ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 26 giugno 2013

Un centenario attualissimo:



il Catechismo di San Pio X


Intervista con Don Jean-Marie Salaün, pubblicata sul n° 138 di Nouvelles de Chrétienté, novembre-dicembre 2012

In calce riportiamo i dati per la reperibilità del Catechismo
Il Catechismo della Chiesa cattolica ha 20 anni, e l’Anno della Fede, cominciato l’11 ottobre 2012, dev’essere l’occasione per celebrare, con i 50 anni dell’apertura del concilio Vaticano II, il catechismo che ne è seguito.

Un altro anniversario sembra dimenticato: quello del Catechismo della Dottrina Cristiana di San Pio X, pubblicato il 18 ottobre 1912.
Cent’anni dopo, qual è l’attualità di questo manuale?
Nouvelles de Chrétienté l’ha chiesto a Don Jean-Marie Salaün, che ha fatto parte della commissione di sacerdoti della Fraternità San Pio X incaricata nel novembre del 2009 della riedizione di questo Catechismo.
Nouvelles de Chrétienté : La gravità della crisi dell’insegnamento religioso è oggi un fatto universalmente riconosciuto. Quali sono le cause di questo fallimento nella trasmissione della fede?
Don Salaün: I vescovi francesi chiamano sempre in causa un fattore esterno: la scristianizzazione della società attuale. Ma non si tratta di un fenomeno nuovo, essa fu già fortemente percepita da San Pio X che, in Acerbo Nimis, non esitò a dire che la causa di questa secolarizzazione era l’“ignoranza religiosa”, e che il rimedio stava nella “dottrina cristiana”. E Mons. Henri Lusseau (1896-1973), decano della facoltà di teologia dell’Istituto Cattolico di Angers, nel 1957 scriveva: «D’altronde, fra le cause dell’attuale scristianizzazione si inscrive a caratteri cubitali l’atmosfera di liberalismo dottrinale e di laicismo dissolvente nella quale sono immersi da decenni gli spiriti dei nostri contemporanei. Nel male di cui soffriamo, la scuola laica ha la sua enorme parte di responsabilità» (1).
<>I vescovi non mancano di sottolineare il cambiamento della società, ma in loro occorre notare un beato ottimismo che impedisce loro di condannare questa laicità nemica di Dio. L’episcopato francese, con il celebre “Rapporto Dagens” del 1996, afferma di essere a suo agio nella società moderna. In questo documento, intitolato Proposer la foi dans la société actuelle(Proporre la fede nella società attuale), si rimprovera la concezione individualista della fede e insieme la tentazione del proselitismo, presentato come contrario alla libertà di coscienza e “alle regole della laicità”!

