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domenica 22 dicembre 2019

L’inizio della resa

L'IGNOBILE RESA DI RATISBONA


Ratisbona 2006: la Chiesa alza bandiera bianca. Dall'antipapa Roncalli alla "Resa di Ratisbona" in cui Papa Benedetto XVI pose le premesse per la sua strana abdicazione: evento che ci interroga ancora oggi al tempo dei Due papi 
di Francesco Lamendola  
  
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Quando è iniziata la resa a discrezione della Chiesa cattolica al mondo moderno e al suo modo d’intendere la vita, nel quale non c’è posto per il sacro, né per il mistero, né per il senso del limite, e meno di tutto per la coscienza del peccato, cominciando dal Peccato originale, senza il quale non si può concepire la relazione dell’uomo verso Dio nella giusta prospettiva, anzi, a ben guardare non si può concepire alcuna relazione fra l’uomo e Dio, perché Dio diventa perfettamente inutile?  

Si possono scegliere varie date: ad esempio, quella del 28 ottobre 1958, quando fu eletto al soglio pontificio Angelo Giuseppe Roncalli, che subito impresse alla Chiesa la svolta in senso modernista e filo-massonico; senza tacere il fatto, probabile anche se non dimostrabile, che il vero pontefice avrebbe dovuto essere Giuseppe Siri, ma che questi si vide costretto a rifiutare per la fortissima pressione esercitata dalla massoneria ecclesiastica, la quale, se non si fosse fatto da parte, avrebbe potuto provocare un vero e proprio scisma (cfr il nostro articolo Se cinque vi sembrano poche…, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 02/02/18). E, a proposito: possibile che nessuno si sia chiesto, né allora né dopo, per quale mai ragione Roncalli volle assumere, fra tutti quelli che avrebbe potuto scegliere, proprio il nome di Giovanni XXIII, quando si sa che Giovanni XXII (regnante dal 1316 al 1334) è stato uno dei peggiori papi della storia e uno dei pochissimi incorsi nel peccato di eresia, oltre ad aver sostenuto uno scontro asperrimo con i francescani sul tema scottante della povertà di quell’ordine religioso?

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La misteriosa fumata bianca di Papa Gregorio XVII: nel 1958 il vero pontefice avrebbe dovuto essere Giuseppe Siri, costretto al ritiro con la minaccia di uno scisma?

Il fatto che Giovanni XXII fosse stato uno dei cardinali più anziani ad essere eletti papa (aveva 67 anni) è sufficiente a stabilire un’analogia con Roncalli, che, quando fu eletto, ne aveva dieci di più: quasi settantasette? E non basta. Nella storia della Chiesa c’è stato in effetti un Giovanni XXIII, che fu papa dal 1410 al 1415 ma poi venne deposto e che tuttavia, per cinque secoli, fu considerato papa legittimo e solo nel 1947 il suo nome fu espunto dall’elenco dei romani pontefici, divenendo perciò un anti-papa. Infatti, quando Roncalli manifestò la volontà di assumere il nome di Giovanni, sorse la controversia se si dovesse chiamare Giovanni XXIII o Giovanni XXIV: fu lui stesso a scegliere la prima soluzione, aderendo così, in un certo senso, alla memoria di un papa illegittimo. Tutto questo è un po’ strano, se si considera che la scelta del nome non è certo una cosa secondaria ma riflette, da parte del papa neo-eletto, una precisa volontà ‘politica’: basti pensare al significato che ebbe nel 2013 la scelta del nome Francesco da parte di Bergoglio (indipendentemente dal fatto che, come abbiano già ripetuto innumerevoli volte, costui non avrebbe potuto essere eletto validamente papa, per la semplice ragione che ciò è espressamente vietato dalla costituzione dei gesuiti). Eppure si direbbe che nessuno abbia fatto caso, né allora né poi, a quella non lieve stranezza: ecco, forse l’accecamento dei cattolici cominciò allora. Evidentemente erano pronti a mandar giù qualsiasi cosa; e lo si sarebbe visto pochissimi anni dopo, con il Concilio Vaticano II: un concilio convocato da un papa molto anziano e già malato; un papa che era stato eletto, come allora si disse, proprio a motivo della sua età avanzata e del suo modesto spessore intellettuale, e che avrebbe dovuto essere un papa di transizione, visto che né la fazione dei cardinali progressisti, né quella dei conservatori erano riuscite a spuntarla in sede di conclave, imponendo il loro candidato (sempre se Siri non fu eletto e subito dopo costretto a ritirarsi, come abbiamo accennato; vedi anche: Siri aveva visto e compreso la deriva conciliare, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 24/08/18).

