche misura, proprietari”, contro ogni forma di collettivismo e quindi di deresponsabilizzazione.

Quando il papa esorta a costruire “la nuova giustizia sociale ammettendo che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata”, cita quasi alla lettera il Compendio, secondo il quale “il diritto della proprietà privata” è “subordinato al diritto dell’uso comune, alla destinazione universale dei beni”. Ma il Compendio aggiunge che non c’è opposizione tra i due diritti. Non è che la proprietà privata sia nemica della destinazione universale dei beni. La Chiesa insegna che la proprietà privata non è un fine, ma un mezzo, e come tale va regolamentato, ma va anche garantito.

Già nell’enciclica Rerum novarum del 1891, considerato il documento che ha dato il via alla Dottrina sociale della Chiesa, Leone XIII avvertiva che il diritto alla proprietà privata non può mai essere inteso in senso assoluto, tuttavia sottolineava che, “affrancando l’uomo dalla precarietà, il diritto di proprietà è la condizione di una libertà reale”. Una linea che la Chiesa, pur in presenza di profondi e a tratti tumultuosi cambiamenti sociali, ha mantenuto inalterata. Di qui la denuncia sia del comunismo sia degli eccessi del liberalismo, ma senza mai intaccare o indebolire il diritto alla proprietà privata. Perché senza diritto alla proprietà privata non c’è libertà concreta e senza libertà non c’è dignità.

Pio XII nel radiomessaggio per la Pentecoste del 1941, a mezzo secolo dalla Rerum novarum, ricordò che compito della Chiesa non è proporre sistemi sociali ed economici, ma “giudicare se le basi di un dato ordinamento sociale siano in accordo con l’ordine immutabile, che Dio creatore e redentore ha manifestato per mezzo del diritto naturale e della rivelazione”.

Ecco perché, prima che si approdasse all’Economy of Francesco, non c’è mai stata un’economia di Pio XI, Pio XII o di qualunque altro papa. Ciò che la Chiesa ha a cuore è indicare alla coscienza cristiana errori e pericoli di concezioni sbagliate, perché sganciate dalla legge divina. Di qui la condanna sia del socialismo materialista sia del liberalismo selvaggio, perché entrambi antiumani.

La chiave è l’equilibrio. “Senza dubbio – insegnava Pio XII – l’ordine naturale, derivante da Dio, richiede anche la proprietà privata e il libero reciproco commercio dei beni con scambi e donazioni, come pure la funzione regolatrice del potere pubblico su entrambi questi istituti”.

Nella Centesimus annus (che si intitola così perché pubblicata nel 1991, a cento anni dalla Rerum novarum), Giovanni Paolo II, che sperimentò di persona il comunismo, mise in guardia dagli eccessi di un capitalismo attento solo al profitto, ma non per questo evitò di sottolineare gli aspetti positivi dell’economia di mercato, che ha nella proprietà privata e nella libertà di impresa i suoi fondamenti.

E Benedetto XVI, nella Caritas in veritate del 2009, nel contesto di una grave crisi economica e finanziaria, ribadì la linea dell’equilibrio, mettendo in guardia contro una finanza slegata dall’economia reale e invitando a rivedere gli stili di vita, ma senza mai cadere nel pauperismo. Per papa Ratzinger, l’economia, la finanza, il mercato, la globalizzazione e le tecniche che l’uomo sviluppa nel corso del tempo non sono cattive in se stesse. Diventano tanto più cattive quanto più dimenticano la dimensione etica.

Alla luce del costante insegnamento della Chiesa, le parole di Francesco sulla proprietà privata, suonando come un’implicita accusa, appaiono dunque scivolose. Sembrano dimenticare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato: poiché non c’è libertà reale senza proprietà privata, quest’ultima va certamente regolamentata, ma non intaccata.

Francesco, con la sua larvata accusa alla proprietà privata, sceglie un obiettivo sbagliato. Ammesso e non concesso che ci possa essere un’Economy of Francesco, essa non dovrebbe prendersela con la proprietà privata. Alla luce della dottrina sociale della Chiesa dovrebbe invece puntare, per esempio, sulla crisi demografica, sulla sempre risorgente invadenza dello Stato, su livelli di tassazione che mortificano la libertà d’intrapresa senza offrire in cambio un welfare degno di questo nome. Dovrebbe aiutare a smascherare il finto welfare che alimenta le burocrazie senza aiutare i poveri. Dovrebbe mettere in guardia dall’assistenzialismo e riconoscere che la possibilità di essere caritatevoli cresce con l’aumentare della ricchezza, mentre l’impoverimento non giova a nessuno.

