ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 15 febbraio 2012

SINDONE: "Veniva nel mondo la Luce vera, quella che illumina ogni uomo..." i risultati di un'indagine

Prete di strada? Quanto...?

Don Gallo, cappellano di tutte le giunte chic

Professione "prete di strada", fa e disfa le giunte

Genova - Giusto per restare agli ultimissimi giorni, don Andrea Gallo, professione «prete di strada», fra le altre cose: a) è andato in televisione a In onda su La7 per dire che è stato invitato a Sanremo e che gli piacerebbe cantare L’Internazionale sul palco del teatro Ariston; b) ha benedetto una manifestazione per chiedere la liberazione dei No Tav arrestati dopo le violenze in Val di Susa e l’inchiesta del procuratore Caselli: «Sono con voi spudoratamente e incondizionatamente per una resistenza democratica e rivoluzionaria»; c) ha difeso Adriano Celentano dalle critiche al suo cachet troppo alto a Sanremo: «Le critiche a lui sono insostenibili.
Don Gallo
Don Gallo
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Vogliamo elencare i compensi enormi ingiustificati? Pensioni d’oro, vitalizi, liquidazioni, privilegi?»; d) ha posato come testimonial, con il classico sigaro in bocca, per i manifesti sei per tre affissi su tutti i muri di Savona contro la centrale a carbone di Vado Ligure; e) ha festeggiato la vittoria del suo candidato Marco Doria alle primarie del centrosinistra a Genova, «ancora una volta laboratorio della democrazia».
Ma i punti a), b), c), d) ed e) sono solo il riassunto minimo degli ultimi tre giorni di don Gallo che più che un sacerdote è quasi la trasposizione terrena del suo Principale: riesce ad essere contemporaneamente uno e trino, partecipando ad almeno tre cortei, conferenze, comizi e dibattiti. Contemporaneamente.
E così, in mezzo a tutti questi impegni, don Andrea riesce anche ad essere il king maker del centrosinistra, colui che fa e disfa le giunte e, soprattutto, l’uomo che sceglie i sindaci. È successo, ad esempio, a Milano, dove don Gallo ha puntato forte su Pisapia, che poi ha ricambiato portandolo in giro sui palchi come una Madonna pellegrina, persino per il veglione di San Silvestro. Addirittura, gli uomini di Marta Vincenzi l’hanno coccolato al punto di non organizzare la festa dell’ultimo dell’anno a Genova; invece, hanno fatto una conferenza stampa con turibolo per don Gallo per consigliare ai genovesi di spostarsi in massa verso il capoluogo lombardo, gemellato in nome di Pisapia. Almeno così credeva Marta Vincenzi che lo scorso anno aveva incassato il sostegno forte e chiaro di Nichi Vendola: «Dove c’è un sindaco appoggiato da noi che ha fatto il primo mandato, non servono le primarie, noi lo appoggeremo ancora». Poi, ci si è messo di mezzo il don e Nichi ha cambiato idea: «Avevo detto che appoggiavo Marta? Io mi fido di quel che dice don Gallo». Insomma, altro che grande elettore, grandissimo.
Logico quindi che la Vincenzi voglia spennare il Gallo, talmente appassionato di Doria da raccogliere le firme per strada - che venga di qui la definizione di «prete di strada»? - insieme a lui. L’altro giorno ha cinguettato su Twitter: «Da maggio a Genova basta con ’sta fissa delle infrastrutture e di Smart Cities. Vuoi mettere come è meglio parlare di beni comuni? Specie se benedice don Gallo». E poi: «Oggi le donne riescono a non farsi uccidere quando perdono. A proposito, chissà dove sarebbe stato don Gallo al tempo di Ipazia?». Poi, ieri, nel caso non fosse stata abbastanza chiara, ha ribadito a Radio 24: «Il primo aggettivo che mi viene in mente per don Gallo è magnifico. Il secondo però è narciso. Io sono una donna e riconosco in don Gallo una propensione al maschilismo». Sarà. Certamente, don Gallo ha una propensione alle frequentazioni vincenti. Perché sarà pure un «prete di strada», ma a Genova è apprezzato da tutti i potenti: nei salotti buoni non si può iniziare un discorso senza dire «bè, però, don Gallo...» con conclusione (positiva) a scelta, su qualsiasi tema dello scibile umano; la Regione Liguria di Claudio Burlando ha stanziato 10mila euro per la festa del suo ottantesimo compleanno. E don Andrea ha ricambiato cantando Bandiera rossa insieme al governatore ligure e a Gino Paoli lo scorso 25 aprile, alzando al cielo calici di vini prestigiosissimi a denominazione di origine controllata scelti personalmente dal patron di Eataly Oscar Farinetti, uno che ha fatto dell’eccellenza gastronomica la sua ragione di vita.
Le cronache non precisavano se si trattasse di bollicine millesimate.

