Novus Orror



di Mons. Domenico Celada
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È da tempo che desideravo scri- vervi, illustri assassini della nostra santa Liturgia. Non già perch’io speri che le mie parole possano avere un qualche effetto su di voi, da troppo tempo caduti negli arti- gli di Satana e divenuti suoi ob- bedientissimi servi, ma affinché tutti coloro che soffrono per gli in- numerevoli delitti da voi commes- si possano ritrovare la loro voce. Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel cor- po della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendica- tore.
Il vostro piano di sovversione del- la Chiesa, attraverso la Liturgia, è antichissimo. Ne tentarono la rea- lizzazione tanti vostri predecesso- ri, molto più intelligenti di voi, che il Padre delle Tenebre ha già accol- to nel suo regno. Ed io ricordo il vostro livore, il vostro ghigno beffardo, quando auguravate la morte, una quindicina d’anni fa, a quel grandissimo Pontefice che fu il servo di Dio Eugenio Pacelli, poiché questi aveva compreso i vostri disegni e vi si era opposto con l’autorità del Triregno.
Durante e dopo il Concilio Vati- cano II, la prima resistenza cattolica al Modernismo si or- ganizzò – come era ovvio – a Roma. Tra le più autorevoli voci pubbliche si segnalò il mensile “Vigilia Roma- na”, fondato nel 1969, che ospitava articoli di teologi come Padre Joa- quin Saenz y Arriaga, Padre Gue- rard des Lauries (teologo domenica- no professore all’Università latera- nense di Roma, elaborò la “Tesi di Cassiciacum” per spiegare la crisi nella Chiesa e fu tra i fondatori dell’Istituto “Mater Boni Consi- lii”), Padre Nóel Barbara, l’Abbè Louis Coache. Collaborarono alla ri- vista altri famosi ecclesiastici come Don Giuseppe Pace, Padre Anto- nio Coccia, Monsignor Francesco Spadafora, Padre Cinelli, Padre Comelio Fabro.
Una delle firme più combattive fu quella del liturgista Monsignor Do- menico Celada, che grazie all’inte- ressamento di Cristina Campo colla- borò anche alla preparazione del “Breve esame critico del Novus Ordo Missae” scritto da Padre Guerard des Lauries e firmato dai cardinali Ottaviani Bacci nel giugno 1969.
Pubblichiamo un veemente articolo di
Mons. Celada sulla Riforma liturgi- ca, apparso su “Vigilia Romana” nel Novembre 1971 (Anno III, N. 11), che illustra lo spirito che animava in quegli anni la resistenza cattolica an- ti-modernista. Con l’inizio del nuovo anno ci auguriamo che tutti gli oppositori al Concilio Vaticano II sappiano ritrovare questo spirito au- tenticamente “refrattario”.
“Chiesa viva” *** Marzo 2011 9to, al quale avevan posto mano cielo e terra, perché sapevate di di- struggere con esso la Chiesa. Siete giunti a portarci via la Santa Messa, strappando addirittura il cuore della liturgia cattolica. (Quella S. Messa in vista della quale noi fummo ordinati Sacer- doti, e che nessuno al mondo ci potrà mai proibire, perché nessu- no può calpestare il diritto natura- le).
Lo so, ora potrete ridere per quan- to sto per dire. E ridete pure. Siete giunti a togliere dalle Litanie dei santi l’invocazione “a flagello ter- remotus, libera nos Domine”, e mai come ora la terra ha tremato ad ogni latitudine. Avete tolto l’in- vocazione “a spiritu fornicationis, libera nos Domine”, e mai come ora siamo coperti dal fango dell’immoralità e della pornografia nelle sue forme più repellenti e de- gradanti. Avete abolito l’invoca- zione “ut inimicos sanctae Eccle- siae umiliare digneris”, e mai co- me ora i nemici della Chiesa pro- sperano in tutte le istituzioni ec- clesiastiche, ad ogni livello. Ridete, ridete. Le vostre risate so- no sguaiate e senza gioia. Certo è che nessuno di voi conosce, come noi conosciamo, le lacrime della gioia e del dolore. Voi non siete neppure capaci di piangere. I vo- stri occhi bovini, palle di vetro o di metallo che siano, guardano le co- se senza vederle. Siete simili alle mucche che guardano il treno.