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Giovanni XXIII o Giovanni XXIV?  Non fu Roncalli stesso a scegliersi il nome di un papa illegittimo. Tutto questo è un po’ strano, se si considera che la scelta del nome non è certo una cosa secondaria ma riflette, da parte del papa neo-eletto, una precisa volontà ‘politica’: basti pensare al significato che ebbe nel 2013 la scelta del nome Francesco da parte di Bergoglio!

Ad ogni modo, se la data del 28 ottobre 1958 segna l’inizio della resa, a nostro avviso c’è una data, successiva di cinquant’anni, che rende la resa di pubblico dominio e fa vedere a tutto il mondo che i cattolici non hanno più voglia di battersi per difendere la loro religione; che il clero non ha nulla da dire in difesa del papa ingiustamente attaccato sul terreno del Magistero; anzi, che una bella fetta dello stesso clero non sa far di meglio, in una circostanza simile, quando già il mondo laico occidentale e quasi tutto il mondo islamico sono insorti con rabbia, sulla base di motivi chiaramente pretestuosi, contro di lui, che in quel momento non rappresenta se stesso ma tutta la fede cattolica, non sa far di meglio, dicevamo, che unire la sua voce a quella dei nemici esterni e avanzare critiche, chiedere le sue scuse, puntargli contro il dito come se il nemico fosse lui, e questo per la sola colpa di aver difeso l’autentico Magistero perenne. Quella data è il 12 settembre 2006, allorché Benedetto XVI tenne, nell’aula magna dell’Università di Ratisbona, la sua importante lectio magistralis intitolata Fede, ragione e università, che fu accolta da un coro di critiche pressoché generali, tanto intransigenti ed astiose quanto palesemente strumentali. Di quell’ampia, articolata e ben argomentata dissertazione, infatti, la sola cosa su cui si appuntò l’attenzione della pubblica opinione fu una citazione, o meglio una singola frase tratta da una citazione dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, che era stato anche un fine teologo. La frase, che Benedetto XVI aveva ben contestualizzato senza condividerne il contenuto, diceva: Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava, e fu sufficiente scatenare le proteste furibonde di quanti aspettavano il papa al varco per potersi scagliare non tanto contro di lui quanto contro la Chiesa cattolica che egli rappresentava.

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Ratisbona, 2006: la Chiesa alza bandiera bianca? Il 12 settembre 2006, allorché Benedetto XVI tenne, nell’aula magna dell’Università di Ratisbona, la sua importante lectio magistralis intitolata "Fede, ragione e università", la resa della Chiesa, partita dal Concilio fu di pubblico dominio: tutto il mondo vide che i cattolici non avevano più voglia di battersi per difendere la loro religione!

In un certo senso, fu un test: i nemici della fede cattolica volevano verificare a che punto era il sonno profondo dei cattolici e se almeno questa volta, davanti a un attacco così esplicito e chiaramente pretestuoso, si sarebbero svegliati e si sarebbero decisi ad indossare le armi e la corazza della fede, come dice San Paolo nella Lettera agli Efesini, per difendere non se stessi, ma il Vangelo di Gesù Cristo. E si vide che non solo nessuno, ma proprio nessuno, aveva voglia di impugnare le armi della fede per sostenere il buon diritto del papa a parlare liberamente ai fedeli; ma che la tanto sbandierata libertà di culto di cui si parla in uno dei più famosi documenti conciliari (e se ne parla male, cioè tradendo il vero Magistero), la Dignitatis humanae, nel momento in cui tale libertà viene contestata ai cattolici, essi non sanno far di meglio che subire e tacere, o addirittura unirsi alle voci degli aggressori. È stato uno spettacolo imbarazzante, pietoso, che ha messo in piena luce tutto l’ottenebramento e tutta la codardia dei cosiddetti fedeli, intorpiditi e cloroformizzati da cinquant’anni di pratica e di teoria post-conciliare. Ecco: quello, secondo noi, è stato il momento in cui la Chiesa ha alzato bandiera bianca al cospetto di tutti e, con ciò stesso, ha perso il suo diritto a sopravvivere: perché chi non è disposto a battersi per affermare il proprio posto nel mondo merita di scomparire.

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Dopo Ratisbona nessuno tra gli italiani, gli occidentali, i cristiani, i cosiddetti “musulmani moderati”, i fedeli di qualsiasi religione, i laici o gli atei, proprio nessuno, protestò e prese le difese di Benedetto XVI! 