Nella parabola del buon samaritano la parte che mi colpisce di più è quella finale, quando il samaritano chiede all’albergatore di prendersi cura del viandante: “Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: abbi cura di lui e ciò che spenderai in più te lo rifonderò al mio ritorno”. In queste parole c’è un’evidente dimensione economica. Il samaritano non fa tanti bei discorsi sull’assistenza, ma mette mano al portafoglio. Non si appella alla burocrazia assistenziale, ma estrae due denari. Il samaritano può essere tanto buono e caritatevole, e può dare efficacia alla sua scelta morale, perché ha disponibilità economica. Non dovremmo dimenticarlo.

https://www.radioromalibera.org/le-scivolose-parole-di-francesco-sulla-proprieta-privata/

Proprietà privata intoccabile? Di Julio Loredo

Proprietà privata intoccabile?

di Julio Loredo

 

Ha provocato grande scalpore la frase di Papa Francesco in occasione dell’apertura dei lavori della Conferenza internazionale dei giudici membri dei Comitati per i diritti sociali di Africa e America: “Costruiamo la giustizia sociale sulla base del fatto che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata”.

Lo scalpore non è scaturito tanto dalla frase in sé (tratta ipsis litteris dall’enciclica Laborem exercens, di Giovanni Paolo II), quanto dalla sua unilateralità. Tutti i Pontefici precedenti (compresso Papa Wojtyla) hanno sempre esordito insegnando la legittimità intrinseca del diritto di proprietà privata e il suo fondamento divino e naturale, salvo poi spiegarne le limitazioni derivanti dalla sua “funzione sociale”. Capovolgendo tale Magistero, Papa Francesco ha posto l’accento esclusivamente sul carattere “secondario” della proprietà: un diritto subordinato e soggetto all’arbitrio dello Stato in nome della “giustizia sociale”.

Tale unilateralità s’inserisce perfettamente nella linea finora seguita da Papa Francesco, e va letta in questa luce: dalla denuncia dell’“economia che uccide” (cioè quella basata sulla proprietà privata e la libera iniziativa) al suo invariabile appoggio ai regimi comunisti, fondati proprio sulla negazione della proprietà privata. Non a caso Marx e Engels scrissero nel «Manifesto comunista»: “In questo senso i comunisti possono riassumere le loro teorie in questa proposta: abolizione della proprietà privata”.

Per Marx, infatti, la proprietà privata è un furto e un fattore di “alienazione”. Possedere proprietà implica, ipso facto, schiavizzare qualcun altro. Proprio a ciò sembra alludere Papa Francesco quando afferma: “Solidarietà nella lotta alle cause strutturali della povertà, disuguaglianza, mancanza di lavoro, di terra e di case. Lottare, insomma, contro chi nega i diritti sociali e sindacali. Combattere contro quella cultura che porta ad usare gli altri, a rendere schiavi gli altri, e finisce per togliere la dignità agli altri. Fare giustizia significa restituire, non dare le nostre cose, né quelle di terzi, ma noi restituiamo ciò che è loro. Abbiamo perso molte volte questa idea di restituire ciò che gli appartiene”.

Lo scalpore è stato tanto più sconcertante quanto, all’unilateralità sulla proprietà privata è seguita un’altra sulle gerarchie sociali. Secondo Papa Bergoglio occorre “essere un popolo, senza pretendere di essere un’élite”, bisogna combattere contro ogni “disuguaglianza”. E anche questo s’inserisce nella sua linea di denuncia costante delle élite e l’esaltazione unilaterale del “popolo”, presentato secondo categorie prettamente ideologiche, come quelle della Teologia del popolo, a lui tanto cara.

Oltre che sul diritto naturale, la proprietà privata si fonda su due comandamenti della Legge di Dio: il 7° e il 10°. Ed è così che l’ha intesa il Magistero della Chiesa, da Leone XIII fino a Benedetto XVI. Ecco una raccolta di testi pontifici in tema di proprietà privata: CLICCA QUI

https://www.vanthuanobservatory.org/ita/proprieta-privata-intoccabile-di-julio-loredo/

Bergoglio e tutti i suoi silenzi

Il giornalista cattolico e saggista Maurizio Scandurra attacca duramente la tacita complicità del Capo di Stato Vaticano con le menti diaboliche del ‘Great Reset’.

