ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 20 ottobre 2018

No, non abito qui..!

A proposito di giovani (e di sinodi)
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No, ragazzi cari, non ci siamo proprio. Ma non è tutta colpa vostra. Il vuoto morale, intellettuale e spirituale in cui vi hanno tirato su vi costringe ad annaspare nella pressoché completa assenza di riferimenti e di punti fermi per le vostre scelte, facendovi al tempo stesso presumere di potervi dare da soli risposte alle domande fondamentali. Nel numero di maggio scorso del glorioso Bollettino salesiano, fondato (come si ricorda in copertina) da san Giovanni Bosco nel 1877, subito dopo il Messaggio del Rettor Maggiore, proprio in apertura sono riportate, senza alcun commento, le riflessioni di tre di voi riguardo alla cosiddetta legge sul fine-vita, che in Italia ha da poco aperto il varco a pratiche eutanasiche.

venerdì 19 ottobre 2018

Il tempo della post-verità

VERITA' HA ANCORA IMPORTANZA?

Se la verità non ha più importanza, che cosa ne ha? Oggi affermare che la verità esiste presenta inconvenienti: implica la fatica di cercarla (e riconoscerla) e presuppone la scelta di mettersi contro l’intera cultura dominante 
di Francesco Lamendola  

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Lo abbiamo già detto, a noi è toccato in sorte di vivere al tempo della post-verità: quando si può dire impunemente tutto e il contrario di tutto, tanto il risultato è lo stesso ed è sempre a somma zero. Quel che conta, oggi, non è dire la verità, ma dire qualcosa che resti impresso, qualcosa che faccia colpo, qualcosa che sia fruibile e spendibile come un prodotto pre-confezionato, usa-e-getta, a disposizione del cittadino-consumatore del terzo millennio. Al cittadino-consumatore non importa affatto sapere qual è la verità, e perfino se c’è la verità; a lui basta avere la propria verità, perché gli è stato insegnato, fin da quando succhiava il latte materno, che ciascuno ha diritto alla sua verità, e chi siamo noi per giudicare gli altri? Quindi, se uno vuol dire che una torta è una merda, e una merda è una torta, chi siamo noi per affermare che costui si sbaglia, che costui mente, che costui non dice le cose come stanno? Noi non siamo nessuno. Nessuno, infatti, può dire di aver la verità in tasca: sarebbe un atto d’insopportabile presunzione; un atto degno di un fascista, di un razzista, di un populista (che è, oggi, l’offesa peggiore delle tre).

Dubbio per dubbio

Papa Francesco firma un nuovo dogma: il dubbio!


Non sollevate gli scudi della difesa, perché è proprio Papa Francesco che ci autorizza  A DUBITARE… su di lui! Forse è sfuggito a molti il discorso (sempre a braccio) che ha tenuto il 13 ottobre ai Seminaristi in visita dalla Lombardia, vedere qui testo ufficiale. 13 ottobre… speravamo e pensavamo a qualche parola su Fatima, era sperare davvero troppo dopo che il 13 ottobre 2016 si presentò in aula Paolo VI all’udienza con tanto di omaggio alla statua di Martin Lutero? 13 ottobre dunque, mentre la Cattolica Chiesa ricorda Fatima e invita a volger lo sguardo a COLEI CHE MAI HA DUBITATO, ecco che il Vicario di Cristo (??? ma sarà poi vero?) eleva IL DUBBIO a dogma infallibile. Del resto, parola di Papa Francesco: Io non ho fiducia nelle persone che non dubitano mai….  Dunque non ha fiducia nella Madre di Dio, o è convinto che anch’Ella, “donna come noi, donna laica…” dubitava del Figlio o della propria vocazione?

Nessun può voltare lo sguardo da un’altra parte.

Monsignor Viganò: “Ecco come rispondo al cardinale Ouellet. E’ il momento di uscire allo scoperto”


“Testimoniare la corruzione nella gerarchia della Chiesa cattolica è stata per me una decisione dolorosa, e lo è ancora. Ma sono un anziano, uno che sa che presto dovrà rendere conto al Giudice delle proprie azioni e omissioni, che teme Colui che può gettare corpo e anima nell’inferno”.
Scrive così monsignor Carlo Maria Viganò nella nuova testimonianza che mi ha fatto pervenire dal luogo segreto in cui si trova.
“Ho parlato – precisa l’ex nunzio negli Usa – nella piena consapevolezza che la mia testimonianza avrebbe provocato allarme e sgomento in molte persone eminenti: ecclesiastici, confratelli vescovi, colleghi con cui ho lavorato e pregato. Sapevo che molti si sarebbero sentiti feriti e traditi. Ho previsto che alcuni a loro volta mi avrebbero accusato e avrebbero messo in discussione le mie intenzioni. E, cosa più dolorosa di tutte, sapevo che molti fedeli innocenti sarebbero stati confusi e sconcertati dallo spettacolo di un vescovo che accusa confratelli e superiori di misfatti, peccati sessuali e di grave negligenza verso il loro dovere. Eppure credo che il mio continuo silenzio avrebbe messo in pericolo molte anime, e avrebbe certamente condannato la mia”.

L' atto stesso della canonizzazione..

