Un articolo scritto da Sohrab Ahmari per il Catholic Herald che riflette sulla testimonianza dei cristiani nell’Occidente e nelle altre parti pericolose del mondoA tema è la persecuzione nel mondo a causa della fede in Cristo. Come nel recente caso dell’attacco terroristico nello Sri Lanka.
Eccolo nella mia traduzione.
Sri Lanka, il 22 aprile, chiesa di San Sebastian a Negombo, attacco terroristico (ISHARA S. KODIKARA-AFP-GETTY IMAGES)
Sri Lanka, il 22 aprile, chiesa di San Sebastian a Negombo, attacco terroristico (ISHARA S. KODIKARA-AFP-GETTY IMAGES)

“Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Matteo 10,38-39).
Con quella netta misura di discepolato, i cristiani massacrati nello Sri Lanka hanno ampiamente dato prova a se stessi. La domenica, hanno riempito le loro chiese di Colombo per salutare Gesù Risorto e poi sono state vittime della barbarie islamista. I cristiani dello Sri Lanka hanno perso la vita per amore del Signore – semplicemente, magnificamente, radicalmente – e anche ora le loro ferite sono glorificate come le Sue.
La domanda che il massacro dello Sri Lanka, e altri simili in luoghi come l’Egitto, la Nigeria e l’Iraq, pongono ai cristiani in Occidente è: cosa abbiamo ultimamente sacrificato per la fede? Che cosa abbiamo sofferto per il Dio sofferente?