ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 6 luglio 2019

Capiranno i loro «teologi?


Perché #Carola non è Antigone

Così ci ricorda Avvenire: «Il modo migliore per parlare alla gente semplice di Dottrina, di Morale e di Sapienza (teologica e filosofica) è applicarla a vicende concrete, alla vita quotidiana e ai casi che in essa si verificano. Lo sappiamo da sempre, almeno in teoria, eppure qualche volta, colti e meno colti, ce ne dimentichiamo». Riusciranno i nostri «teologi» a prendere parola su Vincent Lambert (che sta per essere ucciso per fame e sete), sull'orrore di Bibbiano (ove i bimbi vengono affidati ad «orchi», strappandoli dalla famiglia), sulla strage degli innocenti, che sono i sei milioni di aborti in Italia?
Riporto questa acuta riflessione di Giovanni Lazzaretti
                                 

Dicono che Antigone sia ritornata, e che si chiami Carola Rackete. L’ultima volta che era apparsa in Italia, Antigone aveva il nome di Beppino Englaro.
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Non sto a riassumere la vicenda Englaro, basta il finale: 3 febbraio 2009, trasferimento da Lecco a Udine; 9 febbraio, morte a Udine; 12 febbraio, sepoltura a Paluzza. Chi vuole rivedere tutta la storia, legga o rilegga “Eluana. I fatti” di Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola.
Finita la vicenda, continuò la propaganda. Ad esempio con la rappresentazione teatrale “Una questione di vita o di morte”, nella cui presentazione si leggeva «Come Antigone, Beppino Englaro sfida la ragion di stato per amore». Englaro come Antigone? Vediamo un po’.
Il re Creonte ha imposto il divieto di sepoltura per suo nipote Polinice, nemico della città. Antigone, sorella di Polinice, sfida il decreto e vuole portare a compimento i riti funebri. Finirà chiusa in una caverna, e lì morirà suicida.
Nella tragedia di Sofocle si descrive un conflitto: la disputa tra leggi divine e leggi umane. Le prime sono le leggi consuetudinarie, ritenute di origine divina, prerogativa della comunità umana; le altre sono il nòmos, l’insieme delle leggi di una città. Con linguaggio moderno (ad esempio al processo di Norimberga) si sarebbe parlato di conflitto tra legge naturale universale e diritto positivo.
Antigone (come il pubblico ministero di Norimberga) sostiene che una legge umana non può essere in contrasto con una legge divina. Il nòmos che contrasta una legge divina è l’atto tipico della tirannia, e l’obbedienza non gli è dovuta.
Quindi Beppino Englaro non è Antigone:

  1. Englaro non segue la legge naturale universale, ma promuove il suo opposto, la cosiddetta “autodeterminazione”
  2. Englaro non si è mai opposto allo Stato, anzi ha preteso che lo Stato gli desse l’autorizzazione a procedere, con apposito decreto
  3. Englaro non è stato rinchiuso in una caverna; ma si è liberamente mosso su giornali, libri, TV, scuole, teatri.


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Spezzare l’improprio paragone tra Englaro e Antigone è facile, in fondo. 
Antigone, come Socrate, come i martiri cristiani, disobbediscono per decisione propria in nome delle leggi non scritte o in nome di Dio, ma mai in nome proprio
Oggi invece si disobbedisce per decisione propria e in nome proprio, appellandosi alla sovranità della propria coscienza individuale (autodeterminazione). 
Quella di Antigone era l’obiezione DELLA coscienza, non l’obiezione DI coscienza. Resisteva non in nome dell’autonomia morale soggettiva ma in nome della legge inscritta nella propria coscienza e in tutte le coscienze.

