ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 17 maggio 2020

Messe biocompatibili

CHIESA IN LIBERTÀ VIGILATA
Domani a Messa rimanendo cattolici, nonostante tutto

Da domani la Chiesa ottiene la libertà vigilata col benestare restrittivo del potere. Restano negli occhi le profanazioni e le irruzioni delle forze dell'ordine in chiesa. E l'eroismo dei preti che hanno continuato a celebrare di nascosto come nella diocesi di Rochester, che hanno resistito come nella Cristiada e che hanno testimoniato il martirio come i preti oltre la Cortina di ferro. A noi il compito di rimanere liberi e fedeli. 




Oggi è l’ultima domenica senza Messe pubbliche, con concorso di popolo. La sospensione l’aveva decretata lo Stato, e lo Stato ha sempre ragione, ci hanno detto i Vescovi. Che i fedeli zelanti e tanto affamati dell’Eucaristia se ne facessero una ragione, e la smettessero di disturbare i manovratori che agiscono per il bene della salute.

Da domani si ricomincia, timidamente, con le Messe feriali, come una sorta di sperimentazione a piccoli passi. Si ricomincia in un clima di paura, che è ormai il volto caratteristico della Chiesa al tempo del Covid. Una paura che in realtà ha origini più lontane, e profonde. Venticinque anni fa, poco prima di morire, il grande giornalista francese Andrè Frossard, un appassionato convertito, scriveva in una sorta di testamento spirituale queste parole: “Sì, il cristianesimo è morto, in molti sensi, ma si è dovuto attendere il ventesimo secolo per vederlo morire di paura. Di paura davanti al mondo. Il mondo vuole un cristianesimo smorto e pusillanime, ansioso di ottenere diritto di cittadinanza in una società che lo disprezza”.

Il giudizio di Frossard è terribilmente vero, ed oggi, a venticinque anni di distanza, corrisponde pienamente alla realtà. Il mondo ha ottenuto proprio quello che voleva: un cristianesimo tremebondo e soprattutto ridotto a mendicare un proprio ruolo nel Mondo Nuovo, un ruolo sempre più marginale, utilizzato ma in un’ultima analisi disprezzato.

Da domani quindi la Chiesa ottiene la libertà vigilata, e col benestare restrittivo del potere (che può essere ritirato in qualsiasi momento) torna ad incontrare nello scenario surreale delle Messe biocompatibili il popolo dei fedeli, a lungo lasciati privi dei Sacramenti. Non tutti, però. Ed è doveroso rivolgere un grande ringraziamento a tutti coloro, sacerdoti e laici, che nel tempo della cattività sono stati i protagonisti delle Messe clandestine. Un fenomeno sotterraneo, ovviamente, ma notato anche dalle autorità ecclesiastiche, tanto che ne aveva parlato con stizzito fastidio anche il quotidiano della Conferenza Episcopale. Messe che sono state oggetto di profanazione - come sappiamo - di irruzioni poliziesche, di pubblici linciaggi mediatici.

I protagonisti di queste Messe invece sono stati degli autentici eroi: ribelli per amore, per amore di Cristo.

Messa clandestina, celebrate in disobbedienza ai dettami vescovili ma in obbedienza al mandato di Cristo. Era accaduto così anche secoli fa in Inghilterra, quando di fronte agli ordini del Re l’episcopato aveva obbedito, con la sola eccezione del vescovo di una piccola diocesi, Rochester, di nome John Fisher. E così da un giorno all’altro, pur restando il rito ancora molto simile, il popolo fedele si era ritrovato a far parte di una chiesa “altra”: la Ciesa di Stato, la Chiesa Anglicana. In seguito sarebbero arrivati tutti i vari cambiamenti liturgici.

Ma nelle chiese che hanno accolto il piccolo gregge irriducibile, non c’è stato posto per questi pensieri, per queste considerazioni storiche: c’è stato posto solo per la commozione. Messe piane, sottovoce, senza canti, per non attirare l’attenzione all’esterno, come quelle che si celebravano in Messico durante la Cristiada, come quelle che si celebravano oltre la Cortina di Ferro prima della caduta del Comunismo. Messe toccanti, celebrate con intensità dai sacerdoti, e partecipate dal piccolo gregge con la consapevolezza di essere lì a ricevere il Vero Corpo di Cristo,  inginocchiati davanti ad un Tabernacolo, e non in poltrona davanti ad uno schermo televisivo.

Queste Messe clandestine hanno tenuto accesa una tenue luce di speranza, la speranza di poter rimanere cattolici nonostante tutto.

Don Samuele Pinna, sacerdote e teologo discepolo del grande cardinale Giacomo Biffi, in un suo recentissimo libro (Dalle lettere di don Augusto, Edizioni Ares) fa parlare un anziano parroco immaginario - ma non troppo - che con lo stile di don Camillo ha la buona abitudine di parlare con il Signore. “Davanti a un mondo al contrario cosa possiamo fare?” si chiede don Augusto, e la risposta è semplice e allo stesso tempo impegnativa: Rimanere liberi e fedeli.

Questo è il compito e la missione che ci attende da domani. Da sempre, in realtà: affrontare senza paura un mondo che ci disprezza restando liberi e fedeli. Liberi di aderire alla Verità che è Cristo, una Verità che ci fa liberi. Una libertà che dobbiamo salvaguardare con passione.

Forse questo ci costringerà a rientrare nella clandestinità, di fronte ad eventuali ulteriori giri di vite, o forse invece il seme salvato e ripiantato potrà dare buoni frutti.

A noi tocca la battaglia, ma Cristo ha già vinto.