Padre Nostro, che sei nei Cieli, non ci indurre (e non “abbandonare”, come dice Bergoglio) alla tentazione, ma liberaci da male. Dal ‘Great Reset’. Da tutti i gravi silenzi di un subdolo Capo di Stato Vaticano “agente del Nemico”, complice strategico del Nuovo Ordine Mondiale.

Che tacque sulla sospensione delle funzioni religiose durante il primo lockdown.
Che per nulla si oppose a una domenica di Pasqua senza Liturgia della Luce, di quella Luce che ha sconfitto il mondo.

Che tace sempre sul Maligno e sulle sue opere, quasi fosse un’invenzione o una favoletta per bambini.

Che tace sulla soppressione della Santa Messa di Mezzanotte anticipata alle 20 per volontà di un manipolo di coglioni di sinistra (e per lo più atei o fintamente cristiani) ignoranti di Leggi, Patti Lateranensi e Costituzione, come ha saggiamente osservato sulle pagine di ‘ImolaOggi.It’ anche il Professor Daniele Trabucco, esimio Costituzionalista.

Che tace sui deliri di Giuseppi, che peggiore di così non si può anche quando deraglia sulle citazioni bibliche.

Che tace sui vagheggi blasfemi di un poveretto di nome Francesco Boccia, che al contrario di Cristo sarebbe stato invece meglio non fosse mai nato.

Che tace sugli abomini dei “professionisti della mistificazione”, come insegna il caro Armando Manocchia.

Che tace, insieme alla compiacente e inutile Conferenza Episcopale Italiana, mostrando le chiappe nude in approvazione tacita a ogni decisione dei diarroici giallorossi anche in materia religiosa.

Che tace sulle parole profetiche di un vero uomo di fede come Padre Livio Fanzaga di Radio Maria.

Che tace sui morsi feroci che le teorie del gender riservano alla famiglia tradizionale.

Che tace sulla prima legge che dopo 50 anni esalta ancora il divorzio, in ossequio a mainstream e politically correct.

Che tace sulla perdita di terreno, fedeli e vocazioni di una Chiesa Cattolica sempre più secolarizzata.

Che tace su quell’inqualificabile pasticciaccio giuridico chiamato Legge Zan e omotransfobia.

Che tace sulle domande scomode rimaste tuttora inevase di Monsignor Carlo Maria Viganò.

Che tace sull’invito rivolto alla Chiesa dal Cardinal Camillo Ruini di dialogare con Matteo Salvini.

Che tace sulla sconfitta di Donald Trump mentre si congratula al telefono con Joe Biden.

Che cerca approvazione chinandosi come un sodomita al modernismo progressista anticristico e anticristiano foraggiato dalla massofinanza internazionale.

Che spaccia per il ritorno a una chiesa povera il satanico endorsement sulla potenziale illegittimità della proprietà privata lanciato in favore di un’Italia in svendita pronta a essere rilevata dai cinesi come fosse un bar qualunque.

Che parla solo di immigrazione mal travestita da evangelica accoglienza.

Che se ne fotte bellamente del superlavoro e dei rischi in capo alle Forze dell’Ordine plaudendo a qualsivoglia clandestino o zingaro sbarchi nel nostro Stato.

Che gaudente approva le coppie omosessuali andando in culo (questo sì) al matrimonio cattolico.

Che nulla dice sul disegno criminale di un luciferino Bill Gates allineato ai sempiterni Soros, Rothschild e Rockefeller, tutti intenti a riscrivere la genesi del mondo: con la tecnologia al posto di Dio.

Maurizio Scandurra

https://www.imolaoggi.it/2020/12/03/bergoglio-e-tutti-i-suoi-silenzi/

Altro passo di Avvenire: sì alla dottrina gender a scuola

Avvenire apre anche alla Giornata contro l'omofobia nelle scuole elementari, il punto più controverso della legge Zan, che aspetta l'approvazione definitiva dal Senato. E pensare che poche settimane prima aveva detto un bel "Ci siamo sbagliati" sulla bontà della legge Zan

Pressati da notizie più urgenti, nei giorni scorsi abbiamo lasciato da parte il nuovo passaggio fatto da Avvenire in direzione Lgbt. Ma la questione, per la sua gravità, non può essere lasciata passare sotto silenzio. Il 28 novembre, infatti, con il solito Luciano Moia il quotidiano dei vescovi si è dichiarato a favore della celebrazione il 17 maggio di ogni anno della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia prevista dalla famigerata proposta di Legge Zan, già passata alla Camera e in attesa di approvazione definitiva al Senato.