La scoperta dell'acqua calda

Paolo-VI.jpg Pubblichiamo uno stralcio di una intervista concessa da Roberto De Mattei (19.01.2012):

La lettura del Suo libro suggerisce di non sottovalutare il ruolo di Paolo VI durante il concilio e nel tempo seguente. Contro le diverse rappresentazioni che distorcono l’immagine del Papa, Lei rende visibile un Papa, che agisce in modo tutt’altro che esitante, ma che è assolutamente deciso nella consapevolezza dei suoi scopi. Questo vale soprattutto per l’influsso che il Pontefice aveva sulla riforma liturgica postconciliare.
Come valuta questo “autoritarismo” di fronte al “liberalismo” presente nel pensiero e operato di Paolo VI?
 

Saper riconoscere gli inganni


Saper riconoscere l’inganno degli ultimi tempi non ha solo a che fare con il decifrare l’identità della bestia, del falso profeta o di babilonia la grande. Non ha nemmeno sempre a che fare con le dottrine escatologiche fuorvianti, perché l’inganno ha molte sfaccettature e si presenta sotto differenti aspetti. Non si trova sempre e solo di fuori, ma si cela anche di dentro. Dentro al cristianesimo moderno, tra le cui fila è da ricercare, laddove ha già mietuto molte vittime (spesso inconsapevoli, almeno inizialmente). Ad esempio nel sistema moderno di chiesa, dove organizzare è più facile che pregare, portare avanti un programma è meglio che aspettare di ricevere un programma, inventarsi qualcosa è meglio che farsi dire qualcosa dall’alto, copiare da altri è meglio che faticare a costruire da capo, avere molte idee è preferibile alla fedeltà a una singola promessa, essere famosi val più che essere sconosciuti, e così via, ad libitum. Ecco che allora, nel sistema di chiesa moderno l’organizzazione ha sostituito, in molti casi, l’unzione, la visione e la consacrazione. Imestieranti si sono moltiplicati e il cristianesimo ne ha subito un danno enorme, a scapito della semplicità del vangelo.  

CHIESA, ADDIO AL PARADISO FISCALE

 A COSTO DI RISCHIARE LA SCOMUNICA MONTI FARÀ PAGARE LE TASSE ANCHE AL VATICANO (ALMENO 1 MLD € ALL’ANNO SOTTRATTI ALL’ERARIO) - LA BATOSTA IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI DEI PATTI LATERANENSI: GLI ENTI ECCLESIASTICI (ESCLUSI QUELLI NO-PROFIT) PAGHERANO L’ICI, VIA LO SCONTO DEL 50% SULL’IRES E REGISTRAZIONE OBBLIGATORIA DEGLI IMMOBILI - TRA SCUOLE PRIVATE, OSPEDALI, PALESTRE E ALBERGHI IL GIRO D’AFFARI (ESENTASSE) DELLA CHIESA È DI 4 MLD € ALL’ANNO…