Paolo Gulisano

https://lanuovabq.it/it/domani-a-messa-rimanendo-cattolici-nonostante-tutto
Come la Chiesa è diventata di Stato. In dieci mosse. Di Stefano Fontana.

Messa online
L’atteggiamento della Chiesa italiana verso la decisione del governo di sospendere le Sante Messe interessa sotto vari profili la Dottrina sociale della Chiesa. Molti aspetti sono già stati trattati sia in questo blog che in altre fonti. Molti esperti ed appassionati sono intervenuti. Dopo tanti opportuni discorsi, può essere altrettanto opportuno fare sintesi, per tenere ferme le cose fondamentali, in modo che non vengano dimenticate nel frastuono dei media.
1 – Gli interventi governativi in questo campo contraddicono la lettera e lo spirito del Concordato tra Stato e Chiesa del 1984. Insigni giuristi lo hanno denunciato e su questo non ci sono dubbi. Il governo italiano è entrato in ambiti che il Concordato protegge come propri esclusivamente della Chiesa.
2 – Dato che la Chiesa non ha protestato né ha lottato su questo punto, si può pensare che essa potrà cedere in futuro anche su altri aspetti concordatari. I precedenti pesano e l’accettazione del sopruso non paga mai, ma induce l’interlocutore a pensare di potersene permettere altri in seguito. La Chiesa italiana ha dimostrato di non avere una strategia dei rapporti con il potere politico, non ha fatto valere la propria identità e le proprie esigenze essenziali e, in questo modo, ha reso possibili altre rese future.
3 – Il governo ha disciplinato addirittura i riti della Settimana Santa e la Conferenza Episcopale Italiana ha dovuto attenersi alle istruzioni dettate da funzionari del Ministero degli Interni che stabilivano addirittura chi potesse essere presente sull’altare accanto al celebrante durante il Triduo pasquale e quando e come poteva esserci l’organista. Il potere politico non ha solo impedito le celebrazioni liturgiche vietandole, ma ha anche dettato i dettagli della liturgia trasmessa via tv o in streaming. Si sono dettate le regole tipiche di una “Chiesa di Stato”, nella forma già tracciata dalla “Costituzione civile del clero” del 1791.
4 – Stato e Chiesa sono realtà indipendenti e sovrane, ma in questo caso la sovranità della Chiesa è venuta meno ed essa ha accettato di essere considerata come una aggregazione sociale della società civile sottoposta alle disposizioni del potere politico. La cosa contrasta crudamente con la teologia e con la storia. Con la teologia secondo cui ogni potestà deriva da Dio, con gli insegnamenti della Chiesa impartiti lungo i secoli e con le storiche lotte che la Chiesa ha sempre ingaggiato per la propria libertas dal potere politico, a cominciare da Gregorio VII, Bonifacio VIII, Pio IX.
5 – I divieti governativi alla celebrazione delle messe con il popolo sono arrivati di notte, con la disposizione di essere applicati e diffusi l’indomani mattina, senza preavviso e senza confronto: la Chiesa ha anche accettato di essere umiliata nel modo, oltre che nel contenuto. Essa ha perfino ringraziato il governo per i soprusi subiti, contenta del protocollo di intesa per l’apertura delle Messe alla fine di maggio, a novantesimo minuto ormai da tempo scaduto.
6 –  La Chiesa italiana non ha tenuto solo un atteggiamento remissivo, ma anche incerto e ondivago e si è anche dovuto assistere all’espressione di linee diverse da parte del Papa e dalla Conferenza episcopale italiana, con timidi passi avanti e decisi passi indietro, con grave disorientamento per i fedeli, che si sono sentiti confusi e abbandonati.
7 – Tra il cittadino e il fedele si è riproposta una frattura: la ragione politica è stata adoperata contro la fede e il credente si è trovato come davanti a due padroni che pretendevano da lui cose opposte. Ciò si sarebbe potuto evitare se la Chiesa avesse mantenuto con decisione sovrana le Messe aperte al popolo, accettando la normativa governativa nel tragitto dei fedeli verso la Chiesa e applicando in autonomia e con buon senso misure di sicurezza dentro le chiese.
8 – La sospensione delle Messe ha indotto a pensare che la lotta all’epidemia fosse solo una questione naturale e non anche soprannaturale, separando i due piani, cosa che la Chiesa non dovrebbe mai consentire. Settori della Chiesa ne hanno approfittando per secolarizzare la liturgia e la presenza pubblica della Chiesa, e qualche teologo ha accolto come provvidenziale la pandemia in corso perché avrebbe finalmente fatto capire che il bene comune è il criterio del Vangelo e non il Vangelo il criterio del bene comune.
9 – È venuto così meno il carattere verticale del bene comune, ossia la centralità di Dio, Causa prima e Fine ultimo di tutto quanto accade nella natura e nella storia. Perché si possa parlare di autentico bene comune. La fede e la Chiesa sono state considerate inutili, mentre la scienza e la politica hanno assunto un ruolo guida, nonostante tutte le loro incertezze sia di visione dei problemi sia di linee operative. Si è aperta così la possibilità di un autoritarismo politico accettato e condiviso: quando viene a mancare la libertà della Chiesa viene a mancare la libertà dell’uomo. C’è un timore diffuso che con la scusa dell’epidemia venga instaurato un bio-potere fondato sul controllo dalle orrende prospettive.
10 – Nella valutazione della pandemia, sia nelle sue cause che nei suoi effetti, la Chiesa non ha utilizzato la sua Dottrina sociale, preferendo affidarsi ad una presunta certezza della scienza e alle decisioni, ritenute insindacabili, della politica. Si è accettata la privatizzazione della fede.

Stefano Fontana

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