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Spezzare l’improprio paragone tra Carola Rackete e Antigone è più difficile. 
Pesco da Internet: «Carola Rackete, come Antigone, decide di contravvenire a un ordine della pubblica autorità, al fine di salvare le vite dei migranti. L’immagine di Antigone, che decide di disobbedire a una volontà tirannica illogica e irragionevole, si addice perfettamente alla capitana tedesca. Le domande che dovrà porsi il lettore sono quindi le seguenti: fino a che punto il decreto sicurezza di Salvini è legittimo? La capitana Rackete è colpevole o innocente circa i reati a lei contestati?»
Il decreto sicurezza di Salvini è legittimo? Domanda mal posta. Se stiamo paragonando Carola ad Antigone la domanda va completata: «Il decreto Salvini è legittimo rispetto alla legge naturale universale?»
E’ una domanda quasi ridicola: in Italia abbiamo stabilito che la maggioranza parlamentare può autorizzare lo Stato a finanziare l’uccisione dei bambini nel seno materno. Riuscite a pensare una cosa più immorale di questa? Se un parlamento può approvare l’aborto, può approvare qualunque cosa
Se una forza politica contesta il decreto Salvini come illegittimo, cioè crede che ci sia una legge naturale universale che sta al di sopra di quel decreto, deve da subito e a maggior ragione chiedere l’abrogazione totale della legge 194. Altrimenti siamo in presenza di un’etica “fai da te”, dove è illegittimo solo ciò che viene fatto dall’avversario politico.

In altre parole, per contestare Salvini a nome di Antigone, occorre accogliere in toto la legge naturale universale, che non ammette di essere spezzettata a piacimento.
Carola Rackete è colpevole o innocente? Anche qui la domanda è mal posta. Se stiamo paragonando Carola a Antigone la domanda è «Carola ha violato la legge in nome della legge naturale universale o in nome di che cosa?»
Il fatto che abbia “salvato migranti” non ha nessuna importanza. Posto che aveva deciso di violare le leggi degli Stati, ogni porto del Mediterraneo era a sua disposizione: invece di stazionare 17 giorni davanti a Lampedusa, Carola poteva andare in qualunque porto che non avesse in ballo il decreto Salvini, a Malta come a Marsiglia. O forse temeva che a Marsiglia l’avrebbero arrestata sul serio?

Ma la faccenda è ancora più profonda. Bisogna che ci mettiamo in testa che le “migrazioni” non coinvolgono un solo diritto, ma ne coinvolgono almeno 8, nessuno dei quali può essere negato:

  1. diritto di ogni uomo a crescere e prosperare nella sua terra
  2. diritto degli Stati ad avere confini certi e riconosciuti
  3. diritto di ogni uomo a chiedere di poter emigrare in un’altra terra
  4. diritto degli Stati a regolamentare l’immigrazione
  5. diritto degli Stati a respingere l’immigrazione clandestina
  6. diritto di ogni uomo, anche in condizione di clandestinità o di violazione delle leggi, di essere soccorso se la sua salute o la sua vita sono in pericolo
  7. diritto di ogni uomo a chiedere asilo, se le condizioni sussistono
  8. diritto degli Stati a rimandare l’immigrato clandestino nel suo paese.


Carola Rackete, se confrontata con gli 8 diritti, si rivela per quel che è: non Antigone, ma la rotella di un ingranaggio, preparato e oliato dal sistema neoliberista che impoverisce l’Europa, devasta l’Africa, e teorizza la sostituzione di popolazione. 
I gommoni presuppongono l’esistenza delle navi soccorritrici: da qualche parte questo intreccio perverso va spezzato.

Giovanni Lazzaretti


Autore:
Lazzaretti, Giovanni

Fonte:
Taglio Laser, Centro Culturale il Faro, 5 luglio 2019, Sant’Antonio Maria Zaccaria
https://www.culturacattolica.it/attualit%C3%A0/in-rilievo/abbiamo-detto-gli-editoriali/perch%C3%A9-carola-non-%C3%A8-antigone

CAROLA NON E’ ANTIGONE


Condivido quanto sotto il titolo “La saggezza delle leggi del mare” scrive sull‘Osservatore Romano Gaetano Vallini: “Il mare ha le sue leggi. Quelle non scritte, ma radicate nel cuore di quanti sul mare e dl mare vivono. E la legge più importante è anche la più semplice: se qualcuno è in difficoltà bisogna soccorrerlo”.