1- ICI ANCHE PER GLI IMMOBILI DELLA CHIESA
Alberto D'Argenio per Repubblica.it
MONTI
La proposta finale da spiegare dopodomani alle gerarchie ecclesiastiche è pronta. In tempi di sacrifici per tutti e nell'imminenza di una condanna Ue per aiuti di Stato illegali, le esenzioni fiscali per le attività commerciali della Chiesa non sono più sostenibili: gli enti ecclesiastici dovranno pagare le tasse, anche se il governo si impegna a fare salve le attività puramente no profit.
È questo lo schema che giovedì Mario Monti e i suoi ministri sottoporranno ai vertici vaticani - a partire dal segretario di Stato Bertone e dal presidente della Cei Bagnasco - in occasione delle celebrazioni dei Patti Lateranensi.

martedì 14 febbraio 2012

Il Vaticano II e la libertà religiosa

Contenuto, da noi tradotto, del n° 52, del dicembre 2011, dellaLettre à nos frères prêtres, edita dal Distretto francese della Fraternità San Pio X.

« LNFP – 11 rue Cluseret, 92280 Suresnes Cedex - Francia»
Posta elettronica:
 scspx@aliceadsl.fr

Consultazione dei numeri arretrati, nel sito
 La Porte Latine


Indice

Editoriale di Don Régis de Cacqueray
Superiore del Distretto di Francia e Direttore di
 Lettre à nos frèfres prêtres

La questione della dottrina proposta dal Vaticano II a riguardo della libertà religiosa nell’ordine sociale e civile, la cui sintesi è costituita dalla Dichiarazione conciliare
 Dignitatis Humanae, è stato uno dei «punti caldi» del Concilio, forse il più contestato.
Semplificando, si può dire che la dottrina di
 Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa si articola in due punti. Da un lato, l’affermazione (del tutto tradizionale e che nessuno contesta) che nessuno dev’essere costretto ad abbracciare la vera fede. Dall’altro, l’affermazione (nuova e inusitata) che nessuno dev’essereimpedito ad esprimere una qualsiasi credenza religiosa. Questo secondo punto è contestato da noi, da sempre, non nei fatti (per molti aspetti oggi, nell’ordine civile, è necessario tollerare l’espressione di credenze diverse), ma per il diritto all’errore che avrebbe la persona umana e che lo Stato dovrebbe riconoscere.
Ricordiamo dunque, per evitare ogni equivoco, che la dottrina tradizionale non impedisce affatto che si possa affermare che, dal punto di vista della prudenza politica, possa essere necessario e legittimo accordare la libertà civile in materia religiosa e quindi non impedire o proscrivere i culti diversi da quello della Chiesa cattolica. Questa possibilità di una tolleranza, perfino molto ampia, è stata esplicitamente considerata dal Papa Pio XII nel 1953.
E tuttavia, una cosa è la tolleranza di fatto, cioè una libertà civile, altra cosa è affermare che l’uomo,
 per natura, possiederebbe un diritto a tale libertà.

I nuovi Gesuiti, sempre in bilico tra ortodossia e progressismo

Grano e zizzania

Il male della Chiesa (e degli uomini di Chiesa)

di Vittorio Messori
Di questi tempi, seguire certe non edificanti, oscure cronache vaticane può essere gustoso o rattristante, a seconda dei gusti anticlericali o clericali. In realtà, non dovrebbe scomporsi  più di tanto il cattolico che non solo conosca la storia della sua Chiesa ma che non sia dimentico degli avvertimenti del Vangelo. Questa Chiesa, cioè, è un campo dove buon grano e velenosa zizzania cresceranno sempre insieme; è una rete gettata a mare e nella quale convivranno sempre pesci buoni e cattivi. Parola di Gesù stesso, che esorta a non scandalizzarsi per questo e a non tentare neppure di dividere il sano dal guasto, riservando a sé questo compito nel giorno del Grande Giudizio.