Il tema della Giornata contro l’omofobia ecc. è certamente uno dei punti più controversi della proposta di legge Zan perché significa indottrinamento gender fin dalle scuole elementari, ovvero quella “colonizzazione ideologica” diverse volte denunciata anche da papa Francesco. E non c’è bisogno di farci chissà quali dietrologie: già oggi in molte scuole si è fatto spazio ad associazioni Lgbt che ne usano per i loro scopi propagandistici, figurarsi cosa accadrà se addirittura verrà istituita la Giornata.


Moia, bontà sua, riconosce che qualche rischio c’è, ma vale la pena correrlo perché – dice lui - comunque molti ragazzi sperimentano già relazioni omosessuali o sono curiosi rispetto a questo orientamento. E quindi è importante che le domande dei ragazzi vengano ascoltate da «chi ha competenze e strumenti per farlo in modo coerente e sereno».  Inoltre, dice sempre Moia, non solo i ragazzi ma anche i loro genitori hanno bisogno di rieducazione su questi temi: «le famiglie, a loro volta confuse, hanno smesso di essere un punto di riferimento».

E allora affidiamoci tutti all’amorevole cura delle organizzazioni Lgbt che ci schiariranno le idee. Ovviamente mettendo dei paletti, secondo lo stile di Avvenire, un modo ipocrita per mascherare con le buone condizioni le cattive intenzioni. Se anche la CEI cede sull’educazione gender a scuola e non oppone resistenza alla trasformazione delle scuole elementari in campi di rieducazione Lgbt, possiamo ben pensare che il disegno di legge Zan avrà vita più facile del previsto in Parlamento, con tutte le conseguenze del caso.

C’è da aggiungere però che questa deriva morale di Avvenire non deve essere digerita proprio bene da tutte le componenti della Chiesa italiana. È significativo infatti che dopo aver flirtato per mesi con l’onorevole Alessandro Zan, militante Lgbt e promotore della legge contro l’omofobia ecc., all’indomani del passaggio della sua proposta di legge alla Camera, Avvenire abbia pubblicato un articolo («Otto motivi per dire “no” alla cosiddetta legge Zan») che inizia con un perentorio «Ci siamo sbagliati». Lo sbaglio sarebbe proprio l’apertura di credito nei confronti di Zan e della sua corte.

L’articolo, firmato da Francesco Ognibene, è molto netto e di chiusura totale nei confronti di una legge che «non è solo superflua (…), è soprattutto una legge presuntuosa e rischiosa». E il primo degli otto motivi per dire un secco “no”, guarda caso è proprio l’istituzione della Giornata contro l’omofobia ecc.. Ai bambini, dice Ognibene, «si finirebbe per cercare di far credere che l’esperienza che vanno facendo della realtà è una finzione, essendo l’umanità non declinata al maschile e femminile ma oggetto di infinite identità». E va avanti ricordando “Il nuovo mondo” di Huxley da cui si ricava che «il ricondizionamento della società in base alle idee di chi la guida comincia plasmando la mente dei bambini».

La nuova apertura sull’indottrinamento gender nelle scuole fa comprendere però che il «Ci siamo sbagliati» di Ognibene non impegnava anche Moia, che ad ogni buon conto è la bandiera dell’omosessualismo culturale del giornale della CEI. E non preludeva quindi a un accantonamento dello stesso Moia sui temi Lgbt e a una correzione di direzione.

Però, siccome è impensabile che certi articoli, su questo tema, possano uscire senza l’approvazione del direttore, l’unica spiegazione possibile alla pubblicazione di giudizi contrapposti è l’esistenza di due anime della Chiesa in conflitto. Visto che Moia può contare sull’asse di ferro con padre Antonio Spadaro – uno dei principali consiglieri di papa Francesco – e con i gesuiti omosessualisti come padre Piva, si deve dedurre che Ognibene interpreti i mal di pancia al vertice della CEI, probabilmente della stessa presidenza. Che non ha la forza di contrapporsi alle indicazioni e alle pressioni che arrivano dalla corte di Santa Marta, ma di tanto in tanto fa capire che non è proprio d’accordo.

Riccardo Casciol

https://lanuovabq.it/it/altro-passo-di-avvenire-si-alla-dottrina-gender-a-scuola


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