Per la medesima ragione sono anche un appassionato ammiratore di Antigone, la fanciulla greca, che, a costo della vita, nega obbedienza alle leggi della città, perché si rifiuta di credere che queste possano avere tanta forza da far sì che le “leggi dei Celesti, non scritte ed incrollabili”, che “non adesso furono sancite o ieri: eterne vivono esse, e niuno conosce il dì che nacquero”, vengano soverchiate dai bandi dei mortali. Ammiratore tanto appassionato che nel giro di pochi anni, dal 2005 al 2017, le ho dedicato ben due libri, Antigone contro la democrazia zapatera e Antigone e i diritti dell’uomo, editi entrambi da Solfanelli. Ma appunto per questo trovo inaccettabile (poco meno di una bestemmia) che alcuni (probabilmente molti di loro in altre circostanze si sono schierati e si schiereranno a tutt’uomo a favore della supremazia del “diritto positivo”, appunto le leggi della città) si siano azzardati a ribattezzare “Antigone” Carola Rackete, la “capitana” tedesca della nave ong Sea Watch. Le differenze sono incolmabili e il paragone assolutamente improponibile.
La greca Antigone voleva solo attuare il comando della legge dei Celesti che impone rispetto per le spoglie dei defunti. Non chiedeva le dimissioni del tiranno di Tebe Creonte. Nessuno avrebbe potuto accusarla di “ricatto politico”, di “provocazione programmata”, di “utilizzo strumentale” del corpo del fratello Polinice, caduto in battaglia mentre combatteva fra le fila dei nemici della sua patria.
D’altra parte è possibile che l’attuale governo italiano, in particolare nella persona del vice-premier Salvini, presenti qualche tratto di affinità con Creonte, ma certamente non ha varato nessuna norma che vieti o comunque impedisca il pieno rispetto della legge dei Celesti, scritta da sempre nel cuore non soltanto di quanti sul mare e del mare vivono, ma dell’intero genere umano. Una norma propria del diritto naturale, che, a differenza di altre, è stata sostanzialmente recepita anche dal diritto positivo tanto nei singoli ordinamenti giuridici nazionali quanto, e ancor più dal momento che l’elemento marino è tanto vasto da superare le competenze dei singoli Stati, in quello internazionale. Questa pluralità di norme, divine ed umane, negli ultimi due secoli è stata esattamente riassunta nella formula che obbliga chiunque si trovi per mare e ne abbia appena la possibilità a prestare soccorso ai naufraghi e a condurli nel “porto sicuro più vicino”.
Questo, quindi, il contenuto attuale della norma dei Celesti per i naviganti, del resto pressoché coincidente con la fondamentale disposizione del diritto internazionale in materia, contenuta nell’art. 98 della “Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare” (in genere citata col suo acronimo inglese Unclos), sottoscritta il 10 dicembre 1982 a Montego Bay in Giamaica: “Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, a) presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo; b) proceda quanto più velocemente è possibile al soccorso delle persone in pericolo, se viene a conoscenza del loro bisogno di aiuto, nella misura in cui ci si può ragionevolmente aspettare da lui tale iniziativa;c) presti soccorso, in caso di abbordo, all’altra nave, al suo equipaggio e ai suoi passeggeri e, quando è possibile, comunichi all’altra nave il nome della propria e il porto presso cui essa è immatricolata, e qual è il porto più vicino presso cui farà scalo”.
Ovviamente il diritto umano è sempre più complesso e particolareggiato, e per questo anche meno affidabile e più manipolabile, di quello, estremamente semplice ed essenziale, dei Celesti. Alla Unclos si affiancano, quindi, altre norme quali la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare (Solas), la Convenzione internazionale sul salvataggio e, con specifico riguardo all’ambito nel quale si è mossa l’operazione di Carola Rackete, la Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso marittimi (Sar).
In base alle varie regole applicative di tale ultima Convenzione Carola Rackete avrebbe dovuto attenersi alle indicazioni dei governi competenti (Libia e Italia), che le avevano assegnato come porto di sbarco Tripoli. Tuttavia, trattandosi di un paese dove è in corso una guerra civile e giungono notizie di pessimo trattamento dei migranti costretti a soggiornarvi, si può capire il rifiuto di approdare ad un porto quanto meno sospetto di non possedere i necessari requisiti di sicurezza. Rifiuto giustificato, che però, in osservanza della legge dei Celesti (indifferenti tanto a Salvini quanto a Soros), comportava l’obbligo di scegliere non un porto a proprio piacimento, come vorrebbero alcuni commentatori (che si guardano bene dal citare norme al riguardo), ma quello in possesso dei requisiti oggettivi richiesti tanto dalla legge degli Dei quanto da quella degli uomini: il porto sicuro più vicino. Nel caso della Sea Watch Tunisi o Malta.
La scelta di Lampedusa fa di Carola, non un’eroina, ma molto più prosaicamente, l’autrice di una “provocazione organizzata”, come ha detto l’ex magistrato in pensione Carlo Nordio, che la connota di “irresponsabile arroganza”, o, secondo il commento del collega di opposto orientamento ideologico (per intenderci, “ex-toga rossa”) Nicola Quatrano, una “bulla”, che ha deciso “di imporre l’agenda politica della sua Ong: costringere l’Italia ad accogliere i 42 profughi”. In definitiva, un’agitatrice politica, che, condannata o assolta che sia in sede penale, non ha niente a che spartire con Antigone, che, ad ogni buon conto, è stata condannata a morte. Pena eseguita.


