ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 4 novembre 2015

Il girone degli avari?

Nell'avarizia vaticana ha un posticino anche monsignor Ricca


ior
Tra le anticipazioni dei due libri sui malaffari vaticani in procinto di entrare in vendita, i giornali hanno dato scandalizzata evidenza a una strana avarizia: quella del "Fondo Sante Messe" dell'Istituto per le Opere di Religione, in sigla IOR, la similbanca della Santa Sede.
Un Fondo con un attivo di 2,971 milioni di euro che però, abdicando alle sue finalità statutarie, ha erogato per la celebrazione di messe nel 2014 la miseria di soli 35 mila euro.
Ma qui non si è trattato della rivelazione di un segreto. Era già tutto scritto nero su bianco nel Rapporto 2014 reso pubblico dallo stesso IOR la scorsa primavera:

Dove è l’errore?

Non chiamiamolo complotto....
Aspettiamo tutti con ansia e curiosità l’uscita dei due libri che ci riveleranno antichi e ahimè sempre rinnovellantisi peccati di avidità di prelati e uomini di chiesa. Niente di nuovo, da Giuda e dagli Atti degli Apostoli in poi, ma fa sempre colpo. Ma se sono quelli che hanno votato Bergoglio in Conclave, e quelli che sono considerati suoi amici, dividendo anche la mensa con lui, a impedire la riforma dell’economia come l’aveva disegnata all’inizio, dove è l’errore?


Farà come crede?

Sinodo discorde. Verso uno "scisma di fatto" nella Chiesa?

Il teologo domenicano Thomas Michelet mette a nudo le ambiguità del testo sinodale. Che non ha fatto unità ma ha coperto le divisioni. Il conflitto tra "ermeneutica della continuità" ed "ermeneutica della rottura". Il dilemma di Francesco

di Sandro Magister


ROMA, 4 novembre 2015 – A due settimane dalla conclusione, le letture di ciò che ha detto il sinodo sulla famiglia continuano a essere contrastanti.

Per alcuni, questo esito incerto era voluto. Padre Adolfo Nicolás Pachón, il preposito generale dei gesuiti che papa Francesco ha incluso nella commissione incaricata di scrivere la "Relatio" finale, l'ha apertamente rivendicato come un successo, a sinodo appena finito:

"Nella mente di tutti, in commissione, c'era l'idea di preparare un documento che lasciasse le porte aperte: perché il papa potesse entrare e uscire, fare come crede".

Né Francescani né Immacolati né Kommissariati

Trasparenza e corvi

Il complotto senza mandanti

Dalle intercettazioni divulgate, il Papa emerge come un gigante
Il Papa ha celebrato ieri la messa per i cardinali e vescovi defunti nel corso dell'anno (LaPresse)
Roma. Il complottone che danneggia il Papa si risolverebbe, più o meno, in un’intercettazione in cui Francesco (luglio 2013) dice che “bisogna chiarire meglio le finanze della Santa Sede e renderle più trasparenti” e che “si è allargato troppo il numero dei dipendenti”. Lo scoop, stando a quel che si sa, consisterebbe nel denunciare la resistenza dei dicasteri vaticani a fornire bilanci e resoconti dettagliati circa le proprie attività finanziarie. Cioè cose talmente risapute da aver indotto il Pontefice a creare, quasi due anni fa, una Segreteria per l’Economia chiamata (almeno nelle intenzioni originarie) a sovrintendere a spese ed entrate sotto l’occhio vigile del rugbyer australiano George Pell.

Tales patres

Cari padri del Sinodo, se questi sono i "metodi"
I Padri del Sinodo in San Pietro
Non vorrei che il Sinodo della famiglia passasse senza che fosse fatta una riflessione sul metodo dei suoi documenti e, in particolare, della Relatio finalis. Non quindi sul metodo dei lavori ma sul metodo della redazione dei documenti. La Relazione finale inizia con una parte dedicata a “La Chiesa in ascolto della famiglia” a cui segue una seconda parte dal titolo “La famiglia nel piano di Dio”. Il documento non parte dal progetto di Dio sulla famiglia, ma dal contesto di oggi. Nella prima parte, infatti, si fa il quadro della situazione: si esamina il contesto “antropologico-culturale”, poi quello “socio-economico”, poi quello “sociale”.

martedì 3 novembre 2015

La “guerra civile” nella chiesa

Douthat contrattacca, c’è la “guerra civile” nella chiesa. Scalfari intanto…

 Il commentatore scatenato del Nyt, Douthat, scrive di una lotta intestina ai “più alti livelli”