Nouvelles de Chrétienté : Quindi, secondo Lei, la scristianizzazione contemporanea non spiegherebbe tutto?
Don Salaün: No! Poiché la crisi del catechismo è innanzi tutto una crisi interna. Abbiamo a che fare con una rimessa in causa dell’oggetto stesso del Catechismo,  sintesi ortodossa della fede cattolica, e della finalità del suo insegnamento: la trasmissione di questa fede. In una conferenza del 1983, fatta a Lione e a Parigi, il cardinale Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione della Fede, prendeva atto della “grave crisi” del catechismo in Francia. Alcuni giorni prima dell’apertura dell’Anno della Fede, il 1 settembre 2012, il Padre Bernard Domini, affermava che «questa analisi del cardinale Ratzinger è sempre attuale e pertinente». E Don Christian Gouyaud, nel suo recente libro La catéchèse vingt ans après le Catéchisme (2) osserva:
«Partito dalla contestazione di un catechismo a domande e risposte, atto a far conoscere ciò che la Chiesa crede, sessant’anni più tardi il movimento si è visto costretto a ritornare ai fondamentali: una catechesi semplice e formulata in risposta a certe domande», per far «conoscere quello che può dire la nostra fede sulle grandi questioni dell’esistenza». E Don Gouyaud si chiede: “Sessant’anni, e nel frattempo sulla trasmissione della fede, (per riprendere un’espressione di Mons. Elchinger), quante generazioni sono “state sacrificate”?»
Il giornalista del Figaro, Jean-Marie Guénois, constatava la stessa cosa in un articolo del 1 settembre 2011, intitolato L’Eglise de France veut-elle encore transmettre sa foi? (La Chiesa di Francia vuole ancora trasmettere la fede?). Questo articolo rendeva conto della conferenza stampa dei Vescovi di Francia sulla riforma della catechesi preparata da cinque anni e realizzata nel 2011. Pur senza criticare lo spirito de “Rapporto Dangens”, l’autore si stupiva di certe disfunzioni:
«Nel seguire queste questioni da una dozzina d’anni, mi sono accorto che la politica dei ‘buoni sentimenti’ nel dominio della catechesi, fatta per, diciamo, non scoraggiare le migliaia di volontari che fanno catechismo, ha condotto all’impoverimento del sistema. Buoni sentimenti che corrispondono a non fare mai il bilancio dei risultati o dell’efficacia; a non valutare alcuna conoscenza (cosa che invece si ammette negli studi di teologia e nelle altre religioni); a non pubblicare alcuna cifra nazionale (in caduta libera) sulla frequenza del catechismo a partire dal 1994; e soprattutto a non dire alcunché quando le cose non funzionano… Io trovo lodevole la presa di coscienza della Chiesa, da diversi anni, in seguito al famoso ‘rapporto Dagens’, di voler “proporre la fede” e non più voler dominare la società. Ma trovo strano che la traduzione catechetica di questa “politica” appaia oggi come avente un deficit d’intelligenza… Sono colpito dal contrasto che esiste attualmente tra le religioni sul piano della formazione. Com’è possibile che i giudei, in primo luogo, e i musulmani poi, riescano a trasmettere la loro credenza, mentre la Chiesa cattolica su questo sia in panne? Sarebbe interessante studiare la cosa da vicino.» E citava la confessione di uno coinvolto nel “rapporto”, fatta a microfono spento durante l’assemblea dei vescovi a Lourdes nel 1005: «Noi battezziamo il 45% di una generazione che non riusciamo più a catechizzare».