La gip di Agrigento non ha applicato i principi enunciati dalla Cassazione


Nel mio articolo sugli errori giuridici contenuti nell’ordinanza del gip di Agrigento per il caso Sea Watch, ne ho trascurato uno molto importante che è stato rilevato da alcuni colleghi. Ripeto qui di seguito il commento di uno di questi. Mi pare molto importante per valutare non solo l’erroneità dell’ordinanza ma soprattutto il pregiudizio ideologico che, a questo punto, è difficile escludere.
«La Corte di cassazione dice che in sede di convalida il giudice deve compiere una valutazione diretta a stabilire la sussistenza del fumus commissi delicti (probabilità che il reato sia stato commesso, ndr), allo scopo di stabilire se l’indagato sia stato privato della libertà in presenza della flagranza di uno dei reati previsti dagli artt. 380 e 381 cpp, dovendosi escludere che possa riguardare l’esistenza dei gravi indizi ovvero la responsabilità per il reato contestato, attraverso un’indagine ricostruttiva dell’episodio in tutti i suoi elementi costitutivi, in quanto un tale accertamento è riservato alle successive fasi processuali (sez. 6 n. 8029 dell’11/12/2002, Rv. 223963; sez. 6 n. 21172 del 28/3/2007, Rv. 236672).
In sostanza il vaglio a cui è tenuto il giudice in questa fase attiene soltanto alla verifica del ragionevole e legittimo uso dei poteri discrezionali della polizia giudiziaria e quindi alla sussistenza, con una valutazione ex ante (per quello che poteva valutare la Gdf al momento della commissione del fatto, ndr) di quelle condizioni che legittimavano la privazione della libertà personale»; «il controllo sulla legittimità dell’operato della polizia va effettuato sulla base del criterio di ragionevolezza, ovvero dell’uso ragionevole del potere discrezionale riservato alla polizia giudiziaria, e solo quando ravvisi un eccesso o un malgoverno di tale discrezionalità il giudice può negare la convalida, fornendo in proposito adeguata motivazione (Cass., Sez. 6, n. 19011/2003».
È del tutto evidente che, applicando i principi enunciati dalla Cassazione sopra riportati, l’arresto andava convalidato. Aggiungo che ci sono tutti gli elementi perché la Procura di Agrigento impugni il provvedimento avanti alla Corte di cassazione. Il che sarebbe molto opportuno, soprattutto allo scopo di evitare che la collettività si formi un’opinione, quanto all’imparzialità e alla preparazione giuridica della magistratura, non corrispondente al vero.