Così ha registrato l’assenza di reazioni a difesa di Benedetto XVI un testimone di prim’ordine, uno dei rarissimi musulmani convertiti al cattolicesimo e che aveva ricevuto il battesimo proprio dalle mani di Benedetto XVI, il giornalista Magdi Cristiano Allam, nel suo libro Grazie Gesù. La mia conversione dall’islam al cattolicesimo  (Milano, Mondadori, 2008, pp. 55-57):
All’indomani del discorso di Ratisbona esplose una feroce campagna di criminalizzazione del papa. In una vignetta che circolava nei siti estremisti islamici, rintracciata da Hamza Massimiliano Boccolini e pubblicata su “Libero”, Benedetto XVI compare nelle sembianze di Dracula con il sangue che scorre dalla bocca, con una scritta centrale in rosso: “Decapitatelo”, attorniata da altre: “Maiale servo della croce”, “Adora una scimmia inchiodata sulla croce”, “Odioso malvagio”, “Satana lapidato”, “Allah lo maledica”, “Vampiro che succhia sangue”. In una serie di vignette, rintracciate in rete e diffuse da Dagospia, si vede la basilica di San Pietro con issata la bandiera dell’islam e la scritta: “Non vi è altro Dio all’infuori di Allah e Maometto è il suo profeta”, e, al centro della basilica, l’insegna “Allah è grande”. La televisione del Qatar Al Jazeera trasmise una vignetta  animata, firmata dal disegnatore satirico pachistano Shujaat Ali, che si apre con una dolcissima musica d’organo, campane in lontananza che accompagnano Giovanni Paolo II mentre sorridente libera delle colombe bianche con la scritta “Armonia ecumenica”. Ma, appostato sulla piazza di San Pietro, Benedetto XVI imbraccia il fucile – cambio di musica, marcetta e colpi d’arma da fuoco – abbatte a una a una le tre colombe forse simboleggianti le tre religioni monoteiste rivelate. Nella scena finale si vede Ratzinger soddisfatto, mentre Wojtyla, disperato sul suo trono, regge il bastone della Croce e si mette una mano nei capelli guardando le colombe morte ai suoi piedi. Al Qaeda in un comunicato annunciò: “All’adoratore della croce [il papa] diciamo che lui e l’Occidente saranno sconfitti. Dio aiuterà i musulmani a conquistare Roma.”. La ‘guida spirituale’ iraniana Ali Khamenei qualificò il discorso di Benedetto XVI come “l’ultimo anello” di ”complotti contro l’islam e i suoi valori sacri”, i cui beneficiari sono il “Grande Satana”, cioè l’America e i sionisti.

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Ratisbona è stato uno spettacolo imbarazzante, pietoso, che ha messo in piena luce tutto l’ottenebramento e tutta la codardia dei cosiddetti fedeli, intorpiditi e cloroformizzati da cinquant’anni di pratica e di teoria post-conciliare. Ecco: quello, secondo noi, è stato il momento in cui la Chiesa ha alzato bandiera bianca al cospetto di tutti e, con ciò stesso, ha perso il suo diritto a sopravvivere: perché chi non è disposto a battersi per affermare il proprio posto nel mondo merita di scomparire!

Ma tra i critici più acesi del papa spiccavano anche il moderato sovrano del Marocco, Mohammad VI, che chiese ufficialmente al Santo Padre di “mostrare nei confronti dell’islam lo stesso rispetto che Lei nutre per gli altri culti”. Il governo egiziano convocò il  nunzio apostolico al Cairo e, tramite lo sheikh dell’Università islamica di Al Azhar, pretese delle scuse ufficiali Il premier turco Erdogan definì le dichiarazioni del pontefice “brutte e inopportune”, chiedendogli di ritirarle. Lo stesso fecero i governi di paesi che consideriamo ugualmente moderati, quali il Pakistan, l’Indonesia e la Malaysia. Il direttore della televisione Al Arabiya, il saudita Abdel Rahman al Rashed, l’unico musulmano che Oriana Fallaci salvò dalla condanna generale nella sua ultima fatica, “L’Apocalisse”, arrivò sarcasticamente a sostenere che “Bin Laden sarebbe stato disposto a pagare tutti i soldi che gli rimangono per ottenere questa dichiarazione del papa, che ha indotto tutti i musulmani ad allinearsi sulle posizioni di Al Qaeda”.

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Joseph Ratzinger con Karl Rahner al tempo del Concilio Vaticano II: ma il "Dialogo religioso" non è forse un cedimento al relativismo?

Ratisbona, 2006: la Chiesa alza bandiera bianca
diFrancesco Lamendola

 continua su:

Vedi anche:
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Se cinque vi sembrano poche… - SE 5 VI SEMBRANO POCHE
Siri aveva visto e compreso la deriva conciliare - SIRI E LA DERIVA CONCILIARE

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