Nouvelles de Chrétienté : Quali sono le vere ragioni di questa ignoranza religiosa generalizzata?
Don Salaün: Le cause del fallimento della catechesi sono state rilevate a più riprese sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. In sintesi, come affermava il cardinale Ratzinger nella sua conferenza del 1983: «La catechesi attraversa una grave crisi, la cui causa è da ricercare nella crisi esegetica e nella crisi teologica.»
Cosa che l’osservatore Jean-Marie Guénois analizza così: «Sullo sfondo vi è soprattutto una forte divisione dei vescovi sulla stessa nozione di Chiesa cattolica e sulla sua identità. Questa diversità teologica e ideologica spiega largamente la situazione attuale
Gli stessi responsabili della catechesi, oggi riconoscono che i nuovi postulati che sono serviti a redigere i catechismi e a fornire norme pedagogiche, non sono efficaci. A forza di adattarsi al catechizzato, che non sa alcunché, si finisce col non insegnare più la fede. Sono i famosi postulati del catechismo progressivo, dell’esperienza vitale della fede, della presa di coscienza dell’altro…
Un fatto: la molteplicità dei manuali e la loro mediocrità, generano confusione negli spiriti e scoraggiamento nei catechisti. Ma bisogna notare che le osservazioni di Roma su questi manuali, sono lungi dal costituire delle energiche condanne. Per meglio comprendere la posta in giuoco, confrontiamo la concezione tradizionale con la concezione moderna del catechismo.
Tradizionalmente, il catechismo è un riassunto della fede; è come un simbolo della fede, cioè un’espressione della fede facile e veloce, ma insieme precisa e minuziosa. Infatti, la finalità del catechismo è la trasmissione della fede. Ora, la difficoltà inerente alla fede è che il suo oggetto è un mistero. Non si tratta né di dimostrare né di comprendere, si tratta di ricevere, e di ricevere senza sbagliarsi, poiché l’oggetto della fede è necessario per la salvezza; e colui che erra fuori dalla fede, l’eretico, non si salva! È questa finalità che determina la forma stessa del catechismo.
Ed ecco la descrizione dei Fratelli delle Scuole Cristiane:
«Il Catechismo è una sintesi meravigliosa della teologia cattolica. Tutte le parole sono pesate. In formule brevi e precise si riesce a raccogliere tutta la sostanza dei dogmi e della morale del cristianesimo. Si tratta indubbiamente di un sommario semplice, ma che è insieme sapiente» (3). 
È il Catechismo che forma ed acuisce nei fedeli il sensus fidei. Come diceva il filosofo Etienne Gilson, “è una teologia condensata che deve servire come viatico per tutta la vita.” (4).
Tutt’altro è lo scopo dei catechismi moderni. Una delle critiche importanti che si possono avanzare è quella “semplificazione” sistematica delle verità di fede che vorrebbe rendere questa troppo accessibile, cioè quasi comprensibile. Questo errore non è recente. Si tratta di una deleteria tendenza che si è considerevolmente aggravata nei catechismi recenti, ma che era già presente agli inizi del XX secolo.
La reazione di Etienne Gilson di fronte a questa evoluzione dei catechismi dal 1885 al 1949, è illuminante:
«Su questo punto, come su tanti altri, cedendo all’illusione che lo spirito democratico consista nel trattare i cittadini come se fossero, in linea di principio, dei minorati mentali, si è voluto abbassare (la fede) al livello delle masse, invece di elevarle al livello di essa. Da lì questa dieta poco nutriente che si somministra oggi ai bambini col nome di catechismo.» 
Ricordiamoci che, cosciente del pericolo che minacciava l’insegnamento della dottrina cristiana, San Pio X, nell’enciclica Pascendi, condannò questa falsa affermazione dei riformatori modernisti del Catechismo: «… esigono che nei libri catechistici si inseriscano solo quei dogmi, che siano stati riformati e che siano a portata dell’intelligenza del volgo» (5).
Da qui il grido d’allarme di Mons. Lusseau, nel 1957, dopo la comparsa del Catechismo progressivo del canonico Joseph Colomb, che fu condannato dai vescovi di Francia su richiesta del Sant’Uffizio. Egli scriveva:
«Come riteniamo che a questo proposito il metodo tradizionale abbia dato solo dei risultati manchevoli, così è giusto riconoscere che esso ha formato eccellenti cristiani. Se è esatto convenire che una gran quantità di battezzati sono poco istruiti o del tutto ignoranti delle verità cristiane, non è certo col metodo fin qui usato che bisogna prendersela, ma con un’utilizzazione difettosa, diciamo indolente, dello strumento. Siamo sicuri che il nuovo metodo non darà mai luogo alle stesse osservazioni?Corruptio optimi pessima.»
«È almeno più adatto ad affrontare più efficacemente gli ostacoli? Noi temiamo che il criterio su cui si fonda l’adattamento dell’insegnamento – l’esperienza religiosa del ragazzo -  non sia di natura tale da dare piena fiducia. Se con “esperienza religiosa” si indica una presa di contatto diretta con Dio, Cristo, la Chiesa, il peccato, la grazia, allora bisogna riconoscere che ci si incammina su una strada piena di pericoli. Infatti, in cosa potrà consistere questa presa di contatto vitale, personale, generatrice di un bisogno di sapere, se non è stata provocata dall’insegnamento della verità rivelata?»