L’’editorialista del New York Times Ross Douthat nel suo articolo domenicale è tornato sulla polemica scatenata la settimana scorsa per l’uso disinvolto del termine “eresia”,
New York. Com’era prevedibile, l’editorialista del New York Times Ross Douthat nel suo articolo domenicale è tornato sulla polemica scatenata la settimana scorsa per l’uso disinvolto del termine “eresia”, che ha ispirato una lettera di protesta di schiere di teologi americani, imbestialiti per il modo conservatore in cui Douthat interpreta il momento della chiesa e la guida di Francesco. Senza peraltro avere uno straccio di baccalaureato in teologia. In linea con la vocazione dell’editorialista, che consiste nello “spiegare e provocare”, Douthat non solo non ha ritrattato ma ha contrattaccato, sintetizzando la “reale posizione” di novatori e riformisti, premessa implicita di tutte le richieste di apertura, dalla comunione ai divorziati risposati in su: “Che tutto ciò che c’è di cattolico possa cambiare quando i tempi lo richiedono, e che lo ‘sviluppo’ della dottrina significhi soltanto tenersi al passo con la Storia con la S maiuscola, non importa quanto del Nuovo testamento lasciamo indietro”. Questa visione, scrive Douthat, “sa di eresia secondo ogni ragionevole definizione del termine”, e nota quello che a pochi osservatori è sfuggito, ma che lui definisce senza giri di parole: “Un’amara guerra civile” ai “più alti livelli della chiesa”. “Benvenuti nel campo di battaglia” è il saluto finale alla comunità degli accademici cattolici che negli ultimi giorni gli ha dedicato particolari attenzioni.
ARTICOLI CORRELATI  Dàgli a Douthat! Dopo il Sinodo, ecco il maccartismo dei cattolici liberal  "Nella chiesa i puristi della misericordia passano all'epurazione dei nemici"
Anche questo raddoppio della posta era prevedibile. Così com’era prevedibile che il teologo Massimo Faggioli, PhD che della lettera “per informare i lettori del New York Times” dell’inadeguatezza di Douthat è stato primo firmatario e promotore, rigettasse ancora una volta la cornice interpretativa offerta dell’avversario: “Rifiuto come irresponsabile l’uso dell’espressione ‘guerra civile’. Questa non è una guerra, ma una discussione”, ha scritto in uno dei suoi vari saggi di perizia celestiale e arguzia terrestre su Twitter.
Quello che non era del tutto prevedibile è che mentre Douthat scriveva, con il linguaggio e l’argomentare del polemista – anche a costo di usare registro e termini impropri – nella chiesa scoppiassero contemporaneamente due “discussioni” che solo i teologi improvvisati come Douthat potrebbero descrivere con metafore belliche. Eugenio Scalfari domenica ha riportato per l’ennesima volta il contenuto di una conversazione con Francesco, in cui il Papa diceva che la chiesa aprirà alla comunione ai divorziati risposati, e la sala stampa vaticana si apprestava all’ennesima smentita di “citazioni che non corrispondono alla realtà, dal momento che non registra né trascrive le parole del Papa”, e quindi l’articolo non interpreta il pensiero del Papa.
In coda al pezzo del National Catholic Register che ha raccolto la reazione del portavoce del Papa, padre Federico Lombardi, il vaticanista Edward Pentin formula la più legittima delle domande: “Perché il Papa continua a parlare con uno come Scalfari?”, uno che non registra le interviste e gli mette in bocca parole che la sala stampa dovrà poi smentire? Certamente la cosa avrà dato adito a molte discussioni nei piani alti della chiesa, e con ogni probabilità la santa parresìa avrà la meglio sul seminar zizzania che Francesco ha giusto stigmatizzato alla messa d’Ognissanti. Ma per Faggioli, Scalfari e Douthat pari sono nel “tentare di fare passare Francesco come eretico”, non è che una baruffa fra teologi dilettanti. Nel frattempo monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui sono stati arrestati dalla gendarmeria vaticana nell’ambito dell’indagine sulle fughe di notizie papali, scandalo tendenza “corvo” che precipita in due libri di prossima uscita preventivamente bollati dalla sala stampa come “frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa”. Qui la discussione interna alla chiesa sembra prendere, se non la forma della guerra, almeno quella dell’interrogatorio, ma per chi nega l’esistenza di una battaglia, quelli come Douthat – per l’occasione equiparato a Scalfari – non sono che agenti destabilizzanti che applicano categorie politiche alla chiesa, distribuiscono inaccettabili accuse di eresia e farneticano di una guerra civile. I recenti fatti di cronaca dimostrano che è soltanto una discussione in cui ogni tanto ci scappa una cannonata.

di Mattia Ferraresi | 02 Novembre 2015 ore 20:00

Le sette piaghe d’Egitto?

                                                Gli insetti e la speranza

La Legge di Dio uccide lo spirito ?

http://opportuneimportune.blogspot.it/2015/11/lorgano-ufficiale-della-chiesa.html

L’ultimo scandalo e gli arresti in Vaticano… La tragedia vera sta nel fatto che questa Chiesa, a cominciare da papa Francesco, si accoda alla nuova religione della Legalità, adora la stessa divinità, osserva la norma stabilita dall’uomo per decretare che cosa sia politicamente e teologicamente corretto… sta nella contraddizione di una Chiesa e un pontificato intenti a insegnare che la Legge di Dio uccide lo spirito mentre la legge degli uomini lo salva.

Martedì 3 novembre 2015.
È pervenuta in redazione:

Caro sig. Gnocchi,
ho sentito in televisione e letto stamattina sui giornali degli arresti in Vaticano. Un monsignore e una giovane donna, che non ho nemmeno capito bene che funzioni avesse. Le dico sinceramente che sono quasi spaventato, mi chiedo cosa stia succedendo nella Chiesa. Lei cosa ne pensa? Se può dirmi qualcosa le sarò davvero grato.
Alberto Fusi