A voi preferisco il ladro che strap- pa la catenina d’oro al fanciullo, preferisco lo scippatore, preferisco il rapinatore con le armi in pugno, preferisco persino il bruto e il vio- latore di tombe. Gente molto me- no sporca di voi, che AVETE RA- PINATO IL POPOLO DI DIO DI TUTTI I SUOI TESORI.
In attesa che il vostro padre, che sta laggiù, accolga anche voi nel suo regno, “laddove è pianto e stridor di denti”, voglio che voi sappiate della nostra incrollabile certezza che quei tesori CI SA- RANNO RESTITUITI. E sarà una “restitutio in integrum”. Voi avete dimenticato che Satana è l’eterno sconfitto.
Dopo quel famoso Convegno di “Liturgia pastorale”, sul quale erano cadute, come una spada, le chiarissime parole di Papa Pio XII, voi lasciaste la mistica Assisi schiumando rabbia e veleno.
Ora ci siete riusciti. Per adesso, al- meno. Avete creato il vostro “ca- polavoro”: la “nuova liturgia”. Che questa non sia opera di Dio è dimostrato innanzitutto (prescin- dendo dalle implicazioni dogmati- che) da un fatto molto semplice: è di una bruttezza spaventosa. È il culto dell’ambiguità e dell’equivo- co, non di rado il culto dell’inde- cenza. Basterebbe questo per capi- re che il vostro “capolavoro” non proviene da Dio, fonte d’ogni bel- lezza, ma dall’antico sfregiatore delle opere di Dio.Sì, avete tolto ai fedeli cattolici le emozioni più pure, derivanti dalle cose sublimi di cui s’è sostanziata la Liturgia per millenni: la bellez- za delle parole, dei gesti, delle musiche. Cosa ci avete dato in cambio? Un campionario di brut- ture, di “traduzioni” grottesche (com’è noto, il vostro padre, che sta laggiù non possiede il senso dell’umorismo), di emozioni ga- striche suscitate dai miagolii delle chitarre elettriche, di gesti ed at- teggiamenti a dir poco equivoci. Ma, se non bastasse, c’è un altro segno che dimora come il vostro “capolavoro” non viene da Dio. E sono gli strumenti di cui vi siete serviti per realizzarlo: la frode e la menzogna. Siete riusciti a far cre- dere che un Concilio avesse de- cretato la disparizione della lin- gua latina, l’archiviazione del pa- trimonio della musica sacra, l’abolizione del tabernacolo, il capovolgimento degli altari, il di- vieto di piegare le ginocchia di- nanzi a Nostro Signore presente nell’Eucaristia, e tutte le altre vo- stre progressive tappe, facenti par- te (direbbero i giuristi) di un “uni- co disegno criminoso”.
Voi sapevate benissimo che la “lex orandi” è anche la “lex credendi”, e che perciò mutando l’una, avre- ste mutato l’altra. Voi sapete che,
puntando le vostre lance avvele- nate contro la lingua viva della Chiesa, avreste praticamente ucci- so l’unità delle fede.
Voi sapevate che, decretando l’atto di morte del canto gregoriano del- la polifonia sacra, avreste potute introdurre a vostro piacimento tutte le indecenze pseudo-musicali che dissacrarono il culto divino e gettano un’ombra equivoca sulle celebrazioni liturgiche.
Voi sapevate che, distruggendo ta- bernacoli, sostituendo gli altari con le “tavole per la refezione eu- caristica”, negando al fedele di piegare le ginocchia davanti al Fi- glio di Dio, in breve, avreste estin- to la Fede nella Reale presenza di- vina.
Avete lavorato ad occhi aperti. Vi siete accaniti contro un monumen-
10 “Chiesa viva” *** Marzo 2011

Studio critico sul NOM

Agli assassini
della
Liturgia