Nouvelles de Chrétienté : Perché proporre il Catechismo di San Pio X nel 2012? Non teme che Le si rimproveri di fare una scelta anacronistica?
Don Salaün: Mentre il catechismo moderno è contrassegnato dall’ideologia “pedagogista” che oggi regna su tutto l’insegnamento, il catechismo di San Pio X è il frutto dell’esperienza reale. San Pio X ha insegnato lui stesso catechismo. Mi permetta di raccontarLe questo fatto insolito: dal 1903 al 1914, nei pomeriggi dei giorni di festa, si  aprivano le porte dei giardini vaticani per accogliere una folla sempre crescente che desiderava vedere ed ascoltare il Papa che commentava il Vangelo e spiegava il catechismo, come quando era cappellano a Tombolo o curato a Salzano. Il fatto non era abituale per le personalità del Vaticano, ma non per colui che era nato col “catechismo nel sangue”. Il frutto di questa esperienza è meravigliosamente riassunto in nove punti nell’Istruzione ai genitori e agli educatori cristiani, allegata alCatechismo della Dottrina Cristiana.
Si tratta di considerazioni pratiche, piene di buon senso, che i responsabili della catechesi di questo inizio del XXI secolo farebbero bene a leggere con attenzione. È anche possibile che questi saggi appunti permettano loro di rendersi conto che non hanno inventato alcunché quando sostengono che la fede dev’essere vivente.
San Pio X l’aveva già detto prima di loro, così al n° 4: «poiché si tratta di una dottrina che attiene alla pratica, bisogna viverla». Solo che l’espressione richiede una spiegazione conforme alla Tradizione che ci trasmette oggettivamente la Rivelazione divina, poiché, se mal compresa, sfocia nel soggettivismo sentimentale, nell’immanentismo e infine in uno stallo, come indicato da Mons. Lusseau ricordando la proposizione condannata nella Pascendi:
«Queste formule, per essere veramente religiose (cioè dei mezzi adatti al fine), devono essere viventi e non semplicemente delle speculazioni teologiche. Occorre quindi che il sentimento, dopo averle convenientemente modificate, se è il caso, le assimili in maniera vitale.» 
In questa affermazione condannata si ritrova l’immanenza vitale di un Blondel, così lontana dall’oggetto della fede storicamente rivelata.
Lo stesso dicasi quando i nuovi catecheti affermano che la pedagogia dev’essere adattata al soggetto che riceve l’insegnamento. San Pio X l’aveva detto prima di loro al n° 6 della suaIstruzione:
«Si deve esporre la dottrina in maniera adattata, cioè bisogna farlo con intelligenza e amore, così che i bambini non siano annoiati e disgustati del maestro e della dottrina. A questo scopo è opportuno mettersi alla loro portata, impiegare il linguaggio più noto e più semplice; stimolare l’intelligenza con paragoni opportuni e con esempi; muovere i sentimenti del cuore; avere grande discrezione e misura per non stancare; avanzare un po’ la volta, senza stancarsi di ripetere; sostenere con pazienza e affetto le dispersioni, le distrazioni, le impertinenze e altri difetti di quell’età». 
Infine, quando si paventa che la memorizzazione renda meccanico l’insegnamento della fede, si punta il dito su un pericolo di cui San Pio X era ben cosciente, lui che nella stessa Istruzionescriveva:
«Si eviti soprattutto la maniera meccanica d’insegnamento, che opprime e lascia lo spirito apatico, mettendo in giuoco la sola memoria e non impegnando anche l’intelligenza e il cuore.»

Nouvelles de Chrétienté : Questi consigli, certo preziosi, non sono un po’ sorpassati dopo cent’anni?
Don Salaün: Per niente! I saggi appunti di San Pio X, del 1912, nel 2012 sono di una scottante attualità. Lo si giudichi da queste citazioni.
Conscio del vento di novità che soffia sul mondo, il santo Papa annota gli attacchi del nemico e i punti sui quali gli educatori devono particolarmente insistere, affinché la formazione religiosa sia fondata su una base granitica.
Al n° 9: 
«Dal momento che ai giorni nostri si è creata un’atmosfera molto funesta per la vita spirituale, con la guerra ad ogni idea di autorità superiore, di Dio, di Rivelazione, di vita futura, di mortificazione, i genitori e gli educatori inculchino con la più grande cura le verità fondamentali contenute nelle prime nozioni del catechismo; ispirino il concetto cristiano della vita, il senso di responsabilità in ogni atto, al cospetto del Giudice supremo che è dappertutto, sa tutto e vede tutto. Comunichino, con il salutare timore di Dio, l’amore per Cristo e per la Sua Chiesa, il gusto della carità e della solida pietà, e la stima della virtù e delle pratiche cristiane. È solo così che l’educazione dei ragazzi sarà fondata, non sulle sabbie  delle idee cangianti e del rispetto umano, ma sulla roccia delle convinzioni soprannaturali, che non verranno scosse per tutta la vita, malgrado tutte le tempeste».
Prima, al n° 5, egli ricorda la necessità della formazione degli educatori:
«Come istruire, infatti, se non si è istruiti? Da qui, per i genitori e gli educatori, il dovere di ripassare il catechismo e di penetrarne a fondo le verità; per questo, essi frequenteranno le istruzioni più ampie date dai parroci agli adulti, interpelleranno delle persone competenti e leggeranno, se possono, dei libri appropriati
E al n° 7, egli espone la condizione per una catechesi fruttuosa:
«Occorre vivere la fede e la morale che si insegnano, diversamente, come si avrà il coraggio di insegnare ai ragazzi la religione che non si pratica da se stessi? I comandamenti i precetti che si trascurano sotto i loro occhi? E in tal caso, che frutto si potrà sperare? Al contrario, i genitori si screditeranno facilmente da se stessi e condurranno i ragazzi all’indifferenza e al disprezzo dei principi più necessari e dei doveri più sacrosanti della vita.»
L’esempio recente di una signora catechista in una scuola privata del centro della Francia, che in una riunione pedagogica si chiede: «Come fare per insegnare l’esistenza di Dio quando non vi si crede?», non è un caso isolato. Ecco!