Canonizzazione ed infallibilità
di Mons. Brunero Gheradini


Mons. Brunero Gherardini è stato chiamato in Cielo il 22 settembre 2017.
Vista l'attualità della canonizzazione di Paolo VI, ci è sembrato opportuno presentare ai lettori un suo saggio sulla canonizzazione, pubblicato su tre diversi numeri della rivista Chiesa Viva nel 2003: 354 (ottobre), 355 (novembre) e 356 (dicembre)





Mons. Brunero Fiorello Gherardini
(Prato, 10 febbraio 1925 - Santa Marinella (Roma), 22 settembre 2017)


Da qualche tempo se ne parla di nuovo. Non c’è dubbio che l’argomento sia molto interessante. Nulla, però, faceva pensare, fin a poco fa, che la posizione definitivamente acquisita con Benedetto XIV (1) sarebbe stata nuovamente discussa. A dire il vero, gli ultimi interventi hanno proposto ben poco di nuovo; han solo richiamato l’attenzione al rapporto tra infallibilità papale e canonizzazione. Non nuova è stata la posizione dubitativa o addirittura negativa, non nuova quell’affermativa. D’ambo le parti si son ripetuti ragionamenti del passato ed irrilevante è stato, forse con l’unica eccezione di D. Ols (2), il loro contributo per una più profonda conoscenza del problema ed una fondazione critica della soluzione proposta.

Poiché anch’io sono stato sfiorato dal “demone” della curiosità e del ripensamento, ne raccolgo qui, in forma quasi provocatoria, i punti essenziali. Chissà, mi son detto, che qualcuno non m’aiuti a capir meglio!
Mi sembra superfluo dichiarare che il mio ripensamento parte dalla concreta situazione d’una “verità” dogmaticamente non definita, con un conseguente margine di libertà che alcune “note teologiche” limitano, sì, ma non soffocano del tutto. Ed è sottinteso che la mia “provocazione” resta all’interno di codesti limiti.


Ausus est!

Paolo VI: santo del Cielo o collaboratore dell’Inferno?

Editoriale del numero 3348 di Rivarol - 17 ottobre 2018





Ha osato!
Dopo aver “canonizzato”, il 27 aprile 2014, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, Francesco-Bergoglio ci ritorna con la “canonizzazione”, il 14 ottobre scorso, di Paolo VI.
I modernisti che occupano la sede di Pietro da sessant’anni non usano neanche più i guanti, non esitano davanti ad alcuna provocazione: si “beatificano” e si “canonizzano” gli uni gli altri in tutta fretta. Fu infatti Giovanni Paolo II che inaugurò tale andazzo, “beatificando”, il 3 settembre del 2000, Giovanni XXIII; e per fare ingoiare la pillola lo stesso giorno “beatificò” Pio IX.
Un farsi beffa del mondo intero: onorare contemporaneamente il Papa del Syllabus e l’organizzatore del Vaticano II… il Pontefice dell’intransigenza cattolica in un mondo rivoltatosi contro Dio, e il propagatore della libertà religiosa e del culto dell’uomo.
Naturalmente, alla “canonizzazione” di Pio IX non è mai seguita la sua canonizzazione, contrariamente a quanto avvenuto con Giovanni XXIII. Si trattò semplicemente di un sotterfugio per evitare che i tradizionalisti si mettessero a gridare.
D’altronde, è impensabile per gli apostati oggi in Vaticano “canonizzare” il Papa di QuantaCura, che si opponeva energicamente al mondo e alla civiltà moderna.

Tutto questo è serio!?

San Paolo VI ? 



Antoine Martin, laureato alla Scuola Nazionale Superiore di Lione e aggregato di Lettere Classiche, autore de La Chute des astres e Le Chant dans la fornaiseritorna sulle implicazioni della canonizzazione di Paolo VI e sui problemi che essa ha causato.
Una miniera di informazioni. E una conclusione: questa “canonizzazione” conciliare è una colossale presa in giro!

«Il prossimo 14 ottobre, papa Francesco intende canonizzare il suo predecessore paolo VI»
«Anche noi, noi più di tutti siamo i cultori dell’uomo», dichiarò Paolo VI alla chiusura del Vaticano II (7 dicembre 1965), con un’espressione che sintetizzava perfettamente il Concilio.

Dopo aver inteso tali espressioni dalla bocca di un Vicario di Cristo, ci si trova in diritto di porsi un po’ di domande sulla sua santità.
Certo, ci sono i dubbi sollevati da Don Philippe Toulza su certi episodi della vita di Paolo VI, ma, attenzione, Don Philippe Toulza è un feroce tradizionalista, membro della sulfurea Fraternità Sacerdotale San Pio X; niente di sorprendente quindi che abbia voluto la pelle di papa Montini.
Sorvoliamo, dunque.

Chi non crede

NUOVE TENDENZE
Se il peccato non è un dato oggettivo, salta la Dottrina sociale


                               Michelangelo - La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso

Il vescovo francese Stanislas Lalanne ha affermato: “Non posso dire che la pedofilia sia peccato”. Ho cercato di esaminare questa affermazione dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa. Se l’uomo non è più in grado di sapere quando una sua azione è peccato allora vuol dire che anche i peccati sociali ci rimangono oscuri e, con essi, le “strutture di peccato” di cui parlava Giovanni Paolo II nella Sollicitudo rei socialis (1987). Ma in questo caso – ci si chiede – cosa diventa la Dottrina sociale della Chiesa?