Salvini zittisce la capitana della Sea Watch: "Mi querela? Non vedo l'ora di incontrarla in tribunale"

Matteo Salvini aspetta Carola Rackete in tribunale, dopo che lei ha minacciato di querelarlo per diffamazione


Dopo aver forzato il blocco e dopo aver attraccato a Lampedusa con Sea Watch 3 (quasi investendo una motovedetta della Guardia di Finanza), Carola Rackete vuole querelare per diffamazione Matteo Salvini.
La capitana - così ormai la conoscono tutti - non chiede scusa, ma va avanti. "Abbiamo già preparato la querela nei confronti del ministro Salvini", ha detto il suo avvocato Alessandro Gamberini. Il legale, quindi, ha annunciato di star raccogliendo "tutti gli insulti" e "le forme di istigazioni a delinquere" pronunciate dal vicepremier e dai "leoni da tastiera abituati all'insulto".
E come risponde Matteo Salvini? Semplice: la aspetta in tribunale. "Non vedo l'ora di incontrarla in tribunale, di guardare in faccia una che ha provato a uccidere dei militari italiani - ha detto il vicepremier leghista al villaggio della Coldiretti a Milano -. Qui ci sono i giudici che decidono della vita e della morte di tutti, fosse per me sarebbe già a Berlino".
Carola Rackete, infatti, dopo la scarcerazione per decisione del gip di Agrigento, si trova ancora in Italia perché deve rimanere a disposizione dei magistrati che l'hanno indagata per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. E su questo Salvini è stato piuttosto chiaro: "Sentenza vergognosa che fa male all'Italia, la scarcerazione mi ha provocato tanta rabbia". E se queste sono state le sue parole subito dopo la sentenza, oggi aggiunge: "Per quanto mi riguarda questo pomeriggio (Carola Rackete, ndr) potrebbe essere a prendere il sole a Portofino o a Ostuni, non mi sembra normale ma i giudici decidono e ne prendiamo atto".
E mentre altre navi delle ong si avvicinano ai nostri porti - forti di quello che ha combinato la Rackete - e sfidano il governo gialloverde, il leader del Carroccio non ha alcuna intenzione di cedere. Anzi: ora vuole ridiscutere il trattato di Dublino. "Non mi sembra che la maggioranza dei Paesi europei sia intenzionato a farlo e quindi ci stiamo attrezzarlo per ridiscuterla sostanzialmente da soli. Stiamo ragionando per superare delle regole che non funzionano".

La Meloni: "Carola Rackete eroina di chi vuole trasformare l'Italia nel campo profughi d'Europa"

Anche Giorgia Meloni risponde a Carola Rackete e non usa giri di parole nemmeno per il destino di Sea Watch: "Va demolita"


Carola Rackete si prepara a querelare per diffamazione Matteo Salvini e la sinistra buonista la chiama "eroina", Giorgia Meloni stronca di netto la capitana della Sea Watch 3.
"Tutto programmato e tutto pianificato - scrive sul suo profilo Facebook la leader di Fratelli d'Italia -. Ora Carola diventa l'eroina dei mondialisti e degli immigrazionisti che vogliono trasformare l'Italia nel campo profughi d'Europa. Per la gioia di Francia e Germania e con la complicità della sinistra italiana". E a corredo di queste parole, la Meloni ci piazza anche la copertina del settimanale tedesco, Der Spiegel, con foto e titolo dedicati proprio "all'eroina capitana d'Europa".
Giorgia Meloni, poi, spende anche qualche parola per la Sea Watch 3. "La nave Sea Watch non va affondata per ragioni ambientali, ma va demolita", dice la leader di FdI alla festa di Riva destra. Pensiero che già aveva espresso in passato. E per essere ancora più esplicita aggiunge che "i migranti non sono profughi fino a prova contraria. Ma sono clandestini fino a prova contraria".
Intanto, proprio mentre altre due ong stanno sfidando l'Italia e il ministro Salvini, il vicepremier leghista risponde alle parole di Carola Rackete: "Non vedo l'ora di incontrarla in tribunale, di guardare in faccia una che ha provato a uccidere dei militari italiani. Qui ci sono i giudici che decidono della vita e della morte di tutti, fosse per me sarebbe già a Berlino".

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