Nouvelles de Chrétienté : Lei ci ha dimostrato che i consigli pedagogici di San Pio X, continuano a corrispondere alle necessità della catechesi di un secolo dopo, ma può farci vedere in che cosa il Catechismo della Dottrina Cristiana pubblicato sotto la sua autorità, è la risposta adeguata al fallimento odierno della trasmissione della fede?
Don Salaün: Il “sacrosanto” principio che ha guidato i riformatori del catechismo nel post-concilio e che continua ad ispirare i redattori dei nuovi catechismi, si può riassumere così: il catechismo deve adattarsi all’epoca, al mondo nel quale si vive, alle mentalità, alle culture…
Ora, è gioco forza constatare che le mentalità evolvono continuamente e che la situazione del mondo di oggi è diversa da quella del 1966, che diede vita al “nuovo catechismo del 1968”; altra poi è la situazione del mondo nel 1980, evoluzione che ha indotto i vescovi di Francia a pubblicare Perres Vivants [Pietre viventi]; altro ancora è il mondo nel 2012… In breve, con dei principi come l’inculturazione e l’adattamento al mondo, i responsabili della catechesi non hanno finito di lavorare e rischiano di non vedere mai i frutti del loro lavoro, con gran detrimento dell’unità della fede, poiché la molteplicità dei catechismi non favorisce questa unità, proprio il contrario.
In mezzo a questa crisi, il Catechismo della Dottrina Cristiana resta sempre d’attualità, anche se è stato composto nel 1912. Poco più di due ani fa, il 18 agosto 2010, lo stesso Papa Benedetto XVI riconosceva che questo catechismo «è stato per molte persone una guida sicura per apprendere le verità della fede, in forza del suo linguaggio semplice, chiaro e preciso e della presentazione concreta.»
A coloro che negano per principio questo adeguamento col tempo presente – o che se ne stupiscono – non è il caso di ricordare che il Simbolo di Nicea-Costantinopoli, composto quindici secoli fa, è sempre cantato alla Messa domenicale?
Sì, il Credo è sempre attuale!
Ad un modernista questo può sembrare inconcepibile, poiché, come dice San Pio X nell’enciclica Pascendi, egli è qualcuno che pensa che «Le formule sono solo dei simboli, dei puri strumenti, dei mezzi per rendere conto della fede. Esse non contengono la verità, sono delle immagini della verità che devono essere adattate al sentimento religioso».
In risposta a questa falsa concezione degli articoli di fede, il Catechismo della Dottrina Cristiana offre una meravigliosa sintesi della fede cattolica. L’ortodossia dottrinale e la precisione teologica richiamarono tutta l’attenzione dei suoi redattori e del Sommo Pontefice. Nel corso dell’elaborazione del testo, Pio X esercitò un controllo diretto e permanente: ogni formulazione, ogni parola, ogni modifica, furono esaminate da lui. Ora, bisogna riconoscere che i vescovi di Francia non sono ancora riusciti a realizzare questa sintesi della fede in un catechismo ad uso dei ragazzi.
Dopo aver denunciato la mancanza di contenuto nelle opere esistenti, Roma ha promulgato ilCatechismo della Chiesa Cattolica (CCC) nel 1992 e il suo Compendium nel 2005, per stimolare i vescovi a realizzare un catechismo sintetico ad uso dei ragazzi, e questo diede luogo alla pubblicazione dello Youcat, abbondantemente diffuso in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù (GMG).
Tutto questo tempo e tutta questa energia furono dedicate alla redazione di catechismi del concilio Vaticano II… cosa che mi ricorda l’appunto che fece il cardinale Verdier, nel 1932, quando il canonico Charles, allora direttore dell’Insegnamento Religioso a Reims, realizzò il Catechismo dal Vangelo: «Va bene – disse – ma è il catechismo di Charles. Quello che vogliamo è il catechismo della Chiesa».
Ciò di cui le anime hanno bisogno è un catechismo della Chiesa cattolica, cioè un catechismouniversale nel tempo e nello spazio. Come ha dichiarato Clemente XIII nell’enciclica In dominico agro (14 giugno 1761):
«Non bisogna proporre ai fedeli tutte le dottrine, anche se esse provengono da dottori cattolici. Ma bisogna trasmettere loro il segno distintivo della fede cattolica: l’universalità della dottrina, la sua antichità, la sua unanimità.»

Nouvelles de Chrétienté : Che il Credo di Nicea-Costantinopoli sia ancora valido nel 2012, è perché si tratta di una professione di fede, che dev’essere immutabile. Ma questo non  il caso di un catechismo, che deve mettere i dogmi e la dottrina cristiana alla portata di tutti.
Don Salaün: È esatto! Il catechismo è un manuale pedagogico che dev’essere adattato. E il futuro papa Pio X, Mons. Sarto, fu il primo a sottolineare nel 1889 che il catechismo romano di San Roberto Bellarmino era desueto nelle sue formulazioni: «Tutti devono convenire che il libro della Dottrina Cristiana del venerabile cardinale Bellarmino, composto per ordine di Clemente VIII, è molto difficile per le intelligenze poco attrezzate, non solo dei ragazzi, ma anche degli adulti che in questo caso sono quasi modo geniti infantes».
Una lettura veloce del Catechismo della Dottrina Cristiana può condurre il lettore a formulare la seguente obiezione: non è veramente un’opera pedagogica.
San Pio X non contraddiceva una tale osservazione.
In effetti, non è questo lo scopo dell’opera, che non vuole essere un manuale pedagogico redatto e adattato ad ogni età, ma una breve somma, un formulario catechetico. Ecco la differenza specifica di questo catechismo rispetto agli atri. Esso è innanzi tutto un riassunto delle verità di fede, destinato all’insieme dei fedeli. San Pio X ha determinato la materia o il fondo comune di quello che deve conoscere ogni battezzato. Quanto al manuale pedagogico propriamente detto, il santo Papa ne ha lasciato la cura della redazione ai catechisti: sta a loro lavorare e redigere dei manuali che siano in grado di graduare e ripartire le formule secondo l’età e la capacità dei ragazzi.
La realizzazione di un catechismo universale ad uso dei ragazzi e degli adulti, rappresentava un’impresa ad alto respiro di cui il Papa San Pio X era ben cosciente. Se l’ostacolo delle lingue poteva essere rimosso molto facilmente con una traduzione, come arrivare a conciliare una stessa formulazione per i ragazzi e gli adulti senza cadere in una formulazione troppo elaborata perché fosse compresa dai ragazzi o troppo semplificata per nutrire sufficientemente gli adulti?
Il lavoro era particolarmente difficile. Un primo catechismo venne pubblicato nel 1905, ma si rivelò inadatto. San Pio X, dopo aver raccolto gli appunti e le numerose critiche, nel 1909 affidò ad una commissione il compito di redigere un nuovo catechismo che ne tenesse conto. Dopo tre anni di lavoro e dieci versioni successive, l’opera tanto desiderata venne infine pubblicata il 18 ottobre 1912. Il catechismo, redatto in italiano, fu subito tradotto in francese, inglese, tedesco e spagnolo.
In che modo questo catechismo era riuscito a trovare un linguaggio adattato sia ai ragazzi sia agli adulti? Il mezzo per conciliare queste due esigenze consistette nell’adottare la brevità e la concisione di formule che non superassero tre o quattro righe, così da essere facilmente memorizzabili dai ragazzi, ma consistette anche nella ricerca della precisione dottrinale, che fa di questo catechismo un monumento mai eguagliato e degno di interesse per gli adulti.

Nouvelles de Chrétienté : Qual è il suo augurio nel pubblicare questo catechismo?
Don Salaün: In realtà si tratta di un doppio augurio. Innanzi tutto, che il Catechismo della Dottrina Cristiana, sempre attuale, possa alla fine divenire il catechismo universale della Chiesa cattolica, affinché ritorni quella «unanimità… nell’insegnamento della fede», così che cessino tutte le “controversie” prodotte dalla molteplicità dei catechismi, come già diceva Clemente XIII nel 1761.
Questo catechismo romano universale, che era stato demandato ai vescovi dal concilio Vaticano I, fu realizzato da Papa San Pio X nel 1912, ma la sua morte, sopraggiunta due anni dopo, non gli lasciò il tempo di renderlo obbligatorio, come si era augurato questo stesso Concilio. Ne è derivato che in Francia, in modo particolare, si è finito con l’arrivare a esperienze disastrosamente ripetitive. In effetti, nel nostro paese le deviazioni del movimento catechetico si sono manifestate fin dall’inizio del XX secolo, con l’inversione dei fini della catechesi che sono: innanzi tutto l’esposizione chiara della fede, e poi una pedagogia adattata.
Il Catechismo ad uso delle Diocesi di Francia, del canonico Quinet del 1947, non realizza veramente l’unità inizialmente ricercata, e il movimento catechetico è stato fuorviato dal pedagogismo verso esperienze catechetiche sterili, al punto di non trasmettere più la fede. Il movimento, che voleva l’unità, ha di fatto debordato nella inverosimile diversità dei manuali. Se ci sono voluti 50 anni perché i responsabili della catechesi in Francia cominciassero forse a prendere coscienza del disastro e della inefficienza di manuali privi di contenuto, quanto tempo ci vorrà perché realizzino un manuale veramente sintetico ad uso dei ragazzi?
Mi piacerebbe offrire loro il Catechismo della Dottrina Cristiana di San Pio X, perché possano farsi un’idea che non sia caricaturale: «Prendete e leggete!». Perché, dopo Pierres Vivantes, oggi in rovina, dopo tante e tante esperienze ispirate ad un pedagogismo post-conciliare e per ciò stesso post-sessantottino… non sarebbe tempo di fare infine l’esperienza della Tradizione?

NOTE

1 - “Littérature catéchistique”, Revue des Cercles d’études d’Angers (gennaio, febbraio e marzo 957).
2 - La catéchèse vingt ans après le Catéchisme. Entre crise et renouveau. Pubblicato a ottobre del 2012 dalle edizioni Artège, p. 71.
3 - Il « manuel du catéchiste ».
4 - E. Gilson, Le philosophe et la théologie, p 74, citato da Mons. Lefebvre nella conferenza del 16 e 17 febbraio 1989.
5 - Enciclica Pascendi, dell’8 settembre 1907, affermazione condannata: n° 52.

Pubblicato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X
http://www.sanpiox.it/public/

pp. 180
5 Euri
è reperibile nei Priorati della Fraternità: Albano (albano@sanpiox.it), Montalenghe (montalenghe@sanpiox.it) e Rimini (rimini@sanpiox.it) e può essere richiesto al
Priorato di San Carlo Borromeo.
via Mazzini, 19
10090 Montalenghe (TO)
Tel: 011.9839272
Fax: 011.9839486
Posta elettronica:
montalenghe@sanpiox.it
Catechismo di San Pio X
Editore Salpan, pp. 336
anno 2010, terza edizione

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